Recensione “Stranger Things 2” (2017)

Il 2017 sarà ricordato come l’anno delle grandi attese. L’attesa per “It” ci ha tenuto in sospeso per anni, mentre quella per il nuovo episodio di “Star Wars” ci sta ancora attanagliando. Dalla scorsa estate però, per quanto riguarda le serie tv, c’è stato solo un titolo capace di farci sbavare dall’ansia dell’attesa: “Stranger Things”. Il seguito dell’acclamato prodotto Netflix firmato dai fratelli Duffer è finalmente arrivato e noi non vedevano l’ora di vederlo e di parlarne. Prima di cominciare faccio presente che questo paragrafo introduttivo è assolutamente privo di spoiler, quando arriveremo in zona pericolo sarete ovviamente avvisati in tempo. Innanzitutto togliamoci questo dente, lo sapevamo già da un anno, ma è giusto dirlo: la seconda stagione non è e non poteva assolutamente essere all’altezza della prima. Non per fare paragoni, ma era davvero lapalissiano: nel 2016 “Stranger Things” è stato LA novità, il ritorno degli anni 80, il cinema della nostalgia, la scoperta di personaggi memorabili e molti altri elementi che hanno contribuito a rendere questa serie un punto di riferimento all’interno del panorama seriale. A questa seconda stagione, in quanto sequel, mancava proprio l’elemento di freschezza rappresentato dalla novità, uno dei punti di forza della first season. Ad ogni modo, a me è piaciuta: ve ne parlerò a partire dal prossimo paragrafo, così pieno di spoiler che se andrete avanti nella lettura senza aver visto la seconda stagione vi ritroverete automaticamente nel sottosopra. Io vi ho avvisato.

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La seconda stagione di “Stranger Things” comincia quasi un anno dopo i fatti della prima (Will Byers era sparito il 6 novembre dell’83, in questa stagione ci troviamo ad Halloween del 1984): nell’ultima sequenza Will, nel bagno di casa sua, sembrava non esser uscito totalmente dal Sottosopra. Se la prima stagione si poteva intendere come un film lungo 6 ore e mezza, questo secondo appuntamento con la serie sembra avvicinarla maggiormente ai canoni televisivi (dedicando addirittura un intero episodio alla fuga di Eleven). Non vado oltre con la trama perché se state leggendo queste righe significa che avrete già visto la seconda stagione: bentornati a Hawkins.

KIDS
I ragazzini terribili sono tornati. Stavolta c’è una Eleven di meno, all’incirca, ma c’è Will che è tornato nel gruppo. I quattro nerd (Mike, Dustin, Lucas e appunto Will) sono sempre l’elemento chiave del successo della serie e la lontananza di Eleven/Jane non è per niente un problema: renderà ancora più bello il suo ritorno in una splendida scena in cui la ragazzina arriva come un deus ex machina per salvare capra e cavoli (e tutti i suoi amici). Stavolta il gruppo si divide in più sottogruppi, se così si può dire: da una parte ci sono Mike e Will, ognuno alle prese con i suoi demoni (il primo con l’assenza di Elle, il secondo ospita il mostro del Sottosopra). Dall’altra Dustin e Lucas sono scatenati, anche a causa dello sconvolgimento emotivo portato dalla presenza della nuova arrivata Max, di cui parleremo dopo. Ad ogni modo il gruppetto di amici è sempre la garanzia di questa serie.

ADOLESCENTI
Si rinnova il triangolo tra Nancy, Steve e Jonathan. Nancy, anche e soprattutto a causa della morte di Barb (personaggio più sopravvalutato della serie, basta con ‘sta Barb!), scazza con Steve, che sparisce da questa “categoria” per ritrovarsi a badare ai ragazzi (in particolar modo a Dustin, Lucas e Max). Nancy e Jonathan si ritrovano nuovamente insieme e stavolta finiscono a letto, per la felicità dei fan della serie. Anche in questa categoria troviamo una new entry: Billy, il fratello di Max. Billy a parte, personaggio inutile anche se molto eighties, la parte sugli adolescenti funziona anche stavolta, per quanto si continuino a ripetere gli stessi schemi della prima stagione (triangolo amoroso, Nancy e Jonathan cercano risposte insieme, Steve in qualche modo cerca sempre di riscattarsi…).

