Twin Peaks 2017: Il Fuoco Nero (Episodio 11)

Dopo l’episodio sottotono della settimana scorsa, finalmente una ripresa, lenta come Dougie, ma comunque una ripresa (con due-tre scene a mio avviso eccezionali). Ancora non succede molto, ma si tratta ad ogni modo di una bella puntata che tra l’altro ci fornisce alcune piccole indicazioni sul proseguo della serie. Andiamo con ordine e cominciamo dall’inizio dell’Episodio 11.

La puntata si apre con alcuni ragazzini che giocano con una palla da baseball e casualmente incappano in Miriam, la donna massacrata da Richard Horne nella scorsa puntata. Miriam è viva e insanguinata, striscia sull’erba, ma ancora resiste. Restiamo a Twin Peaks: Becky, la figlia di Shelley, è letteralmente fuori di sé, scopre che suo marito è con un’altra donna e si reca in un albergo o quello che è per ucciderlo. Non riuscirà nel suo intento e subito dopo la ritroveremo al Double R seduta al tavolo con i suoi genitori: Shelley e (rullo di tamburi) Bobby. Scopriamo inoltre che Shelley di cognome fa Briggs, dunque, come tra l’altro annunciato al termine della seconda stagione di Twin Peaks, Bobby l’ha sposata (anche se ora Shelley abbandona le riunioni di famiglia per fuggire innamorata tra le braccia di quel narcotrafficante di Red, a quanto pare il suo passato non le ha insegnato proprio niente eh!). Al ritorno di Shelley, degli spari rompono la tranquillità del locale di Norma. Sono partiti accidentalmente da un bambino, che aveva appena raccolto in macchina la pistola del padre (aah, gli Stati Uniti, mortacci vostra e di chi vi fa tenere le armi in libertà). Bobby esce dal locale e cerca di ricomporre la situazione, mentre dietro all’auto con il bambino una donna suona il clacson ininterrottamente. Dopo alcuni minuti Bobby finalmente le si avvicina e vi trova all’interno una signora urlante che parla di ritardi, di cene, di zii e di una bambina malata. Dal sedile del passeggero si alza improvvisamente dal buio la bambina, con movenze da zombi e con un rivolo di vomito verde che le esce dalla bocca senza soluzione di continuità. La scena è assurda ma agghiacciante. Nonostante il vento di scirocco di questa sera, la bambina col vomito mi ha davvero gelato il sangue, giuro.

A Buckhorn intanto, Gordon Cole, Albert, Tammy, lo sceriffo di Buckhorn e Hastings (il preside della scuola incriminato per la morte della bibliotecaria Ruth) si dirigono nel posto indicato dall’uomo durante l’interrogatorio (a Sycamore Street… ricordate gli alberi di sicomoro nel bosco di Twin Peaks?). Albert e Gordon vedono uno degli uomini brutti, sporchi e cattivi dietro una baracca. Gordon si avvicina alla “Zona” e vede uno strano vortice nero in cielo, all’interno del quale c’è una stanza con gli uomini neri (?!). Albert lo tira fuori da là prima che Gordon faccia la fine di Laura Palmer nel primo episodio (l’effetto-risucchio è molto simile). I due scoprono dunque il corpo senza testa di Ruth (la quale ha scritte sul braccio delle coordinate), mentre uno dei barbuti, cioè gli uomini neri, cioè i tizi sporchi, riesce a possedere Hastings fino a fargli esplodere la testa (!). Gli sbirri si riuniscono nell’ufficio dello sceriffo per cercare di dare una spiegazione a tutto ciò, Albert e Gordon affermano di aver visto uno di questi uomini e Diane addirittura aggiunge di averlo visto uscire dalla macchina dello sceriffo (il quale, così come Tammy, non ha visto assolutamente nulla). Albert mostra a Gordon le coordinate impresse sul braccio del cadavere di Ruth: Diane sembra decisamente molto interessata ai numeri e Albert lo capisce immediatamente. A Gordon Cole tra l’altro trema la mano: in Twin Peaks questo succedeva quanto il varco per la Loggia Nera si stava per aprire (ricordate tutte quelle mani tremanti al Double R, verso la fine della seconda stagione?).

Intanto nell’ufficio dello sceriffo di Twin Peaks, Truman e Hawk stanno studiando il luogo dove devono dirigersi. Attraverso Google Earth Truman non capisce un granché, ma ecco che Hawk tira fuori una mappa indiana piena di strani simboli: il vice-sceriffo comincia a parlare di un Pino Blu, del grano nero (simbolo di morte!) e del fuoco che, se associato al grano nero, si trasforma nel simbolo del Fuoco Nero (e la cosa a quanto pare non è molto incoraggiante). Neanche a dirlo, arriva la telefonata della Signora Ceppo che afferma che il suo ceppo ha paura del fuoco e che c’è il fuoco nel luogo dove Hawk è diretto. Truman, sorpreso, si sofferma ad osservare il Fuoco Nero disegnato sulla mappa.

Se in questo episodio non c’è traccia del Doppelganger, non può invece mancare il mitico Dougie Jones. Il suo capo gli dice che deve incontrare i fratelli Mitchum per consegnar loro un assegno con un risarcimento da trenta milioni di dollari (che proprio Dougie durante i suoi “compiti a casa” ha contribuito a far ottenere). I due gangster invece lo vogliono incontrare per ucciderlo. Jim Belushi tuttavia ha fatto un sogno premonitore: Doug deve avere con sé una scatola con dentro una torta di ciliegie, in questo caso non andrebbe assolutamente ucciso. L’autista porta Doug nel bel mezzo del deserto del Nevada, il nostro Cooper ha effettivamente con sé una scatola di cartone (comprata su indicazione di Mike, in una delle sue visioni della Loggia Nera). Rodney Mitchum gli punta contro una pistola e tutto ciò (scatola di cartone nel deserto + pistola puntata su un uomo disarmato) mi ha dato un vago sentore di deja-vu: forse è un omaggio a “Seven” di Fincher? I gangster non solo trovano la torta di ciliegie del sogno, ma anche l’assegno di trenta milioni che pensavano gli fosse stato negato. Insomma: Doug diventa tipo il loro nuovo migliore amico, i due fratelli lo portano fuori a mangiare la torta di ciliegie e Cooper la divora (“Damn good!”), il sapore probabilmente gli ricorda qualcosa di molto familiare…

In conclusione, tra bambini inquietanti, teste esplose all’improvviso e sogni premonitori, la puntata non è stata proprio sprecata, anche se aspettiamo ancora che Lynch ci lanci qualche bomba. Cooper/Dougie dopo 11 episodi sembra sempre lì lì per riprendersi ma invece non si sveglia mai (e probabilmente la cosa andrà avanti fino alla puntata 18, ve lo dico io). Truman e Hawk si preparano sempre più per l’entrata nella Loggia, dove in qualche modo sembrano diretti anche Gordon e Albert. Sette episodi al termine, ora è il momento di aspettarsi i veri botti da parte di una serie che, al netto di alcune scene davvero evitabili, è davvero formidabile (e che soprattutto non sembra avere tutti i punti morti delle prime due stagioni, le quali restano però imbattibili in quanto ad emozioni forti e coinvolgimento). Cosa aspettarsi dalla prossima puntata? Si tratta di David Lynch quindi… aspettiamoci di tutto!

