Capitolo 237

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E alla fine arrivò marzo, con la notte degli Oscar, le elezioni e i primi giorni caldi dopo una gelida coda invernale. Sugli Oscar abbiamo detto di tutto e di più, quindi non aggiungerò mezza parola, mentre qualcosa da dire ce l’ho a proposito delle ultime visioni di questo periodo, tra Netflix, dvd, film rivisti e cose più o meno nuove. In questo capitolo ho pure aggiunto la voce “serie tv”, ancora poi dite che parlo solo di film…

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Buon Compleanno UVDC!

Attenzione: questo è un post autocelebrativo. Abbiate pazienza, per favore.

Una Vita da Cinefilo nasce nel maggio 2008 sulla piattaforma Splinder, ormai sparita da tempo. Dopo quasi 500 articoli, il vecchio blog si è trasferito integralmente qui su WordPress, dove ha cominciato la sua seconda vita il 1° dicembre 2011. Oggi dunque sono sei anni che UVDC è diventato grande, sei lunghi anni in cui ho provato a raccontarvi un po’ quella parte della mia vita dedicata al cinema: una bellissima porzione, anche se ora, tra il lavoro (quello vero) e le altre milleduecento passioni, è sempre difficile trovare il tempo per vedere film e serie tv (diciamo che adesso sono arrivato a medie più umane, dieci anni fa, nel giro di 365 giorni, riuscivo a vedere qualcosa come 180 film al cinema, per dire). Sei anni in cui, mentre cambiavo case, abitudini, città e continenti, tre cose erano sempre con me: la macchina fotografica, Francesco Totti e questo blog.

Sapete qual è la cosa più soddisfacente? Più passano gli anni, più ho voglia di rendere questo spazio bello e interessante. La voglia c’è, riuscirci è un altro paio di maniche. Fatto sta che qui trovate cose che voi umani non potreste immaginarvi, come gli speciali dedicati ai direttori della fotografia, la rubrica Posterabilia, il magazine online, i capitoli di Una Vita da Cinefilo, che sono una delle cose che amo di più scrivere. Chi l’avrebbe detto che questo spazietto, nella mia mente nato come archivio digitale degli articoli che scrivevo per altre riviste, sarebbe diventato poi un piacevole punto d’incontro per molti di voi?

Grazie a voi tutti per esserci, per partecipare, per leggere queste un po’ goffe recensioni, spesso scritte più con la pancia che con la testa: in fondo ci sono già tanti siti che scrivono con la testa (e con molta più competenza), forse valeva la pena provare a fare qualcosa di diverso. La bella notizia è che qualcuno se n’è accorto: Una Vita da Cinefilo è da oggi sul numero di dicembre della rivista “8 e 1/2” (il magazine curato da Cinecittà), in cui siamo citati all’interno di una carrellata sui dieci blog più originali e interessanti del web. In un’epoca in cui l’esplosione dei cineblogger sta cambiando la critica italiana, fa piacere sapere di far parte, anche se con una minima dose, di questo cambiamento. Anche perché con questo blog non ci mangio, non ci faccio la spesa, magari sì, ci vedo un po’ di film gratis, ma più che altro ci nutro quella passione smisurata e talvolta un po’ folle che ho per il cinema.

La linea editoriale lo sapete, riflette ovviamente i miei gusti cinematografici: è molto più facile trovare la recensione di un film iraniano, di una pellicola sudamericana o di un mumblecore danese che quella di un blockbuster hollywoodiano, ma di certo non vedo il mio blog come un ritrovo per intellettuali, anzi: il cinema pop, da Tarantino a Star Wars, non manca di certo (come si nota anche dall’immagine di copertina). In poche parole, Una Vita da Cinefilo è uno spazio in cui poter parlare di cinema, d’autore e non solo, come si fa attorno al tavolo di un bar, tra amici appassionati: niente di più, niente di meno.

Tutto qui. Ogni tanto ci sta di fare il punto della situazione. Dunque spero che avrete voglia di sopportare tutto questo ancora per molto, perché io questo blog non lo mollo neanche se in cambio mi dovessero proporre la regia del prossimo Star Wars (dico così solo perché tanto non me la proporranno mai). Ma la cosa migliore è che non lo mollo pure se non lo dovesse leggere più nessuno. Basto io, che sono talmente schizofrenico da poter leggere gli articoli senza pensare che gli ho scritti io. Per fortuna non ce n’è bisogno: ci siete voi, non sarete tantissimi ma siete comunque parecchi, e vi tengo stretti.

Grazie di nuovo a tutti voi, per seguirmi qui, per i commenti sulla pagina Facebook, per sopportare le cazzate che scrivo su Twitter e per tutto il resto. Oggi va così, ma da lunedì si torna a parlare di cinema, ve lo giuro.

Buon compleanno, Una Vita da Cinefilo!

