Recensione “Fleabag” (Stagione 1-2)

Nello slang inglese la parola Fleabag indica una persona scorretta e probabilmente non c’è titolo migliore per questa bellissima serie tratta da una piece teatrale scritta dalla protagonista Phoebe Waller-Bridge. In due stagioni (12 puntate in totale) la protagonista, una donna di cui non conosciamo il nome, tenta di sopravvivere alla problematica frenesia della sua vita, tra rapporti complicati con la famiglia, la morte della sua migliore amica e una sfera sessuale e sentimentale piena di fragilità.

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Recensione “Cobra Kai 2” (2019)

Lo scorso anno la prima stagione di “Cobra Kai”, la serie tratta dalla saga cinematografica di successo “Karate Kid”, fu una delle grandi sorprese dell’anno. Quest’anno, dopo aver visto la magnifica seconda stagione, non si può più parlare di sorpresa: “Cobra Kai” è una delle cose più belle che vedrete sul piccolo schermo, per la sua autoironia e il tono leggero, in una serie tenacemente legata al suo passato anni 80 ma fiera di abbracciare le nuove generazioni. Si potrebbe dire che è un prodotto teen, come dicono quelli bravi, ma come si può etichettare “Cobra Kai” in una maniera così riduttiva se poi anche noi che viaggiamo intorno ai 40 ci siamo innamorati di questa serie?

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Recensione “Homecoming” (2018)

Se cercate una serie da vedere tutta d’un fiato, coinvolgente e al tempo stesso rapida, “Homecoming” è la risposta. Dieci episodi, ciascuno di circa trenta minuti, senza alcuna sotto-trama riempitiva, tutti ricchi di tensione e, nonostante il ritmo compassato, pieni di contenuti. La serie creata da Eli Horowitz e Micah Bloomberg potrebbe essere un buon oggetto di studio per una scuola di sceneggiatura: sin da subito viene mostrata un’indagine a proposito di qualcosa che è successo, che però sarà rivelato solo nel finale, fornendoci puntata dopo puntata qualche elemento in più per assemblare il puzzle finale.

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Recensione “The Terror” (2018)

terror

In questa calda estate (non troppo calda a dire il vero, ma pur sempre estate), cosa c’è di meglio di una serie di dieci puntate ambientata tra i ghiacci del circolo polare artico? La serie di David Kajganich, prodotta da Ridley Scott e distribuita da Amazon Prime Video, si basa sul romanzo del 2007 “La scomparsa dell’Erebus” (“The Terror”) di Dan Simmons, che a sua volta aveva tratto ispirazione dalla storia vera di una spedizione della marina britannica nelle acque del nord alla ricerca dell’allora fantomatico passaggio a nord-ovest. Le due navi sono sparite nel nulla e non sono mai state ritrovate fino a qualche anno fa, quando ormai il romanzo di Simmons era già stato pubblicato.

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Recensione “How I Met Your Mother” (2005-2014)

TV LOOKOUT

Due mesi fa, quasi per sbaglio, mi sono messo a guardare la prima puntata di “How I Met Your Mother”, un po’ per curiosità, giusto per ammazzare il tempo una ventina di minuti prima di passare ad altro: è andata a finire che mi sono visto nove episodi uno dopo l’altro. Proprio io che non ho mai amato le sitcom, che sono uno dei pochi a non sapere a memoria le battute di “Friends”, che ha sempre trovato irritante “The Big Bang Theory” e che, da questo punto di vista, non era mai andato oltre “Happy Days”. Due mesi sono bastati a completare nove stagioni, 208 episodi, lasciandomi adesso un’incredibile sensazione di vuoto, tipico di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona. Da quell’episodio pilota non sono più riuscito a smettere, sorprendendomi di quanto questo show potesse essere divertente e appassionante.

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