Una Vita da Cinefilo Magazine – Numero 29

Cameron Post

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Capitolo 245

profondorosso

Ultimo giorno prima delle mie meritatissime vacanze estive. Questo non significa che trascurerò il blog, tutt’altro: come sempre l’estate e la mancanza di film da vedere al cinema significa l’aumento di contenuti di altro genere, quindi restate nei dintorni perché non gli aggiornamenti non mancheranno. Passiamo alle cose serie, i film: ho aspettato l’ultimo giorno prima della partenza proprio per chiudere in tutti i sensi il capitolo cinema prima del prossimo episodio dove, come al solito, vi racconterò di film visti in treno e di visioni pugliesi su un terrazzo sotto le stelle. Tutto bello, tutto molto romantico, ma poi tra una ventina di giorni sto di nuovo qua quindi forse la sto facendo un po’ troppo lunga. Passiamo ai film, orsù!

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Capitolo 241

manhattanallen

Come al solito uno non si può distrarre un attimo e si ritrova con un altro capitolo pieno di film: 8 pellicole viste nelle ultime due settimane, complici i giorni di festa, il ponte del 25, quello del Primo Maggio e le ferie forzate. Mi sto lamentando? Giammai. Tre proiezioni stampa (prima di Cannes c’è sempre un bel pienone), due rewatch del passato, un paio di film su Netflix, una capatina al cinema e un bel po’ di episodi di serie tv, tanto per non farsi mancare niente. Via con la sigla, perché c’è molto di cui parlare.

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Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 3

Che splendida giornata. Il primo sabato di Festival è sempre uno dei giorni più attesi dell’anno, anche solo per il semplice motivo che posso prendere la macchina per andare all’Auditorium. Un quarto d’ora da Garbatella a Flaminio: ecco cosa significa il sabato mattina. Odore di pane caldo dal forno sotto casa, Bruce Springsteen nello stereo della macchina, il primo sole del mattino che bacia Ponte Sisto, Castel Sant’Angelo e tutti i palazzi sulla rive gauche del Tevere. Alle 8.15 avevo già parcheggiato. Solo l’amore per il cinema potrebbe spingermi a tanto, ma a volte è proprio la città a sembrare un bel film.

La giornata cinematografica è cominciata alle 9 con “Stronger” di David Gordon Green, con un ottimo Jake Gyllenhaal. Il film racconta la storia di un ragazzo di 28 anni, il nostro Jake, che durante la maratona di Boston perse entrambe le gambe a causa dell’attentato del 2013. Io ho un debole per i film girati a Boston, o in Massachusetts (ancora devo capirne il motivo), ed è proprio per questo motivo che la pellicola era riuscita inizialmente a conquistarmi. Dico inizialmente perché dopo una bellissima prima parte piena di intensità e dolore, il film si trasforma lentamente in un saggio di retorica stellestrisce. Il riscatto di un Paese in costante bisogno di crearsi un eroe: oh, tanto hanno fatto che alla fine Jake Gyllenhaal dice: “Lo sapete che c’è? Fateme esse un eroe va”. E forza allora con gli abbracci, le strette di mano, i parenti dei militari e quelli dell’11 settembre. Resta un film girato molto bene, splendidamente interpretato dal signor Donnie Darko, che secondo me si va a perdere proprio nel finale, dove si poteva raggiungere lo stesso risultato evitando però le palate di retorica propinateci dal regista. Peccato. Continuo comunque ad amare l’ambientazione bostoniana, questo è più forte di me.

Il momento che attendevo di più, non soltanto oggi, ma in tutto il Festival (Lynch a parte, ne riparleremo tra sette giorni) era però “Last Flag Flying”, il nuovo film di Richard Linklater, che come ben sapete è uno dei miei registi preferiti in assoluto e anche uno dei 328 motivi per cui ha senso alzarsi al mattino. Tre ex-marine, nella fattispecie Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne, si ritrovano dopo decenni per accompagnare uno di loro al funerale del figlio, ucciso durante la guerra in Iraq. Io penso che già soltanto mettere insieme Walter White di Breaking Bad, Morpheus di Matrix e beh, Steve Carell (in quanto Steve Carell) sia stata un’idea meravigliosa, aggiungendoci poi i dialoghi e le storie di Linklater diventa un qualcosa che non sai mai fino a che punto puoi definire commedia, perché è molto di più: c’è la critica politica (e antimilitarista), il contrasto tra religione e ateismo, la tipica riflessione sul tempo e sull’amicizia, sui rimorsi di un passato che non può essere recuperato ma soltanto preso ad esempio. E poi ci sono gli elementi da road movie, che nei film di Linklater non sono mai una componente secondaria. Non so se si è capito ma per me è stato un colpo di fulmine totale: Bryan Cranston è il mattatore della pellicola (cosa darei per andare a farmi un paio di birre con lui), neanche si fa in tempo a smettere di lacrimare per le risate che si comincia a lacrimare (metaforicamente) per l’intensità dei personaggi, per le loro storie, il loro passato, i tanti errori che li rendono umani a tal punto da volerli abbracciare. Non perdetevelo per nessun motivo.