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Capitolo 209

THE SECRET LIFE OF WALTER MITTY

Natale è arrivato anche quest’anno, inevitabilmente. Il 2013 scivola verso la sua gloriosa fine, in attesa del menu cinematografico di stasera (obbligatorio “Una poltrona per due”, per il resto vedremo). Quest’anno vi ho già anticipato la Top20 con i migliori film dell’anno, e vi ricordo che tra poco uscirà anche il secondo numero di Una Vita da Cinefilo Magazine. Insomma, bando alle ciance e “ciancio alle bande”, spariamoci qualche film che ho visto in quest’ultimo periodo.

Prisoners (2013): Quando un thriller ti fa passare due ore dentro al cinema a mangiarti le unghie fino agli avambracci, allora possiamo dire che ha fatto pienamente il suo dovere. Quando nel thriller in questione ci metti poi attori come Jake Gyllenhaal, Hugh Jackman e Paul Dano, sotto la direzione di Denis Villeneuve, allora state sicuri che si tratta di un filmone.

Il calamaro e la balena (2005): Il film che ha lanciato Noah Baumbach nel giro che conta. Se amate il cinema indipendente americano, storie di famiglie incasinate, bei dialoghi e bravi attori, allora questo è il film che fa per voi. L’ho cercato per mesi per poi scoprire che il mio coinquilino aveva il dvd in libreria: la fortuna di vivere con un dottorando di cinema..!

Irma la dolce (1963): Uno dei classici di Billy Wilder, con Jack Lemmon e Shirley MacClaine. Film molto originale, simpatico, ambientato nella Parigi degli anni 50, una Parigi di puttane e marinai: è la tipica commedia di Billy Wilder, con tutti i suoi (tanti) pregi e i suoi (soliti) difetti. Lo dovevo vedere anche perché il poster del film campeggia in bella vista nel salotto di casa mia, accanto a “Un uomo da marciapiede”. In pratica ho un salotto di gente che “fa la vita”.

I sogni segreti di Walter Mitty (2013): Altro film con Shirley MacClaine (ma solo in una piccola parte). In realtà è il nuovo film diretto e interpretato da Ben Stiller, in cui c’è la rivista Life, si parla di fotografia e della potenza straordinaria di uno scatto fotografico, ci sono viaggi, avventure, sentimento, una bella colonna sonora con “Space Oddity” di Bowie e “Wake Up” degli Arcade Fire… Insomma, secondo voi m’è piaciuto?

Midnight in Paris (2011): Beh, uno dei miei capisaldi degli ultimi cinque anni. Così come ogni anno sento il bisogno di tornare a Parigi (anche se quest’anno l’ho saltato…), ogni anno sento anche il bisogno di rivedere questo film, il miglior Woody Allen da dieci anni a questa parte. Un film che sento mio in ogni sua sfumatura, in ogni debolezza, in ogni singolo momento. A volte vorrei che “Midnight in Paris” fosse la mia vita.

Frances Ha (2013): Altro film di Noah Baumbach, il film della sua consacrazione come punto di riferimento del cinema indipendente americano. Bellissimo bianco e nero che vede in Greta Gerwig una perfetta protagonista. Una sorta di manifesto per i trentenni di oggi, tra le montagne russe della precarietà e uno stile di vita che in qualche modo ci appartiene. È questo il cinema che amo. Uscirà in sala nel 2014, guai a perderselo.

2 Giorni a New York (2012): Pensate, nel 2007 “2 Giorni a Parigi” fu la mia prima proiezione stampa. Quante cose sono successe da allora, quante cose sono cambiate nella mia vita. Ma è bello vedere che alcune cose sono rimaste: qualsiasi cosa accada, il cinema rimarrà la mia costante. Ah, il film di Julie Del è veramente molto carino, echi di Woody Allen in salsa francese, non male eh?

L’amore fugge (1979): Ultimo film di Truffaut sulla vita di Antoine Doinel. Ho trovato questo film in una bella mattinata domenicale su una bancarella di Porta Portese: 3 euro e via. Per me Antoine Doinel è più che un personaggio cinematografico, è un po’ il mio migliore amico immaginario: non siamo granché simili in fondo, ma ci capiamo alla grande: “Mentirei se dicessi che lui è riuscito nella sua trasformazione in adulto. Lui non è diventato un vero e proprio adulto, in lui resta molto del bambino. Tutti gli uomini restano un po’ bambini, ma lui di più” (François Truffaut parlando di Antoine Doinel, oppure di me, o forse di entrambi).

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Capitolo 208

Novembre, con la sua pioggia purtroppo devastante, sta lentamente finendo. il mese che ci ha portato il Festival di Roma e quello di Torino, il mese che ci ha regalato un film meraviglioso come quello di Farhadi (il film del mese, senza dubbio) e in cui abbiamo annunciato una simpatica novità: quella di Una Vita da Cinefilo Magazine, che speriamo riuscirà a rendere più piacevole la vostra esperienza con questo blog. Torniamo a noi: in questo capitolo ben dieci (10!) film. Quindi basta chiacchiere e diamoci dentro.

