Capitolo 244

MCDSIDE FE021

Nello scorso capitolo apparivo preoccupato per l’allora imminente inizio dei Mondiali, poiché temevo che avrebbero tolto tempo prezioso da dedicare ai film. E invece niente, l’organizzazione è stata talmente brava a piazzare la partita serale alle 20 da permettermi di cominciare con tutta calma un film alle 22.30. Cinema e Mondiali possono dunque coesistere e lo fanno anche per bene (con tutte le derivazioni e deviazioni del caso: solo io guardando giocare Witsel del Belgio ho pensato a Rembrandt de “I guerrieri della notte”? Sì? Va bene). Se solo si potesse vivere soltanto di calcio e film (e serie tv ovviamente, e anche Bruce Springsteen)…

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Capitolo 242

dogman8

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio (non c’entra niente ma è sempre bello citare De Andrè), la vita del cinefilo è andata avanti imperterrita, aiutata dal maltempo e dal fomento proveniente da Cannes. In questo capitolo tutti film presenti attualmente al cinema tranne un recupero recente e un altro di vecchia data, oltre al solito punto sulle serie tv, ormai imprescindibile. Mentre maggio finisce, summer is coming…

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Capitolo 238

natalie

Marzo come sempre è stato un mese pazzo, un po’ avaro di film, forse a causa di un rilassamento fisiologico dopo la scorpacciata ansiogena di cose da recuperare prima degli Oscar. Solo cinque film in questo capitolo, qualche aggiornamento sulle serie tv e poco altro. Ne approfitto per annunciarvi una novità che avevo avuto modo di dirvi soltanto sulla pagina Facebook: qui in alto, sotto l’immagine principale, ho aggiunto la sezione Cosa vedere al cinema, che aggiorno più o meno ogni giovedì con i miei commenti ai film presenti in sala (solo quelli che ho visto, ovviamente), visto che in molti mi dicevano che avevano difficoltà a trovare consigli sui film da vedere al cinema, viste le tante recensioni in homepage. Come vedete, basta chiedere: Mister Wolf vi risolve il problema (tipo quello della guida a Netflix, di cui vi ho parlato qui). Bene, messe in chiaro le novità, passiamo ai film di questo capitolo…

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Capitolo 236

Who Framed Roger Rabbit

E niente, talvolta neanche te ne accorgi, ma in tre settimane sono passato attraverso altri 8 film e nel momento di ricapitolare le visioni dell’ultimo periodo mi ritrovo dunque una lista immensa di cose da scrivere. Siccome anche stavolta vi toccherà leggere un papiro (non imparerò mai!), preferisco non dilungarmi troppo nell’introduzione, lasciandovi subito ai film. La prossima volta tenterò di fare il bravo, ma con questo freddo siberiano prevedo ulteriori chiuse cinematografiche con piumone e biscotti: “la primavera intanto tarda ad arrivare”, diceva il Maestro. Buona lettura.

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Buon Compleanno UVDC!

Attenzione: questo è un post autocelebrativo. Abbiate pazienza, per favore.

Una Vita da Cinefilo nasce nel maggio 2008 sulla piattaforma Splinder, ormai sparita da tempo. Dopo quasi 500 articoli, il vecchio blog si è trasferito integralmente qui su WordPress, dove ha cominciato la sua seconda vita il 1° dicembre 2011. Oggi dunque sono sei anni che UVDC è diventato grande, sei lunghi anni in cui ho provato a raccontarvi un po’ quella parte della mia vita dedicata al cinema: una bellissima porzione, anche se ora, tra il lavoro (quello vero) e le altre milleduecento passioni, è sempre difficile trovare il tempo per vedere film e serie tv (diciamo che adesso sono arrivato a medie più umane, dieci anni fa, nel giro di 365 giorni, riuscivo a vedere qualcosa come 180 film al cinema, per dire). Sei anni in cui, mentre cambiavo case, abitudini, città e continenti, tre cose erano sempre con me: la macchina fotografica, Francesco Totti e questo blog.

Sapete qual è la cosa più soddisfacente? Più passano gli anni, più ho voglia di rendere questo spazio bello e interessante. La voglia c’è, riuscirci è un altro paio di maniche. Fatto sta che qui trovate cose che voi umani non potreste immaginarvi, come gli speciali dedicati ai direttori della fotografia, la rubrica Posterabilia, il magazine online, i capitoli di Una Vita da Cinefilo, che sono una delle cose che amo di più scrivere. Chi l’avrebbe detto che questo spazietto, nella mia mente nato come archivio digitale degli articoli che scrivevo per altre riviste, sarebbe diventato poi un piacevole punto d’incontro per molti di voi?

