Cosa vedremo nel 2019: da Tarantino a Scorsese

Buon anno a tutti e a tutte. Il 2018 è stato archiviato per ben benino, con una Top 20 mai come quest’anno piena di esclusioni dolorose ed eccellenti, segno che si è trattato di un’annata molto intensa. Come sarà questo 2019 cinematografico? Cosa vedremo? Beh, ovviamente è l’anno che ci porterà in sala a vedere il nuovo episodio di “Star Wars” (anche se dovremo aspettare praticamente 11 mesi…), ma soprattutto tantissimi film che ancora non conosciamo e ai quali tra un anno ripenseremo con il cuore gonfio di emozioni. Andiamo a dare uno sguardo ai titoli più interessanti in uscita nel 2019: qual è il vostro film più atteso?

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Recensione “Solo – A Star Wars Story” (2018)

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Ron Howard riesce nella sfida più difficile: far sembrare credibile il suo protagonista. Il resto è cibo per i fan di Star Wars e penso che possa andarci benissimo così. Voglio dire, ci sono Chewbecca, il Millennium Falcon e Lando Carlissian, quanto basta per acquistare un biglietto e volare al cinema. Alden Ehrenreich deve aver studiato molto il volto e la gestualità di Harrison Ford, perché il suo Han Solo piace, è la canaglia che abbiamo sempre amato e, nonostante la diffidenza che potevamo riservargli, funziona.

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Capitolo 232

E anche questo Natale… è passato. Capitolo natalizio della vita da cinefilo, con molti film d’animazione (ben tre, come è richiesto sottovoce dal periodo), un paio di gustosissime anteprime e soprattutto tre re-visioni di un certo livello. Anche stavolta ci sono molti film, ma che vi devo dire, ho ripreso un ritmo invidiabile, complici soprattutto le feste natalizie e ancor di più il freddo: (quasi) qualunque cosa possiate pensare non sarà mai migliore di un bel film sotto il piumone. Ultimo capitolo dell’anno quindi, ci risentiremo presto con la Top 20 e con un nuovo numero del magazine (!), nel frattempo andiamo a dare un’occhiate alle ultime visioni di questo periodo. A presto, cari affezionatissimi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017): A gennaio avrete già la possibilità di vedere uno dei migliori film del prossimo anno. Il regista di “In Bruges” mette insieme un trio niente male (Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell) per una grandiosa black comedy, con battute al fulmicotone e un’ambientazione che fa pensare vagamente ai libri di Lansdale. Non lo dico spesso, ma stavolta non posso farne a meno: è davvero imperdibile.

Il figlio della sposa (2001): Ma quanto è bello il cinema argentino? Non mi stancherò mai di ripeterlo. L’ultima volta che avevo visto questo gioiello di Juan Josè Campanella (regista del capolavoro premio Oscar”Il segreto dei suoi occhi”) mi trovavo in America Latina e mi guardavo i film in lingua originale per imparare la lingua. A distanza di tanti anni è ancora più piacevole, più tenero, un po’ malinconico forse, ma sempre bello, bello, bello. Vi presto il dvd oppure lo trovate su Netflix. Guardatelo.

Loving Vincent (2017): Interamente dipinto a mano da un centinaio di artisti addestrati a dipingere nello stile di Van Gogh: il film sarebbe stato ugualmente interessante senza la meraviglia visiva che ci offre? Probabilmente no, ma anche grazie alla forza delle immagini regala un’ora e mezza di eccellente intrattenimento. Una bella indagine intorno alla morte del pittore olandese, da vedere.

Il Re Leone (1994): Altro film d’animazione, ma di tutt’altro genere. Vi devo confessare una cosa: non l’avevo mai visto! Eh lo so, ma nel 1994 quando uscì ero appena entrato nella fase “ho 13 anni e non guardo più film per bambini”. Sarebbe stato molto meglio vederlo allora, perché adesso, pur dovendo ammettere che si tratta di un bel film, non l’ho potuto apprezzare come avrei dovuto: per me il Re Leone sarà sempre Gabriel Omar Batistuta, non posso farci niente.

