Recensione “The Irishman” (2019)

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Martin Scorsese è come quell’amico che speri sempre di trovare ad una festa, perché senza di lui mancherà sempre quella certa atmosfera. Per fortuna il nostro alla Festa del Cinema di Roma si presenta eccome, con uno dei suoi film più chiacchierati (sia per la rimpatriata di attori che per la distribuzione su Netflix), che è puro Scorsese anni 80, forse meno iconico, volendo anche meno divertente, ma senza dubbio più maturo, più amaro, più malinconico, con una lunga riflessione sulla mortalità, sul passare del tempo e sul rimpianto.

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Cosa vedremo nel 2019: da Tarantino a Scorsese

Buon anno a tutti e a tutte. Il 2018 è stato archiviato per ben benino, con una Top 20 mai come quest’anno piena di esclusioni dolorose ed eccellenti, segno che si è trattato di un’annata molto intensa. Come sarà questo 2019 cinematografico? Cosa vedremo? Beh, ovviamente è l’anno che ci porterà in sala a vedere il nuovo episodio di “Star Wars” (anche se dovremo aspettare praticamente 11 mesi…), ma soprattutto tantissimi film che ancora non conosciamo e ai quali tra un anno ripenseremo con il cuore gonfio di emozioni. Andiamo a dare uno sguardo ai titoli più interessanti in uscita nel 2019: qual è il vostro film più atteso?

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Festa del Cinema di Roma 2018 – Giorno 5

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Normalmente non ci si aspetta mai molto da un lunedì, ancora meno dai lunedì dei Festival di Cinema, giorno in cui solitamente si abbassano i toni e i livelli dopo un weekend di fuochi d’artificio (almeno nelle intenzioni). E invece Roma cosa ti combina? Ti piazza Martin Scorsese, uno dei più grandi registi viventi, in un tardo pomeriggio di un lunedì autunnale, dove i primi vagiti di freddo si affacciavano a rovinare quell’espressione tanto cara a noi romani: le ottobrate di cui andiamo fieri. Quel che è successo effettivamente oggi è stato addirittura meglio di un film, sembrava più l’incipit di un racconto di Ballard o la trama di un classico di Sam Peckinpah. Un pomeriggio di risse sfiorate, parole forti, scene di paura e delirio nel foyer della Sala Sinopoli. Ma andiamo con ordine.

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Verso la Festa del Cinema di Roma 2018

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Ancora una decina di giorni prima dell’inizio della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre). Ricordo ancora il primo giorno della prima edizione, in quell’ormai lontano 2006 quando la sbornia per il mondiale vinto cominciava finalmente a scemare e quel piccolo me di dodici anni fa cominciava un corso di laurea magistrale che avrebbe cambiato la sua esistenza. Ora, nel 2018, l’Italia non è andata al Mondiale e invece di macchine volanti e skateboard senza ruote abbiamo una classe politica inadeguata e tanta monnezza per le strade. Il cinema e l’arte però, magari, ci salveranno dalle fake news e dalle raggelanti notizie quotidiane. Forse.

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Primo Poster per “The Irishman” di Scorsese

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Martin Scorsese, Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel. Da quando il film ha cominciato la sua produzione, abbiamo ripetuto questa lista di nomi come una preghiera, come una litania che ci avrebbe accompagnato nei mesi successivi con una voglia di cinema provata raramente in precedenza. Un gangster movie di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci e Harvey Keitel. Praticamente il sogno di qualunque cinefilo appassionato di “bravi ragazzi”. Continua a leggere

Recensione “The Wolf of Wall Street” (2013)

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Martin Scorsese porta i suoi bravi ragazzi nel mondo della finanza e il risultato è un film di 180 minuti in cui ogni scena è spinta all’eccesso: denaro, sesso e droga all’ennesima potenza. Quella di Jordan Belfort è una storia (vera) che sembra vissuta appositamente per permettere a Scorsese di trasportarla su grande schermo: ci sono tutti gli elementi nei quali il regista newyorkese ama sguazzare. Vero è che non ci sono gangster e omicidi, ma cambiando gli addendi il risultato cambia poco. “The wolf of Wall Street” è un film totalmente sopra le righe, e ci gode ad esserlo: l’edonismo dei personaggi di Scorsese qui è moltiplicato, amplificato, esasperato e spinto all’estremo, grazie anche ad un cast di interpreti fuori dall’ordinario e una gran bella colonna sonora (che spazia da “Everlong” dei Foo Fighters a “Mrs Robinson” in versione Lemonheads, da “ça plane pour moi” di Plastic Bertrand fino addirittura a “Gloria” di Umberto Tozzi).