Grazie a voi tutti per esserci, per partecipare, per leggere queste un po’ goffe recensioni, spesso scritte più con la pancia che con la testa: in fondo ci sono già tanti siti che scrivono con la testa (e con molta più competenza), forse valeva la pena provare a fare qualcosa di diverso. La bella notizia è che qualcuno se n’è accorto: Una Vita da Cinefilo è da oggi sul numero di dicembre della rivista “8 e 1/2” (il magazine curato da Cinecittà), in cui siamo citati all’interno di una carrellata sui dieci blog più originali e interessanti del web. In un’epoca in cui l’esplosione dei cineblogger sta cambiando la critica italiana, fa piacere sapere di far parte, anche se con una minima dose, di questo cambiamento. Anche perché con questo blog non ci mangio, non ci faccio la spesa, magari sì, ci vedo un po’ di film gratis, ma più che altro ci nutro quella passione smisurata e talvolta un po’ folle che ho per il cinema.

La linea editoriale lo sapete, riflette ovviamente i miei gusti cinematografici: è molto più facile trovare la recensione di un film iraniano, di una pellicola sudamericana o di un mumblecore danese che quella di un blockbuster hollywoodiano, ma di certo non vedo il mio blog come un ritrovo per intellettuali, anzi: il cinema pop, da Tarantino a Star Wars, non manca di certo (come si nota anche dall’immagine di copertina). In poche parole, Una Vita da Cinefilo è uno spazio in cui poter parlare di cinema, d’autore e non solo, come si fa attorno al tavolo di un bar, tra amici appassionati: niente di più, niente di meno.

Tutto qui. Ogni tanto ci sta di fare il punto della situazione. Dunque spero che avrete voglia di sopportare tutto questo ancora per molto, perché io questo blog non lo mollo neanche se in cambio mi dovessero proporre la regia del prossimo Star Wars (dico così solo perché tanto non me la proporranno mai). Ma la cosa migliore è che non lo mollo pure se non lo dovesse leggere più nessuno. Basto io, che sono talmente schizofrenico da poter leggere gli articoli senza pensare che gli ho scritti io. Per fortuna non ce n’è bisogno: ci siete voi, non sarete tantissimi ma siete comunque parecchi, e vi tengo stretti.

Grazie di nuovo a tutti voi, per seguirmi qui, per i commenti sulla pagina Facebook, per sopportare le cazzate che scrivo su Twitter e per tutto il resto. Oggi va così, ma da lunedì si torna a parlare di cinema, ve lo giuro.

Buon compleanno, Una Vita da Cinefilo!

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 9

Penultimo giorno di Festival. Nell’aria si avverte un po’ di stanchezza e anche un po’ di malinconia. Ho sempre visto questi dieci giorni annuali all’Auditorium, oltre che come una bella esperienza di “lavoro”, anche come una sorta di gita scolastica: si passano molto tempo insieme ad altre persone, dormendo poco, stancandosi, ma facendo una cosa che amiamo tutti molto, cioè vedere film. Alla fine, quando arriva il momento di tornare alla realtà, alla vita vera, nonostante il dolce pensiero di potersi fare una bella dormita, resta sempre un po’ di tristezza. In questi dieci giorni abbiamo cavalcato con una famiglia indiana, siamo stati picchiati dalla polizia di Detroit, abbiamo viaggiato con tre veterani del Vietnam sulle strade d’America, pattinato sul ghiaccio, pilotato robot giapponesi, rapinato corse automobilistiche, siamo finiti in un carcere thailandese, abbiamo disputato la finale di Wimbledon e molte altre cose (e ti credo che siamo stanchi!).

Stamattina abbiamo visto “Borg McEnroe”, buonissimo film del danese Janus Metz Pedersen. La storia, come potete immaginare dal titolo, è incentrata sulla storica finale di Wimbledon tra Bjorn Borg e John McEnroe, una sfida che è entrata negli annali del tennis. La pellicola racconta bene i due personaggi, così diversi per carattere e stile di gioco. Nel 1980 Borg cercava di vincere Wimbledon per la quinta volta, McEnroe invece cercava il primo successo, che lo avrebbe portato ad essere il numero 1 al mondo. Ovviamente non vi dirò com’è andata e se non lo sapete già potrete scoprilo al cinema tra una settimana… Ad ogni modo, non so perché, temevo di vedere una sorta di “Rush” meno interessante, mentre invece è stato davvero un film ben fatto, coinvolgente, interpretato benissimo. Insomma, merita una capatina al cinema.