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Twin Peaks 2017: Laura è la sola (Episodio 10)

Abbiamo talmente tanta fame di Twin Peaks che vedere sprecata così una preziosissima ora ci ha fatto un po’ soffrire. Ora mancano soltanto 8 episodi alla fine e questo di certo non ha contribuito molto all’avanzamento della trama. A parte un messaggio abbastanza criptico della Signora Ceppo e un interessante confronto tra Cole, Albert e Tammy, il resto della puntata non è stato proprio indimenticabile (beh, a parte il fatto che Dougie meriterebbe uno spin-off a parte, la scena di sesso con Naomi Watts, di cui parleremo dopo, è esilarante).

L’episodio 10 si apre con Richard Horne che arriva da Miriam, testimone oculare dell’uccisione del bambino nella puntata 6. Richard scopre che la ragazza lo ha già denunciato alla polizia e che ha appena scritto una lettera allo sceriffo per dirgli che se le succederà qualcosa la colpa sarà di Richard. Questi si introduce nella sua abitazione e la uccide brutalmente, quindi telefona a Chad, il poliziotto corrotto, per fare in modo che intercetti la lettera accusatoria prime che arrivi sulla scrivania di Truman. Nel frattempo, Carl, il custode del parcheggio di roulotte di cui avevamo già parlato nell’Episodio 6 (e visto in “Fuoco cammina con me”), sta suonando alla chitarra “Red River Valley”, ma viene interrotto da una lite furibonda tra Steven Barnett e Becky, la figlia di Shelly. L’anziano custode sbuffa, dicendo che la presenza del ragazzo è un “fottuto incubo”. Così come la madre, anche Becky deve fare i conti con un marito violento e pressoché nullafacente.

La scena si sposta a Las Vegas dove uno dei fratelli Mitchum, i mafiosi che hanno il controllo del Casinò dove Dougie aveva sbancato, viene colpito da una delle tre donne che accompagnano sempre i due fratelli. Qualche decina di secondi è dedicata al tentativo della donna di catturare una mosca, cosa che mi ha fatto pensare molto alla puntata di Breaking Bad dedicata interamente alla presenza di una mosca nel laboratorio dove lavorano Walter e Jesse. A parte ciò, i due fratelli scoprono in tv della cattura del nano assassino che aveva cercato di uccidere Doug Jones. Jim Belushi e suo fratello scoprono così che il loro “Mr. Jackpot” si chiama effettivamente Doug Jones, come gli aveva detto l’ormai ex direttore del Casinò. Dougie intanto è dal dottore con sua moglie e sembra davvero in forma smagliante: fisico asciutto, pressione perfetta, cuore e polmoni a pieno regime. Appena tornati a casa, dopo un’inquadratura sulle scarpe rosse della donna, i due fanno l’amore: sarà una delle scene più esilaranti di tutta la stagione. Inutile dire che Janey-E si ritroverà più che soddisfatta dalla prestazione di Dougie.

Torniamo a Twin Peaks: il dottor Jacoby si è ormai trasformato in Beppe Grillo, vede complotti ovunque e sembra pienamente convincere Nadine, che per la prima volta in questa stagione apre bocca per commentare quanto sia meraviglioso (il discorso o l’uomo?). Non vedo come questa linea narrativa possa tornare utile ai fini della trama, ma sicuramente da qualche parte dovrà portare (e secondo me avrà a che fare con la celebre pala che Jacoby cerca di vendere ai suoi spettatori). Stesso discorso vale per Jerry Horne, sempre più perso nei boschi, ma che secondo me avrà un ruolo interessante in futuro: scommetto un euro che si trova nei pressi del luogo in cui si aprirà il varco per la Loggia Nera, il punto segnato sul foglietto lasciato da Briggs in cui dovranno dirigersi lo sceriffo, Bobby e Hawk. Intanto quell’infame di Chad riesce a rubare la lettera destinata allo sceriffo in cui Miriam denuncia Richard. Ma occhio a Lucy: potrebbe aver capito che Chad nasconde qualcosa. Speriamo di sì.

Eccoci dunque al momento “Kubrick” di questo episodio: Richard Horne si rivela ufficialmente come il figlio di Audrey, visto che per la prima volta si rivolge a Sylvia Horne chiamandola “nonna” (fino ad oggi sapevamo il suo cognome esclusivamente grazie ai titoli di coda). Il ragazzo fa irruzione in casa della nonna e dello zio Johnny, che è vivo, contrariamente a quanto si pensava dopo lo scorso episodio, ed è legato mani e piedi ad una sedia. Richard minaccia la donna e alza le mani su di lei, costringendola a rivelargli la combinazione della cassaforte. Johnny intanto assiste impotente alla scena, mentre suo nipote rapina la nonna (in sottofondo si può ascoltare un accenno di musica classica). La scena ricorda l’irruzione violenta di “Arancia Meccanica”, in cui Alex e i suoi drughi rapinano una coppia sulle note di “Singin’ in the rain”. L’ennesima cattiveria di Richard ci dà un’ulteriore conferma del fatto che Cooper malvagio possa aver ingravidato Audrey mentre era in coma (come abbiamo sospettato dopo l’episodio 7).

Ancora Las Vegas. Anche Tom Sizemore, ovvero Anthony, cioè il collega di Doug, è al soldo di Cooper malvagio: il suo compito è di riferire ai fratelli Mitchum che Dougie ha impedito il risarcimento assicurativo della vincita effettuata dallo stesso Dougie (!) al casinò. Insomma, dovrà riferire ai due fratelli criminali che Jones si sta accanendo personalmente sui loro affari. Ovviamente la reazione non potrà che essere una: Dougie deve morire (ancora!). Ad ogni modo, criminale o no, Jim Belushi è adorabile.

Il finale si fa decisamente più interessante. Gordon Cole e Tammy scoprono Albert e il medico legale (la donna che ha effettuato l’autopsia sul corpo del maggiore Briggs) a cena insieme. Più tardi, mentre Gordon Cole sta disegnando qualcosa di molto strano (una mano che cerca di afferrare una sorta di alce), qualcuno bussa alla porta: Gordon apre e ha la visione di Laura Palmer che urla terrorizzata. In realtà è Albert, che informa Gordon del messaggio ricevuto da Diane nella scorsa puntata. La donna ha risposto al messaggio di Cooper con un piuttosto evidente: “Hanno Hastings. Ha intenzione di portarli là”. Hastings è il preside della scuola di Buckhorn, in carcere per l’omicidio della bibliotecaria Ruth. “Là” è ovviamente la cosiddetta “Zona”, il luogo dove i due amanti si erano recati e in cui avevano incontrato Briggs e gli uomini che lo hanno ucciso. Insomma, Diane, dopo l’incontro con il Doppelganger, non è più la stessa e a quanto pare ha mantenuto una sinistra relazione con il Cooper capellone. Arriva anche Tammy con delle novità: ricordate l’attico di Manhattan con quella misteriosa scatola trasparente dalla quale era comparso il mostro che aveva ucciso i due ragazzi sul divano? Da una foto risulta che Cooper malvagio è implicato in questo progetto misterioso.

Mentre Ben Horne litiga con la moglie, negandole altri soldi dopo la rapina effettuata dal nipote, e invita (finalmente) a cena la sua assistente Beverly (Ashley Judd), c’è ancora tempo per un paio di chicche lynchiane: la signora Ceppo parla al telefono con Hawk e come al solito è piuttosto ermetica. L’anziana signora afferma che lo splendore dell’elettricità sta scomparendo e si domanda cosa ci sarà nell’oscurità che le sopravviverà: “Il cerchio ora è quasi completo. Ascolta e presta attenzione al sogno del tempo e dello spazio. Adesso tutto viene a galla, scorrendo come un fiume. Quello che è e quello che non è. Laura è la sola”. Laura Palmer è la sola? La sola a fare cosa? Ad impedire che il male prenda il sopravvento? Sembra di sì, visto che nell’episodio 8 la ragazza sembra esser stata creata per combattere il male (o quantomeno per avere un ruolo cruciale in questa missione).