Coco (2017): E niente, la Pixar ha fatto un altro miracolo cinematografico. Esce al cinema tra tre giorni e, qualunque sia la vostra età, vi dico che dovreste proprio andarlo a vederlo. La musica è protagonista, così come l’importanza della famiglia, della memoria, del ricordo. Messico e nuvole, la faccia triste dell’America. Stupendo.

Love Actually (2003): Mi potete citare “Una poltrona per due” o “Mamma ho perso l’aereo” o quello che vi pare, sono tutti film bellissimi. Ma dal 2003 per me esiste un solo film di Natale: “Love Actually”. Non so se si può definire un “guilty pleasure”, ma io sto proprio in fissa con questo film di Richard Curtis e lo devo vedere ogni anno, obbligatorio. Cast pazzesco, scene cult a non finire (su tutte il balletto di Hugh Grant e la dichiarazione d’amore a Keira Knightley), risate e un po’ di sane emozioni. Mamma mia quant’è bello.

Star Wars – Gli ultimi Jedi (2017): Il Natale va passato con le persone che ami, motivo per cui sono andato al cinema a rivedere Star Wars. Confermo tutto ciò che ho già scritto a proposito: il passato deve essere messo da parte, perché qui si comincia a menare duro. Episodio cupo, nonostante le gag, con Rey e Kylo Ren protagonisti assoluti, complementari, veri traini spirituali del destino della saga. Quel finale poi…

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Gli ultimi Jedi siamo noi

“Gli Ultimi Jedi”, il nuovo episodio della saga di “Star Wars”, è finalmente nei cinema di tutto il mondo, due ore e mezza di imprese mirabolanti pervase da una genuina gioia di sentirsi bambini, seduti al sicuro sulla poltroncina di una sala buia a fare il tifo per i buoni. Siete già andati a vederlo? Se sì, potete andare tranquillamente avanti nella lettura, piena di spoiler, al contrario vi rimando alla recensione vera e propria, dove non c’è neanche uno spoiler sulla trama e che potete leggere qui. Dunque, se ancora non avete visto il film, l’espressione basita di Luke Skywalker dice tutto: correte a vederlo, poi potrete proseguire nella lettura. Dopo il Maestro Jedi cominciamo a parlare seriamente e l’articolo sarà tutto, ma proprio tutto, un grosso ed enorme spoiler. Jedi avvisato mezzo salvato.

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Recensione “Star Wars Episodio VIII – Gli Ultimi Jedi” (“Star Wars Ep.VIII – The Last Jedi”, 2017)

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– NO SPOILER –
Di ritorno dalla proiezione stampa sono tante le sensazioni che si avvolgono, si attorcigliano, si arrampicano su di me. Su tutte le voglia di uscire sul balcone, nonostante la pioggia, e osservare le stelle, pensando a tutte le mirabolanti storie che si svolgono su quella galassia lontana lontana. Questa è la recensione a caldo e senza spoiler, nemmeno sulla trama, per permettere a chi non ha ancora visto il film di godere appieno della visione (successivamente affronteremo anche l’analisi a freddo, dove parleremo di tutto e di più, ma non è questo il momento).

I film di “Star Wars” riescono laddove gran parte del resto del cinema non può permettersi di arrivare: emozionarsi durante i primi due secondi di film è prerogativa di questa saga e del magico tema di John Williams, una sorta di macchina del tempo che riesce all’istante a farci sentire di nuovo bambini, cancellando dalla mente qualsiasi altra cosa non sia legata al film. Il giudizio? Eccolo che arriva: a me è piaciuto. Certo, a me basta vedere una spada laser e il Millennium Falcon per gridare al capolavoro, ma al di là di questo si tratta di un bel film. Senza dubbio deve fare i conti con il fatto di essere un sequel, dunque non può avere la freschezza e la trascinante potenza della novità, uno dei punti principali dell’episodio precedente, a suo modo però funziona, eccome se funziona.

