Una Vita da Cinefilo Magazine – Numero 23

UVDC Magazine 023

Continua a leggere

Annunci

Capitolo 211

Cinque film in questo capitolo, tra cui due documentari, due classici e uno dei migliori film attualmente in sala, ovvero quello di Virzì. Approfitto di queste righe per dedicare questo capitolo all’Uci Cinemas Marconi, che la scorsa settimana ha chiuso i battenti dopo tanti anni di onorata carriera. Bello vedere proprio lì “La Pazza Gioia”, è stato un saluto speciale. Non era una delle mie sale preferite, ma sapere che un luogo così importante per la cultura e la bellezza di un quartiere non ci sia più è sempre qualcosa di molto triste. Al suo posto un altro palazzo di sette piani, di cui Marconi non aveva poi così bisogno. Non più di un cinema, perlomeno. Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato…

La pazza gioia (2016): Paolo Virzì è diventato da tempo una garanzia. I suoi film sono uno di quei rari in cui, mentre ti stai recando al cinema, già sai che vedrai senza dubbio qualcosa di buono. Stavolta realizza uno dei suoi film più belli, una magnifica dramedy, come direbbero gli americani (unendo drama e comedy), dove si ride e si piange al tempo stesso. Micaela Ramazzotti è bravissima, ma Valeria Bruni Tedeschi è oltre. Da applausi.

Il regno dei sogni e della follia (2013): Documentario di Mami Sunada incentrato interamente sul quel “regno di sogni e follia” (come da titolo) che è lo Studio Ghibli. Interessante vedere un genio come Hayao Miyazaki al lavoro sul un film meraviglioso come Si Alza il Vento, ma il ritmo del film è davvero basso, finendo alla lunga per stancare. Bello nei contenuti ma mediocre nella forma.

S is for Stanley (2015): Come dicevo nella recensione, il documentario di Alex Infascelli mi ha fatto uscire dalla sala con gli occhi lucidi. Non so, forse è una cosa mia, che ho sempre avuto un legame particolare con il cinema di Stanley Kubrick, ma il film è davvero una testimonianza preziosa su aspetti inediti del regista newyorkese. Emilio D’Alessandro, autista e tuttofare di Stanley, è un altro personaggio da scoprire (per chi non ha letto il libro di Ulivieri, che consiglio). Documentario splendido.

Mad Max 3 – Oltre la sfera del tuono (1985): Terzo capitolo della saga di George Miller, ultimo prima del grande ritorno dello scorso anno. Mel Gibson, con i suoi capelli alla Braveheart, saluta con questo film uno dei personaggi più importanti della sua carriera (insieme proprio a William Wallace e a Riggs di Arma Letale). Splendido nella prima parte (dove trova il suo apice nel meraviglioso combattimento nel Thunderdome), cala un po’ nella seconda, con l’entrata in scena dei bimbi sperduti di Peter Pan. Resta comunque un ottimo film, mantiene alto il nome della saga.

Gli spietati (1992): Oggi è il compleanno di Clint Eastwood, quale occasione migliore per parlare di uno dei suoi film più belli, forse il migliore dopo Gran Torino. Al di là della perfezione di questo film, è simbolico vedere una delle massime icone del cinema western realizzare a distanza di quasi tre decenni dai tempi di Sergio Leone, un altro capolavoro di genere, dove l’umanità dei personaggi va oltre tutto ciò che di buono si può dire della storia, della regia, della fotografia, delle interpretazioni… Filmone.

lapazzagioia

Capitolo 210

Dopo circa due anni e mezzo torna la rubrica che ha dato origine a questo blog, che come qualcuno ricorderà era inizialmente uno spin-off cinematografico personale del portale Livecity, ormai non più attivo da tempo. Lo scopo di questa rubrica era di riassumere in poche parole i film visti nell’ultimo periodo, come si può raccontare ad un amico quando ci domanda: “Hai visto questo film? Com’è?”. Dopo 209 capitoli, che trovate riassunti cliccando sulla categoria UVDC Rubrica, Una Vita da Cinefilo torna per parlarvi in breve delle ultime visioni.

