Recensione “Dark” (2017)

La nuova serie cult targata Netflix arriva dalla Germania e mi ha praticamente costretto a passare il weekend davanti allo schermo: dieci puntate, una storia ipnotica, intrigante, che lentamente svela i tasselli di un puzzle complicato ma affascinante. Tre livelli temporali, colpi di scena, una gran colonna sonora e tanta, tantissima pioggia.

Sfatiamo subito il mito che si tratti della risposta tedesca a “Stranger Things”: chiaramente ci sono alcune strizzatine d’occhio alla serie dei fratelli Duffer, soprattutto nelle prime puntate (i riferimenti anni 80, il ragazzino scomparso, la centrale nucleare al posto del laboratorio di Hawkins), ma “Dark” vive di vita propria, è cupa, spaventosa, molto più adulta e certamente meno divertente rispetto a “Stranger Things”. La serie dello svizzero Baran Bo Odar si scrolla di dosso anche il pesante paragone con “Twin Peaks”: certamente l’idea di un piccolo paese di provincia dove tutti si conoscono e dove dentro ogni casa c’è un segreto non può non far pensare al capolavoro di Lynch, ma le somiglianze finiscono qui (a parte quel “sta succedendo di nuovo”, ripetuto dal vecchio Helge nella prima puntata, che cita testualmente il Gigante della seconda stagione di “Twin Peaks”). Per quanto mi riguarda non ci sono dubbi: “Dark” è la sorpresa televisiva di questo 2017. Curatissima sotto ogni aspetto, la serie tedesca si è già lasciata dietro migliaia di adepti che su Twitter implorano per avere delle risposte e soprattutto una seconda stagione il più presto possibile. Perché come al solito la domanda non è dove, ma quando…

Bene, la recensione senza spoiler finisce qui. Volete saperne di più? Entrate nelle grotte insieme a Jonas…

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Recensione “Before Midnight” (2013)

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Li avevamo conosciuti diciotto anni fa su un treno e li avevamo amati sulle strade di una Vienna primaverile e fatale. Ci siamo innamorati di loro, li abbiamo lasciati là, su un binario, sognando o magari ricordando episodi analoghi delle nostre vite. Forse un po’ nostalgici, un po’ malinconici, perché un pezzetto di quella magia e di quell’ingenuità l’avremmo volute portare ancora con noi, anche dopo essere più cresciuti. Ma quando li abbiamo incontrati di nuovo, nove anni fa, in una Parigi curiosamente assolata, la magia sembrava finita, o quantomeno sembrava nascosta. Jesse e Celine erano (sì, anche loro!) diventati più cinici, più disillusi, meno sognatori. Come noi, come tutti, probabilmente. Ma in pochi minuti finali si stava per accendere qualcosa, una piccola fiammella che i titoli di coda non ci hanno permesso di approfondire (stava per essere alimentata o definitivamente spenta?). Lo scopriamo oggi, con i protagonisti ormai quarantenni, che stavolta non si incontrano più o meno per caso, ma si amano e hanno finalmente una relazione.

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