Intanto al Roadhouse c’è il solito finale musicale, ma con un’interessante auto-citazione: Rebekah Del Rio, la cantante latina che si esibiva al Club Silencio in “Mulholland Drive”, canta una canzone scritta insieme allo stesso Lynch, “No Stars”. Il vestito della donna inoltre richiama il pavimento della Loggia Nera. Ah, avete riconosciuto il chitarrista? È Moby!

In conclusione, possiamo trarre alcune considerazioni: Cooper malvagio, forse su indicazione di Diane, si dovrà dirigere probabilmente verso la Loggia Nera, dove sappiamo che stanno arrivando i tre migliori agenti di polizia di Twin Peaks. Su Dougie incombe una nuova minaccia di morte e la sua (ri)scoperta del sesso mi fa pensare ancora di più al fatto che sarà Audrey a trovarlo, a saltargli addosso e svegliare definitivamente il nostro Cooper (non riesco a togliermi dalla testa la battuta che Audrey fece a Cooper nella seconda stagione: “Adesso ascoltami bene agente Cooper: uno di questi giorni, prima che tu te ne accorga, io diventerò grande, diventerò una donna. Dio ti salvi quel giorno!”). Ci giochiamo un altro euro?

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Twin Peaks 2017: La Ricerca della Zona (Episodio 9)

Finalmente è tornato Twin Peaks. Due settimane di astinenza sono state tante, soprattutto dopo quella meravigliosa assurdità che è stata l’episodio 8. Pur continuando ad essere tutto piuttosto nebuloso, l’ultima puntata della serie di David Lynch sta cercando di mettere insieme i fili (pur aggiungendo altra carne al fuoco). Non mi dilungherò oltre in preamboli perché c’è davvero tanto da dire su questo episodio, quindi “let’s rock”.

Si comincia con il Cooper malvagio che, dopo esser tornato in vita, giunge in una fattoria dove trova Tim Roth (!) e la bionda Jennifer Jason Leigh (!!), due scagnozzi della sua gang (e un evidente omaggio a Quentin Tarantino). Il loro compito sarà quello di uccidere il direttore del carcere che aveva liberato lo stesso Cooper nelle scorse puntate. Il Doppelganger manda un sms ad un numero sconosciuto: “A tavola la conversazione è animata”. Subito dopo telefona al suo uomo a Las Vegas per velocizzare la questione Dougie: è dunque Cooper malvagio il mandante del tentato omicidio a Doug Jones. Più avanti scopriremo che a ricevere il messaggio di prima sarà Diane, che lo legge quasi preoccupata, ma non sorpresa. Diamo per certo che Diane sappia precisamente cosa voglia dire questo messaggio in codice, la domanda dunque sorgerà spontanea: che rapporto c’è tra Diane e Cooper?

Sulla via di ritorno verso Filadelfia, Gordon Cole riceve due telefonate: in una viene informato del ritrovamento del corpo del maggiore Briggs, nell’altra viene a sapere che Cooper è scappato dal carcere (“Cooper flew the coop!”). Il viaggio sarà dunque deviato a Buckhorn, nella parte Ovest del South Dakota, per la gioia di Diane.

Salto a Las Vegas. I detective della polizia stanno interrogando il capo di Dougie a proposito di quanto successo nell’episodio 7: il tentato omicidio da parte del nano. Il direttore fa degli strani gesti con la mano destra: lo stesso che faceva la donna vestita di rosso all’inizio di “Fuoco cammina con me”. Ai fini della trama non ha niente a che vedere, è solo una chicca inserita da Lynch per i suoi fan: a tal proposito ho trovato una gif che potete vedere qui. Torniamo alle cose serie. Una donna con le scarpe rosse cammina nel corridoio e Dougie osserva le scarpe affascinato. Potrebbe essere un indizio sul ritorno di Audrey? Anche lei indossava le stesse scarpe all’inizio della prima stagione della serie e potrebbe avallare la teoria secondo la quale sarà proprio lei a svegliare Cooper/Dougie dal suo torpore. Chissà. I detective intanto scoprono che Dougie Jones prima del 1997 non è mai esistito e pensano che possa far parte del programma protezione testimoni (anche perché hanno tentato di ucciderlo due volte, prima con l’esplosione della sua macchina e poi con il sicario). Uno dei poliziotti, con uno stratagemma, porta via la tazza con le impronte e il DNA di Dougie per scoprire chi sia. Ovviamente tra poco da quelle impronte uscirà fuori il nome di Cooper, i suoi vecchi colleghi lo stanno così per ritrovare. Sarà bellissimo.

Finalmente arriviamo a Twin Peaks. Qui, dopo un tenero scambio di opinioni tra Lucy e Andy, finiamo in casa Horne, dove Johnny Horne, il fratello di Audrey, si suicida schiantandosi con la testa contro un muro. Non possiamo fare a meno di sperare che il suo funerale sarà l’occasione per far tornare Audrey dal luogo in cui si trova. Staremo a vedere. Subito dopo eccoci a casa Briggs, dove Bobby, in compagnia di Hawk e dello sceriffo Truman, si reca dalla signora Briggs per saperne di più sull’incontro di venticinque anni prima tra il Maggiore e Cooper. Il Maggiore aveva già previsto questa scena: disse a sua moglie che un giorno Bobby, Hawk e lo sceriffo sarebbero entrati in casa e quel giorno lei avrebbe dovuto consegnargli un oggetto (di cui parleremo tra poco). Bobby sembra completamente redento dal suo passato piuttosto sporco, confermando la visione avuta da suo padre nella seconda stagione di Twin Peaks (in cui il Maggiore dice al figlio di aver sognato un futuro brillante per lui).

A Buckhorn intanto Gordon Cole, Albert, Tammy e Diane si recano all’obitorio per saperne di più sul ritrovamento del corpo senza testa del Maggiore Briggs. Oltre alle cose che già sappiamo, esce fuori qualcosa a proposito di un blog. Ci arriverò tra pochissimo. In obitorio intanto il medico legale parla all’FBI dell’anello trovato nello stomaco di Briggs: anello regalato a Dougie da sua moglie. Un’altra conferma che Dougie sta per essere trovato dall’FBI? Penso che manchi davvero poco. Nella seconda puntata, per l’omicidio del corpo senza testa e quello della bibliotecaria Ruth, era finito in prigione il preside della scuola, William Hastings. Gli agenti federali si recano dunque in carcere per interrogarlo. L’uomo afferma di essere un appassionato di realtà alternative e cose del genere: insieme a Ruth, la sua amante (ormai defunta), teneva un blog in cui parlava di tutto ciò. Recentemente Hastings aveva scritto un post in cui diceva di essere entrato nella “Zona”, dove aveva incontrato il Maggiore (che sarà identificato come Briggs, ovviamente). L’uomo, insieme a Ruth, aveva assistito alla morte di Briggs: la sua testa era improvvisamente sparita mentre fluttuava in cielo, dicendo “Cooper, Cooper” (nel terzo episodio si vedeva la testa di Briggs fluttuare davanti a Cooper, ma in quel caso aveva detto “Rosa blu”). Hastings e Ruth sono probabilmente entrati nella Loggia Nera, dove hanno consegnato delle coordinate al Maggiore (gli stessi numeri che il Gigante dà a Cooper all’inizio della prima puntata? Possibilissimo), poi qualcuno ha prima domandato il nome della moglie di Hastings e poi ha ucciso Ruth. Potrebbe trattarsi degli Uomini Neri della scorsa puntata. La cosa folle è che il blog di Hastings, “La Ricerca della Zona”, esiste davvero (!) e potete trovarlo qui.