Al di là delle montagne (2015): Tra paesaggi assurdi (le pagode cinesi sullo sfondo delle miniere di carbone o di piccoli paesini con strade non asfaltate) e lampi di emozioni (i ravioli fatti a mano, filo conduttore delle tre parti del film insieme ad una canzone cinese degli anni 90), soffre di alcuni cali di ritmo, ma resta un film davvero molto intenso. Apre e chiude Go West dei Pet Shop Boys…

Belgica (2016): Sarebbe un film molto interessante se non fosse così tremendamente prevedibile dall’inizio alla fine. Due fratelli, molto diversi tra loro, aprono un disco bar che presto si trasforma in un locale alla moda. Secondo voi come andrà a finire? Dal regista di “Alabama Monroe”, una piccola delusione. Visto su Netflix.

Nice Guys (2016): Shane Black di strane coppie ne sa qualcosa. Il film sembra un’avventura alla Hap e Leonard (la coppia protagonista di una fortunata serie di romanzi firmati da Lansdale) nella scena noir losangelina degli anni 70. Funziona e diverte. Pollice in sù.

Dazed and Confused (1993): Il titolo italiano sarebbe “La vita è un sogno”, ma mi rifiuto di scriverlo come titolo principale. Si potrebbe definire l’American Graffiti degli anni 70: gran bella musica, tanti attori affermati agli esordi (Ben Affleck, Matthew McConaughey, Milla Jovovich…) e c’è davvero ben altro oltre le ragazzate. Linklater non sbaglia mai.

Back in time (2015): Come ogni documentario che si occupa di film di culto, è interessante all’inizio, quando intervista gli attori e creatori di Ritorno al Futuro, parlando di come è nato il progetto, come si è sviluppato e tutto il resto. Quando però la palla passa ai collezionisti, ai fan, ai possessori di DeLorean e nerdate del genere, il film collassa. Visto su Netflix.

dazedandconfused

Posterabilia #8: Viale del Tramonto

Dopo la pausa di ottobre dovuta al Festival di Roma, torna l’appuntamento mensile con “Posterabilia”, giunto al suo ottavo film (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali). Stavolta abbiamo deciso di fare il giro del mondo con un grandissimo classico di Billy Wilder: “Viale del Tramonto”, candidato a 11 premi Oscar (e vincitore di ben tre statuette). Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo” e “I sette samurai”, questo mese cominciamo il nostro giro attraverso le locandine dei film dagli Stati Uniti, con il poster originale di “Sunset Boulevard”, in cui il volto di Gloria Swanson/Norma Desmond giganteggia diabolicamente su Joe Gillis e Betty Schaefer (interpretati da William Holden e Nancy Olson), mentre una striscia di pellicola cinematografica è il pretesto grafico sul quale inserire il titolo del film (stessa locandina usata anche in Germania, come vedete).

vialetramonto usa vialetramonto ger

Il volto di Norma Desmond (sempre grande e in primo piano, quasi a ricordare le due battute più celebri del film a proposito della grandezza intatta della diva decaduta e di essere pronta per il primo piano…) che domina sulla coppia Joe-Betty torna in altre due locandine: come abbiamo visto in quella tedesca, identica in quasi tutto e per tutto a quella originale americana, ma soprattutto nel poster belga e in quello spagnolo, dove però il volto della diva è senza dubbio meno inquietante. Nella locandina belga inoltre c’è l’aggiunta del maggiordomo della diva, Max, interpretato dal regista Eric von Stroheim. In Spagna non c’è più la striscia di pellicola dove campeggia il titolo, e la locandina ha uno stile grafico sicuramente più classico.

vialetramonto bel vialetramonto spa

In Italia come sempre ci piace abbondare, e siamo riusciti a trovare ben quattro poster del film. Nei primi due vediamo i classici acquarelli utilizzati in moltissimi poster italiani del periodo, firmati dalla straordinaria mano del romano Ercole Brini, autore delle più belle locandine italiane degli anni 50 e 60. In questi due poster campeggia in solitaria Gloria Swanson, dominatrice totale della scena. Nelle altre due, una illustrata e un’altra composta da fotografie di scena sulle quali sono stati aggiunti colori, vediamo sia il solito tema con il volto di Norma Desmond e la coppia (più il maggiordomo a figura intera), e anche il suo inverso, con il volto di William Holden che domina Gloria Swanson (più un’anticipazione sul finale del film, già annunciato dalla prima scena e accennato sullo sfondo del poster).