“Il Primo Ordine colpisce ancora”, impensabile il contrario: neanche a dirlo, se “Il risveglio della Forza” aveva molti punti in comune con “Una nuova speranza”, “Gli ultimi Jedi” in alcuni momenti fa inevitabilmente pensare a “L’impero colpisce ancora”, anche se comunque è un film che vive di vita propria: Rey diventa sempre più consapevole della sua importanza, così come Kylo Ren, costretto a convivere con la sua coscienza e con tutti i segreti legati al suo passato. Rey e Ren sono lo jin e jang di questa nuova trilogia, entrambi giovani, entrambi potenti, una votata al bene, l’altro devoto al male: il confronto tra questi due personaggi è probabilmente una delle chiavi di lettura più interessanti di questo nuovo episodio di “Star Wars”. E se nel film precedente la Forza era stata poco più di un sussurro, un qualcosa di mitico e lontano, stavolta la religione Jedi non solo è sveglia, ma potente come non mai (ne sono un esempio la spiazzante scena iniziale che vede protagonista Leila e soprattutto il sorprendente finale). Tra le novità ci sono un paio di pianeti decisamente interessanti e alcuni personaggi nuovi, tra cui spiccano inevitabilmente le star Laura Dern e Benicio Del Toro (tra i due personaggi la prima ha senza dubbio la mia preferenza), ma la cosa più bella è sempre l’incontro con le vecchie conoscenze, ovviamente Luke, ma anche un’altra che non ci saremmo mai aspettati.

In conclusione, “Il Risveglio della Forza” è servito ad introdurci i nuovi personaggi, “Gli ultimi Jedi” vede quelli stessi protagonisti alle prese con le proprie responsabilità, con i propri conflitti (interiori ed esteriori) e con la loro crescita, sia come personaggi che come individui. Fino ad un finale da pelle d’oca, che ci lascia sui titoli di coda con tanta voglia di restare ancora bambini e, soprattutto, con grande speranza. L’attesa per il 2019 è già cominciata.

Vai all’approfondimento: Gli ultimi jedi siamo noi.

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Trailer di “Star Wars 8 – Gli ultimi Jedi”: analisi e previsioni

Ormai da qualche giorno è uscito il primo trailer del nuovo episodio di Star Wars, “Gli ultimi Jedi”, che uscirà a dicembre (due anni dopo il grande successo de “Il risveglio della Forza” e dodici mesi dopo l’ottimo “Rogue One”). L’Episodio VII ci aveva regalato due teaser e un trailer, che prontamente abbiamo vivisezionato e analizzato fino all’ultimo dettaglio in una serie di post (sbagliando qualcosa qua e là, ma anche indovinando molte cose). Proviamo a fare lo stesso gioco con questo nuovo trailer, meno spettacolare di quello del film precedente, ma comunque interessante.

