Recensione “El Bar” (2017)

el bar

Il cinema di Alex De La Iglesia ormai non è più una sorpresa. L’ultimo lavoro del regista basco, già Leone d’Argento a Venezia nel 2010 per “Ballata dell’odio e dell’amore”, arriva silenziosamente su Netflix (e purtroppo non in sala, argomento che meriterebbe una discussione a parte): se con “Le streghe son tornate” del 2013 De La Iglesia aveva dato libero sfogo al suo talento “pulp”, con questo nuovo film conferma la sua bravura nel costruire storie legate da violenza fumettistica, risate a denti stretti e situazioni al limite del paradossale.

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Recensione “La vita è facile ad occhi chiusi” (“Vivir es facil con los ojos cerrados”, 2013)

Dalla strofa iniziale di “Strawberry Fields Forever”, che Lennon scrisse durante il suo periodo in Almeria, e soprattutto da una storia realmente accaduta, David Trueba ha trovato l’ispirazione per questo pluripremiato road-movie ambientato nella Spagna franchista, in un periodo, gli anni 60, in cui la libertà non andava di moda. Qui gli adulti sembrano essere malinconici e pieni di rimpianti, mentre i giovani, sprovvisti di futuro, non hanno voce in capitolo sulle decisioni che riguardano la loro vita. Ma non per tutti è così.

Antonio, un professore di inglese che usa le canzoni dei Beatles come programma di studio per i suoi studenti, viene a sapere che John Lennon è in Almeria per girare un film da attore. All’idea di poter conoscere il suo idolo, Antonio intraprende un viaggio verso il sud, dove raccoglie lungo la strada una ragazza decisa a tornare nella sua città e un giovane appena scappato di casa. Tra i tre nascerà un’amicizia che segnerà le loro vite: come diceva lo stesso Lennon, “essere onesti può non farti avere molti amici, ma ti farà avere quelli giusti”.

Una storia di amicizia e, perché no, di ribellione: in una Spagna oppressa dalla dittatura, il viaggio di queste tre persone così diverse si trasforma in reazione ad una vita ordinaria, prestabilita, dove le battaglie personali dei tre sono semplicemente il soffio leggero di un vento nuovo, quello stesso vento che da lì a pochi anni avrebbe abbattutto il muro della dittatura. La storia in fondo l’hanno fatta eroi comuni, capaci di superare le aspettative degli altri e i propri limiti. In questo contesto la figura mitica di John Lennon si inserisce perfettamente: è un’icona, un simbolo di libertà, al tempo stesso un personaggio dal passato difficile, dal presente pieno di dubbi. I Beatles avevano da poco pubblicato “Help”, il grido di aiuto di qualcuno che, pur circondato da milioni di persone, si sente solo, privo di legami davvero importanti. Sarà proprio la magica atmosfera del sud della Spagna a rivelare il lato interiore di questo artista straordinario, che tra i campi di fragole dell’Andalusia trovò l’ispirazione per comporre l’eterna “Strawberry Fields Forever”. Un film al tempo stesso divertente e profondo, malinconico e pieno di speranza, musicato da Pat Metheny e realizzato con la sensibilità di chi ha compreso il senso reale di una canzone: quando ascolti qualcuno che ha avuto i tuoi stessi dubbi e i tuoi stessi problemi, bene, è proprio lì che capisci di non sentirti solo.

Recensione “Bed time” (“Mientras duermes”, 2012)

In Spagna di certo sanno come far girare il pallone, lo dimostra il Barcellona e la nazionale di calcio iberica, ma al tempo stesso sanno anche come girare un thriller. La conferma arriva da uno dei registi più interessanti di questa “nueva ola” del cinema spagnolo, Jaume Balaguerò, che già con “Rec” aveva conquistato il pubblico e che con questo nuovo film si appresta a bissare il successo.

In uno stabile di Barcellona il portinaio Cesar osserva costantemente la vita degli inquilini. Cesar è un uomo disturbato, che si nutre del dolore e dell’infelicità altrui per il proprio piacere personale: la bella Clara, sempre con il sorriso sul volto e piena di vita, diventa presto la sua ossessione. L’operato invisibile del portinaio oltrepasserà ogni limite, con lo scopo di rendere la vita di Clara un inferno.

Un thriller originale, diverso dagli altri, in cui gli eventi sembrano appartenere alla quotidianità, ma che invece sono guidati dalla mano invisibile di un personaggio memorabile, ben scritto e ottimamente interpretato da Luis Tosar (già apprezzato in “Cella 211” nel ruolo di Malamadre): una pellicola che mina le certezze di tutti i giorni in un luogo, la nostra casa, dove normalmente abbassiamo la guardia, dove ci sentiamo protetti e al sicuro, e che invece è il campo da gioco ideale per il sadico Cesar. Uno dei film migliori dell’estate.

pubblicato su Livecity