CARTEL ITALIANO - 100x140 vialetramonto ita4

vialetramonto ita3 vialetramonto ita2

Ci siamo tenuti per ultime le tre locandine più curiose. Cominciamo da quella argentina, probabilmente la più brutta, con una foto della coppia composta da Joe e Betty in alto e il negativo del “triangolo amoroso” al centro del poster, con Holden che sembra voler cercare di fuggire dalle due donne. Torna in questo caso il tema della striscia di pellicola sul quale è stato inserito il titolo argentino (letteralmente “il declino di una vita”).

vialetramonto arg

La bellissima locandina francese ci mostra una Gloria Swanson magnifica a figura intera, accompagnata dal mezzo busto di Holden, intento ad ascoltare un suggerimento del maggiordomo Max. Sullo sfondo, bellissime scene illustrate raccontano momenti di lavoro su un fantomatico set cinematografico. Torna l’elemento grafico della pellicola, ma per quanto bella la locandina francese risulta un po’ fuorviante rispetto ai temi e all’atmosfera del film di Wilder.

vialetramonto fra

Chiudiamo con il poster più curioso, che come spesso accade ci giunge dall’est europeo, in questo caso dalla Polonia. Vediamo un’illustrazione che ci presenta Norma Desmond come una sorta di mitologica Medusa i cui capelli invece di essere composti da serpenti velenosi, sembrano essere rappresentati da frammenti di pellicola cinematografica, che le cadono dietro le spalle come vere e proprie ciocche di film. Idea assolutamente meravigliosa, capace di suggerire alla perfezione la potenza distruttiva della diva Norma Desmond.

vialetramonto pol

Posterabilia #7: I Sette Samurai

L’appuntamento mensile con “Posterabilia” arriva al numero 7 (clicca qui per vedere tutti gli altri speciali), e per festeggiare questo numero speciale stavolta faremo il giro del mondo con uno dei più grandi capolavori del regista giapponese Akira Kurosawa: “I sette samurai”, del 1954. Dopo “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile”, “I 400 Colpi”, “Ladri di biciclette”, “Psycho” e “Il buono il brutto il cattivo”, questo mese partiamo dal Giappone il nostro viaggio attraverso le locandine dei grandi film del passato. Il poster originale di “Shichinin no Samurai” presenta Toshiro Mifune in tutta la sua grinta, circondato da immagini del film, dove spiccano i samurai in azione, una donna spaventata e l’arrivo dei predoni a cavallo.

7samurai jap

Prima di girare un po’ in Europa attraversiamo l’Oceano e andiamo a dare un’occhiata alla locandina statunitense, senza dubbio più sobria, ma anche più epica, con un caldo tramonto che illumina i sette samurai del titolo, guidati da un Toshiro Mifune concentrato e pronto all’azione.

7samurai usa

Eccoci dunque in Europa, dove da Paese a Paese, l’unico elemento ricorrente è la presenza del capo dei samurai in piena azione. L’unico poster a non seguire questo filo conduttore è, come al solito, quello italiano, dove a colpire sono soprattutto gli occhi spaventati di una contadina, mentre alle spalle del titolo infuria l’azione del contadini e dei samurai.

7samurai ita

Tutte le locandine, europee e non, che abbiamo trovato a proposito del film di Kurosawa, si sono affidate ad un’illustrazione per rappresentare il film. In Romania e in Germania il volto del protagonista è il tema principale del poster, ma se nel manifesto romeno la grinta di Mifune fa da sola il poster, in quello tedesco il volto del protagonista è accompagnato dalle sagome dei suoi sei compagni di avventura.

7samurai rom 7samurai ger

Anche la locandina francese predilige il disegno del frame sul grido di battaglia di Mifune, circondando però il protagonista con un gruppo di predoni in arrivo, e con colori infernali quali il rosso e il nero a farla da padroni.

7samurai fra

Chiudiamo il nostro viaggio attraverso i poster de “I sette samurai” con le due locandine più particolari. In quella polacca un personaggio non proprio identificabile (anche se ovviamente si dovrebbe riferire al protagonista) si trova in piena azione sotto una pioggia di frecce e un cimitero di katane; in quella spagnola, probabilmente la meno bella, il protagonista sembra danzare sul villaggio dei contadini, spada in mano.