Il trailer inizia in maniera analoga al primo teaser del film precedente: se lì c’era il deserto di Jakku e poi improvvisamente la comparsa di Finn, qui c’è la roccia dell’isola dove abbiamo incontrato Luke alla fine di Episodio VII e subito dopo Rey, affaticata, stanca. Senza alcuna ombra di dubbio la parte iniziale del trailer ci mostra l’addestramento a cui è sottoposta la protagonista sotto la direzione di Luke Skywalker, che non può non farci pensare agli esercizi a cui Yoda sottoponeva lo stesso Luke ne “L’impero colpisce ancora”. Mentre Luke dice a Rey “respira, pensa a respirare, ora… abbandonati”, le immagini prima ci mostrano l’isola di cui sopra, quindi si soffermano su Rey che comincia a conoscere le vie della Forza (delle pietruzze fluttuano grazie ai poteri mentali della ragazza). Schermo nero: Luke domanda “che cosa vedi?”, quindi l’immagine si sposta su Leila di spalle davanti ad una mappa stellare, mentre Rey risponde: “Luce…”. Stacco sull’elmo di Kylo Ren fumante e distrutto in terra (immagino in seguito ad uno degli attacchi di rabbia dello stesso Ren), e la voce off che dice “Oscurità…”. Altro stacco abbastanza interessante su un muro pieno di spuntoni (forse una grotta all’interno dell’isola di Luke?): ci sono alcuni volumi su una sorta di mini-libreria e una mano accarezza il simbolo dei Jedi all’interno di uno di essi (mentre la voce di Rey afferma: “L’equilibrio”). Luke replica, sempre fuori campo, “è tanto più grande” (frase un po’ sibillina), mentre intanto vediamo i due sull’isola con Rey impegnata ad esercitarsi con la spada laser. Qui la musica si fa più intensa e vediamo le prime scene di guerra: alcune navette (dei ribelli, visto che nell’immagine da dietro vediamo in lontananza i Walkers che una volta appartenevano all’impero) “grattano” la superficie di un pianeta lasciandosi alle spalle una lunga scia di polvere rossa e poi comincia un montaggio piuttosto rapido di immagini: Finn addormentato dentro una sorta di cabina medica (sarà probabilmente la riabilitazione in seguito allo scontro con Kylo Ren o altro); Poe insieme a BB8 in un momento concitato, tra scintille e l’esplosione di un hangar; il Falcon, immancabile, in volo; Rey di corsa con la spada laser aperta in mano, stacco poi su Kylo Ren e la sua arma, entrambi pieni di cattive intenzioni. “Conosco una sola verità…”, dice la voce di Luke in sottofondo, mentre un individuo di spalle (quasi sicuramente lo stesso Luke), insieme a R2D2, osserva un luogo dato alle fiamme (forse  il flashback del tempio Jedi che Skywalker aveva messo in piedi e poi distrutto da Kylo Ren?). Andiamo avanti: soldati del First Order guidati da Captain Phasma (allora è viva! Peccato, è un personaggio che non sopporto…) marciano all’interno di un luogo in fiamme (forse l’hangar esploso di cui parlavamo poco fa), quindi vediamo un momento di guerre stellari tra caccia dei buoni contro navi dei cattivi e poi quella frase, con Luke Skywalker in piedi all’uscita di un pertugio: “…il tempo della fine dei Jedi è giunto” (!!!).

Non sappiamo se ci saranno altri trailer (ma probabilmente nei prossimi mesi ne vedremo ancora un altro), ciò che sappiamo è che l’attesa è cominciata. Tante le domande che aspettano risposte (alcune le potete leggere qui), nel frattempo ce n’è una in particolare che mi ronza in testa: quanto manca a dicembre?

PS: Il poster, al contrario del trailer, è meraviglioso

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Recensione “Rogue One” (2016)

Tutto ciò che leggerete è pieno zeppo di SPOILER. Pieno.
Vi sto avvisando.
Sicuri di voler continuare?
Ok.

Bene. Diciamo subito che tutto ciò che si svolge nell’universo di Star Wars per me ha una sua dose di credibilità e di bellezza che praticamente nient’altro si potrà mai permettere, quindi a scrivere è un fanatico entusiasta che basta che gli fai vedere una spada laser, un respiro affannato dietro un casco nero, un paio di droidi e il faccino della Principessa Leila (ma anche le espressioni di Capo Rosso) per mettersi quasi a piangere dalla felicità. Detto ciò devo ammettere che “Rogue One” mi è piaciuto davvero molto e, ammetto, non ci avrei puntato una lira. Non so perché l’idea di uno spin off mi sembrava sacrilega, forzata, inutile e decisamente offensiva nei confronti dei miei idoli di infanzia, adolescenza ed età adulta (quale?). Il punto è che ho avuto i brividi più di una volta. Il punto è che quando nell’ultima inquadratura compare la Carrie Fisher del 1977 per dire semplicemente “Hope”, io avevo gli occhi lucidi. E li avrete avuti anche voi spero, se come mi auguro avete un cuore.

