Recensione “Moon” (2009)

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Il 20 luglio del 1969 il famoso passo di Neil Armstrong permise all’uomo di solcare per la prima volta il suolo lunare: negli States moltissime trasmissioni decisero di utilizzare come sigla dell’evento una canzone speciale, “Space Oddity”, uno dei singoli più celebri di David Bowie, pubblicato appena nove giorni prima dell’incontro tra l’uomo e la luna. 40 anni dopo, Duncan Jones realizza il suo primo lungometraggio, un film indipendente ambientato interamente sulla luna, una scelta quasi naturale se si considera che Duncan Jones è il figlio dello stesso David Bowie, colui che in certo senso realizzò la “colonna sonora” dell’allunaggio. Una passione per la fantascienza che dunque il regista aveva nel sangue, e che è riuscito a trasformare in fantascienza d’autore, come non se ne vedeva da tempo: “Moon” è infatti figlio dell’Odissea kubrickiana, raccoglie lontani echi del “Solaris” di Tarkovskij strizzando l’occhio al “Blade Runner” di Ridley Scott. In mezzo a questi grandi nomi un protagonista che sembra incarnare alla perfezione il senso di alienazione e isolamento di cui parlava il Major Tom di Bowie nella canzone di cui sopra.

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