Twin Peaks 2017: La Ricerca della Zona (Episodio 9)

Finalmente è tornato Twin Peaks. Due settimane di astinenza sono state tante, soprattutto dopo quella meravigliosa assurdità che è stata l’episodio 8. Pur continuando ad essere tutto piuttosto nebuloso, l’ultima puntata della serie di David Lynch sta cercando di mettere insieme i fili (pur aggiungendo altra carne al fuoco). Non mi dilungherò oltre in preamboli perché c’è davvero tanto da dire su questo episodio, quindi “let’s rock”.

Si comincia con il Cooper malvagio che, dopo esser tornato in vita, giunge in una fattoria dove trova Tim Roth (!) e la bionda Jennifer Jason Leigh (!!), due scagnozzi della sua gang (e un evidente omaggio a Quentin Tarantino). Il loro compito sarà quello di uccidere il direttore del carcere che aveva liberato lo stesso Cooper nelle scorse puntate. Il Doppelganger manda un sms ad un numero sconosciuto: “A tavola la conversazione è animata”. Subito dopo telefona al suo uomo a Las Vegas per velocizzare la questione Dougie: è dunque Cooper malvagio il mandante del tentato omicidio a Doug Jones. Più avanti scopriremo che a ricevere il messaggio di prima sarà Diane, che lo legge quasi preoccupata, ma non sorpresa. Diamo per certo che Diane sappia precisamente cosa voglia dire questo messaggio in codice, la domanda dunque sorgerà spontanea: che rapporto c’è tra Diane e Cooper?

Sulla via di ritorno verso Filadelfia, Gordon Cole riceve due telefonate: in una viene informato del ritrovamento del corpo del maggiore Briggs, nell’altra viene a sapere che Cooper è scappato dal carcere (“Cooper flew the coop!”). Il viaggio sarà dunque deviato a Buckhorn, nella parte Ovest del South Dakota, per la gioia di Diane.

Salto a Las Vegas. I detective della polizia stanno interrogando il capo di Dougie a proposito di quanto successo nell’episodio 7: il tentato omicidio da parte del nano. Il direttore fa degli strani gesti con la mano destra: lo stesso che faceva la donna vestita di rosso all’inizio di “Fuoco cammina con me”. Ai fini della trama non ha niente a che vedere, è solo una chicca inserita da Lynch per i suoi fan: a tal proposito ho trovato una gif che potete vedere qui. Torniamo alle cose serie. Una donna con le scarpe rosse cammina nel corridoio e Dougie osserva le scarpe affascinato. Potrebbe essere un indizio sul ritorno di Audrey? Anche lei indossava le stesse scarpe all’inizio della prima stagione della serie e potrebbe avallare la teoria secondo la quale sarà proprio lei a svegliare Cooper/Dougie dal suo torpore. Chissà. I detective intanto scoprono che Dougie Jones prima del 1997 non è mai esistito e pensano che possa far parte del programma protezione testimoni (anche perché hanno tentato di ucciderlo due volte, prima con l’esplosione della sua macchina e poi con il sicario). Uno dei poliziotti, con uno stratagemma, porta via la tazza con le impronte e il DNA di Dougie per scoprire chi sia. Ovviamente tra poco da quelle impronte uscirà fuori il nome di Cooper, i suoi vecchi colleghi lo stanno così per ritrovare. Sarà bellissimo.

Finalmente arriviamo a Twin Peaks. Qui, dopo un tenero scambio di opinioni tra Lucy e Andy, finiamo in casa Horne, dove Johnny Horne, il fratello di Audrey, si suicida schiantandosi con la testa contro un muro. Non possiamo fare a meno di sperare che il suo funerale sarà l’occasione per far tornare Audrey dal luogo in cui si trova. Staremo a vedere. Subito dopo eccoci a casa Briggs, dove Bobby, in compagnia di Hawk e dello sceriffo Truman, si reca dalla signora Briggs per saperne di più sull’incontro di venticinque anni prima tra il Maggiore e Cooper. Il Maggiore aveva già previsto questa scena: disse a sua moglie che un giorno Bobby, Hawk e lo sceriffo sarebbero entrati in casa e quel giorno lei avrebbe dovuto consegnargli un oggetto (di cui parleremo tra poco). Bobby sembra completamente redento dal suo passato piuttosto sporco, confermando la visione avuta da suo padre nella seconda stagione di Twin Peaks (in cui il Maggiore dice al figlio di aver sognato un futuro brillante per lui).

