Capitolo 211

Cinque film in questo capitolo, tra cui due documentari, due classici e uno dei migliori film attualmente in sala, ovvero quello di Virzì. Approfitto di queste righe per dedicare questo capitolo all’Uci Cinemas Marconi, che la scorsa settimana ha chiuso i battenti dopo tanti anni di onorata carriera. Bello vedere proprio lì “La Pazza Gioia”, è stato un saluto speciale. Non era una delle mie sale preferite, ma sapere che un luogo così importante per la cultura e la bellezza di un quartiere non ci sia più è sempre qualcosa di molto triste. Al suo posto un altro palazzo di sette piani, di cui Marconi non aveva poi così bisogno. Non più di un cinema, perlomeno. Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato…

La pazza gioia (2016): Paolo Virzì è diventato da tempo una garanzia. I suoi film sono uno di quei rari in cui, mentre ti stai recando al cinema, già sai che vedrai senza dubbio qualcosa di buono. Stavolta realizza uno dei suoi film più belli, una magnifica dramedy, come direbbero gli americani (unendo drama e comedy), dove si ride e si piange al tempo stesso. Micaela Ramazzotti è bravissima, ma Valeria Bruni Tedeschi è oltre. Da applausi.

Il regno dei sogni e della follia (2013): Documentario di Mami Sunada incentrato interamente sul quel “regno di sogni e follia” (come da titolo) che è lo Studio Ghibli. Interessante vedere un genio come Hayao Miyazaki al lavoro sul un film meraviglioso come Si Alza il Vento, ma il ritmo del film è davvero basso, finendo alla lunga per stancare. Bello nei contenuti ma mediocre nella forma.

S is for Stanley (2015): Come dicevo nella recensione, il documentario di Alex Infascelli mi ha fatto uscire dalla sala con gli occhi lucidi. Non so, forse è una cosa mia, che ho sempre avuto un legame particolare con il cinema di Stanley Kubrick, ma il film è davvero una testimonianza preziosa su aspetti inediti del regista newyorkese. Emilio D’Alessandro, autista e tuttofare di Stanley, è un altro personaggio da scoprire (per chi non ha letto il libro di Ulivieri, che consiglio). Documentario splendido.

Mad Max 3 – Oltre la sfera del tuono (1985): Terzo capitolo della saga di George Miller, ultimo prima del grande ritorno dello scorso anno. Mel Gibson, con i suoi capelli alla Braveheart, saluta con questo film uno dei personaggi più importanti della sua carriera (insieme proprio a William Wallace e a Riggs di Arma Letale). Splendido nella prima parte (dove trova il suo apice nel meraviglioso combattimento nel Thunderdome), cala un po’ nella seconda, con l’entrata in scena dei bimbi sperduti di Peter Pan. Resta comunque un ottimo film, mantiene alto il nome della saga.

Gli spietati (1992): Oggi è il compleanno di Clint Eastwood, quale occasione migliore per parlare di uno dei suoi film più belli, forse il migliore dopo Gran Torino. Al di là della perfezione di questo film, è simbolico vedere una delle massime icone del cinema western realizzare a distanza di quasi tre decenni dai tempi di Sergio Leone, un altro capolavoro di genere, dove l’umanità dei personaggi va oltre tutto ciò che di buono si può dire della storia, della regia, della fotografia, delle interpretazioni… Filmone.

lapazzagioia

Annunci

Recensione “Kiki consegne a domicilio” (“Majo no takkyūbin”, 1989)

Continua la spledida iniziativa della Lucky Red, che anno dopo anno sta riproponendo su grande schermo la cinematografia di uno dei più grandi maestri del cinema d’animazione, Hayao Miyazaki. “Kiki” è un film di formazione, probabilmente meno avvincente rispetto ad altre pellicole più ispirate e più appassionanti regalateci dallo Studio Ghibli (penso a “Laputa – Il castello nel cielo”, “Porco rosso”, “La città incantata” o “Il castello errante di Howl”, per citarne alcuni). Ad ogni modo è una storia che racchiude a sé molti degli elementi che hanno reso Miyazaki una persona alla quale voler davvero bene: i suoi film sono dolci, pieni di calore umano, che quasi abbracciano lo spettatore, regalandogli poesia, umanità, voglia di star bene.

