Recensione “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” (2012)

Roman Coppola, dopo l’esordio nel 2001 seguito da una lunga serie di videoclip, torna a dirigere un lungometraggio affidandosi stavolta alla buona influenza ricevuta dalle collaborazioni con il suo amico Wes Anderson (con cui ha scritto le sceneggiature de “Il treno per il Darjeeling” e del recentissimo “Moonrise Kingdom”): lo stile del suo film infatti fa inevitabilmente tornare alla mente le strampalate situazioni della cinematografia di Anderson, con i suoi antieroi e le sue dolci secchiate di malinconia. Charles Swan III, interpretato da un Charlie Sheen in stato di grazia, è un personaggio indimenticabile, ingenuamente cattivo, inevitabilmente caciarone e combinaguai (ben affiancato dalla simpatia di Jason Schwartzman e dal sarcasmo di Bill Murray).

Charles Swan III è un celebre graphic designer: quando una sera la sua ragazza lo lascia, la sua vita si trasforma in un incubo. Il suo cuore spezzato lo porta ad immaginare le situazioni più assurde, e soprattutto a cercare le cause della fine del suo rapporto con la amata e odiata Ivana. Nel suo percorso di autoanalisi, circondato dagli amici più curiosi, il cinico protagonista dovrà ritrovare se stesso e accettare il corso degli eventi.

Un meraviglioso protagonista a metà strada tra il Drugo dei Coen e il Royal Tenenbaum di Wes Anderson, situazioni immaginarie al limite dell’assurdo, una busta piena di scarpe appesa ad un albero, un tassista russo che spaccia caviale, una memorabile dichiarazione d’amore, un tucano domestico e una colonna sonora perfetta. Come non amare questo film? Ditemelo voi, perché io non ci sono riuscito. Ancora un altro Coppola per continuare ad amare il cinema: avercene di famiglie così.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 7): Applausi a scena aperta per Roman Coppola

Grande giornata quest’oggi per il Festival di Roma, che sembra essersi tenuto le cartucce migliori per il gran finale. Sono stati presentati altri tre film in concorso, l’ucraino “Eterno ritorno: provini” (che vedremo domani), il bellissimo “Un enfant de toi” e soprattutto “A glimpse inside the mind of Charles Swan III” di Roman Coppola, che ha strappato applausi e risate, con il suo folle racconto che inevitabilmente fa pensare alla cinematografia di Wes Anderson (con il quale Coppola ha scritto le sceneggiature di “Il treno per il Darjeeling” e “Moonrise Kingdom”). Bill Murray, annunciato prima del Festival, ha dato buca (anzi, per dirla con le parole del suo indimenticabile dottor Venkman: “Ci ha smerdato”): in compenso il film che lo vede al fianco di Jason Schwartzman e soprattutto del geniale protagonista Charlie Sheen non tradisce le attese, confermando quelle voci che lo volevano come uno dei migliori film del Festival. Lo è, senza dubbio. Roman Coppola, figlio di Francis Ford e fratello di Sofia, ci regala una commedia dai personaggi meravigliosamente folli: quest’occhiata dentro la mente di Charles Swan III dona leggerezza, risate, buone vibrazioni a raffica. Avercene di film così.

L’altro film in concorso di questa mattina, il francese “Un enfant de toi” di Jacques Doillon, si aggiunge alla cortissima lista delle migliori pellicole viste in questo Festival. Dialoghi brillanti, una sceneggiatura quasi teatrale, con tre protagonisti (più una straordinaria bambina) che si dividono la scena in un triangolo amoroso mai banale, mai scontato, mai noioso. Unica pecca sono i 140 minuti di durata: se si fosse tagliata una mezzoretta avremmo avuto un prodotto davvero completo, che avrebbe potuto seriamente ambire al Marc’Aurelio d’oro. Resta comunque un film pregevole, da amare (nonostante i pareri contrastanti raccolti fuori dalla sala). Per gli appassionati di cinema francese, ma non solo.

Nel pomeriggio abbiamo recuperato l’ormai cult “Bullet to the head” di Walter Hill, che ieri avevamo snobbato, a dimostrazione che il passaparola può fare la fortuna di un film (anche se non è proprio questo il caso, visto che sono stato praticamente l’unico a non vedere il film ieri!). Mi sono dovuto ricredere: è un film divertente, che non si prende sul serio, e fa di questa ironia la sua forza, oltre soprattutto a Sylvester Stallone, messo lì da Hill per completare alla perfezione la sua operazione anni 80. Un film di uomini duri, di combattimenti corpo a corpo, di battute ironiche e ritmo forsennato. Intrattiene per un’ora e mezzo, una benedizione dopo una settimana di film d’autore (non che Walter Hill non lo sia, ma insomma, ci siamo capiti). Subito dopo abbiamo assistito all’incontro con Walter Hill, che ieri ha ricevuto il Maverick Award. Un piacevole rendez-vous con la sua cinematografia: che bello rivedere le immagini dei suoi film, da “The Driver” a “I guerrieri della notte”, da “Danko” a “Geronimo”, da “I cavalieri dalle lunghe ombre” a “Mississipi adventure”. La conferma che gli incontri con registi e attori sono sempre uno dei punti di forza del Festival romano (che forse quest’anno avrebbe dovuto puntare ancora di più su questo tipo di programmazione).

Domani ultimo giorno di proiezioni inedite, prima delle repliche del sabato e la premiazione. L’ultimo film in concorso da presentare sarà “The motel life”, con Emile Hirsch, mentre a chiudere il Festival ci penserà lo spagnolo Cesc Gay con “Una pistola en cada mano” (forte della presenza di Ricardo Darìn, protagonista de “Il segreto dei suoi occhi” e di “Un cuento chino”, trionfatore della scorsa edizione). Domani ci sarà spazio anche per Marjane Satrapi e la sua ultima fatica, “La bande de jotas”, mentre nel pomeriggio è previsto un incontro con James Franco e Douglas Gordon. Questi gli ultimi colpi di un Festival agli sgoccioli, dove le voci a proposito dei vincitori cominciano a rincorrersi: domani cercheremo di fare ordine e, come d’abitudine, dare i nostri pronostici.
Sabato mattina finalmente si dorme qualche ora in più: non vedo l’ora.

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