A Buckhorn intanto Gordon Cole, Albert, Tammy e Diane si recano all’obitorio per saperne di più sul ritrovamento del corpo senza testa del Maggiore Briggs. Oltre alle cose che già sappiamo, esce fuori qualcosa a proposito di un blog. Ci arriverò tra pochissimo. In obitorio intanto il medico legale parla all’FBI dell’anello trovato nello stomaco di Briggs: anello regalato a Dougie da sua moglie. Un’altra conferma che Dougie sta per essere trovato dall’FBI? Penso che manchi davvero poco. Nella seconda puntata, per l’omicidio del corpo senza testa e quello della bibliotecaria Ruth, era finito in prigione il preside della scuola, William Hastings. Gli agenti federali si recano dunque in carcere per interrogarlo. L’uomo afferma di essere un appassionato di realtà alternative e cose del genere: insieme a Ruth, la sua amante (ormai defunta), teneva un blog in cui parlava di tutto ciò. Recentemente Hastings aveva scritto un post in cui diceva di essere entrato nella “Zona”, dove aveva incontrato il Maggiore (che sarà identificato come Briggs, ovviamente). L’uomo, insieme a Ruth, aveva assistito alla morte di Briggs: la sua testa era improvvisamente sparita mentre fluttuava in cielo, dicendo “Cooper, Cooper” (nel terzo episodio si vedeva la testa di Briggs fluttuare davanti a Cooper, ma in quel caso aveva detto “Rosa blu”). Hastings e Ruth sono probabilmente entrati nella Loggia Nera, dove hanno consegnato delle coordinate al Maggiore (gli stessi numeri che il Gigante dà a Cooper all’inizio della prima puntata? Possibilissimo), poi qualcuno ha prima domandato il nome della moglie di Hastings e poi ha ucciso Ruth. Potrebbe trattarsi degli Uomini Neri della scorsa puntata. La cosa folle è che il blog di Hastings, “La Ricerca della Zona”, esiste davvero (!) e potete trovarlo qui.

Torniamo a Twin Peaks. Dopo una breve parentesi in cui Jerry Horne, fattissimo, “litiga” con il suo piede, mentre al Great Northern Hotel continuano gli strani rumori nel legno (Josie?), nell’ufficio dello Sceriffo c’è un importante avanzamento di trama. La scena si apre con la curiosa cena di Chad, il poliziotto antipatico e corrotto che avevamo già avuto il (dis)piacere di conoscere nelle prime puntate: sta mangiando crema di mais, una palese citazione della garmonbozia di cui si cibano i demoni della Loggia Nera (Chad sicuramente non è un demone, la scena vuole solo confermare la cattiveria della sua anima, credo). Lo sceriffo, Hawk e Bobby, grazie a quest’ultimo, riescono ad aprire il tubo di metallo lasciatogli dal Maggiore. All’interno dell’oggetto ci sono due foglietti: il primo indica un luogo, il Jack Rabbit’s Palace (di cui solo Bobby è a conoscenza e che quindi dà ragione ad Hawk quando si domandava, insieme a Lucy e Andy, se c’entrassero qualcosa i conigli…), alcune indicazioni, un orario e due giorni non lontani (oltre ad alcuni strani simboli, uno dei quali era impresso sulla carta che Cooper malvagio aveva mostrato a Darya prima di ucciderla). Sul secondo biglietto il nome Cooper compare due volte, Hawk sembra intuire che si tratta di due diversi Cooper (tra l’altro sul biglietto c’è scritto COOPER/COOPER/COO, in cui il “terzo” Cooper è tagliato a metà, potrebbe trattarsi forse della presenza di Dougie?).