Mi è piaciuta molto la colonna sonora di Michael Giacchino: omaggia i temi sacri di John Williams, ci inganna con quelle prime due note e poi ci fa viaggiare da tutt’altra parte. Ben fatto. Sempre bellissimi i rimandi e le citazioni, i ritorni di molti personaggi familiari: Darth Vader e Leila su tutti, ma anche il senatore Organa, R2D2 e C3PO (per un momento), i bifolchi con i quali si imbatterono Luke e Obi Wan a Mos Eisley, qualche volto noto dell’Alleanza Ribelle (Mon Mothma e Capo Rosso). Ah, Tarkin, lui è uno di quelli che da bambino mi facevano sempre paura. Anche qui è abbastanza inquietante come sempre. Sul fronte personaggi nuovi è apprezzabile Mads Mikkelsen nei panni di Galen Erso, l’uomo che fu obbligato a creare la Morte Nera, ma che per vendicarsi ci piazzò una bella falla che poi Luke trasformerà in storia del cinema. Nel complesso però non ho amato molto i volti nuovi: se nell’Episodio VII mi sono affezionato immediatamente a Rey, Poe Dameron e Kylo Ren (un po’ meno a Finn), qui non ho trovato molto interessante quasi nessun personaggio nuovo. Salvo il mezzo jedi cieco, il droide riprogrammato e il sovrintendente ai lavori della Morte Nera. I due protagonisti sono ok, ma come detto, non mi ci sono affezionato più di tanto. La cosa più incredibile di tutte però, rispetto a ciò che normalmente ci si può aspettare in un film di Star Wars, è che qui i buoni MUOIONO TUTTI! Sì, ce lo potevamo aspettare visto che in Episodio IV non c’è traccia di nessuno di loro, ma in fondo chi l’avrebbe detto? Questo rende forse Rogue One ancora più epico: il sacrificio per una causa superiore, ma soprattutto la SPERANZA (parola chiave di questo film, non per niente quello storicamente successivo si intitola “Una nuova speranza”).

Altra nota positiva: la battaglia finale. Solitamente le scene d’azione mi annoiano in maniera magistrale, ma in questo caso gli spari, gli scudi, le strategie, gli assalti… sono avvincenti. Sono davvero ben girati e mai troppo esagerati. Insomma, sono quasi credibili e la cosa ai miei occhi non può che esser positiva. Ma al di là di tutto ciò che si può dire a livello tecnico ciò che rende Rogue One speciale è che cambia la nostra percezione di Episodio IV (a differenza di ciò che non erano stati in grado di fare gli Episodi I, II e III). Ora sappiamo perché c’era una falla nella Morte Nera, sappiamo tutto il sacrificio e l’amore che ci sono stati poco prima degli eventi di quel film. E sappiamo ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, perché amiamo così tanto questa saga. Che la Forza sia con voi.

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La Forza si è svegliata

Sono andato nuovamente a vedere “Il Risveglio della Forza” e, senza le ansie, le aspettative, le sorprese, l’eccitazione e un altro migliaio di cose che avevo in corpo durante la proiezione stampa, sono riuscito a vederlo con un occhio più obiettivo e con un’attenzione maggiore per i dettagli: in poche parole, mi è piaciuto ancora di più. Avviso ai lettori: se la prima recensione (che potete leggere qui) era totalmente priva di spoiler, anche sulla trama, ciò che c’è scritto da qui in poi è riservato soltanto a chi ha visto il film (o a chi non interessa rovinarsi la visione, se esiste). Dunque se non avete ancora visto questo Episodio VII ci penserà Kylo Ren a fermarvi; in caso contrario potete superare l’immagine e continuare nella lettura.