Torniamo a Twin Peaks. Dopo una breve parentesi in cui Jerry Horne, fattissimo, “litiga” con il suo piede, mentre al Great Northern Hotel continuano gli strani rumori nel legno (Josie?), nell’ufficio dello Sceriffo c’è un importante avanzamento di trama. La scena si apre con la curiosa cena di Chad, il poliziotto antipatico e corrotto che avevamo già avuto il (dis)piacere di conoscere nelle prime puntate: sta mangiando crema di mais, una palese citazione della garmonbozia di cui si cibano i demoni della Loggia Nera (Chad sicuramente non è un demone, la scena vuole solo confermare la cattiveria della sua anima, credo). Lo sceriffo, Hawk e Bobby, grazie a quest’ultimo, riescono ad aprire il tubo di metallo lasciatogli dal Maggiore. All’interno dell’oggetto ci sono due foglietti: il primo indica un luogo, il Jack Rabbit’s Palace (di cui solo Bobby è a conoscenza e che quindi dà ragione ad Hawk quando si domandava, insieme a Lucy e Andy, se c’entrassero qualcosa i conigli…), alcune indicazioni, un orario e due giorni non lontani (oltre ad alcuni strani simboli, uno dei quali era impresso sulla carta che Cooper malvagio aveva mostrato a Darya prima di ucciderla). Sul secondo biglietto il nome Cooper compare due volte, Hawk sembra intuire che si tratta di due diversi Cooper (tra l’altro sul biglietto c’è scritto COOPER/COOPER/COO, in cui il “terzo” Cooper è tagliato a metà, potrebbe trattarsi forse della presenza di Dougie?).

La sera, mentre al Roadhouse suona una nuova band (le Au Revoir Simone, come ci indicano i titoli di coda), due ragazze parlano evidentemente di droga, confermando che il giro di Red sta andando avanti. La loro conversazione non è interessante, ma ci dà l’impressione che stia per succedere qualcosa di grosso.

Altri sette giorni di attesa. Cosa succederà? La polizia di Twin Peaks, seguendo le indicazioni di Briggs, troverà un varco per la Loggia Nera (o per una realtà parallela)? Doug sarà finalmente identificato come Cooper? Tornerà Audrey? Le trame stanno cominciando ad avvicinarsi sensibilmente, stiamo esattamente a metà stagione e abbiamo la netta sensazione di trovarci di fronte ad uno show straordinario nella sua capacità di intrigare, ipnotizzare e catturare lo spettatore. David Lynch potrebbe davvero aver realizzato il suo capolavoro.

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Twin Peaks 2017: Le origini del male (Episodio 8)

L’Episodio 8 ha circa 15 minuti quasi convenzionali (convenzionali se si parla di Twin Peaks, ovvio) e i restanti 45 davvero molto complicati da raccontare. Una puntata decisamente non classificabile, forse folle, forse geniale, ma davvero difficile da comprendere. L’apertura è dedicata alla fuga del Cooper malvagio: è in auto con Ray, e sappiamo da uno dei primi episodi che il Doppelganger vuole far fuori il ragazzo (lo abbiamo scoperto quando Cooper soffoca la ragazza sul letto del motel). Approfittando di una sosta, Cooper prova a uccidere Ray, ma questi lo anticipa e gli spara più colpi. Sul corpo insanguinato del demone compaiono degli uomini neri, uno dei quali avevamo già visto in un paio di occasioni nei precedenti episodi (nella cella accanto al preside della scuola e nell’obitorio). Va detto che questi personaggi sono decisamente simili al barbone di “Mulholland Drive”, un dettaglio che dà seguito alle teorie secondo le quali il film del 2001 è ambientato nello stesso universo di Twin Peaks. Gli uomini neri, dicevamo: questi si accalcano intorno a Cooper, gli spargono il sangue sul volto, lo toccano, estraggono dal petto una sorta di gelatina con al suo interno nientepopodimeno che il viso di Bob sghignazzante. Ray fugge terrorizzato, telefona ad un certo Phillip (Jeffries?) spiegandogli che Cooper dovrebbe essere morto, ma che se non dovesse esserlo, lo potrà raggiungere alla “Fattoria”. Cooper ovviamente si risveglia: è vivo.

La storia prosegue con un live dei Nine Inch Nails (!) al Roadhouse. Qui finisce la parte comprensibile di questo ottavo episodio e cominciano videoarte e tutto il resto. Da qui in poi la scena sarà quasi interamente in bianco e nero. Siamo nel luglio del 1945, nel deserto del New Mexico vediamo un fungo atomico (la data e il luogo corrispondono al celebre Test Trinity, la prima detonazione di un’arma nucleare, due settimane prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki). Il fungo atomico genera al suo interno una creatura che a sua volta vomita una gelatina con molte uova (forse la garmonbozia, il dolore e sofferenza di cui si nutrono i demoni?), oltre alla gelatina vista prima con all’interno il volto di Bob. Sempre nel New Mexico, ma nel 1956, da una delle uova esce uno strano insetto, mentre un gruppo di uomini neri (che sembrano esser stati generati da quella curiosa esplosione del ’45) dapprima aggredisce due passanti, quindi uno di loro penetra in uno studio radiofonico e, dopo aver interrotto i Platters (il cui chitarrista si chiamava David Lynch…) e ucciso due impiegati, ripete alla radio una stramba litania che fa svenire chi la ascolta: “Questa è l’acqua, questo è il pozzo: bevi fino in fondo e calati. Il cavallo è come il bianco degli occhi e oscuro all’interno”. Lo strano insetto di cui sopra intanto si introduce nella bocca di una giovane donna: non prevedo niente di buono. Gli uomini neri sembrano uscir fuori da una sorta di mini market e, come mi dicono i colleghi amici più informati di me, anche in “Fuoco cammina con me” gli spiriti si riunivano in una stanza proprio sopra un “convenience store”.

Una piccola parentesi. Secondo alcune teorie la giovane donna potrebbe essere Sarah Palmer da giovane. Nel ’56 la ragazza dimostra circa 15 o 16 anni e l’attrice che interpreta Sarah Palmer è nata nel 1941, quindi le date coinciderebbero. Inoltre ci potrebbe essere un legame tra il cavallo bianco nominato nella litania e lo stesso animale più volte apparso alla madre di Laura (ma questo legame è un po’ forzato, lo ammetto). E poi, come affermano sempre i miei amici, se così non fosse, perché spostare l’azione dal 1945 al 1956? Solo per farci ascoltare i Platters? Non credo (edit: a distanza di giorni si fanno molto insistenti le voci che fanno riferimento alla Signora Ceppo: la ragazza che ingoia il misterioso insetto è dunque una giovane Margaret? Vedremo).

Nel mondo parallelo intanto (la Loggia Bianca?), il Gigante viene a conoscenza della “nascita” di Bob. Preoccupato, comincia a levitare e genera dal suo cervello una sfera dorata con al suo interno il viso di Laura Palmer. Una dama elegante, la Senorita Dido (come leggiamo sui titoli di coda), bacia la sfera e la lancia in una sorta di tubo che si preoccuperà di ricollocare la sfera dorata sulla Terra, in un punto che inequivocabilmente corrisponde a Twin Peaks. Non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il Gigante abbia creato Laura Palmer per fronteggiare Bob, in un’ennesima variazione sul tema “Bene contro Male”: uno scontro di cui conosciamo fin troppo bene l’esito. Tra l’altro una sfera dorata aveva già fatto la sua comparsa nel momento in cui il Cooper buono aveva preso il posto di Dougie: la pallina era stata raccolta da Mike, all’interno della Loggia Nera.