Alle 11 invece ho assistito a tutt’altro, “NYsferatu” di Andrea Mastrovito, una vera e propria sorpresa, la classica chicca da Festival che stavo tanto aspettando. Si tratta di un film d’animazione girato interamente con il carboncino (se non dico stupidaggini), in cui i personaggi del “Nosferatu” di Murnau sono stati praticamente ricalcati e inseriti in un contesto attuale. Ed è così che la Wisborg del 1922 diventa New York e che i Carpazi si trasformano in Aleppo, con la sua guerra e le devastazioni (motivo per cui il Conte vuole trasferirsi negli Stati Uniti). Anche le didascalie si prestano al gioco del film, che ho trovato davvero geniale. Il problema forse è che se non si conosce abbastanza bene il film di riferimento la visione potrebbe risultare meno ricca (anche perché in questo caso si perderebbero alcune sfumature di attualità di cui l’adattamento si avvale in ogni dettaglio). Ad esempio: forse avete presente quella scena in cui Orlok, salendo le scale per la stanza di Ellen, proietta la sua ombra sulla parete, inquietante e angosciosa. Nel film del 1922 il conte saliva su una normalissima rampa di scale, nella pellicola di Mastrovito invece il vampiro si inerpica sulle classiche scale antincendio newyorkesi. In tutto ciò va sottolineata la strepitosa colonna sonora, che tra l’altro stasera, durante la proiezione per il pubblico, sarà eseguita live da un’orchestra (se ho capito bene, lo so che non è molto professionale dare informazioni così a caso ma vorrei ricordarvi che 1) non sono un professionista e 2) c’ho sonno).

Per il resto sono giunte informazioni certe sul programma di domani, che ha un nome e un cognome ben preciso: David Lynch. Il regista di “Twin Peaks” (tra le altre cose) incontrerà il pubblico e spero pure me alle 17.30: spero di esserci perché l’incontro, in quanto pubblico, permetterà l’ingresso a noi accreditati soltanto per riempire i posti rimasti vuoti. Sarò costretto dunque a mettermi in fila tre ore prima e sperare di essere tra i fortunati che entreranno in sala. La notizia buona è che, ad ogni modo, riuscirò a vedere David Lynch al mattino: è stato annunciato proprio oggi un incontro con la stampa per le 12.30, al quale entrerò sicuramente. Se avete domande per Lynch fatevi avanti: se mi sentirò ispirato ne sceglierò una e la riporterò al regista (però non chiedetemi cose tipo “Che significa il finale di Twin Peaks?”). Domani quindi, per vedere Lynch al mattino, mi perderò la proiezione di “Mudbound” (di cui si parla molto bene, ma che comunque uscirà su Netflix tra un paio di settimane…).

Il penultimo giorno, per me, finisce qui. Ha smesso di piovere ma il cielo resta grigio. Faccio fatica ad andar via perché so che domani la giostra si ferma e vorrei restare qui tutto il giorno, ma non sono più il ghepardo di una volta. Dieci anni fa (anche meno) guardavo quattro film al giorno, scrivevo 800 articoli e scattavo 9283 fotografie al dì, adesso, come si dice a Roma, “nun c’ho davero più er fisico”. In compenso ieri ho finito la seconda stagione di “Stranger Things”, quindi tenetevi pronti perché dalla prossima settimana ricomincio a tormentarvi con le recensioni. Auguri.

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 7

Svegliarsi la mattina dopo una vittoria della Roma è sempre una cosa bellissima, farlo dopo un 3-0 contro i campioni d’Inghilterra è un’esperienza ancora più esaltante. In questo splendido giorno di festa la mia mitica 600 blu è scivolata sul Lungotevere deserto con un grande sorriso sul cofano, finestrini abbassati e i gol di ieri sera della Roma urlati a tutto spiano dai radiocronisti. Per svegliarmi lungo il tragitto non c’è stato dunque bisogno né di Bruce Springsteen né dei Pearl Jam: son bastati i gol della Roma. Meglio di dodici caffè.