La sera, mentre al Roadhouse suona una nuova band (le Au Revoir Simone, come ci indicano i titoli di coda), due ragazze parlano evidentemente di droga, confermando che il giro di Red sta andando avanti. La loro conversazione non è interessante, ma ci dà l’impressione che stia per succedere qualcosa di grosso.

Altri sette giorni di attesa. Cosa succederà? La polizia di Twin Peaks, seguendo le indicazioni di Briggs, troverà un varco per la Loggia Nera (o per una realtà parallela)? Doug sarà finalmente identificato come Cooper? Tornerà Audrey? Le trame stanno cominciando ad avvicinarsi sensibilmente, stiamo esattamente a metà stagione e abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad uno show straordinario nella sua capacità di intrigare, ipnotizzare e catturare lo spettatore. David Lynch potrebbe davvero aver realizzato il suo capolavoro.

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Twin Peaks 2017: Le origini del male (Episodio 8)

L’Episodio 8 ha circa 15 minuti quasi convenzionali (convenzionali se si parla di Twin Peaks, ovvio) e i restanti 45 davvero molto complicati da raccontare. Una puntata decisamente non classificabile, forse folle, forse geniale, ma davvero difficile da comprendere. L’apertura è dedicata alla fuga del Cooper malvagio: è in auto con Ray, e sappiamo da uno dei primi episodi che il Doppelganger vuole far fuori il ragazzo (lo abbiamo scoperto quando Cooper soffoca la ragazza sul letto del motel). Approfittando di una sosta, Cooper prova a uccidere Ray, ma questi lo anticipa e gli spara più colpi. Sul corpo insanguinato del demone compaiono degli uomini neri, uno dei quali avevamo già visto in un paio di occasioni nei precedenti episodi (nella cella accanto al preside della scuola e nell’obitorio). Va detto che questi personaggi sono decisamente simili al barbone di “Mulholland Drive”, un dettaglio che dà seguito alle teorie secondo le quali il film del 2001 è ambientato nello stesso universo di Twin Peaks. Gli uomini neri, dicevamo: questi si accalcano intorno a Cooper, gli spargono il sangue sul volto, lo toccano, estraggono dal petto una sorta di gelatina con al suo interno nientepopodimeno che il viso di Bob sghignazzante. Ray fugge terrorizzato, telefona ad un certo Phillip (Jeffries?) spiegandogli che Cooper dovrebbe essere morto, ma che se non dovesse esserlo, lo potrà raggiungere alla “Fattoria”. Cooper ovviamente si risveglia: è vivo.

La storia prosegue con un live dei Nine Inch Nails (!) al Roadhouse. Qui finisce la parte comprensibile di questo ottavo episodio e cominciano videoarte e tutto il resto. Da qui in poi la scena sarà quasi interamente in bianco e nero. Siamo nel luglio del 1945, nel deserto del New Mexico vediamo un fungo atomico (la data e il luogo corrispondono al celebre Test Trinity, la prima detonazione di un’arma nucleare, due settimane prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki). Il fungo atomico genera al suo interno una creatura che a sua volta vomita una gelatina con molte uova (forse la garmonbozia, il dolore e sofferenza di cui si nutrono i demoni?), oltre alla gelatina vista prima con all’interno il volto di Bob. Sempre nel New Mexico, ma nel 1956, da una delle uova esce uno strano insetto, mentre un gruppo di uomini neri (che sembrano esser stati generati da quella curiosa esplosione del ’45) dapprima aggredisce due passanti, quindi uno di loro penetra in uno studio radiofonico e, dopo aver interrotto i Platters (il cui chitarrista si chiamava David Lynch…) e ucciso due impiegati, ripete alla radio una stramba litania che fa svenire chi la ascolta: “Questa è l’acqua, questo è il pozzo: bevi fino in fondo e calati. Il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro all’interno”. Lo strano insetto di cui sopra intanto si introduce nella bocca di una giovane donna: non prevedo niente di buono. Gli uomini neri sembrano uscir fuori da una sorta di mini market e, come mi dicono i colleghi amici più informati di me, anche in “Fuoco cammina con me” gli spiriti si riunivano in una stanza proprio sopra un “convenience store”.