La strega Kiki, come da tradizione, compiuti 13 anni lascia casa sua per trascorrere in un’altra città il suo anno di apprendistato. A cavallo della sua scopa e in compagnia del gatto parlante Jiji, Kiki si lancia alla ricerca di una nuova città, finendo nella immaginaria Koriko. Qui vive i primi momenti di difficoltà, dovuti all’approccio con questo luogo ancora sconosciuto, ma affascinante. Con l’aiuto di una fornaia dal cuore d’oro Kiki comincia un’attività di consegne a domicilio, conosce i primi amici e imparerà a conoscere le sue possibilità, i suoi talenti, fino a raggiungere l’ispirazione e una nuova maturità.

Come disse Marco Muller alla consegna del Leone d’Oro alla carriera a proposito del regista giapponese: “La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi”. Al termine di un film di Miyazaki (e “Kiki” non fa eccezione) si ha infatti sempre il desiderio impossibile di tornare bambini per un momento, per godere delle infinite possibilità di quell’età, della spensieratezza e della gioia di vivere la giornata, costruendoci giorno dopo giorno il nostro futuro. È per questo forse che il suo cinema è così amato: sa cullare i sogni del nostro passato, anche quelli che avevamo dimenticato, dandoci in qualche modo la possibilità di viverli. È sempre bello lasciarsi andare di fronte ad un suo film: lunga vita ad Hayao Miyazaki.

pubblicato su Livecity

Recensione “Il castello nel cielo” (“Laputa”, 1986)

Qualche mese fa scrissi che “ogni volta che si vede un film di Miyazaki si esce dalla sala con la splendida sensazione di sentirsi delle persone migliori. Il miracolo dello Studio Ghibli si rinnova di film in film, restituendo al cinema quella funzione di macchina dei sogni che gli è stata assegnata sin dalla nascita, e che al giorno d’oggi si fa quasi fatica a ritrovare, nascosta in quel marasma di blockbuster senza anima e macchine produttive che riempiono le sale di questi anni 2000. Ma finché ci sarà un Miyazaki, esisterà il piacere di vivere un film e di emozionarsi davanti a delle immagini disegnate”. Questo film del 1986, riproposto oggi nei cinema grazie alla Lucky Red, conferma le parole espresse in precedenza. Il primo film del mirabolante Studio Ghibli, e forse l’opera più ricca di avventura di tutta la produzione di Miyazaki.

Sheeta, giovane orfana discendente di una potente famiglia, viene tenuta prigioniera su un’aeronave dal colonnello Muska, un inviato dei servizi speciali del governo. Durante il volo la nave viene attaccata da una banda di pirati, intenta ad assicurarsi il ciondolo magico della ragazza. La pietra conservata da Sheeta permette di localizzare la leggendaria isola volante di Laputa, che contiene tesori inestimabili e una fonte di potere ineguagliabile. Durante l’arrembaggio Sheeta riesce tuttavia a fuggire, finendo in un piccolo paesino di minatori dove incontra il giovane Pazu, che da quel momento si lancerà insieme a lei alla scoperta di Laputa.

Inseguimenti, esplosioni, ma anche tanta ironia e tenerezza, in pieno stile Miyazaki. Due giovani intrepidi, costantemente braccati dal cinismo del colonnello Muska e dalla colorata brigata piratesca di Dola: un racconto pieno di entusiasmo e azione, che sembra mescolare nei suoi intrecci richiami a Jonathan Swift e a Jules Verne, con atmosfere che sembrano uscite fuori dall’isola del tesoro di Stevenson. Un’altra meraviglia firmata da Miyazaki, che sembra rendere magico ed emozionante tutto ciò che tocca, dove i pirati hanno un cuore d’oro e perfino robot distruttivi sembrano godere della pace e della bellezza della natura. Senza Miyazaki il mondo sarebbe un posto peggiore.

pubblicato su Livecity