7samurai pol 7samurai spa

Posterabilia #4: Ladri di Biciclette

Anche questo mese torna l’ormai tradizionale appuntamento con la rubrica dedicata alle locandine dei film. Dopo aver girato il mondo attraverso i poster di “Jules e Jim”, “La finestra sul cortile” e “I 400 colpi”, stavolta è il momento di scoprire i manifesti di uno dei film italiani più belli di sempre, “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica. Praticamente tutti i poster di questo film, a parte quello statunitense (che vedremo dopo), hanno come protagonisti Antonio Ricci (Lamberto Maggiorani) e il piccolo Bruno (Enzo Staiola). Come si usava a quei tempi, tutti i manifesti del film sono disegnati, anche se riprendono spesso le scene del film. Indimenticabile il poster italiano, disegnato dal celebre illustratore Ercole Brini, che vede un determinato Antonio, un sofferente Bruno e, sullo sfondo, il ladro e la città.

ladri italia

Molto diversi tra loro invece i due manifesti visti in Francia: nel primo vediamo Antonio e Bruno quasi rassegnati, seduti sul marciapiede, dove il padre ripensa a quando possedeva la bicicletta (l’immagine felice in alto è praticamente una vignetta che riflette i pensieri del protagonista). Nel secondo invece troviamo sempre Antonio e Bruno a piedi per la città, mentre sulle loro spalle incombe il pensiero del ladro sulla bicicletta.

ladri francia  ladri francia2

Praticamente identico al secondo poster francese anche il manifesto danese del film, in cui cambia praticamente soltanto il titolo.

ladri danimarca

Restiamo in Europa. Le locandine provenienti da Austria e Turchia vedono tre elementi comuni: Antonio, Bruno e la bicicletta. Ma se nel poster austriaco la bici è in mano ad Antonio, in quello turco il protagonista corre verso il fantasma di essa, verso il suo pensiero, verso la speranza di ritrovarla. Bruno invece in entrambe le occasioni è presente ma pieno di insicurezza.

ladri austria  ladri turchia

In Polonia lo stile è totalmente diverso da tutti gli altri. Innanzitutto lo stile del disegno, non più realizzato con gli acquerelli, ma con colori più netti e più vivi. Quindi la scena: quella di Bruno sembra essere una fotografia di scena ritagliata per la locandina, Antonio è appena accennato con una silhouette impegnata ad affiggere un manifesto con il titolo del film, mentre sullo sfondo l’ombra del ladro corre su un Lungotevere immaginario.

ladri polonia

Attraversiamo l’oceano e vediamo come i manifesti hanno pubblicizzato il film in Argentina e negli Stati Uniti. Il primo è piuttosto fuorviante, con un Antonio Ricci furibondo che tiene in mano un bastone mentre la folla lo circonda, mentre Bruno è come al solito seduto sul marciapiede. Quello statunitense invece mette da parte i protagonisti per concentrare la sua promozione sul Premio Oscar conquistato dal film, con la statuetta in primo piano e la scritta che annuncia la vittoria del premio quasi più grande del titolo del film.

ladri argentina  ladri usa

Capitolo 209

THE SECRET LIFE OF WALTER MITTY

Natale è arrivato anche quest’anno, inevitabilmente. Il 2013 scivola verso la sua gloriosa fine, in attesa del menu cinematografico di stasera (obbligatorio “Una poltrona per due”, per il resto vedremo). Quest’anno vi ho già anticipato la Top20 con i migliori film dell’anno, e vi ricordo che tra poco uscirà anche il secondo numero di Una Vita da Cinefilo Magazine. Insomma, bando alle ciance e “ciancio alle bande”, spariamoci qualche film che ho visto in quest’ultimo periodo.

Prisoners (2013): Quando un thriller ti fa passare due ore dentro al cinema a mangiarti le unghie fino agli avambracci, allora possiamo dire che ha fatto pienamente il suo dovere. Quando nel thriller in questione ci metti poi attori come Jake Gyllenhaal, Hugh Jackman e Paul Dano, sotto la direzione di Denis Villeneuve, allora state sicuri che si tratta di un filmone.

Il calamaro e la balena (2005): Il film che ha lanciato Noah Baumbach nel giro che conta. Se amate il cinema indipendente americano, storie di famiglie incasinate, bei dialoghi e bravi attori, allora questo è il film che fa per voi. L’ho cercato per mesi per poi scoprire che il mio coinquilino aveva il dvd in libreria: la fortuna di vivere con un dottorando di cinema..!

Irma la dolce (1963): Uno dei classici di Billy Wilder, con Jack Lemmon e Shirley MacClaine. Film molto originale, simpatico, ambientato nella Parigi degli anni 50, una Parigi di puttane e marinai: è la tipica commedia di Billy Wilder, con tutti i suoi (tanti) pregi e i suoi (soliti) difetti. Lo dovevo vedere anche perché il poster del film campeggia in bella vista nel salotto di casa mia, accanto a “Un uomo da marciapiede”. In pratica ho un salotto di gente che “fa la vita”.