Star Wars: The Force Awakens Ph: Film Frame ©Lucasfilm 2015 Continua a leggere

Recensione “Star Wars Episodio VII – Il Risveglio della Forza” (“Star Wars Ep.VII – The Force Awakens”, 2015)

– NO SPOILER –
Nero. La scritta STAR WARS compare sullo schermo, musica di John Williams a tutto volume, e siamo di nuovo bambini. La Forza si è risvegliata. Non so descrivere il mio stato d’animo nelle ore precedenti alla proiezione. Non credo di essermi mai sentito così prima dell’inizio di un film, neanche quando è uscita al cinema la seconda trilogia (probabilmente anche perché ai tempi non c’erano social network ad alimentare il fomento, o l’hype, come si dice adesso): stavolta l’attesa è stata però decisamente premiata con un film che riporta gli appassionati di Guerre Stellari nelle atmosfere di quella trilogia che hanno amato, con cui sono cresciuti, che porta ancora alcuni di loro (non facciamo nomi…), a trent’anni suonati, a fingere di usare la Forza quando si aprono davanti a lui le porte della metropolitana… J.J. Abrams è nerd almeno quanto noi, sapeva di non poter fallire, motivo per cui dà ai fan di Star Wars esattamente ciò che volevano: li nutre con strizzatine d’occhio, battute, riferimenti ai vecchi film (“È un pezzo di ferraglia!”, oppure “Davvero questo è il Millennium Falcon? La nave che ha fatto la rotta di Kessel in 14 parsec?” “12 parsec!”, e così via). Al tempo stesso però, Abrams introduce nuovi personaggi, che somigliano moltissimo a quelli che abbiamo amato per tutta la vita: Rey (la quasi esordiente Daisy Ridley) è perfetta, di origine umile come Luke Skywalker, povera, ma caparbia e con un profondo senso di giustizia. Poe Cameron (Oscar Isaac) è un pilota eccezionale almeno quanto Han Solo, e possiede il sarcasmo e il carisma del personaggio interpretato da Harrison Ford. Il droide BB-8 poi è “monello” tanto quanto lo era R2D2 e così via… L’antagonista è anch’esso costruito su delle basi solide, la presenza di Kylo Ren non è assolutamente forzata e anzi appare pienamente giustificata. Tra tutti questi si inserisce il personaggio di Finn, una figura totalmente assente nei film precedenti, che in un certo senso facciamo inizialmente fatica ad accettare (proprio perché non sappiamo bene a “chi” ricondurlo), ma che con il passare dei minuti e delle battute si impara a conoscere e rispettare.

Insomma, senza entrare troppo nei particolari, questo attesissimo Episodio 7 è una sorta di “Una nuova speranza” per le nuove generazioni: tantissimi sono infatti i riferimenti narrativi che legano la storia a quella del film del 1977. La sensazione è che Abrams abbia voluto accattivarsi la simpatia dei fan inserendo molteplici riferimenti alla vecchia trilogia, ma al tempo stesso preparandoci ai prossimi due film, dove immaginiamo che i nuovi personaggi prenderanno ancora più peso all’interno della storia (soprattutto Rey, destinata ad entrare nel cuore di tutti i fan). Tanti i momenti che hanno fatto correre i brividi lungo le nostre braccia, dal riassunto iniziale (che è assolutamente perfetto, non poteva essere migliore) al ritorno di Han Solo e Chewbecca sul Millennium Falcon (che avevamo già visto nel secondo teaser), fino alla splendida scena finale, che ci lascia sui titoli di coda con la domanda: “Quando esce Episodio VIII??”.

Tante risposte, una storia che ci farà innamorare ancora di più di questa avventura cinematografica, e una nuova attesa che si protarrà fino al 2019. Poco male, c’è una nuova trilogia in ballo, e non vediamo l’ora di vederla, rivederla e parlarne ancora, per tutta la vita. La Forza s’è risvegliata, la nostra passione divampa.

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