La storia segue l’ascesa e la caduta di Jordan Belfort, il broker che ha guadagnato miliardi di dollari grazie ad una serie di truffe ai danni dei suoi clienti. Un’ascesa folle, durante la quale Belfort si concede ogni forma di vizio: donne di ogni genere, una moglie mozzafiato (Margot Robbie…), droghe di ogni tipo, automobili, barche, elicotteri e qualunque tipo di follia (come ad esempio nani volanti lanciati contro un bersaglio). Un vortice di potere e denaro, dove l’adrenalina domina il mondo distorto in cui sembra affogare il suo protagonista, esaltato ed esaltante, avido e al tempo stesso generoso, affabile, gentile, ma al tempo stesso criminale.

Un gangster dei tempi moderni, un Robin Hood dell’alta finanza (rubava ai ricchi per dare a se stesso), un cowboy nel mondo selvaggio di Wall Street. Un lupo che non ha mai nascosto la sua passione per il sesso e per le droghe, un narcisista che ha vissuto la sua vita in funzione del denaro. Soltanto la straordinaria versatilità di Leonardo Di Caprio poteva rendere credibile un personaggio così complesso. Al suo fianco, il miglior Jonah Hill mai visto sullo schermo. Scorsese inanella una serie di scene madri, spinge ogni dettaglio, ogni attore, ogni sequenza fino all’estremo e talvolta anche oltre, gli unici limiti che si concede il suo film sono quelli che si pone lui stesso. Barocco, caleidoscopico, totalmente folle. Bentornato Mister Scorsese!

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Da leggere anche: The Wolf of Wall Street – La giungla della finanza secondo Martin Scorsese

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Capitolo 179

Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà, diceva una vecchia canzone: dopo qualche settimana ritorna la vita da cinefilo dunque, interrotta dall’esperienza da giurato alla settima edizione del Sardinia Film Festival e da qualche concerto che, come di consueto d’estate, ruba la scena e il tempo per il cinema. Ad ogni modo abbiamo un po’ di arretrati di cui parlare, ben quattro film in sala, un progetto nato su Internet e un gran bel Scorsese d’annata. Non ci possiamo lamentare.

Paura (2012): Guardo sempre i film dei Manetti con la meraviglia di un bambino, come quando da piccolo ti dovevi alzare di nascosto di notte per andare a vedere un film horror in televisione, mentre i tuoi genitori dormivano. Ecco, un film dei Manetti è sempre così pieno di entusiasmo e voglia di fare cinema a modo loro, che mi rende felice di vederlo. Anche stavolta mi sono divertito, nonostante non sia un amante del 3D, che normalmente evito a priori. Ci sta tutto!

Bed Time (2012): Il film del mese. Jaume Balaguerò (regista dello straordinario “Rec”) conferma la Spagna come una delle patrie del thriller. Il sadico portinaio di uno stabile di Barcellona vive dell’infelicità altrui: Clara, piena di vita e col sorriso perennemente stampato sul volto, diventa la vittima predestinata per una vita da inferno. Un film eccellente, pieno di ritmo, intuizioni e con un finale che spacca. Da vedere.

Alice non abita più qui (1974): Uno dei primi Scorsese, uno di quei film che non sembra girato da Martin Scorsese, ma davanti al quale si resta appiccicati come in qualsiasi altro film del regista newyorkese. Dopo la morte del marito una donna, insieme al figlio, decide di tornare nella città dove è cresciuta per cercare lavoro nei bar come cantante. Un road-movie al femminile, bello, bellissimo.