ADULTI
Da questo punto di vista ci troviamo di fronte una grande new entry: Sean Astin. L’indimenticato Mickey de “I Goonies” è il compagno di Joyce (Winona Ryder) e il suo è davvero un grande ruolo, con la sua simpatia e ingenua dolcezza riuscirà infatti a risolvere più volte la situazione: interpreta la “mappa” di Will, salvando così la vita a Hopper, quindi riattiva l’elettricità nei laboratori permettendo a tutti quanti di fuggire. Winona è sempre “mamma coraggio” e si fa adorare per questo, Hopper invece stavolta è meno cool rispetto alla prima stagione: è diventato una sorta di “Sceriffo Extraterrestre”, infatti è praticamente diventato il padrino di Eleven, un po’ come Bud Spencer era il tutore di H7 25 nel film di Michele Lupo (il suo balletto di fronte a Eleven però è già cult). Tra gli altri, non male la presenza di Murray Bauman, il complottista che vede ovunque la minaccia russa. Diverte la mamma di Dustin, mentre i genitori di Mike come al solito sono inutili (anche se la scena tra la signora Wheeler e Billy è memorabile).

NUOVI PERSONAGGI
Di Bob abbiamo già parlato abbastanza: un grande personaggio per Sean Astin, che purtroppo è stato eliminato dalla serie troppo presto (ma immaginiamo che sia stato ucciso dagli autori anche per permettere a Joyce ed Hopper di finire finalmente insieme: nella prossima stagione vedremo se sarà così). Altro personaggio irresistibile è la piccola Erica, sorellina di Lucas: divertente e cinica al punto giusto, è una nuova linea comica perfettamente inserita nella storia e mai invadente. Murray Bauman risulterà decisivo per l’unione provvisoria di Nancy e Jonathan, oltre ad essere un personaggio interessante proprio per la sua vena complottista. Max, detta anche Mad Max, dalla firma che lascia nella classifica dei videogiochi, è uno dei personaggi più fichi tra quelli nuovi: il suo arrivo metterà scompiglio nel gruppetto dei ragazzini, Mike farà fatica ad accettarla perché la ritiene un surrogato di Eleven, Dustin e Lucas se la litigheranno (con l’ultimo che otterrà risultati decisamente migliori, nonostante le “perle irresistibili” di Dustin). Max rappresenta il profano di “Stranger Things”, lo scettico che si è avvicinato alla serie con colpevole ritardo e che fatica a cedere all’entusiasmo dei suoi amici. Allo stesso tempo è una ragazza divertente, piacevole, ma dal passato difficile. Tra l’altro essere una nuova arrivata in una scuola media la rende un’outsider: tutto ciò le permette di inquadrarsi perfettamente nel gruppo dei “perdenti” (strizzatina d’occhio a “It”). Al contrario il suo fratellastro Billy è un personaggio pressoché inutile: toglie a Steve lo scettro di “Re della scuola”, ma ai fini della trama non serve davvero a nulla. Infine citiamo Dart, l’animaletto di cui si prende cura Dustin: a mio parere non è stata una trovata irresistibile, anche se la sua trasformazione in democane è stata esaltante (in particolare la presenza di questi democani mi è piaciuta molto).

ELEVEN
Rispetto alla scorsa stagione la ragazzina speciale ha un ruolo marginale, anche se come al solito fondamentale. Il suo rapporto con Hopper non mi ha fatto impazzire e la sua linea narrativa è fin troppo zeppa di lungaggini (per quanto il ritrovamento della madre sia stato un momento davvero alto). Parlando di lungaggini non si può non citare in blocco l’intero Episodio 7, che è stato quello che ha creato più scalpore e senza dubbio malumore. Una puntata intera persa dietro ad una linea narrativa folle, che ha come unico scopo quello di restituire Eleven ai suoi amici dello scorso anno (a Mike in particolare). Scopriamo qui che il Dottor Brennan di Matthew Modine è ancora vivo, ne sapremo senz’altro di più nella prossima stagione. Come già detto prima, bellissimo il momento del suo ritorno (anche se l’abbigliamento alla Matrix mi ha lasciato alquanto interdetto).