L’esplosione atomica del 1945 è stata dunque l’origine del male che abbiamo visto in “Twin Peaks”? Così sembra. Curioso inoltre il fatto che nei precedenti episodi, nell’ufficio dell’FBI, dietro Gordon Cole è appeso un manifesto raffigurante proprio un fungo atomico. Ora, chiunque volesse provare a dare una spiegazione a questo episodio può accomodarsi. Ora ci aspettano due settimane di domande: chi sono gli uomini neri (nei titoli di coda uno di loro è citato come Woodsman, l’uomo del bosco)? Che rapporto c’è tra Phillip Jeffries e Cooper? Che ne sarà della ragazza con la rana-mosca in bocca, si tratta davvero di Sarah Palmer? La cosa certa è una: quello che David Lynch ha mostrato in questo episodio è una nuova frontiera dello show televisivo. Nessuno ha mai osato tanto, nessuno si è spinto così oltre ed è naturale chiedersi cosa succederà ancora nei restanti episodi (tra due settimane saremo esattamente a metà stagione). Avrei bisogno di un po’ più di normalità, ma chi sono io per chiedere tanto a David Lynch? La prossima settimana niente Twin Peaks, lo show ritorna tra due settimane e, mentre noi saremo qui a formulare teorie assurde, Lynch ci osserva e se la ride, dall’alto della sua onniscienza. Due settimane per una nuova puntata. Ce la faremo? Nell’attesa abbracciamoci forte e cerchiamo di sostenerci a vicenda.

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Vai alla recensione dell’episodio 9

Twin Peaks 2017: Salute all’FBI (Episodio 7)

Se le prime sei puntate di questa stagione potevano esser viste come gli episodi della nuova serie di David Lynch, l’episodio 7 può essere invece visto a tutti gli effetti come un episodio di Twin Peaks. Se i fan più nostalgici avevano bisogno di essere nutriti, stavolta hanno davvero di che abbuffarsi. Procediamo con ordine.

Questa settima, bellissima, sinfonia si apre con Jerry Horne strafatto in mezzo al bosco: telefona al fratello dicendogli che qualcuno gli ha rubato la macchina. Siamo a Twin Peaks dunque, poco dopo ci spostiamo nell’ufficio dello sceriffo: Hawk sta mostrando allo sceriffo Truman la sua recente scoperta. Il biglietto che si trovava nel bagno della centrale sono in realtà tre fogli: ebbene sì, le teorie che giravano nei giorni scorsi erano dunque esatte, si tratta infatti di tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer (!!!). Le annotazioni di Laura riguardano Annie, che le è apparsa in sogno per dirle che il buon Dale è nella Loggia è non riesce ad uscire (sogno di cui peraltro troviamo traccia in “Fuoco cammina con me”). Annie è ovviamente Annie Blackburn, la sorella di Norma, la fiamma di Dale Cooper nelle ultime puntate della seconda stagione di Twin Peaks, che fu portata da Windom Earle nella Loggia Nera per attirare Cooper e ucciderlo. Lo ricordate, no? Bene, il diario segreto di Laura era stato affidato ad Harold Smith, l’agorafobico appassionato di orchidee, morto suicida (?). In questo diario, ritrovato da Donna, mancavano delle pagine. Su una di queste pagine ritrovate, Laura aveva annotato: “Ora so che non è Bob. So di chi si tratta”. Ovviamente parliamo di Leland Palmer. Hawk intuisce che Leland, smascherato da sua figlia, abbia strappato le pagine compromettenti dal diario e le abbia nascoste nel bagno della centrale di polizia quando fu portato là per essere interrogato sull’omicidio di Renault (temendo di venir perquisito, Leland avrebbe nascosto le pagine proprio dentro i bagni della polizia). Ma se il buon Dale era nella Loggia e non poteva uscire, quello che ne uscì chi era? Noi ovviamente lo sappiamo, Hawk invece avrà bisogno ancora di qualche puntata, probabilmente.

Abbiamo un buco di venticinque anni da riempire, qualche tassello nuovo lo otteniamo da Doc Hayward, in diretta Skype con lo sceriffo: l’ultima volta che il dottore aveva visto Cooper, dopo il suo ritrovamento nei boschi, era in ospedale, nel reparto rianimazione. Là gli aveva visto ancora una strana espressione, a suo dire. Tra l’altro pare che Cooper si fosse recato là in rianimazione per “tenere d’occhio” Audrey Horne, finita in coma dopo l’esplosione della bomba alla banca. Ho una teoria, la butto là: Richard Horne è il figlio del Doppelganger di Cooper. Sappiamo che Bob non si faceva molti problemi ad infilarsi tra le lenzuola di donne incoscienti o addormentate, potrebbe dunque aver ingravidato lui, tramite Cooper, Audrey? Visto il carattere e il comportamento di Richard, la cosa non sarebbe poi così sorprendente.

Le vicende si spostano ora nell’obitorio di Buckhorn, in Sud Dakota. Scopriamo che il corpo senza testa appartiene ad un uomo di cinquant’anni, le cui impronte appartengono – sorpresa sorpresa – al Maggiore Briggs. Ma se il corpo appartiene ad un cinquantenne morto la settimana precedente, come potrebbe mai essere quello di Garland, che se fosse stato ancora vivo avrebbe circa settant’anni? Questa è la giusta osservazione di Winston dei Ghostbusters, direttore dell’aviazione militare, al telefono con la sua assistente. Nel frattempo, per non farci proprio mancare niente, nei corridoi dell’obitorio si aggira l’uomo nero che avevamo visto nella seconda puntata, lo spirito che era fuggito dalla cella accanto a quella del direttore della scuola, accusato proprio dell’omicidio del corpo senza testa. Uomo nero che poi fa pensare tantissimo a quello di “Mulholland Drive”, sempre di Lynch, ovviamente.

Un capitolo a parte riguarda Diane. La ex segretaria di Cooper sembra portare molto rancore nei confronti dell’FBI e, inizialmente, manda a quel paese sia Albert che Cole. Tra lei e Cooper qualcosa deve essere andata storta. Cole riesce però a convincerla ad incontrare Cooper in cella: Diane, in lacrime dopo l’incontro, dice a Cole che l’uomo che conosceva è cambiato. Non si tratta degli anni o dell’aspetto, si tratta della sua anima. I due tra l’altro accennano ad una notte, l’ultima in cui si sono visti, a proposito della quale Cole vorrebbe saperne di più (probabile pensare che il Cooper malvagio l’abbia violentata, o le abbia comunque fatto del male). “Noi due dobbiamo parlare”, afferma Diane, prima di lanciarsi, cicchetto in mano, in un brindisi glaciale: “Salute all’FBI”. Questa è senza dubbio una delle scene più emozionanti della puntata.

Torniamo a Twin Peaks: Andy sta indagando sull’omicidio del bambino investito da un camion nella puntata precedente. Il possessore del camion è spaventatissimo, dice che gli dirà tutto e dà appuntamento all’agente di polizia due ore dopo in un altro posto. Nel luogo dell’appuntamento Andy si ritroverà da solo con il tema di Laura Palmer che aleggia inquietante in sottofondo: al tizio sembra proprio che sia successo qualcosa. Le sorprese di questa puntata ricchissima non finiscono qua: mentre in South Dakota il Cooper malvagio sta organizzando la sua evasione, Dougie a Las Vegas riceve la visita di sua moglie e della polizia. Fuori dall’ufficio arriva il sicario nano per ucciderlo, ma Doug, improvvisamente e incredibilmente, lo disarma con due colpi alla gola, riuscendo perfino a bloccargli la mano sulla pistola, puntata verso il pavimento. La visione dell’Albero con il cervello gli ripete più volte “stringigli la mano!”. Scena da brividi. Tra l’altro le tv giungono sul luogo dell’attentato per intervistare gli astanti: è forse possibile che il Cooper buono finisca in televisione e che qualcuno a Twin Peaks lo possa vedere e riconoscere? Lo scopriremo tra sette giorni.

