Il meglio del Sundance Film Festival 2019

La settimana scorsa si è conclusa l’ultima edizione del Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: pensate soltanto che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2019 è stata vinta da “Clemency”, un dramma ambientato nel braccio della morte, firmato dalla regista Chinonye Chukwu.

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Recensione “Columbus” (2017)

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Negli Stati Uniti, in Indiana, c’è una cittadina di neanche quarantacinquemila abitanti che racchiude tra le sue strade alcuni gioielli di architettura moderna. Quella città è proprio Columbus, dove possiamo trovare edifici realizzati da Eero Saarinen, Ieoh Ming Pei, Robert Venturi, Cesar Pelli e soprattutto Richard Meier. Tra queste strutture si muovono dunque i personaggi di questo film d’esordio firmato da Kogonada, coreano impiantato negli States, celebre per i suoi “video saggi” dedicati a Wes Anderson, Stanley Kubrick e Yasugiro Ozu.

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Il meglio del Sundance Film Festival 2018

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Si è concluso due giorni fa il Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: basti pensare che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2018 è stata vinta da “The Miseducation of Cameron Post” di Desiree Akhavan, film ambientato in un centro di conversione per omosessuali. Non potendo fisicamente essere a Park City, nello Utah (anche perché al Festival sono ammessi solo corrispondenti di testate statunitensi), sono andato a fare le pulci a qualche sito americano per cercare i migliori titoli di questa edizione. Chissà quali di questi film riusciremo a vedere in Italia, nel frattempo lasciamoci incuriosire da questa lista…

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Recensione “Tangerine” (2015)

Interamente girato con alcuni IPhone, una steadycam e un’app da 8 dollari, si tratta di uno dei film più applauditi lo scorso anno al Sundance. Il cinema indipendente americano arricchisce la sua collana con una nuova perla, girata interamente in esterni, con luce naturale, e arricchita da una saturazione dei colori che rende il caldo Natale di Los Angeles ancora più surreale. Girata in tempo reale, la pellicola di Sean Baker, prodotta tra gli altri dai due fratelli Duplass (che all’interno della scena indipendente hanno il loro peso), riprende in modo più che pittoresco una serie di personaggi tipici della scena losangelina, in particolare della cosiddetta Tinseltown, la zona celebre per il Sunset Boulevard ed i vari studi cinematografici.

Dopo 28 giorni di detenzione, la prostituta transessuale Sin-Dee torna nella sua zona. Dopo aver sentito che il suo ragazzo/protettore l’ha tradita con una ragazza “vera”, lei e la sua migliore amica, Alexandra, si lanciano in un’odissea tra le strade e i bassifondi di Los Angeles, per scoprire se queste voci hanno un fondamento. Nel frattempo un tassista armeno, dopo aver sentito che Sin-Dee è di nuovo in strada, lascia con una scusa la sua famiglia durante la notte di Natale per andare a cercare la prostituta.

Un negozio di ciambelle apre e chiude il film, non a caso circolare come la forma dei donuts. Il Natale di Los Angeles è caldo, pazzo, smanicato e colorato, così come i personaggi che lo vivono. Quello di Sin-Dee è un viaggio tra lunghe camminate, autobus, metropolitane, spinto dalla gelosia, da una forma piuttosto originale di amore, e al tempo stesso segnato da solidarietà e amicizia.

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Tutto pronto per il Sundance Film Festival 2014

Poche ore all’inizio del Sundance Festival, punto di riferimento per il cinema indipendente americano e non solo. La kermesse, fondata da Robert Redford, ogni anno regala gioielli e piccoli grandi capolavori, basti pensare ad alcuni dei titoli visti a Park City negli anni passati: “Clerks”, “Memento”, “Il calamaro e la balena”, “Me and you and everyone we know”, “Frozen River”, “Man on wire”, “Winter’s bone”, “Animal Kingdom”, “Tyrannosaur”, “Another Earth”, “Re della Terra Selvaggia”, “Searching for Sugar Man”, per citarne alcuni. Da domani, fino al 26 gennaio, altro giro, altra corsa: sono oltre 120 i film presenti in cartellone, dalle anteprime mondiali ai documentari, ad una sezione apposita dedicata a film già visti in altri festival. Insomma, c’è un po’ di tutto. Andiamo a vedere quali sono i film più attesi, nella speranza di vederli prima o poi anche sugli schermi dei cinema italiani.

Boyhood (Richard Linklater): La trilogia dei “Before” ci ha emozionato per quasi vent’anni. Ma non è l’unico progetto di Linklater basato sul passare del tempo: le riprese di questo nuovo film sono cominciate nel 2002 e sono finite soltanto due anni fa. La storia è quella di una coppia divorziata (Ethan Hawke e Patricia Arquette) e l’impatto che hanno sul loro figlio, che nella storia (e nella realtà) cresce dall’infanzia fino all’adolescenza.