CITAZIONI
Neanche a dirlo, anche in questa stagione le citazioni anni 80 sono uno dei punti forti della serie: i “Ghostbusters” e “Indiana Jones” stavolta sono forse i riferimenti più evidenti, ma come sempre ce ne sono a iosa. L’animaletto che Dustin si porta a casa non può non far pensare ai “Gremlins”, così come Will che, aprendo la porta di casa, ricorda da vicino il piccolo protagonista di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” (già citato ampiamente nella prima stagione). Per quanto riguarda gli horror, torna il riferimento a “It” (le cicatrici sulle mani di Nancy e Jonathan) ed è chiaro quello a “L’esorcista” (quando Will viene liberato dal mostro che lo controlla). En passant, vanno citati ovviamente “I Goonies” (quant’è bello quando Sean Astin domanda se sotto la X si trova il tesoro dei pirati?), “Mad Max” e “Jurassic Park” che, pur non essendo un film degli anni 80, è comunque un cult di quella generazione. Se volete approfondire la faccenda non perdetevi il post dedicato a tutte le citazioni di Stranger Things!

COLONNA SONORA
Altro punto forte della serie. Non sarà una soundtrack spettacolare come quella della stagione precedente, ma anche qui abbiamo ottime chicche. Ho amato trovarmi “Hammer to Fall” dei Queen nello stereo della macchina di Steve ed è stato gagliardo chiudere la seconda puntata con il classico tema dei “Ghostbusters”, firmato da Ray Parker Jr. Ci sono gli Scorpions con “Rock You Like a Hurricane” e i DEVO con “Whip It”, Bon Jovi con “Runaway” e i Metallica con “The Four Horsemen”. Tra gli altri capisaldi degli ’80 non manca “Time after Time” di Cindy Lauper (autrice del tema dei “Goonies”, tra l’altro) e “Every Breath You Take” dei Police. Queste solo per citarne alcune.

FINALE
In conclusione, non si può non commentare il finale di stagione. Soddisfacente, senza dubbio: il laboratorio è stato smantellato, Barb ha avuto un funerale, l’entrata per il Sottosopra ricucita (questa scena non mi ha fatto impazzire devo dire), Dustin balla con Nancy (chiusura ideale di quella scena in cui un sorridente Dustin, nella prima puntata dello scorso anno, chiedeva a Nancy se voleva un po’ di pizza), Mike bacia Eleven, Lucas bacia Max, Will trova anche lui una dama e Hopper si fa una sigaretta nel parcheggio insieme a Joyce. Sotto di loro però il Mind Flyer incombe minaccioso su Hawkins. Forse non sarà stata una stagione all’altezza della prima, ma io non riesco a non sentirmi legato a questi personaggi e a queste atmosfere. Che ve lo dico a fare: non vedo l’ora della terza stagione.

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Twin Peaks 2017: Hellooo-ooo (Episodio 3-4)