Oggi avevamo un po’ tutti riposto le nostre speranze cinematografiche in Steven Soderbergh, e il suo “Lucky Logan” non ha tradito le attese. Se da un lato non possiamo definirlo né un film molto originale, né tanto meno una pellicola “da festival” (se capite cosa voglio dire), dall’altro trovare un film per niente soporifero questa settimana è stata davvero una boccata d’aria fresca. La trama è piuttosto semplice: Channing Tatum e Adam Driver, i fratelli Logan, organizzano la classica rapina perfetta durante una gara automobilistica: tra personaggi sopra le righe (praticamente tutti) e situazioni paradossali, il film scorre che è un piacere. Soderbergh si autocita, girando una sorta di “Ocean’s Eleven” più rustico e caciarone ma altrettanto divertente. In particolare c’è stata una scena, in cui viene citato “Game of Thrones”, che ha fatto venir giù la sala dalle risate. Non è esattamente il film che vorrei vedere durante un Festival, ma con questi chiari di luna me lo prendo e me lo abbraccio senza starmi a lamentare troppo.

Roma dà il suo benvenuto a novembre con una meravigliosa giornata di sole, una di quelle giornate in cui chiudersi in sala a vedere film sembra quasi un insulto alla vita. Per questo motivo non ho combinato granché fino alle 14, in cui c’è stata la bellissima conferenza stampa di sir Ian McKellen. Gandalf  il Bianco (almeno per quanto riguarda l’abbigliamento) si è presentato sul palco della Petrassi in perfetto orario e ci ha fatto tutti innamorare di lui. Mi è piaciuta molto una frase a proposito della recitazione: “Quando reciti tu diventi quel personaggio e quel personaggio diventa te”. L’attore inglese ha poi intrattenuto il pubblico citando (su richiesta) una delle battute più celebri di Gandalf (“You… Shall not.. Pass!”) e dopo la conferenza si è fermato più del concesso a firmare autografi a tutti. Sarebbe stato bello andare anche all’incontro con il pubblico oggi pomeriggio, ma non si può volere tutto (leggasi: “ho preferito tornare a casa a farmi una pennichella”).

Ieri su queste pagine avevo annunciato i miei propositi fotografici, ovvero ritrarre un po’ di persone qui all’Auditorium. Ma veramente ci avevate creduto? Devo dire che per un paio di minuti c’avevo creduto pure io, dopo però sono rinsavito e mi sono seduto a prendere caffè come se non ci fosse un domani. Ma il domani in realtà ci sarà e, non essendo un giorno festivo, c’è il serio rischio di trovarsi di fronte ad un’altra giornata moscia. Ormai il modus operandi è piuttosto chiaro: le cose migliori ci sono durante i giorni festivi e prefestivi (Bigelow, Linklater, Gillespie durante il weekend, oggi Soderbergh e sabato prossimo Lynch), mentre nel resto della settimana bisogna essere un po’ fortunati nella scelta del film da vedere. Talvolta si pescano chicche, talvolta si ha a che fare con il classico “Film Valium”. Sono quasi tentato di andare a cercare (o meglio stalkerare) David Lynch in giro per Roma. Ho avuto delle soffiate (capirete che non posso dirvi nulla), ma aspetto qualcosa di più sicuro prima di allontanarmi dall’Auditorium alla ricerca di un Tulpa (chi ha visto l’ultima stagione di “Twin Peaks” capirà).

Se esistessero ancora i premi per film, regia, sceneggiatura e attori, senza dubbio la scelta ricadrebbe sui soliti noti di questi giorni: regia alla Bigelow, sceneggiatura a Linklater, Bryan Cranston e Margot Robbie per gli attori, miglior film se lo lotterebbero invece “Detroit” e “Last Flag Flying”. Invece c’è rimasto soltanto il premio del pubblico e secondo le nostre sensazioni la vittoria sarà del francese “C’est la vie” (che non ho visto, ma sembra abbia fatto sbellicare tutti dalle risate).

Oggi pomeriggio volevo restare all’Auditorium a scattare foto, ma poi nella mia testa è risuonata la voce di Gandalf a suggerirmi di andar via. Così, mentre camminavo con la macchina fotografica in mano e scorreva sul tappeto rosso la passerella dei The Jackal, dall’alto della struttura realizzata da Renzo Piano ho sentito forte e chiaro il messaggio che mi stava mandando lo stregone. Erano soltanto due parole: “Fuggite, sciocchi!”. E così ho fatto. A domani!

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