Nel pomeriggio è arrivato sul red carpet nientepopodimenoche Mazinga, per la proiezione del nuovo film sul robottone della nostra infanzia. Per i corridoi dell’Auditorium mi sono imbattuto in un gruppo di cosplayer dei vari Tetsuya, Aktarus e compagnia bella. Il film, “Mazinga Z”, è stato un simpatico tuffo negli anni 80, inizialmente stavo considerando l’idea di abbandonare la sala, poi ho lentamente ripreso ad abituarmi ai personaggi e alle battaglie di robot che alla fine devo dire che mi è pure un po’ piaciuto. La cosa più bella però sono stati i bambini presenti tra il pubblico, che urlavano “che figata!” dopo un pugno atomico oppure applaudivano quando i personaggi dicevano che questo pianeta merita di essere salvato. Mi hanno dato un po’ di speranza, è stato bello, e soprattutto mi è sembrato di rivedere me stesso alla loro età, quando guardavo Mazinga in tv.

In serata la Roma ha chiuso in bellezza una giornata perfetta, che sarebbe stata ancora meglio se non avessi tutto questo sonno, ma non si può voler tutto. Da segnalare che nessuno oggi parlava di “Stranger Things”, segno che le minacce che ho lanciato nei giorni precedenti hanno funzionato. Meno male, non ho dovuto litigare con nessuno. Per ora. Ah, domani si dorme un’ora in più: sì, è proprio un bel weekend.

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Cosa vedere su Netflix?

Cos’è Netflix ormai lo sappiamo tutti, il problema di molti – e spesso anche il mio – è che talvolta apro la pagina e mi trovo davanti a decine e decine di film, perdendo almeno dieci minuti per decidere cosa vedere. Ho pensato di scrivere questa specie di guida per aiutare tutti voi a districarvi nel mare di pellicole (e anche qualche serie tv) che galleggiano nell’universo italiano di Netflix: è uno sporco lavoro (ed è in costante aggiornamento), ma qualcuno lo deve pur fare…
Un consiglio: se cercate un film in particolare, aiutatevi con il pulsante “cerca” sulla colonna di destra. E voi cosa guardate? Aggiungete i vostri consigli tra i commenti e, nel caso trovaste qualcosa non più in catalogo, vi prego di segnalarmelo.

Ultimo aggiornamento 29 novembre 2018
Vecchi Film: Forrest Gump, Rushmore
Film italiani e internazionali: Roma
Film USA: Barriere, Her, Arrival
Commedie: Qualcuno salvi il Natale
Animazione: Nightmare Before Christmas, Wall-E
Documentari: Springsteen on Netflix
Serie Tv: Hill House

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Recensione “Nice Guys” (2016)

Le strane coppie al cinema, alcune più, alcune meno, hanno sempre funzionato piuttosto bene. Non è un caso che Shane Black, il regista, si sia fatto un nome come creatore di una delle “strane coppie” più famose del cinema d’azione, ovvero Riggs e Murtaugh in “Arma Letale”. In seguito ha riproposto lo schema in altre pellicole da lui sceneggiate, come “L’ultimo Boy Scout”, “Iron Man 3” e “Kiss Kiss Bang Bang”, con il quale ha anche esordito dietro la macchina da presa (una chicca: Black ha anche scritto il cult “Scuola di Mostri”, un “Goonies” in tono minore ma geniale, ambientato tra i mostri della Universal, un film che molti di noi nati negli anni 80 ricorderanno probabilmente con un sorriso). A Cannes hanno parlato di Russel Crowe e Ryan Gosling in stile Bud Spencer e Terence Hill, e il paragone può anche funzionare, se posto in termini di ironia e (anti)eroismo. In realtà la pellicola somiglia tanto ad un’avventura di Hap Collins e Leonard Pine, la coppia di “detective” che ha contribuito al grande successo di Lansdale, soprattutto per la loro capacità di trovarsi in guai sempre enormi e decisamente più grandi di loro, e di uscirne sempre fuori tra colpi di proiettile e ironia.

Los Angeles di fine anni 70 è corrosa dallo smog e dall’industria pornografica. La città è alienante, libertina, pazza e surreale: su questa scena si muovono un investigatore privato, truffaldino ma con una figlioletta molto sveglia al seguito (suo malgrado) e un picchiatore duro ma dal cuore tenero. I due decidono di aiutarsi per ritrovare una ragazza scomparsa e indagare sulla morte di una diva del porno, due piste che sembrano scollegate ma che invece nascondono un caso di importanza nazionale.

Crowe lavora molto di sottrazione, facendo da spalla al mattatore della pellicola, Ryan Gosling, totalmente sopra le righe, in un ruolo piuttosto raro per la sua filmografia (che in particolar modo dopo “Drive” sembrava inquadrarlo in ruoli soprattutto drammatici). Black conferma così il suo talento per quelli che gli americani chiamano “buddy movies”, mescolando il noir losangelino, il poliziesco e il cinema d’azione in un frullatore pieno di ironia.

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