EPISODIO 3
I primi venti minuti sono qualcosa di totalmente folle e al tempo stesso spaventoso. Un piccolo capolavoro di bellezza e meraviglia, il tutto per raccontare l’uscita di Dale Cooper dalla Black Lodge. Quello che vediamo potrebbe essere veramente l’interno del cervello di David Lynch (me lo immagino proprio così, angosciante e magnifico). Le tinte viola, la donna senza occhi che mette in guardia il nostro da una spaventosa presenza, della quale possiamo udire i passi (il momento “affossa unghie nel divano”, per quanto riguarda questo episodio). Nell’apice del surrealismo, Cooper, immerso nello spazio profondo, vede la testa di Garland Briggs (!!) che sussurra le parole “Rosa blu” (che era uno degli indizi sul caso di Teresa Banks in “Fuoco cammina con me”, se ricordate). Mentre Dale tenta di uscire da questo mondo irreale, in quello reale il suo doppio cattivo si sta sentendo decisamente male. Ma non è tutto: la grande sorpresa è che c’è un altro doppio di Cooper (!), Doug, che a quanto pare è però controllato dal braccio di Mike (di cui indossa anche il celebre anello verde di “Fuoco cammina con me”). Il nostro amato Cooper sbuca fuori da una presa elettrica, ma dopo 24 anni nella Loggia Nera ha ovviamente qualche problema sia motorio che comunicativo. Ci sono già momenti di sublime ironia: Cooper si abbassa per cercare le chiavi del Great Northern Hotel e così evita di essere ucciso da un misterioso cecchino (ovviamente qualcuno che voleva uccidere Doug, ma non si sa ancora bene chi e perché). Mentre Hawk continua le sue ricerche nell’archivio della polizia, in compagnia di Andy e Lucy (meraviglioso lo scambio di battute sul coniglio di cioccolato), Cooper è finito in un casinò, dove grazie a delle segnalazioni inspiegabili (un simbolo che richiama tende e pavimento della Loggia Nera), vince montagne di soldi alle slot machine, senza neanche rendersene conto (già di culto il suo urlo di giubilo: “Hellooo-oooo”).

Nella sede dell’FBI intanto tornano altri due grandi personaggi: Albert e Gordon Cole (!), ai quali arriva la telefonata che stavano aspettando da 24 anni: Cooper è tornato! C’è tantissima carne al fuoco in questo secondo episodio: l’inquietante presenza nel mondo parallelo (definita “mia madre” da una delle misteriose donne di questo mondo altro, si tratterà della stessa cosa che ha ucciso i due amanti a New York?), il ritorno di Dale Cooper nel mondo reale, Doug il sosia, la sorte del Doppelganger malvagio, le ricerche di Hawk (basate sui suoi retaggi indiani), la partenza di Albert e Gordon per andare a ritrovare Cooper. E c’è sempre il mistero di New York (di cui Albert e Gordon Cole sono a conoscenza). Una grande differenza rispetto alle prime due stagioni della serie è che allora i personaggi entravano in scena sempre nello stesso luogo (Twin Peaks), tutto ciò che non succedeva a Twin Peaks non veniva mostrato (a parte le piccole parentesi all’One Eyed Jack). Qui invece gli scenari cambiano continuamente (cosa che già avevamo visto però in “Fuoco cammina con me”): c’è la sede dell’FBI, autostrade, casinò, luoghi situati in parti molto distanti e differenti tra loro. La sensazione però è una: la storia, presto o tardi, tornerà a svolgersi interamente a Twin Peaks…

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EPISODIO 4
Se Twin Peaks vi era mancata, qui cominciamo a ritrovare molte delle suggestioni appartenenti alla prime due stagioni della serie. Il mistero si infittisce, addirittura David Lynch, attraverso il suo Gordon Cole, dichiara di non riuscire a comprendere cosa sta succedendo. Figurati noi, David. Allora, cerchiamo di vederci un po’ più chiaro: Mike dice a Cooper che è stato ingannato, ci sono due Cooper (il fu Doug e il Cooper maligno) e che uno dei due deve essere eliminato. Cooper ancora non è riuscito a tornare in sé, ma scopriamo che il suo sosia Doug ha una casa e una famiglia (Naomi Watts è la moglie) a Las Vegas. Qui assistiamo ad alcuni momenti decisamente interessanti: Cooper si guarda allo specchio e stavolta il riflesso ci consegna semplicemente la sua immagine. Suo figlio alza il pollice e lui gli restituisce il gesto di rimando, che bellezza (per non parlare della scena con il caffè!). Per quanto riguarda Dougie, a parte l’aver vinto migliaia di dollari alle slot, non sappiamo più nient’altro.

