Recensione "Storia di un matrimonio" ("Marriage Story", 2019)

Immaginatevi la scena. Sono al Nuovo Sacher di sabato pomeriggio e c’è Nanni Moretti seduto proprio davanti a me. Sui titoli di coda ho quei brividi tipici di chi sta per cedere alla commozione e vedo davanti a me Moretti che cerca di asciugare le lacrime con le dita. Fuori dalla sala c’è una Roma autunnale, che profuma della pioggia dei giorni scorsi e vibra in attesa del movimento del sabato sera. Mi incammino verso casa con quel bisogno di silenzio che mi avvolge ogni volta in cui quel che ho visto mi ha riempito così tanto da non riuscire ad aprir bocca, per il timore che le emozioni possano scivolare via. Questo è l’effetto che fa l’ultimo film di Noah Baumbach, che raggiunge la consacrazione definitiva con quel che si può considerare il suo film più maturo.

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Capitolo 274

Giorni di pioggia e di tempesta, acqua alta, alberi abbattuti, strade allagate e l’assolo di November Rain che, seppur bellissimo, ci ha francamente scassato: adesso vorremo un po’ di sole. Unico lato positivo è che ho potuto chiudermi in casa senza troppi sensi di colpa per vedere caterve di film. Come sempre accade prima di un viaggio vi propongo un nuovo capitolo per mettere un punto, o una virgola, sulla situazione. Oggi pomeriggio volo in Giordania per una tre giorni lavorativa e, se da un lato sono felicissimo per l’opportunità, dall’altro mi mangio le mani al pensiero che non potrò visitare Petra, dove si trova il Graal di Indiana Jones e dove è stata girata la scena finale de “L’ultima crociata”. E il pensiero è: chissà che film troverò in aereo o in albergo? Mi terrò questo quesito fino al prossimo capitolo…

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Arriva “The Mandalorian”, tra classici western e guerre stellari

La nuova piattaforma streaming Disney+, che in Italia arriverà soltanto il 31 marzo del 2020, ha appena fatto il suo esordio negli Stati Uniti, con all’occhiello lo spin-off di Star Wars “The Mandalorian”, in cui racconterà in 8 episodi le gesta di un cacciatore di taglie proveniente dal pianeta Mandalore, la cui armatura, tipica del luogo, è stata resa celebre dal bounty killer Boba Fett nella trilogia originale (e in seguito da suo padre Jango Fett nel prequel).

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Vedere “Friends” per la prima volta, 25 anni dopo

Negli anni 90 e poi nei 2000, quando “Friends” impazzava sugli schermi italiani, io non lo vedevo, se non sporadicamente quando malauguratamente mi trovavo a casa di qualche compagno/a di classe nell’orario in cui lo trasmettevano. Non l’ho mai visto prima di quest’anno, il 2019, in cui curiosamente ricorre il 25° anniversario della sit-com e devo dire che vederlo adesso ha tutto un altro sapore, nel bene e nel male.

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Recensione “Blaze” (2018)

Ethan Hawke scrive e dirige un biopic tenero e amaro al tempo stesso, inzuppato di malinconia, confermandosi un autore sensibile e versatile: per questo motivo tutto ciò che tocca è oro, che siano i romanzi che ha scritto, i personaggi che ha interpretato, i film che ha diretto. Qui cambia totalmente genere e registro, raccontando la storia di Blaze Foley, cantautore country ucciso a 39 anni, grazie al quale Ben Dickey si è portato via dal Sundance il premio come miglior attore.

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Recensione “Parasite” (“Gisaengchung”, 2019)

Guardare un film di Bong Joon-Ho senza sapere neanche un accenno di trama è sempre un’esperienza particolare: il regista di “Memories of Murder” e “Snowpiercer” sa come prendere deviazioni imprevedibili, ma la cosa più importante è che nel farlo non perde mai di vista il racconto. “Parasite” si presenta con la Palma d’Oro di Cannes sul curriculum, dove le differenze sociali e di classe sono al centro di una storia geniale nella sua originalità, spiazzante nel suo svolgimento e gratificante nella sua assurda risoluzione.

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Top 10 – Festa del Cinema di Roma 2019

Quest’anno al Festival ho visto soltanto 18 film (e pensare che dieci anni fa arrivavo a vederne quasi 30, non sono più il ghepardo di una volta). Visto che ad una Top 20 non arrivo e che una Top 5 sarebbe troppo poco, vi propongo una Top 10 molto contestabile. Non avendo visto tutto, ovviamente, ma abbastanza (a mio parere), come al solito la classifica è figlia del mio personalissimo punto di vista (cosa piuttosto scontata, ma sempre meglio ribadirla): non si tratta dunque dei dieci film più belli presenti alla quattordicesima edizione della Festa del Cinema, quanto dei dieci film che ho amato di più, che mi hanno colpito di più, che ad oggi, dopo dieci intensi giorni all’Auditorium, mi sono rimasti addosso di più. Insomma, se non sarete d’accordo, commentate, dite la vostra e fatevi avanti! Per ogni eventuale approfondimento sui film potete leggere i miei diari di bordo giornalieri.

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Recensione “The Irishman” (2019)

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Martin Scorsese è come quell’amico che speri sempre di trovare ad una festa, perché senza di lui mancherà sempre quella certa atmosfera. Per fortuna il nostro alla Festa del Cinema di Roma si presenta eccome, con uno dei suoi film più chiacchierati (sia per la rimpatriata di attori che per la distribuzione su Netflix), che è puro Scorsese anni 80, forse meno iconico, volendo anche meno divertente, ma senza dubbio più maturo, più amaro, più malinconico, con una lunga riflessione sulla mortalità, sul passare del tempo e sul rimpianto.

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