Capitolo 273

Winter is coming. Ma non così in fretta, anche se questo antipasto a base di pioggia torrenziale è un’ottima scusa per restare al caldo e all’asciutto per vedere e rivedere film. Riprendiamo le sani abitudini, che non fanno mai male. In questo capitolo quasi 6 film (vi spiegherò perché quasi) e il rewatch di una trilogia che porto nel cuore, nello stomaco, nella testa e in molte altre parti del corpo (no, quelle no). Spoilerone: ho finito Friends. Leggere per credere.

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Recensione “Before Midnight” (2013)

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Li avevamo conosciuti diciotto anni fa su un treno e li avevamo amati sulle strade di una Vienna primaverile e fatale. Ci siamo innamorati di loro, li abbiamo lasciati là, su un binario, sognando o magari ricordando episodi analoghi delle nostre vite. Forse un po’ nostalgici, un po’ malinconici, perché un pezzetto di quella magia e di quell’ingenuità l’avremmo volute portare ancora con noi, anche dopo essere più cresciuti. Ma quando li abbiamo incontrati di nuovo, nove anni fa, in una Parigi curiosamente assolata, la magia sembrava finita, o quantomeno sembrava nascosta. Jesse e Celine erano (sì, anche loro!) diventati più cinici, più disillusi, meno sognatori. Come noi, come tutti, probabilmente. Ma in pochi minuti finali si stava per accendere qualcosa, una piccola fiammella che i titoli di coda non ci hanno permesso di approfondire (stava per essere alimentata o definitivamente spenta?). Lo scopriamo oggi, con i protagonisti ormai quarantenni, che stavolta non si incontrano più o meno per caso, ma si amano e hanno finalmente una relazione.

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Recensione “Guerre Stellari” (“Star Wars”, 1977)

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Il 1977 è una data importante per il cinema: nelle sale arriva “Guerre Stellari” e comincia l’era del postmoderno cinematografico. Non è facile parlare di un film che tutti hanno visto e sul quale si è detto già tutto, ma l’universo creato dalla mente di George Lucas è talmente vasto di sfumature, sfaccettature, personaggi e situazioni, da stimolare ulteriori riflessioni e analisi. Rivedere “Guerre Stellari”, ribattezzato “Episodio IV – A New Hope” in seguito alla nuova versione della saga, è come sfogliare un album di ricordi; la lotta tra il bene e il male, tra i buoni e i cattivi, una sorta di western fantascientifico dove Lucas ha cercato di proporre gli archetipi della letteratura classica generando uno dei più grandi successi della storia del cinema: Luke Skywalker è il cavaliere senza macchia, Obi-Wan Kenobi il saggio mentore, Han Solo l’eroe cinico ma buono, Leila è la principessa da salvare, Darth Vader l’antagonista (uno dei “cattivi” più riusciti di sempre).

Un particolare cattura immediatamente l’attenzione: fino all’arrivo di “Guerre Stellari” la fantascienza aveva abituato il pubblico ad una tecnologia impeccabile, dove l’uomo era asservito alla sua potenza e infallibilità (ad esempio l’astronave Enterprise della serie “Star Trek”) e dove una falla nel sistema rappresentava una pericolosa eccezione (come in “2001 Odissea nello Spazio”). Al contrario, il film di Lucas esalta una sorta di “poetica dell’usato”, una tecnologia tutt’altro che perfetta, un concetto rappresentato esemplarmente dal mezzo di trasporto di Han Solo, il Millennium Falcon. A prima vista Luke lo definisce “un pezzo di ferraglia”, e, sebbene il Millennium sia capace di viaggiare alla velocità della luce, ha un bisogno costante di riparazioni, di piccole sistemate (ogni volta che la navetta non è in volo c’è qualcuno intorno a lavorarci), metafora ideale di una tecnologia che non ha più un ruolo principale nell’universo dei suoi personaggi, come nella tradizione sci-fi, ma dove è l’uomo con i suoi sentimenti ad avere il ruolo preponderante. Lucas ci mostra che anche in “una galassia lontana lontana” e sicuramente più avanzata rispetto a noi, i mezzi di trasporto e la tecnologia hanno bisogno della manutenzione dell’uomo, così come le nostre automobili, i nostri motorini, che senza il cambio dell’olio o la pulizia della candela non fanno molta strada.

Addirittura l’antagonista (che col senno di poi si è rivelato il vero protagonista dell’intera saga) Darth Vader sottolinea questo concetto, asserendo come ogni tecnologia non vale l’uomo e ciò in cui egli crede (in questo caso la Forza, un’antica religione). Infatti, in seguito alle parole di un ufficiale intento ad esaltare la potenza e la perfezione della Morte Nera, una stazione spaziale in grado di ridurre in polvere un pianeta, Lord Vader replica seccamente: “Non essere troppo fiero di questo terrore tecnologico che hai costruito: l’abilità di distruggere un pianeta è insignificante in confronto alla potenza della Forza”. Sarà proprio la fede nella Forza a dare a Luke (che spegne il computer di bordo per affidarsi al suo istinto, altro esempio di fiducia nell’uomo piuttosto che nella tecnologia) la capacità di colpire la Morte Nera nel suo unico punto debole: una falla grande due metri che salverà i ribelli dalla distruzione, e permetterà al film di diventare la splendida trilogia amata dal grande pubblico.

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