Torniamo ancora a Twin Peaks, luogo principale di questo episodio. Al Great Northern, Benjamin Horne riceve finalmente per posta la chiave della stanza appartenuta a Cooper 25 anni prima: la cosa non lo lascia di certo indifferente. Intanto la sua nuova assistente, Ashley Judd, sente uno strano brusio proveniente dalle pareti di legno: si tratta senza dubbio di Josie Packard, intrappolata nel legno dell’albergo dai tempi della seconda stagione. Tra Ashley Judd (Beverly) e Ben Horne sembra esserci una certa tensione sessuale, la prima tornerà comunque a casa dal marito malato. Al Roadhouse intanto un altro membro dei fratelli Renault (ma quanti erano?) parla al telefono di giovani donne e di soldi da pagare: nel locale continuano dunque gli strani traffici di una volta.

La puntata si chiude con la fuga del Cooper malvagio, che torna dunque in libertà, e con una breve scena al Double R, con un ragazzo che cerca disperatamente un certo Bing (il figlio di David Lynch, come risulta nei titoli di coda, membro di una delle band che avevano concluso una delle puntate precedenti al Roadhouse). Episodio splendido. Cosa aspettarci dal prossimo? Beh, il Cooper malvagio è in libertà, il Cooper buono sta recuperando il senno e Hawk ha scoperto tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer. Siamo quasi a metà stagione e la grande, meravigliosa impressione è che il meglio debba ancora arrivare. Nella speranza di non vedere più una scena di due minuti e mezzo con un tizio che passa la scopa per terra, la domanda che risuona nelle case di tutti noi è soltanto una: quanto manca a lunedì prossimo?

Laura Dern  in a still from Twin Peaks. Photo: Patrick Wymore/SHOWTIME

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Twin Peaks 2017: Non morire (Episodio 6)

Neanche a dirlo, il sesto episodio del nuovo “Twin Peaks” pone ancora più interrogativi su tutto ciò che avevamo visto nelle cinque puntate precedenti. Le linee narrative stavolta sono due: Twin Peaks e Las Vegas (più un piccolo grande extra che vede protagonista Albert). Dunque, dopo la inquietante scena della telefonata dal carcere del South Dakota, niente Doppelganger in questo nuovo episodio. Partiamo subito dal momento più alto di questa sesta parte: Diane. Albert sotto il diluvio entra in un bar (insultando Gene Kelly e il suo “Cantando sotto la pioggia”) e saluta la celebre, attesissima Diane. La mia teoria dopo l’episodio 4 era dunque giusta: la donna che Albert doveva incontrare, l’unica che poteva riconoscere Cooper, era proprio Diane (e come avevo previsto è Laura Dern a interpretarla). La scena dura soltanto pochi secondi, ma è senza dubbio l’apice dell’episodio: “Ciao, Albert”.

A Las Vegas Cooper, nei panni di Doug, continua ad essere disorientato, per usare un eufemismo. Ancora una volta gli compare Mike dalla Loggia Nera per dirgli che deve assolutamente svegliarsi e, soprattutto, non morire (“Don’t die”!). Doug riesce, grazie alle solite visioni luminose, a finire il lavoro che gli era stato commissionato per non perdere il posto. I suoi sembrano scarabocchi senza senso, ma a quanto pare risultano essere decisivi e di fondamentale importanza per il suo capo. Al tempo stesso Janey-E (la moglie di Doug, ovvero Naomi Watts) incontra i creditori del marito aggredendoli verbalmente e saldando il debito di Doug dovuto a motivi di gioco d’azzardo (tra i creditori c’è addirittura Daniel Faraday di “Lost”!). Intanto un nano cattivissimo, evidentemente un sicario, riceve un plico contenente due fotografie: una di Doug e l’altra della donna che nell’episodio precedente voleva urgentemente che lo stesso Doug fosse ucciso. Il nano uccide la donna e le sue colleghe a colpi di cacciavite.

A Twin Peaks intanto cominciano a succedere cose strane: Richard Horne si ritrova coinvolto in un traffico di droga e, trattato a pesci in faccia (anche a causa di una strana moneta “magica”) da un certo Red, comincia a dare di matto, investendo a tutta velocità un bambino in mezzo alla strada. Ad assistere alla scena, oltre agli abitanti di Twin Peaks, c’è Carl, il gestore del parcheggio per roulotte di “Fuoco cammina con me”, che subito dopo l’impatto vede uno strano spirito uscire dal corpo del bambino e volatilizzarsi in cielo. Carl da piccolo è sparito nei boschi vicino Twin Peaks, quindi è presumibile che anche lui abbia il “dono” di vedere gli spiriti. Nell’ufficio di polizia intanto Hawk, grazie ad una moneta e al marchio raffigurante un nativo americano (il retaggio di cui parlava la Signora Ceppo nel primo episodio), trova l’indizio che stava cercando sulla porta del bagno, o più precisamente dentro la porta del bagno. Hawk estrae dal suo interno un biglietto, ma non ci è ancora dato sapere di cosa si tratti.

Ah, dimenticavo. All’inizio di questa stagione il gigante fa a Cooper i nomi di Richard e Linda, “due piccioni con una fava”. Richard potrebbe dunque essere Richard Horne e Linda invece viene nominata da Mickey, un ragazzone che si fa dare un passaggio da Carl in città perché deve andare all’ufficio postale per ritirare la posta di Linda (che ancora non sappiamo chi sia). Che collegamento ci sarà tra loro due? Perché Cooper potrebbe prendere due piccioni con una fava?

Diane a parte non è stata una puntata particolarmente esaltante, la matassa continua ad avvolgersi e al tempo stesso a dipanarsi. Aspettiamo fiduciosi il prossimo episodio, sperando che Cooper riesca “assolutamente” a svegliarsi, che Diane riesca a dirci di più sul Doppelganger e che Hawk ci riveli questo incredibile indizio avente a che fare con la sparizione del nostro amatissimo agente dell’FBI.

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Twin Peaks 2017: La mucca è saltata sulla Luna (Episodio 5)

Il quinto è probabilmente l’episodio più incomprensibile di questa terza stagione. Per ora. Scopriamo alcune cose nuove, vengono introdotti altri personaggi ancora, ma di fatto non abbiamo idea di come possa svilupparsi il tutto. Da dove cominciare? Partiamo da Las Vegas: Dougie a quanto pare deve dei soldi a qualcuno (50mila dollari, probabilmente a causa della sua “passione” per il gioco d’azzardo) e sua moglie Naomi Watts gli raccomanda di chiamare i suoi creditori per consegnare i soldi ed essere finalmente lasciati in pace. Doug lavora in una società di assicurazioni e, tra caffè e parole importanti del suo passato (“Agente”, “fascicoli”) sembra stia vagamente riprendendo il senno, ma ci vorrà ancora un bel po’ a quanto pare. L’episodio si conclude con il nostro che resta affascinato dalla statua di un cowboy, al quale accarezza le scarpe. Intanto la chiave della stanza di Cooper al Great Northern di Twin Peaks, andata persa nella macchina di Jade (l’amante di Doug), viene trovata dalla escort e spedita per posta all’albergo: l’arrivo della chiave a Twin Peaks avverrà probabilmente in una delle prossime puntate e, statene certi, sarà un momento piuttosto emozionante.