Frank (Lenny Abrahamson): Dopo la quasi certa nomination agli Oscar con “12 anni schiavo”, Michael Fassbender si mostra in una versione totalmente differente. Il film è la trasposizione in commedia della vera storia di Chris Sievey, un comico che decide di guidare una band musicale attraverso un alter ego (perennemente nascosto sotto una maschera di cartapesta). Uno dei titoli più interessanti in concorso al Festival.

Finding Fela (Alex Gibney): Documentario sulla figura di Fela Kuti, il musicista nigeriano che ha portato alla ribalta la musica Afrobeat. Ritmo, politica, amore, scenari suggestivi: la vita di Fela Kuti contiene abbastanza materiale per un documentario indimenticabile (non a caso a Hollywood è in lavorazione un biopic).

I Origins (Mike Cahill): Il film d’esordio di Cahill, “Another Earth”, era un vero e proprio gioiello cinematografico, vincitore del premio speciale della giuria proprio al Sundance (nel 2011). Cahill adesso ha scritto, diretto, prodotto e montato questo nuovo film a proposito di un biologo molecolare che insieme alla sua collega di laboratorio scopre qualcosa che potrebbe avere conseguenze drammatiche per la società.

Laggies (Lynn Shelton): Dalla regista di “Humpday” una nuova commedia stavolta incentrata su una sorta di sindrome di Peter Pan che colpisce la protagonista, interpretata da Keira Knightley, una ventottenne che vive ancora come un’adolescente.

Life Itself (Steve James): Uno dei film più attesi è il documentario dedicato alla vita di Roger Ebert, l’unico critico cinematografico ad aver vinto il premio Pulitzer. Già questo è un buon motivo per volerlo vedere. Aggiungeteci Martin Scorsese tra i produttori (e gli intervistati), e l’attesa si fa spasmodica. Per gli amanti del cinema e delle parole che si spendono sopra i film, è una pellicola imperdibile.

The trip to Italy (Michael Winterbottom): Tra i registi di punta di questa edizione del Sundance, Winterbottom propone un documentario (a grandi tratti mockumentary) che segue la coppia Steve Coogan e Rob Brydon in un viaggio on the road dalla Liguria fino a Capri.

Wish I was here (Zach Braff): Dopo l’apprezzatissimo “La mia vita a Garden State”, Zach Braff (lo ricorderete nei panni di JD in “Scrubs”) torna dietro la macchina da presa con una nuova commedia finanziata interamente attraverso una raccolta fondi attuata sul web.

Recensione “Another Earth” (2011)

Opera prima di Mike Cahill, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia e montatore di questo piccolo gioiello a metà strada tra il dramma e la fantascienza d’autore: non è un film facilmente inquadrabile in un genere, viste le delicate dinamiche raccontate al suo interno. Una protagonista memorabile, che si fa peso di tutto il suo cervello, di tutto il suo passato, di tutte le sue ambizioni sopite, nella ricerca di un’espiazione difficile da accettare, quasi impossibile da raggiungere, racchiusa nella speranza di un mondo altro, affacciatosi nel nostro cielo come una finestra aperta su una vita diversa.

Rhoda è stata ammessa all’università di astrofisica, come ha sempre desiderato. Una sera però, mentre sta tornando a casa da una festa, vede nel cielo un punto celeste, un nuovo mondo che si è avvicinato incredibilmente alla Terra. Questa distrazione le sarà fatale: la sua macchina provocherà un incidente in cui perderanno la vita un bambino e sua madre, mandando in coma il padre, un noto compositore. Dopo quattro anni di prigione Rhoda torna alla realtà, avvicina il compositore e diventa la sua donna delle pulizie, senza però confessare la sua vera identità. Nel frattempo l’altro mondo, denominato Terra 2, si scopre essere abitato da una realtà parallela in cui vivono le stesse persone della Terra. Per Rhoda, interessata ad un viaggio che la porterebbe sull’altro mondo, potrebbe essere l’occasione di conoscere l’altra se stessa e ritrovare così il bandolo della sua vita.

Due le trame fondamentali della pellicola: il rapporto tra Rhoda e il compositore vedovo, ormai abbandonato a se stesso, e la presenza di questo mondo parallelo, che incombe circondato da una miriade di domande (meravigliosa la scena con la diretta televisiva in cui si tenta il collegamento radio con Terra 2). Vincitore del premio della giuria al Sundance, fonte inesauribile di capolavori del cinema indipendente, “Another Earth” si propone come una realtà alternativa all’interno di un panorama cinematografico saturo di effetti speciali e tanta noia. E se davvero ci fosse qualcuno identico a noi, da qualche parte nello spazio?