Una piccola parentesi. Secondo alcune teorie la giovane donna potrebbe essere Sarah Palmer da giovane. Nel ’56 la ragazza dimostra circa 15 o 16 anni e l’attrice che interpreta Sarah Palmer è nata nel 1941, quindi le date coinciderebbero. Inoltre ci potrebbe essere un legame tra il cavallo bianco nominato nella litania e lo stesso animale più volte apparso alla madre di Laura (ma questo legame è un po’ forzato, lo ammetto). E poi, come affermano sempre i miei amici, se così non fosse, perché spostare l’azione dal 1945 al 1956? Solo per farci ascoltare i Platters? Non credo (edit: a distanza di giorni si fanno molto insistenti le voci che fanno riferimento alla Signora Ceppo: la ragazza che ingoia il misterioso insetto è dunque una giovane Margaret? Vedremo).

Nel mondo parallelo intanto (la Loggia Bianca?), il Gigante viene a conoscenza della “nascita” di Bob. Preoccupato, comincia a levitare e genera dal suo cervello una sfera dorata con al suo interno il viso di Laura Palmer. Una dama elegante, la Senorita Dido (come leggiamo sui titoli di coda), bacia la sfera e la lancia in una sorta di tubo che si preoccuperà di ricollocare la sfera dorata sulla Terra, in un punto che inequivocabilmente corrisponde a Twin Peaks. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il Gigante abbia creato Laura Palmer per fronteggiare Bob, in un’ennesima variazione sul tema “Bene contro Male”: uno scontro di cui conosciamo fin troppo bene l’esito. Tra l’altro una sfera dorata aveva già fatto la sua comparsa nel momento in cui il Cooper buono aveva preso il posto di Dougie: la pallina era stata raccolta da Mike, all’interno della Loggia Nera.

L’esplosione atomica del 1945 è stata dunque l’origine del male che abbiamo visto in “Twin Peaks”? Così sembra. Curioso inoltre il fatto che nei precedenti episodi, nell’ufficio dell’FBI, dietro Gordon Cole è appeso un manifesto raffigurante proprio un fungo atomico. Ora, chiunque volesse provare a dare una spiegazione a questo episodio può accomodarsi. Ora ci aspettano due settimane di domande: chi sono gli uomini neri (nei titoli di coda uno di loro è citato come Woodsman, l’uomo del bosco)? Che rapporto c’è tra Phillip Jeffries e Cooper? Che ne sarà della ragazza con la rana-mosca in bocca, si tratta davvero di Sarah Palmer? La cosa certa è una: quello che David Lynch ha mostrato in questo episodio è una nuova frontiera dello show televisivo. Nessuno ha mai osato tanto, nessuno si è spinto così oltre ed è naturale chiedersi cosa succederà ancora nei restanti episodi (tra due settimane saremo esattamente a metà stagione). Avrei bisogno di un po’ più di normalità, ma chi sono io per chiedere tanto a David Lynch? La prossima settimana niente Twin Peaks, lo show ritorna tra due settimane e, mentre noi saremo qui a formulare teorie assurde, Lynch ci osserva e se la ride, dall’alto della sua onniscienza. Due settimane per una nuova puntata. Ce la faremo? Nell’attesa abbracciamoci forte e cerchiamo di sostenerci a vicenda.

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Twin Peaks 2017: Salute all’FBI (Episodio 7)

Se le prime sei puntate di questa stagione potevano esser viste come gli episodi della nuova serie di David Lynch, l’episodio 7 può essere invece visto a tutti gli effetti come un episodio di Twin Peaks. Se i fan più nostalgici avevano bisogno di essere nutriti, stavolta hanno davvero di che abbuffarsi. Procediamo con ordine.

