50 Volte Film People

“Film People”, il progetto fotografico dedicato ai film della nostra vita, raggiunge (e supera) quota 50: in poche settimane sono infatti già 51 le persone che hanno scelto di farsi ritrarre insieme al titolo del loro film preferito, raccontando la loro scelta e, in qualche modo, rivelando qualcosa di loro stessi. Le novità a proposito non mancano: a maggio infatti una selezione del progetto sarà esposta in una mostra fotografica presso il Teatro Palladium di Roma, durante il Roma Tre Film Festival, ma di questo ne parleremo meglio dopo le feste.

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Una Vita da Netflix – Marzo 2019

Episodio 12. Un anno di vita da Netflix, la rubrica di Una Vita da Cinefilo che ogni mese vi aiuta a districarvi nel mare di novità e scadenze della piattaforma di streaming che ha disintegrato la nostra vita sociale ma che al tempo stesso ha reso la nostra vita sotto il piumone una vera e propria filosofia. Ancora un mesetto e arriverà la primavera: non so se sono pronto ad abbandonare il plaid. Nel frattempo andiamo a scoprire cosa vedremo su Netflix a marzo.

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Top 20 – I migliori film del 2018

Un altro anno di grande cinema ci abbraccia e ci saluta, aprendo le porte ad una nuova stagione già ricca di appuntamenti importanti. Che bello sedersi su quella poltroncina, al buio di una sala cinematografica, trovandoci, seppur immobili, con una molotov in Missouri o in un motel in Florida, in un bel quartiere messicano o sulle spiagge francesi, pattinando sul ghiaccio o insieme ai cani, sia quelli a due passi da Roma che i randagi di un’isola giapponese. Come da tradizione, ecco la classifica dei miei film preferiti dell’anno, stilata in base alle pellicole uscite nelle sale italiane (o su Netflix) nel 2018: è sempre bene ripetere che si tratta di una classifica che riflette i gusti personali del sottoscritto e non pretende di ergersi come verità assoluta per ciò che riguarda il cinema di quest’anno solare. A conti fatti si tratta di una classifica di emozioni, piuttosto che di film. Che volete farci, da queste parti siamo fatti così. Premesso ciò, voi che titoli avreste inserito?

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Recensione “Homecoming” (2018)

Se cercate una serie da vedere tutta d’un fiato, coinvolgente e al tempo stesso rapida, “Homecoming” è la risposta. Dieci episodi, ciascuno di circa trenta minuti, senza alcuna sotto-trama riempitiva, tutti ricchi di tensione e, nonostante il ritmo compassato, pieni di contenuti. La serie creata da Eli Horowitz e Micah Bloomberg potrebbe essere un buon oggetto di studio per una scuola di sceneggiatura: sin da subito viene mostrata un’indagine a proposito di qualcosa che è successo, che però sarà rivelato solo nel finale, fornendoci puntata dopo puntata qualche elemento in più per assemblare il puzzle finale.

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Recensione “Better Call Saul” (Stagione 4, 2018)

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I nodi stanno decisamente per venire al pettine: la quarta stagione di “Better Call Saul”, spin-off di “Breaking Bad”, è finita ieri e ormai la vicinanza con la serie madre è palpabile. Come nelle stagioni precedenti, anche questa può vantare un clamoroso crescendo che trova il suo apice negli episodi conclusivi. Non è una di quelle serie che ti coinvolge a tal punto da voler vedere una puntata dopo l’altra, ad ogni modo, vuoi per la bellezza estetica delle immagini, vuoi per la splendida caratterizzazione dei personaggi, vuoi per la scrittura sempre spiazzante, è uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.

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Recensione “Maniac” (2018)

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La nuova serie di Cary Fukunaga, già autore della strepitosa prima stagione di “True Detective”, è arrivata su Netflix accompagnata da enormi aspettative, non solo per i precedenti del suo creatore, ma anche per la presenza di una delle attrici più in voga del momento, Emma Stone, e per l’ottimo (e irriconoscibile) Jonah Hill. Inutile dire che non solo le aspettative sono state disattese, ma la serie stessa è davvero una delusione sotto quasi ogni punto di vista. Attori a parte, tra le poche note liete, lo show non decolla e, dopo un inizio promettente in cui viene svelata la magnifica ambientazione retrofuturistica, la serie prende corridoi sempre più ambiziosi, ingurgitando se stessa, finendo con il suicidarsi episodio dopo episodio.

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Recensione “Barry” (2018)

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Qualche giorno fa, per combattere l’afa romana, sono andato in piscina con un amico cinefilo (che tra l’altro gestisce anch’egli un blog, Inglorious Cinephiles). Chiacchierando di film e serie tv a bordo vasca mi ha parlato di questa nuova serie della HBO, “Barry”, la cui trama sembrava essere davvero accattivante: Barry, ex-soldato diventato un sicario, deve recarsi a Los Angeles per uccidere un ragazzo, Ryan, che divide la sua vita tra la palestra ed un corso di recitazione. Il caso vuole che Barry venga accidentalmente scambiato per un nuovo iscritto del corso, scoprendo una volta sul palcoscenico che la sua vita finalmente ha uno scopo: vuole diventare un attore. Il problema è far conciliare la sua professione di assassino prezzolato con i corsi di teatro tenuti da Henry Winkler (sì, proprio lui, Fonzie di “Happy Days”).

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Recensione “The Terror” (2018)

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In questa calda estate (non troppo calda a dire il vero, ma pur sempre estate), cosa c’è di meglio di una serie di dieci puntate ambientata tra i ghiacci del circolo polare artico? La serie di David Kajganich, prodotta da Ridley Scott e distribuita da Amazon Prime Video, si basa sul romanzo del 2007 “La scomparsa dell’Erebus” (“The Terror”) di Dan Simmons, che a sua volta aveva tratto ispirazione dalla storia vera di una spedizione della marina britannica nelle acque del nord alla ricerca dell’allora fantomatico passaggio a nord-ovest. Le due navi sono sparite nel nulla e non sono mai state ritrovate fino a qualche anno fa, quando ormai il romanzo di Simmons era già stato pubblicato.

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