Life in a day (2011): Affascinante progetto realizzato da Ridley Scott e Kevin McDonald. Il regista di “Blade Runner”, qui produttore, ha chiesto agli utenti di Youtube di inviare spaccati delle loro vite girati esattamente il 24 luglio 2010. 4500 ore di girato da quasi 200 Paesi diversi: ne esce fuori un’ora e mezza di splendido documentario, dove si intrecciano vite, desideri, amori e paure. Un giorno qualunque su questo immenso pianeta. Bellissimo (su Youtube è possibile vedere il film per intero, con i sottotitoli in italiano, approfittatene!). La scena che mi è rimasta più impressa? La spiegazione della parola “Mamihlapinatapai”.

Qualche nuvola (2012): Un fresco cinema di un pomeriggio di mezza estate. Non sarà il film più originale del mondo, ma è di certo molto piacevole, con attori azzeccati e un ritmo leggero, che permette al film di scivolare giù come un bicchiere di tè freddo alle tre del pomeriggio. Splendido cameo di Elio Germano. Periferia romana tra amicizie, amori, tradimenti e altre cosette così. Molto carino.

Take shelter (2011): Un tranquillo padre di famiglia comincia improvvisamente a fare degli incubi spaventosi. Paranoia o premonizioni? Nel dubbio il buon Michael Shannon (il matto di “Revolutionary Road”) si comincia a costruire un rifugio antitornado, mettendo a repentaglio il futuro del suo lavoro, dei suoi rapporti famigliari e la sua reputazione all’interno della comunità. Inquietante viaggio nella psiche umana, tra accenni di schizofrenia e la potenza di un gran bel finale, silenzioso, capace di comunicare tutta la sua forza con le immagini. Bellissimo.

pubblicato su Livecity

Recensione “Shutter Island” (2010)

Martin Scorsese continua la sua indagine sulla violenza, cambiando totalmente registro: se gran parte della sua filmografia è sempre stata incentrata su una metaforica esplosione – dei personaggi, delle vicende e della violenza – stavolta l’isola del titolo è il luogo dove avviene il contrario, una vera e propria implosione che porterà il protagonista a scavare sempre di più all’interno di se stesso e del luogo che lo circonda, per avvicinarsi e finalmente capire la verità e la sua stessa natura. Il regista newyorkese lo fa omaggiando i grandi maestri dell’espressionismo tedesco (i riferimenti a Lang, Murnau e soprattutto Wiene sono dietro l’angolo), aiutato anche dalle tetre scenografie di Dante Ferretti, che contribuiscono a rendere l’isola un personaggio portante del film.

1954. Il capo della polizia locale Teddy Daniels viene mandato insieme ad un nuovo collega a Shutter Island, un manicomio criminale situato su un’isola-fortezza dalla quale è impossibile fuggire, per indagare sulla misteriosa fuga di una pluriomicida. I due poliziotti si ritrovano coinvolti in un’indagine che ben presto si rivela molto più grande di quel che pensavano: pazienti psicopatici e pericolosi, psichiatri gelosi e fieri della loro fortezza, sospetti e misteri dietro i quali si rivelano forse folli esperimenti medici, laboratori segreti e una pericolosa verità: Teddy Daniels capirà di non essere finito lì per caso.

Scorsese si diverte a giocare con il protagonista (un magnifico Leonardo Di Caprio), e quindi con lo spettatore, come fa il gatto con il topo: dissemina indizi, gli fa credere qualcosa per poi spiazzarlo immediatamente. L’isola – isolata e isolante – diventa così un corrispettivo fisico e spaziale di una situazione interiore, un luogo che riflette e amplifica le paure e i traumi del passato. Quello che ne esce fuori, tratto dal bestseller di Dennis Lehane (già autore di “Mystic River”), è un thriller psicologico di grande impatto visivo ed emotivo, ricco di colpi di scena e dal finale meraviglioso, racchiuso in una frase già memorabile: «Cosa sarebbe peggio? Vivere da mostro o morire da uomo perbene?».

pubblicato su SupergaCinema