Questa settima, bellissima, sinfonia si apre con Jerry Horne strafatto in mezzo al bosco: telefona al fratello dicendogli che qualcuno gli ha rubato la macchina. Siamo a Twin Peaks dunque, poco dopo ci spostiamo nell’ufficio dello sceriffo: Hawk sta mostrando allo sceriffo Truman la sua recente scoperta. Il biglietto che si trovava nel bagno della centrale sono in realtà tre fogli: ebbene sì, le teorie che giravano nei giorni scorsi erano dunque esatte, si tratta infatti di tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer (!!!). Le annotazioni di Laura riguardano Annie, che le è apparsa in sogno per dirle che il buon Dale è nella Loggia è non riesce ad uscire (sogno di cui peraltro troviamo traccia in “Fuoco cammina con me”). Annie è ovviamente Annie Blackburn, la sorella di Norma, la fiamma di Dale Cooper nelle ultime puntate della seconda stagione di Twin Peaks, che fu portata da Windom Earle nella Loggia Nera per attirare Cooper e ucciderlo. Lo ricordate, no? Bene, il diario segreto di Laura era stato affidato ad Harold Smith, l’agorafobico appassionato di orchidee, morto suicida (?). In questo diario, ritrovato da Donna, mancavano delle pagine. Su una di queste pagine ritrovate, Laura aveva annotato: “Ora so che non è Bob. So di chi si tratta”. Ovviamente parliamo di Leland Palmer. Hawk intuisce che Leland, smascherato da sua figlia, abbia strappato le pagine compromettenti dal diario e le abbia nascoste nel bagno della centrale di polizia quando fu portato là per essere interrogato sull’omicidio di Renault (temendo di venir perquisito, Leland avrebbe nascosto le pagine proprio dentro i bagni della polizia). Ma se il buon Dale era nella Loggia e non poteva uscire, quello che ne uscì chi era? Noi ovviamente lo sappiamo, Hawk invece avrà bisogno ancora di qualche puntata, probabilmente.

Abbiamo un buco di venticinque anni da riempire, qualche tassello nuovo lo otteniamo da Doc Hayward, in diretta Skype con lo sceriffo: l’ultima volta che il dottore aveva visto Cooper, dopo il suo ritrovamento nei boschi, era in ospedale, nel reparto rianimazione. Là gli aveva visto ancora una strana espressione, a suo dire. Tra l’altro pare che Cooper si fosse recato là in rianimazione per “tenere d’occhio” Audrey Horne, finita in coma dopo l’esplosione della bomba alla banca. Ho una teoria, la butto là: Richard Horne è il figlio del Doppelganger di Cooper. Sappiamo che Bob non si faceva molti problemi ad infilarsi tra le lenzuola di donne incoscienti o addormentate, potrebbe dunque aver ingravidato lui, tramite Cooper, Audrey? Visto il carattere e il comportamento di Richard, la cosa non sarebbe poi così sorprendente.

Le vicende si spostano ora nell’obitorio di Buckhorn, in Sud Dakota. Scopriamo che il corpo senza testa appartiene ad un uomo di cinquant’anni, le cui impronte appartengono – sorpresa sorpresa – al Maggiore Briggs. Ma se il corpo appartiene ad un cinquantenne morto la settimana precedente, come potrebbe mai essere quello di Garland, che se fosse stato ancora vivo avrebbe circa settant’anni? Questa è la giusta osservazione di Winston dei Ghostbusters, direttore dell’aviazione militare, al telefono con la sua assistente. Nel frattempo, per non farci proprio mancare niente, nei corridoi dell’obitorio si aggira l’uomo nero che avevamo visto nella seconda puntata, lo spirito che era fuggito dalla cella accanto a quella del direttore della scuola, accusato proprio dell’omicidio del corpo senza testa. Uomo nero che poi fa pensare tantissimo a quello di “Mulholland Drive”, sempre di Lynch, ovviamente.

