Capitolo 270

Casa nuova, vita vecchia: questo che state leggendo è il primo capitolo della mia vita da cinefilo scritto nella mia nuova dimora, ancora mezza vuota e invasa da pacchi e scatoloni, con la connessione internet del cellulare in attesa dell’allaccio, ma pronta ad una svolta epocale: per evitare di traslocare quattro pacchi pieni di dvd e per migliorare sensibilmente la qualità della visione, ho deciso che, lentamente e con 130 anni di ritardo, comincerò a trasformare la collezione di dvd in una collezione di blu ray. Ci vorranno pazienza e dedizione (e molti mercatini dell’usato), ma presto o tardi avrò la mia nuova collezione di film. Vi terrò aggiornati.

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Recensione “The Fighter” (2010)

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Un film sulla boxe non è mai soltanto un film sulla boxe. Ed è forse proprio per questo che il pugilato è probabilmente lo sport più cinematografico che esista: su quel quadrato non salgono solo due combattenti, ma un’intera vita di sacrifici, problemi, dolori. Il ring è dunque una vera e propria serra di emozioni, amplificate da quei pugni che spesso la vita assesta senza guantoni: da “Rocky” a “Toro Scatenato”, da “Cinderella Man” a “Million Dollar Baby”, il pugilato è solo un pretesto per raccontare le vite dei loro protagonisti, l’intensità dolorosa del loro quotidiano che si trasforma in caparbietà, riscatto.

Ispirato ad una storia vera, “The Fighter” racconta il rapporto estremo tra Micky Ward e il suo fratellastro Dicky Eklund, ex-pugile ed orgoglio di Lowell, il sobborgo dove sono cresciuti. Dicky è ormai caduto in disgrazia, quando non si droga allena suo fratello Micky, un onesto lavoratore dal gancio sinistro irresistibile. Ma a causa della sua famiglia iperprotettiva, Ward non riesce ad emergere, subisce pesanti ko in incontri impossibili, mentre intanto il suo dannoso fratello finisce ancora una volta in carcere. Micky, aiutato dalla sua ragazza Charlene, troverà la forza per far sbocciare il suo talento, ma nel momento decisivo dovrà ancora ricorrere agli insegnamenti della famiglia.

Una redenzione a portata di guantone, che emoziona e cattura, merito delle intense e sofferte interpretazioni di tre solisti in stato di grazia: Mark Wahlberg, che affida corpo e sofferenze al cuor di leone di Micky “Irish” Ward; Christian Bale, premio Oscar per la strepitosa performance nei panni dell’imprevedibile Dicky; Melissa Leo, altro premio Oscar, nei panni di una madre di famiglia tenace e aggressiva. Una storia che convince dal primo all’ultimo round, David O. Russell ci affida un nuovo “working class hero” da amare e sostenere, che ci regala un prezioso insegnamento: sul ring, come nella vita, bisogna incassare prima di colpire.

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