Capitolo 272

La mezzanotte è scoccata da pochi secondi e ho appena compiuto 38 anni. Non è una grande cosa, ma trovo divertente che arrivi il mio compleanno e io mi trovi qui a scrivere di cinema. Deve pur significare qualcosa. Al di là di questo, ultimo capitolo prima della Festa del Cinema, ovvero di quei miei dieci giorni all’anno in cui il mondo si ferma e l’Auditorium diventa il centro dell’universo. Ma di questo parleremo da domani. Torniamo a noi, a me, alla vita (da cinefilo).

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Recensione “El Camino” (2019)

L’attesa è finita: 6 anni dopo la fine di “Breaking Bad” possiamo finalmente conoscere il destino di Jesse. Il film è esattamente come ce lo si poteva aspettare, almeno da un punto di vista narrativo: 80% fan service, 20% vero film. Per usare le parole dello stesso Vince Gilligan, creatore della serie e regista del film, “El Camino” è un costante deja vu, una rimpatriata di volti noti che scorre davanti allo schermo, tra passato e presente.

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Recensione “Joker” (2019)

Anche in una macchina perfettamente oliata, la rottura di un ingranaggio può provocare gravi disastri. Se poi quella macchina è la società in cui viviamo, la follia di uno dei suoi ingranaggi può allora destabilizzare l’intero sistema: secondo la Treccani infatti la società è un “Insieme di uomini organizzato sulla base di un sistema più o meno strutturato di rapporti naturali, economici, culturali, politici”. Ma cosa succede se i rapporti sono sbilanciati, crudeli, oppressivi?

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Capitolo 271

Finalmente è arrivata la mia stagione preferita: l’autunno. Oggi mi arriva anche il divano per la casa nuova e la squadra divano/autunno/film sarà finalmente pronta per scendere in campo. Nel frattempo, come vi dicevo, mi sto liberando della mia collezione di dvd per passare o al blu ray o direttamente al noleggio online, per questione di spazio e di qualità. Più di 200 dvd da portare a vendere al mercatino dell’usato. Ieri li stavo tirando fuori dalle scatole e ho cominciato a ricordare dove mi trovavo e in che occasione ho comprato gran parte dei film che possiedo: il cofanetto de “La Storia Infinita” comprato la prima volta che sono stato a Napoli o il dvd di “Fino all’ultimo respiro” che trovai su una bancarella di Parigi, per fare un esempio. Toccare quei cofanetti con mano è stato un bel viaggio nel passato. Ad ogni modo, no regrets!

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Recensione “C’era una volta… a Hollywood” (“Once Upon a Time… in Hollywood”, 2019)

Quando sei in sala e ti viene voglia di applaudire durante la proiezione, significa che stai guardando un film di Quentin Tarantino. “C’era una volta… a Hollywood” amplia ancor di più gli orizzonti del cineasta californiano, che stavolta mette su un enorme omaggio al cinema degli anni 60, riuscendo ad emozionarci per poi farci esplodere in risate fragorose. In oltre due ore e mezza troviamo un po’ di tutto: dal consueto citazionismo spinto (tra cui il periodo d’oro dei western all’italiana) a personaggi reali inseriti in un contesto che si può definire solo con un aggettivo: tarantiniano.

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Recensione “It – Capitolo 2” (2019)

Due anni dopo il successo del primo capitolo di “It” e ventisette anni dopo i fatti accaduti allora, Pennywise è tornato e sembra più arrabbiato che mai. I “perdenti” sono cresciuti, hanno dimenticato il passato e sono diventati tutti persone di successo (tranne Mike, l’unico ad essere rimasto nel Maine e a non aver dimenticato). La bellezza delle pagine di Stephen King, seppur con molte licenze, riprende vita nel lavoro di Muschietti, dove l’horror, come nel romanzo, è soltanto un pretesto per raccontare molto di più: la forza soverchiante della memoria, le paure dell’adolescenza prima e dell’età adulta poi, i traumi infantili e il modo in cui riescono ad incidere sulla psiche ma soprattutto la magia del crescere insieme, nonostante la brutalità del mondo, e del ritrovarsi ancora una volta, adulti senza essere davvero cresciuti, ancora spaventati dai traumi di un passato nascosto nei labirinti della mente e mai davvero dimenticato.

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Capitolo 269

Da che mondo è mondo, l’inizio del Festival di Venezia ma soprattutto quello del campionato di calcio segnano definitivamente l’inizio di una nuova annata, qualunque sia la data. L’estate tramonta malinconicamente alle nostre spalle mentre ci prepariamo ad altri dodici mesi di film, serie tv e tutto quanto. Avete ricaricato le batterie? Siete pronti per una nuova stagione? Io vi rispondo appena finisco il trasloco. Buon 2019/2020 a tutti voi!

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A proposito di “Blinded By The Light”, Springsteen e Noi

Il rapporto tra Springsteen e i suoi fan è quanto di più viscerale possa esistere nel mondo della musica (guardate ad esempio il bellissimo documentario “Springsteen and I”) e non è una sorpresa se il film “Blinded By The Light” utilizzi le sue canzoni per spingere un ragazzo inglese di famiglia pachistana, costretto a crescere in una città grigia in cui il futuro che è stato confezionato per lui gli sta strettissimo, fuori dai confini dei suoi desideri, sia geografici che sentimentali (e sorprende ancor meno che il film sia tratto da una storia vera). A me è capitata più o meno la stessa cosa e immagino, come a me, anche a centinaia di altri fan del Boss.

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Recensione “Blinded By The Light” (2019)

C’è un curioso rapporto tra il cinema e Bruce Springsteen. Il Boss, uno dei cantautori più amati al mondo, aveva partecipato ad un divertente cameo nel film cult “Alta Fedeltà” di Stephen Frears. Prima di allora Sean Penn, nel suo debutto alla regia, aveva basato il suo “Lupo Solitario” interamente sulla canzone “Highway Patrolman” del Boss. In seguito le sue canzoni hanno ispirato splendidi documentari (“Springsteen and I”) o ancora altri film (“Thunder Road”, meravigliosa pellicola indipendente purtroppo inedita in Italia).

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