Un capitolo a parte riguarda Diane. La ex segretaria di Cooper sembra portare molto rancore nei confronti dell’FBI e, inizialmente, manda a quel paese sia Albert che Cole. Tra lei e Cooper qualcosa deve essere andata storta. Cole riesce però a convincerla ad incontrare Cooper in cella: Diane, in lacrime dopo l’incontro, dice a Cole che l’uomo che conosceva è cambiato. Non si tratta degli anni o dell’aspetto, si tratta della sua anima. I due tra l’altro accennano ad una notte, l’ultima in cui si sono visti, a proposito della quale Cole vorrebbe saperne di più (probabile pensare che il Cooper malvagio l’abbia violentata, o le abbia comunque fatto del male). “Noi due dobbiamo parlare”, afferma Diane, prima di lanciarsi, cicchetto in mano, in un brindisi glaciale: “Salute all’FBI”. Questa è senza dubbio una delle scene più emozionanti della puntata.

Torniamo a Twin Peaks: Andy sta indagando sull’omicidio del bambino investito da un camion nella puntata precedente. Il possessore del camion è spaventatissimo, dice che gli dirà tutto e dà appuntamento all’agente di polizia due ore dopo in un altro posto. Nel luogo dell’appuntamento Andy si ritroverà da solo con il tema di Laura Palmer che aleggia inquietante in sottofondo: al tizio sembra proprio che sia successo qualcosa. Le sorprese di questa puntata ricchissima non finiscono qua: mentre in South Dakota il Cooper malvagio sta organizzando la sua evasione, Dougie a Las Vegas riceve la visita di sua moglie e della polizia. Fuori dall’ufficio arriva il sicario nano per ucciderlo, ma Doug, improvvisamente e incredibilmente, lo disarma con due colpi alla gola, riuscendo perfino a bloccargli la mano sulla pistola, puntata verso il pavimento. La visione dell’Albero con il cervello gli ripete più volte “stringigli la mano!”. Scena da brividi. Tra l’altro le tv giungono sul luogo dell’attentato per intervistare gli astanti: è forse possibile che il Cooper buono finisca in televisione e che qualcuno a Twin Peaks lo possa vedere e riconoscere? Lo scopriremo tra sette giorni.

Torniamo ancora a Twin Peaks, luogo principale di questo episodio. Al Great Northern, Benjamin Horne riceve finalmente per posta la chiave della stanza appartenuta a Cooper 25 anni prima: la cosa non lo lascia di certo indifferente. Intanto la sua nuova assistente, Ashley Judd, sente uno strano brusio proveniente dalle pareti di legno: si tratta senza dubbio di Josie Packard, intrappolata nel legno dell’albergo dai tempi della seconda stagione. Tra Ashley Judd (Beverly) e Ben Horne sembra esserci una certa tensione sessuale, la prima tornerà comunque a casa dal marito malato. Al Roadhouse intanto un altro membro dei fratelli Renault (ma quanti erano?) parla al telefono di giovani donne e di soldi da pagare: nel locale continuano dunque gli strani traffici di una volta.

La puntata si chiude con la fuga del Cooper malvagio, che torna dunque in libertà, e con una breve scena al Double R, con un ragazzo che cerca disperatamente un certo Bing (il figlio di David Lynch, come risulta nei titoli di coda, membro di una delle band che avevano concluso una delle puntate precedenti al Roadhouse). Episodio splendido. Cosa aspettarci dal prossimo? Beh, il Cooper malvagio è in libertà, il Cooper buono sta recuperando il senno e Hawk ha scoperto tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer. Siamo quasi a metà stagione e la grande, meravigliosa impressione è che il meglio debba ancora arrivare. Nella speranza di non vedere più una scena di due minuti e mezzo con un tizio che passa la scopa per terra, la domanda che risuona nelle case di tutti noi è soltanto una: quanto manca a lunedì prossimo?