South Dakota. Il Cooper malvagio è ancora in prigione ed i momenti più emozionanti dell’episodio sono legati a lui: davanti allo specchio afferma che Bob è ancora con lui (i due avevano “fatto amicizia” nella Loggia Nera, subito dopo la morte di Windom Earle). La sua telefonata sarà il momento WhatTheFuck della puntata: digita tantissimi numeri, fa impazzire gli schermi della prigione, nomina una persona (il signor Strawberry) che manda nel panico il direttore del carcere e, mentre il caos domina la scena, il Doppelganger afferma: “La mucca è saltata sulla Luna” (verso di una celebre filastrocca per bambini, “Hey Diddle Diddle”). Nel frattempo, a Buenos Aires (ultima residenza conosciuta di Philip Jeffreys, da quanto emerge in “Fuoco cammina con me”), un congegno elettronico, dopo essersi acceso, sparisce nel nulla (stesso congegno che avevamo visto spegnersi ad inizio puntata dopo l’intervento di una donna che vuole urgentemente vedere Doug morto).

A Twin Peaks intanto facciamo la conoscenza di Rebecca, o Becky (Amanda Seyfreid), che a quanto sembra è la figlia di Shelly. Becky sembra una ragazza dolce, ma frequenta uno sbandato e si fa di cocaina. Potrebbe essere la nuova Laura Palmer, chissà… Quant’è bella la scena del suo trip, in primissimo piano e capelli al vento? Al Double R ritroviamo Norma che consiglia e consola Shelly, mentre in altre due scene ambientate a Twin Peaks vediamo addirittura Nadine (che guarda il webshow del Dottor Jacoby, sempre più fuori di testa) e Mike, l’ex di Donna, che ora dirige una società. Altro momento assurdo nel finale: un ragazzo al Roadhouse consegna del denaro (probabilmente legato a qualche affare di droga) al poliziotto che prendeva in giro Andy e la Signora Ceppo nella quarta puntata. Subito dopo aggredisce una ragazza dentro il locale, insultandola e rivolgendole orribili minacce. Chi sarà mai? La sorpresa viene svelata sui titoli di coda: nei credits troviamo il nome di Richard Horne. Vista l’età possiamo azzardare che si tratti del figlio di Audrey, nato magari dopo quella notte d’amore sull’aereo di Billy Zane. Ne sapremo di più nelle prossime puntate.

Altre informazioni che abbiamo scovato in questa puntata sono le impronte digitali di Garland Briggs, ritrovate per la sedicesima volta in 25 anni su un luogo del delitto; un anello (regalato a Doug da sua moglie) finito nello stomaco del corpo senza testa della prima puntata. Che altro? Tammy, l’assistente di Gordon Cole, confronta le impronte di Dale Cooper con quelle del suo Doppelganger e dalla sua espressione potrebbe forse aver trovato qualcosa. Insomma, le vicende da seguire si svolgono in tre luoghi differenti: Las Vegas, dove Doug sembra dotato di superpoteri (dopo le slot, grazie ad una “luce verde” riesce a capire che un suo collega sta mentendo, usando per la prima volta delle parole che non aveva ascoltato in precedenza), mentre nel casinò si presentano dei proprietari piuttosto violenti (tra cui Jim Belushi, che vuole assolutamente ritrovare Mister Jackpot) che licenziano il direttore pensando che sia in combutta con il misterioso vincitore delle slot. South Dakota, dove il Cooper malvagio è rinchiuso nella prigione dello Stato (dove si sta dirigendo anche un’agente del Pentagono, mandata da Ernie Hudson di “Ghostbusters”, per seguire le impronte di Briggs) e dove la polizia cerca di capirne di più sull’omicidio del corpo senza testa. Il terzo luogo è ovviamente Twin Peaks, dove per il momento non accade quasi nulla, ma è nell’aria qualcosa di importante. Le domande sono plurime e le vicende, lentamente, stanno cominciando a legarsi: tra una settimana troveremo qualche risposta o avremo ancora più interrogativi? Sono propenso a pensare alla seconda.

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Capitolo 223

La primavera sta finendo, il festival di Cannes è finito, Francesco Totti si è ritirato e io anche non mi sento molto bene… Unica consolazione prima del vuoto pneumatico dell’estate è la terza stagione di Twin Peaks. Difficile parlare di cinema quando hai vissuto l’addio al calcio di uno dei suoi più grandi protagonisti, difficile parlare di altre emozioni quando hai raggiunto la consapevolezza di quanto sia maledetto il tempo che passa. “Ho paura”, ha detto il Capitano, se solo vedesse Bob di Twin Peaks, altro che paura… Soltanto quattro film in questo capitolo, ma tutta roba buona: da Lynch a Malick, fino ad una gran bella sorpresa made in Italy.

Song to Song (2017): Se amate il cinema di narrazione, questo film probabilmente non fa per voi. Ma se amate il cinema, come potete pensare di perdervelo? Parliamo di un film di Terrence Malick, quindi di un film di non proprio facile visione: bisogna avere pazienza, lasciarsi andare al flusso di immagini, al boomerang emotivo che trascina come onde di un mare in tempesta, finendo poi per infrangersi sugli occhi di chi guarda. E poi c’è la più bella Natalie Portman degli ultimi anni, come non ammirarla?

Fuoco cammina con me (1992): Dopo aver visto le prime due stagioni di “Twin Peaks” e in procinto di cominciare la terza, era doveroso guardare il prequel di questa serie meravigliosa. Il film è interessante: la prima metà è decisamente coinvolgente e piuttosto intrigante, la seconda parte invece ci mostra tutte vicende di cui eravamo a conoscenza tramite la serie e che quindi ho trovato un po’ meno interessante. Alcune trovate sono comunque strepitose. Sto riscoprendo un regista pazzesco.

Orecchie (2017): Una sorta di mumblecore all’italiana. Sorprendente. Gli applausi vanno ad Alessandro Aronadio per aver costruito questo film on the road tra le strade di Roma, con un ottimo protagonista, ottimi personaggi, una bella atmosfera e quell’inquietudine degli over 30 che è tanto cara ai grandi film indipendenti americani (vedi Noah Baumbach). Da non perdere.

Una storia vera (1999): Ancora David Lynch, in uno dei film meno “lynchiani” della sua immensa filmografia. Uno splendido racconto on the road (si è capito che mi piacciono i road movie?), con un anziano 73enne in viaggio a bordo di un tagliaerba (!) per oltre 300 chilometri con lo scopo di raggiungere il fratello che non vede da dieci anni. Malinconico, tenero, audace: bellissimo. Come da titolo italiano, è tratto da una storia vera.

Twin Peaks 3 (2017): NO SPOILER. Dopo quattro episodi possiamo già cominciare a farci un’idea sulla terza stagione di questa magnifica serie. L’operazione nostalgia è stata messa in un angolo, perché ci troviamo di fronte ad un prodotto nuovo, nonostante i continui rimandi con il passato. Alcune scene da brividi. Senza dubbio la serie dell’anno. Sto contando i giorni per l’uscita delle prossime puntate, pensate come sto.