I sogni segreti di Walter Mitty (2013): Altro film con Shirley MacClaine (ma solo in una piccola parte). In realtà è il nuovo film diretto e interpretato da Ben Stiller, in cui c’è la rivista Life, si parla di fotografia e della potenza straordinaria di uno scatto fotografico, ci sono viaggi, avventure, sentimento, una bella colonna sonora con “Space Oddity” di Bowie e “Wake Up” degli Arcade Fire… Insomma, secondo voi m’è piaciuto?

Midnight in Paris (2011): Beh, uno dei miei capisaldi degli ultimi cinque anni. Così come ogni anno sento il bisogno di tornare a Parigi (anche se quest’anno l’ho saltato…), ogni anno sento anche il bisogno di rivedere questo film, il miglior Woody Allen da dieci anni a questa parte. Un film che sento mio in ogni sua sfumatura, in ogni debolezza, in ogni singolo momento. A volte vorrei che “Midnight in Paris” fosse la mia vita.

Frances Ha (2013): Altro film di Noah Baumbach, il film della sua consacrazione come punto di riferimento del cinema indipendente americano. Bellissimo bianco e nero che vede in Greta Gerwig una perfetta protagonista. Una sorta di manifesto per i trentenni di oggi, tra le montagne russe della precarietà e uno stile di vita che in qualche modo ci appartiene. È questo il cinema che amo. Uscirà in sala nel 2014, guai a perderselo.

2 Giorni a New York (2012): Pensate, nel 2007 “2 Giorni a Parigi” fu la mia prima proiezione stampa. Quante cose sono successe da allora, quante cose sono cambiate nella mia vita. Ma è bello vedere che alcune cose sono rimaste: qualsiasi cosa accada, il cinema rimarrà la mia costante. Ah, il film di Julie Del è veramente molto carino, echi di Woody Allen in salsa francese, non male eh?

L’amore fugge (1979): Ultimo film di Truffaut sulla vita di Antoine Doinel. Ho trovato questo film in una bella mattinata domenicale su una bancarella di Porta Portese: 3 euro e via. Per me Antoine Doinel è più che un personaggio cinematografico, è un po’ il mio migliore amico immaginario: non siamo granché simili in fondo, ma ci capiamo alla grande: “Mentirei se dicessi che lui è riuscito nella sua trasformazione in adulto. Lui non è diventato un vero e proprio adulto, in lui resta molto del bambino. Tutti gli uomini restano un po’ bambini, ma lui di più” (François Truffaut parlando di Antoine Doinel, oppure di me, o forse di entrambi).

francesha

Capitolo 208

Novembre, con la sua pioggia purtroppo devastante, sta lentamente finendo. il mese che ci ha portato il Festival di Roma e quello di Torino, il mese che ci ha regalato un film meraviglioso come quello di Farhadi (il film del mese, senza dubbio) e in cui abbiamo annunciato una simpatica novità: quella di Una Vita da Cinefilo Magazine, che speriamo riuscirà a rendere più piacevole la vostra esperienza con questo blog. Torniamo a noi: in questo capitolo ben dieci (10!) film. Quindi basta chiacchiere e diamoci dentro.

Miss Violence (2013): Un’amica, tra le responsabili della sua selezione a Venezia, me l’aveva caldamente consigliato: sembrava quasi che avesse adottato questo film, ne avesse a cuore le sorti, gli volesse proprio bene. Sono andato dunque a guardarlo con le migliori intenzioni: il trailer era affascinante e la locandina tremendamente bella. Il film invece? Una grande delusione, fastidioso, sembrerebbe quasi che cerchi di imitare lo stile di Haneke senza però essere Haneke (con tutto il rispetto per il greco Alexandros Avranas). Disturbante.

Prova a prendermi (2002): Da quando è cominciato il brutto tempo ho ripreso la meravigliosa abitudine di restare a casa la sera e recuperare qualche film del passato che non ho mai visto. Già, forse ero l’unico a non aver visto questo bel film di Spielberg, ovviamente non uno dei suoi grandi classici, ma comunque un bel film. L’effetto “piumone mentre fuori piove” l’ha reso probabilmente ancora più bello di quanto effettivamente fosse. Piacevolissimo, ad ogni modo.

Il tocco del peccato (2013): Dopo la proiezione a Cannes l’hanno definito il miglior film cinese di sempre. Non mi sento così preparato da confermare queste parole, ma penso di poter dire che probabilmente è uno dei più bei film cinesi che abbia mai visto (il migliore resta per me, credo, “La foresta dei pugnali volanti”). Quattro episodi di violenza quotidiana, in una Cina sempre più frustrata e opprimente. Splendido (correte a vederlo prima che lo tolgano dalle sale!).