Laura Dern  in a still from Twin Peaks. Photo: Patrick Wymore/SHOWTIME

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Twin Peaks 2017: Non morire (Episodio 6)

Neanche a dirlo, il sesto episodio del nuovo “Twin Peaks” pone ancora più interrogativi su tutto ciò che avevamo visto nelle cinque puntate precedenti. Le linee narrative stavolta sono due: Twin Peaks e Las Vegas (più un piccolo grande extra che vede protagonista Albert). Dunque, dopo la inquietante scena della telefonata dal carcere del South Dakota, niente Doppelganger in questo nuovo episodio. Partiamo subito dal momento più alto di questa sesta parte: Diane. Albert sotto il diluvio entra in un bar (insultando Gene Kelly e il suo “Cantando sotto la pioggia”) e saluta la celebre, attesissima Diane. La mia teoria dopo l’episodio 4 era dunque giusta: la donna che Albert doveva incontrare, l’unica che poteva riconoscere Cooper, era proprio Diane (e come avevo previsto è Laura Dern a interpretarla). La scena dura soltanto pochi secondi, ma è senza dubbio l’apice dell’episodio: “Ciao, Albert”.

A Las Vegas Cooper, nei panni di Doug, continua ad essere disorientato, per usare un eufemismo. Ancora una volta gli compare Mike dalla Loggia Nera per dirgli che deve assolutamente svegliarsi e, soprattutto, non morire (“Don’t die”!). Doug riesce, grazie alle solite visioni luminose, a finire il lavoro che gli era stato commissionato per non perdere il posto. I suoi sembrano scarabocchi senza senso, ma a quanto pare risultano essere decisivi e di fondamentale importanza per il suo capo. Al tempo stesso Janey-E (la moglie di Doug, ovvero Naomi Watts) incontra i creditori del marito aggredendoli verbalmente e saldando il debito di Doug dovuto a motivi di gioco d’azzardo (tra i creditori c’è addirittura Daniel Faraday di “Lost”!). Intanto un nano cattivissimo, evidentemente un sicario, riceve un plico contenente due fotografie: una di Doug e l’altra della donna che nell’episodio precedente voleva urgentemente che lo stesso Doug fosse ucciso. Il nano uccide la donna e le sue colleghe a colpi di cacciavite.

A Twin Peaks intanto cominciano a succedere cose strane: Richard Horne si ritrova coinvolto in un traffico di droga e, trattato a pesci in faccia (anche a causa di una strana moneta “magica”) da un certo Red, comincia a dare di matto, investendo a tutta velocità un bambino in mezzo alla strada. Ad assistere alla scena, oltre agli abitanti di Twin Peaks, c’è Carl, il gestore del parcheggio per roulotte di “Fuoco cammina con me”, che subito dopo l’impatto vede uno strano spirito uscire dal corpo del bambino e volatilizzarsi in cielo. Carl da piccolo è sparito nei boschi vicino Twin Peaks, quindi è presumibile che anche lui abbia il “dono” di vedere gli spiriti. Nell’ufficio di polizia intanto Hawk, grazie ad una moneta e al marchio raffigurante un nativo americano (il retaggio di cui parlava la Signora Ceppo nel primo episodio), trova l’indizio che stava cercando sulla porta del bagno, o più precisamente dentro la porta del bagno. Hawk estrae dal suo interno un biglietto, ma non ci è ancora dato sapere di cosa si tratti.

Ah, dimenticavo. All’inizio di questa stagione il gigante fa a Cooper i nomi di Richard e Linda, “due piccioni con una fava”. Richard potrebbe dunque essere Richard Horne e Linda invece viene nominata da Mickey, un ragazzone che si fa dare un passaggio da Carl in città perché deve andare all’ufficio postale per ritirare la posta di Linda (che ancora non sappiamo chi sia). Che collegamento ci sarà tra loro due? Perché Cooper potrebbe prendere due piccioni con una fava?

Diane a parte non è stata una puntata particolarmente esaltante, la matassa continua ad avvolgersi e al tempo stesso a dipanarsi. Aspettiamo fiduciosi il prossimo episodio, sperando che Cooper riesca “assolutamente” a svegliarsi, che Diane riesca a dirci di più sul Doppelganger e che Hawk ci riveli questo incredibile indizio avente a che fare con la sparizione del nostro amatissimo agente dell’FBI.

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