Altro capitolo: le impronte del Cooper malvagio hanno fatto in modo che la polizia del South Dakota telefonasse all’FBI, dove a gestire le cose adesso è Denise (!!!). Gordon Cole e Albert si recano dunque nella prigione statale dove Cooper è stato arrestato per possesso di droga e armi: qui i tre si incontrano dopo più di due decenni e Cooper afferma, dopo il solito gesto con il pollice alzato, di aver lavorato sotto copertura con Philip Jeffries (l’agente interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”, anche lui testimone della Loggia Nera). A parte gli straordinari scambi di battute tra Gordon e Albert, qui la situazione è piuttosto seria: i due agenti capiscono subito che c’è qualcosa che non va in Cooper e pensano che sia qualcosa di ben peggiore di una “Rosa Blu”: dal film sappiamo che con Rosa Blu nell’FBI di Lynch si parla dei casi che hanno a che fare con il sovrannaturale (penso sia legato al fatto che una rosa blu in natura non esiste). I due sanno che devono parlare con una donna per poterne sapere di più, l’unica che può capire se Cooper è davvero lui (la mia teoria è che si tratti della celebre Diane e che il personaggio sarà interpretato da Laura Dern, presente in tutti i poster di questo nuovo Twin Peaks ma ancora non comparsa nella serie).

Chiudiamo con la nostra amata Twin Peaks: nell’ufficio dello sceriffo Truman (il fratello di Harry, molto malato e dunque sostituito) Hawk sta ancora cercando indizi su Cooper tra i file risalenti al caso Laura Palmer. Arriva proprio qui la scena da brividi (e mi stanno tornando mentre scrivo): Bobby Briggs è diventato un agente di polizia (!!) e, alla vista della storica foto di Laura, comincia a piangere pensando a tutti i ricordi che lo legano a lei (mentre il tema di Badalamenti si affaccia per la prima volta in questa stagione, procurandoci emozioni forti). Scopriamo inoltre che Garland Briggs è morto ai tempi in cui Cooper è sparito e che è stato proprio l’agente dell’FBI a vederlo per l’ultima volta (era forse Bob o il doppelganger di Cooper in cerca di informazioni?). Briggs tra l’altro muore in un incendio e il fuoco, come sappiamo, è qualcosa di molto caro ai demoni della Loggia Nera (ci sarà dunque un collegamento tra la morte di Briggs, l’incontro con Cooper e la morte in un incendio?). A contribuire al mood inconfondibile di Twin Peaks ci pensano ancora Lucy e Andy, che ci presentano loro figlio Wally (Michael Cera!), un biker che cerca di imitare Marlon Brando con pessimi risultati (Andy nella prima puntata ci aveva detto che suo figlio era nato lo stesso giorno del grande attore).

Se le prime puntate dunque sono servite come una sorta di premessa e di introduzione ai personaggi, vecchi e nuovi, in questo quarto episodio le cose cominciano a prendere una direzione (incomprensibile, ma pur sempre una direzione). Sappiamo che uno dei due Cooper deve essere eliminato, ci sono delle morti sospette (per overdose) tra gli adolescenti di Twin Peaks, Gordon Cole e Albert sanno che c’è qualcosa di molto strano intorno a loro, mentre il Cooper/Doug non riesce ancora ad uscire dal torpore. Tanta voglia di saperne di più e tanta attesa per i prossimi episodi.

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Recensione “Twin Peaks” (1990)

Quando si pensa alla televisione degli anni 90, è difficile non pensare a “I segreti di Twin Peaks”, serie televisiva (o telefilm, come si usava dire ai tempi) di culto, entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo degli adolescenti di una volta, oggi adulti, che come allora fremono in attesa della nuova stagione dello show, in arrivo il 21 maggio. La vicenda ruota intorno alle indagini che si sono svolte in seguito all’assassinio di una giovane ragazza, Laura Palmer, in una cittadina fittizia dello stato di Washington, la ormai mitologica Twin Peaks (51.201 abitanti, come recita il cartello nella sigla). La serie creata da David Lynch, seppur kitsch, surreale, talvolta grottesca, a tratti spaventosa, è entrata nell’Olimpo dei più grandi spettacoli di tutti i tempi. Cosa c’è dietro a questo indiscutibile capolavoro? Ne parliamo dopo la sigla. Chi non ha visto la serie si fermi qui, spenga il pc, e cominci subito a vedere “Twin Peaks”. Chi invece l’ha vista, può andare avanti nella lettura e non temere tutti gli spoiler che ci saranno da qui in avanti…

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