Alta fedeltà (2000): Il libro dal quale è tratto il film è il mio libro preferito in assoluto. Di recente mi sono messo a rileggere il romanzo di Nick Hornby per la quinta volta (diciamo che accompagna la mia vita, ad intervalli regolari): appena l’ho finito non ho resistito al richiamo dell’ennesima visione del film di Stephen Frears. Spassoso, divertente, ironico ma anche a tratti malinconico, un film che i trentenni di oggi (ma pure quelli di domani) non dovrebbero mai perdersi.

Room 237 (2013): Sono mesi che sento parlare di questo documentario con molta curiosità. Il film di Rodney Ascher letteralmente viviseziona “Shining” di Kubrick, divertendosi a cercare indizi tra le scenografie, gli abiti, le posizioni dei personaggi e degli oggetti, mandando avanti e indietro tutto il film. La teoria più affascinante? Quella secondo la quale “Shining” altro non è se non la confessione da parte del regista di aver girato lui stesso la scena del famigerato sbarco sulla Luna. Affascinante.

Il passato (2013): Tra i registi contemporanei Ashgar Farhadi è senza dubbio uno dei miei preferiti. Avevo amato “About Elly”, ero impazzito per la bellezza di “Una separazione”, e adesso sono totalmente fissato per “Il passato” (e per Berenice Bejo, ma questo è un altro discorso). Un film in cui le trame si mescolano, in cui le confessioni si trascinano fino a sgorgare in un finale commovente. Mai banale, mai noioso, mai prevedibile: senza ombra di dubbio il più bel film del mese (che entra dritto dritto nella classifica dei migliori film dell’anno).

Rushmore (1998): Ve l’ho detto, sto approfittando della pioggia per passare le serate in camera a vedere film, sotto il piumone, mentre fuori fa freddo. Lo so, è un cliché piuttosto abusato, ma pensateci: non è il migliore tra i cliché? Come un paio di mesi fa mi ero messo in testa di recuperare un po’ di film dei Monty Phyton, ora mi sono deciso a recuperare tutto ciò che non ho visto di Wes Anderson. “Rushmore” mostra già segni evidenti di genialità, nonostante il budget ridotto e nonostante il regista sia ancora un po’ acerbo. Interessante vedere un genio agli esordi. Ora mi manca solo “Un colpo da dilettanti”, il suo primo film, e sto a posto.

Venere in pelliccia (2013): Coincidenza o meno, questo è il quarto film di questo mese ad esser passato sotto il giudizio del Festival di Cannes del maggio scorso. Polanski insiste nel portare il teatro al cinema: se in “Carnage” l’operazione era pienamente riuscita (anche perché il film era piuttosto divertente), qui il gioco a due tra i meravigliosi Mathieu Amalric e Emmanuelle Seigner alla lunga annoia un po’ (anche se i loro continui cambi di ruolo sono straordinari). Senza dubbio sopra la sufficienza, ma comunque non troppo.

Don Jon (2013): Primo film da regista per Joseph Gordon-Levitt. Un’ora e mezza di fastidiosi cliché uno dopo l’altro, di superficialità, di attori svogliati, di dialoghi scritti male. Non mi è piaciuto per niente, se non si fosse capito.

Assassinio sull’Orient Express (1974): Sidney Lumet incontra uno dei romanzi più celebri di Agatha Christie. Andrebbe visto solo per questo. Aggiungeteci un cast pazzesco, composto da (vado a memoria): Albert Finney che fa Poirot, Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Jacqueline Blisset, Jean-Pierre Cassel, Sean Connery, Anthony Perkins, Vanessa Redgrave e Martin Balsam. Un giallo appassionante, neanche a dirlo, è assolutamente da vedere.

Una vita da cinefilo approda su Facebook!

Una vita da cinefilo, seguendo le orme di tanti “cugini” più importanti, approda finalmente su Facebook: d’ora in poi potrete seguire recensioni, articoli, rubriche e anche tante altre novità, come un album fotografico ad hoc, con le migliori frasi della storia del cinema. Inauguriamo la galleria con “Io e Annie” di Woody Allen. Nel frattempo vi aspetto anche su Facebook, basta cliccare sull’immagine in basso e poi Mi piace sulla pagina Facebook. Grazie!

Io e Annie