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Twin Peaks 2017: Hellooo-ooo (Episodio 3-4)

EPISODIO 3
I primi venti minuti sono qualcosa di totalmente folle e al tempo stesso spaventoso. Un piccolo capolavoro di bellezza e meraviglia, il tutto per raccontare l’uscita di Dale Cooper dalla Black Lodge. Quello che vediamo potrebbe essere veramente l’interno del cervello di David Lynch (me lo immagino proprio così, angosciante e magnifico). Le tinte viola, la donna senza occhi che mette in guardia il nostro da una spaventosa presenza, della quale possiamo udire i passi (il momento “affossa unghie nel divano”, per quanto riguarda questo episodio). Nell’apice del surrealismo, Cooper, immerso nello spazio profondo, vede la testa di Garland Briggs (!!) che sussurra le parole “Rosa blu” (che era uno degli indizi sul caso di Teresa Banks in “Fuoco cammina con me”, se ricordate). Mentre Dale tenta di uscire da questo mondo irreale, in quello reale il suo doppio cattivo si sta sentendo decisamente male. Ma non è tutto: la grande sorpresa è che c’è un altro doppio di Cooper (!), Doug, che a quanto pare è però controllato dal braccio di Mike (di cui indossa anche il celebre anello verde di “Fuoco cammina con me”). Il nostro amato Cooper sbuca fuori da una presa elettrica, ma dopo 24 anni nella Loggia Nera ha ovviamente qualche problema sia motorio che comunicativo. Ci sono già momenti di sublime ironia: Cooper si abbassa per cercare le chiavi del Great Northern Hotel e così evita di essere ucciso da un misterioso cecchino (ovviamente qualcuno che voleva uccidere Doug, ma non si sa ancora bene chi e perché). Mentre Hawk continua le sue ricerche nell’archivio della polizia, in compagnia di Andy e Lucy (meraviglioso lo scambio di battute sul coniglio di cioccolato), Cooper è finito in un casinò, dove grazie a delle segnalazioni inspiegabili (un simbolo che richiama tende e pavimento della Loggia Nera), vince montagne di soldi alle slot machine, senza neanche rendersene conto (già di culto il suo urlo di giubilo: “Hellooo-oooo”).

Nella sede dell’FBI intanto tornano altri due grandi personaggi: Albert e Gordon Cole (!), ai quali arriva la telefonata che stavano aspettando da 24 anni: Cooper è tornato! C’è tantissima carne al fuoco in questo secondo episodio: l’inquietante presenza nel mondo parallelo (definita “mia madre” da una delle misteriose donne di questo mondo altro, si tratterà della stessa cosa che ha ucciso i due amanti a New York?), il ritorno di Dale Cooper nel mondo reale, Doug il sosia, la sorte del Doppelganger malvagio, le ricerche di Hawk (basate sui suoi retaggi indiani), la partenza di Albert e Gordon per andare a ritrovare Cooper. E c’è sempre il mistero di New York (di cui Albert e Gordon Cole sono a conoscenza). Una grande differenza rispetto alle prime due stagioni della serie è che allora i personaggi entravano in scena sempre nello stesso luogo (Twin Peaks), tutto ciò che non succedeva a Twin Peaks non veniva mostrato (a parte le piccole parentesi all’One Eyed Jack). Qui invece gli scenari cambiano continuamente (cosa che già avevamo visto però in “Fuoco cammina con me”): c’è la sede dell’FBI, autostrade, casinò, luoghi situati in parti molto distanti e differenti tra loro. La sensazione però è una: la storia, presto o tardi, tornerà a svolgersi interamente a Twin Peaks…

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EPISODIO 4
Se Twin Peaks vi era mancata, qui cominciamo a ritrovare molte delle suggestioni appartenenti alla prime due stagioni della serie. Il mistero si infittisce, addirittura David Lynch, attraverso il suo Gordon Cole, dichiara di non riuscire a comprendere cosa sta succedendo. Figurati noi, David. Allora, cerchiamo di vederci un po’ più chiaro: Mike dice a Cooper che è stato ingannato, ci sono due Cooper (il fu Doug e il Cooper maligno) e che uno dei due deve essere eliminato. Cooper ancora non è riuscito a tornare in sé, ma scopriamo che il suo sosia Doug ha una casa e una famiglia (Naomi Watts è la moglie) a Las Vegas. Qui assistiamo ad alcuni momenti decisamente interessanti: Cooper si guarda allo specchio e stavolta il riflesso ci consegna semplicemente la sua immagine. Suo figlio alza il pollice e lui gli restituisce il gesto di rimando, che bellezza (per non parlare della scena con il caffè!). Per quanto riguarda Dougie, a parte l’aver vinto migliaia di dollari alle slot, non sappiamo più nient’altro.

Altro capitolo: le impronte del Cooper malvagio hanno fatto in modo che la polizia del South Dakota telefonasse all’FBI, dove a gestire le cose adesso è Denise (!!!). Gordon Cole e Albert si recano dunque nella prigione statale dove Cooper è stato arrestato per possesso di droga e armi: qui i tre si incontrano dopo più di due decenni e Cooper afferma, dopo il solito gesto con il pollice alzato, di aver lavorato sotto copertura con Philip Jeffries (l’agente interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”, anche lui testimone della Loggia Nera). A parte gli straordinari scambi di battute tra Gordon e Albert, qui la situazione è piuttosto seria: i due agenti capiscono subito che c’è qualcosa che non va in Cooper e pensano che sia qualcosa di ben peggiore di una “Rosa Blu”: dal film sappiamo che con Rosa Blu nell’FBI di Lynch si parla dei casi che hanno a che fare con il sovrannaturale (penso sia legato al fatto che una rosa blu in natura non esiste). I due sanno che devono parlare con una donna per poterne sapere di più, l’unica che può capire se Cooper è davvero lui (la mia teoria è che si tratti della celebre Diane e che il personaggio sarà interpretato da Laura Dern, presente in tutti i poster di questo nuovo Twin Peaks ma ancora non comparsa nella serie).

Chiudiamo con la nostra amata Twin Peaks: nell’ufficio dello sceriffo Truman (il fratello di Harry, molto malato e dunque sostituito) Hawk sta ancora cercando indizi su Cooper tra i file risalenti al caso Laura Palmer. Arriva proprio qui la scena da brividi (e mi stanno tornando mentre scrivo): Bobby Briggs è diventato un agente di polizia (!!) e, alla vista della storica foto di Laura, comincia a piangere pensando a tutti i ricordi che lo legano a lei (mentre il tema di Badalamenti si affaccia per la prima volta in questa stagione, procurandoci emozioni forti). Scopriamo inoltre che Garland Briggs è morto ai tempi in cui Cooper è sparito e che è stato proprio l’agente dell’FBI a vederlo per l’ultima volta (era forse Bob o il doppelganger di Cooper in cerca di informazioni?). Briggs tra l’altro muore in un incendio e il fuoco, come sappiamo, è qualcosa di molto caro ai demoni della Loggia Nera (ci sarà dunque un collegamento tra la morte di Briggs, l’incontro con Cooper e la morte in un incendio?). A contribuire al mood inconfondibile di Twin Peaks ci pensano ancora Lucy e Andy, che ci presentano loro figlio Wally (Michael Cera!), un biker che cerca di imitare Marlon Brando con pessimi risultati (Andy nella prima puntata ci aveva detto che suo figlio era nato lo stesso giorno del grande attore).

Se le prime puntate dunque sono servite come una sorta di premessa e di introduzione ai personaggi, vecchi e nuovi, in questo quarto episodio le cose cominciano a prendere una direzione (incomprensibile, ma pur sempre una direzione). Sappiamo che uno dei due Cooper deve essere eliminato, ci sono delle morti sospette (per overdose) tra gli adolescenti di Twin Peaks, Gordon Cole e Albert sanno che c’è qualcosa di molto strano intorno a loro, mentre il Cooper/Doug non riesce ancora ad uscire dal torpore. Tanta voglia di saperne di più e tanta attesa per i prossimi episodi.

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