Recensione “It – Capitolo 2” (2019)

Due anni dopo il successo del primo capitolo di “It” e ventisette anni dopo i fatti accaduti allora, Pennywise è tornato e sembra più arrabbiato che mai. I “perdenti” sono cresciuti, hanno dimenticato il passato e sono diventati tutti persone di successo (tranne Mike, l’unico ad essere rimasto nel Maine e a non aver dimenticato). La bellezza delle pagine di Stephen King, seppur con molte licenze, riprende vita nel lavoro di Muschietti, dove l’horror, come nel romanzo, è soltanto un pretesto per raccontare molto di più: la forza soverchiante della memoria, le paure dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi, i traumi infantili e il modo in cui riescono ad incidere sulla psiche ma soprattutto la magia del crescere insieme, nonostante la brutalità del mondo, e del ritrovarsi ancora una volta, adulti senza essere davvero cresciuti, ancora spaventati dai traumi di un passato nascosto nei labirinti della mente e mai davvero dimenticato.

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Recensione “Nymphomaniac Vol.II” (2014)

Se ci fosse ancora qualche dubbio al riguardo, è arrivato il momento di fugarlo: Lars Von Trier è decisamente pazzo, e con questo suo ultimo film scava a piene mani nella sua follia per mettere in difficoltà lo spettatore. La seconda parte del suo manuale di una perfetta ninfomane è fatta di visioni blasfeme, paragoni tra la Chiesa d’Occidente e il sadomaso (anzi solo “maso”, nel caso della protagonista), autocitazioni impossibili da non cogliere e un finale inevitabilmente comico. Non si tratta certamente di un film ridicolo, ma Von Trier sembra divertirsi a suscitare risate, perché non si può certamente non ridere di fronte ad un finale così assurdo, sul quale non intendo indugiare per non guastarvi la sorpresa.

In questo secondo volume Joe continua il suo racconto, al sicuro sulla branda offerta dal buon Seligman insieme ad un té caldo. Gli ultimi capitoli della storia riguardano la sua separazione da Jerome, protagonista maschile della prima parte del film, la scoperta del dolore per risvegliare la propria sessualità assopita, il fallimento di una terapia di gruppo e il suo nuovo, perfetto, lavoro, per via del quale conoscerà la sua “erede”.

La discesa verso l’abisso della protagonista continua anche in questo secondo episodio, che a tratti ci fa empatizzare con Joe, a tratti ce la fa detestare, a tratti ci fa sentire semplicemente dei guardoni. Dopo “Antichrist” e “Melancholia”, con “Nymphomaniac” Von Trier conferma ulteriormente il suo pessimismo nei confronti del genere umano: nessuno è veramente puro, nessuno si redime, nessuno merita la salvezza. “La gente è malvagia” diceva Charlotte Gainsbourg proprio nel capolavoro “Melancholia”, la Terra “merita di essere distrutta, nessuno ne sentirà la mancanza”. Il regista danese, ormai perso il lume della ragione, sembra abbia deciso di incentrare il suo cinema proprio su questo tema. Nonostante l’assurdità, è un cinema che, a modo suo, affascina.