Recensione “Elle” (2016)

Si sentono delle urla su schermo nero. Subito dopo compare l’immagine di una donna sdraiata per terra, aggredita da un individuo con il volto coperto. La scena è quella di una violenza sessuale. L’uomo si dà quindi alla fuga e la donna si rimette lentamente in piedi per mettere a posto e pulire il disordine causato dall’aggressione. Questa è la prima scena del film ed è davvero molto potente. Il nuovo film di Paul Verhoeven, vincitore del Golden Globe come miglior film straniero, è un racconto torbido e ambiguo, ricco di suspense, che mantiene alto l’interesse almeno fino all’inizio dell’ultimo atto, quando sappiamo chi si cela dietro le aggressioni e i messaggi anonimi: è lì che il film cambia tono e fa un passo indietro, dimostrando che funziona molto meglio come thriller che come pellicola drammatica.

Michèle è una donna dal passato famigliare terribile e dal carattere forte: gestisce con grande autorità la sua vita, le sue relazioni e la società di videogiochi che controlla. Nel momento in cui subisce un’aggressione tra le mura domestiche, la donna, sempre imperturbabile, comincia a indagare nel tentativo di ritrovare l’uomo che l’ha violentata, lo stesso uomo che continua a seguirla e che le manda disgustosi messaggi anonimi.

Isabelle Huppert giganteggia in questo thriller psicologico che avanza a fuoco lento e si avvolge di un’atmosfera di ambiguità che rende la visione a tratti faticosa, ma che al tempo stesso affascina e ci fa domandare: fino a dove è disposta ad arrivare Michèle? Paul Verhoeven si conferma un maestro nel creare atmosfere ricche di imprevidibilità e tensione, senza mai nascondersi dietro alle regole del genere cinematografico, portando le sue immagini e i suoi personaggi sempre un passo oltre il limite, giocando sul labile equilibrio tra fascinazione e pericolo.

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Festival di Roma 2012 (Giorno 2): Paul Verhoeven è l’uomo del giorno

Secondo giorno di Festival. Quest’oggi siamo arrivati all’Auditorium di prima mattina, per assistere alla proiezione del primo film italiano in concorso: “Alì ha gli occhi azzurri”, ennesima variazione sul tema della gioventù romana, che offre spunti interessanti e mantiene vivo l’interesse per almeno tre quarti di film, ma finisce un po’ col perdersi nella spiaggia di Ostia. Il coraggio di Claudio Giovannesi va però apprezzato: la trappola del cliché era dietro l’angolo, ma in qualche modo il regista ha saputo come servirsene, e talvolta evitarlo.

Finita la proiezione siamo corsi al bar per una meritata quanto fugace colazione, puntulmente saltata a causa dell’arrivo tra i corridori del Festival di Matthew Modine, presidente della giuria della sezione Cinemaxxi, ma soprattutto attore protagonista di “Full Metal Jacket”, quell’indimenticabile soldato Joker che oggi ha presentato la splendida mostra fotografica sul film di Kubrick, della quale avevamo già parlato ieri. Il buon Joker si è dimostrato disponibile con i presenti, spiritoso (quando gli abbiamo chiesto una foto ci ha simpaticamente risposto «5 euro, please», per poi concedersi di fronte all’obiettivo). Festival significa anche questo: passeggiare insieme a Matthew Modine mentre racconta le sue foto e il suo rapporto con Kubrick («Stanley era come il mago di Oz»). Magic moments.

Poco dopo abbiamo incontrato Valerie Donzelli e sentendola parlare abbiamo capito perché i suoi film sono così belli: perché lei è esattamente come appare nei film, spontanea e soprattutto genuina. Ride, racconta, parla, spalanca gli occhi, pensa e poi ancora racconta: «Non ho mai fatto una scuola di cinema, ho imparato a fare cinema guardando film. Truffaut appartiene al mio bagaglio culturale, ma quello che mi ha segnato è stato il primo film che ho visto al cinema: E.T.».

A rubare la scena in questo secondo giorno di Festival ci ha pensato Paul Verhoeven, regista di “Atto di forza”, “Robocop”, “Basic Instinct”, “Starship Troopers” e molti altri, che ha presentato al pubblico il suo esperimento cinematografico: “Steekspel”, un film sceneggiato dagli utenti del web. Il regista ha messo in rete soltanto i primi 4 minuti di film, lasciando al pubblico la possibilità di sviluppare la sceneggiatura della pellicola: sulla scrivania di Verhoeven sono arrivati circa 700 script, dai quali si è giunti infine al prodotto conclusivo, una divertentissima giostra di equivoci, doppi giochi, amori e tradimenti. Dopo la proiezione il regista ha incontrato gli spettatori, raccontando l’evoluzione del film e lasciando anche spazio ad un commento inevitabile sul recente remake di “Atto di Forza”: «Non mi è piaciuto molto perché sembrava prendersi troppo sul serio. Il mio “Atto di Forza” era più ironico, e devo dire che io e Arnold abbiamo ricevuto più critiche positive ora che è uscito il remake rispetto a quando uscì il mio film!».

Tra gli altri film presentati oggi ha riscosso un buon successo la pellicola australiana (fuori concorso) “The Mental”, diretta da P.J. Hogan e interpretata da Toni Collette. Nonostante gli applausi del pubblico a noi è sembrato un film che finge di essere divertente, concede sì qualche sorriso, ma alla lunga stucca. Decisamente deludente. Tra le pellicole in concorso invece sembra aver affascinato il decamerone russo firmato da Aleksey Fedorchenko (“Silent Souls”), che parte in sordina per poi conquistare. Probabilmente un film da tenere d’occhio.

Domani, a parte il derby Lazio-Roma che si giocherà a poche centinaia di metri dall’Auditorium (che oggi sembrava davvero essersi trasformato nel bar dello sport, visto che in fila per entrare in sala non si parlava d’altro), è prevista in mattinata la proiezione di “Full Metal Jacket” per i cinefili incalliti che avranno il coraggio di fiondarsi al Festival alle 9 di domenica mattina, per un film che probabilmente conoscono a memoria: abbiamo la sensazione che il Teatro Studio sarà gremito. Tra i film in concorso verranno invece presentati il cinese “1942”, con Adrien Brody, e soprattutto “Marfa girl”, di Larry Clark. Curiosità per il fuori concorso “Populaire”, con Romain Duris. Ma abbiamo il netto sentore che domani, tra le 15 e le 17, l’Auditorium sarà molto, troppo, vuoto e silenzioso.

pubblicato su Livecity