Miss Violence (2013): Un’amica, tra le responsabili della sua selezione a Venezia, me l’aveva caldamente consigliato: sembrava quasi che avesse adottato questo film, ne avesse a cuore le sorti, gli volesse proprio bene. Sono andato dunque a guardarlo con le migliori intenzioni: il trailer era affascinante e la locandina tremendamente bella. Il film invece? Una grande delusione, fastidioso, sembrerebbe quasi che cerchi di imitare lo stile di Haneke senza però essere Haneke (con tutto il rispetto per il greco Alexandros Avranas). Disturbante.

Prova a prendermi (2002): Da quando è cominciato il brutto tempo ho ripreso la meravigliosa abitudine di restare a casa la sera e recuperare qualche film del passato che non ho mai visto. Già, forse ero l’unico a non aver visto questo bel film di Spielberg, ovviamente non uno dei suoi grandi classici, ma comunque un bel film. L’effetto “piumone mentre fuori piove” l’ha reso probabilmente ancora più bello di quanto effettivamente fosse. Piacevolissimo, ad ogni modo.

Il tocco del peccato (2013): Dopo la proiezione a Cannes l’hanno definito il miglior film cinese di sempre. Non mi sento così preparato da confermare queste parole, ma penso di poter dire che probabilmente è uno dei più bei film cinesi che abbia mai visto (il migliore resta per me, credo, “La foresta dei pugnali volanti”). Quattro episodi di violenza quotidiana, in una Cina sempre più frustrata e opprimente. Splendido (correte a vederlo prima che lo tolgano dalle sale!).

Alta fedeltà (2000): Il libro dal quale è tratto il film è il mio libro preferito in assoluto. Di recente mi sono messo a rileggere il romanzo di Nick Hornby per la quinta volta (diciamo che accompagna la mia vita, ad intervalli regolari): appena l’ho finito non ho resistito al richiamo dell’ennesima visione del film di Stephen Frears. Spassoso, divertente, ironico ma anche a tratti malinconico, un film che i trentenni di oggi (ma pure quelli di domani) non dovrebbero mai perdersi.

Room 237 (2013): Sono mesi che sento parlare di questo documentario con molta curiosità. Il film di Rodney Ascher letteralmente viviseziona “Shining” di Kubrick, divertendosi a cercare indizi tra le scenografie, gli abiti, le posizioni dei personaggi e degli oggetti, mandando avanti e indietro tutto il film. La teoria più affascinante? Quella secondo la quale “Shining” altro non è se non la confessione da parte del regista di aver girato lui stesso la scena del famigerato sbarco sulla Luna. Affascinante.

Il passato (2013): Tra i registi contemporanei Ashgar Farhadi è senza dubbio uno dei miei preferiti. Avevo amato “About Elly”, ero impazzito per la bellezza di “Una separazione”, e adesso sono totalmente fissato per “Il passato” (e per Berenice Bejo, ma questo è un altro discorso). Un film in cui le trame si mescolano, in cui le confessioni si trascinano fino a sgorgare in un finale commovente. Mai banale, mai noioso, mai prevedibile: senza ombra di dubbio il più bel film del mese (che entra dritto dritto nella classifica dei migliori film dell’anno).

Rushmore (1998): Ve l’ho detto, sto approfittando della pioggia per passare le serate in camera a vedere film, sotto il piumone, mentre fuori fa freddo. Lo so, è un cliché piuttosto abusato, ma pensateci: non è il migliore tra i cliché? Come un paio di mesi fa mi ero messo in testa di recuperare un po’ di film dei Monty Phyton, ora mi sono deciso a recuperare tutto ciò che non ho visto di Wes Anderson. “Rushmore” mostra già segni evidenti di genialità, nonostante il budget ridotto e nonostante il regista sia ancora un po’ acerbo. Interessante vedere un genio agli esordi. Ora mi manca solo “Un colpo da dilettanti”, il suo primo film, e sto a posto.

Venere in pelliccia (2013): Coincidenza o meno, questo è il quarto film di questo mese ad esser passato sotto il giudizio del Festival di Cannes del maggio scorso. Polanski insiste nel portare il teatro al cinema: se in “Carnage” l’operazione era pienamente riuscita (anche perché il film era piuttosto divertente), qui il gioco a due tra i meravigliosi Mathieu Amalric e Emmanuelle Seigner alla lunga annoia un po’ (anche se i loro continui cambi di ruolo sono straordinari). Senza dubbio sopra la sufficienza, ma comunque non troppo.

Don Jon (2013): Primo film da regista per Joseph Gordon-Levitt. Un’ora e mezza di fastidiosi cliché uno dopo l’altro, di superficialità, di attori svogliati, di dialoghi scritti male. Non mi è piaciuto per niente, se non si fosse capito.

Assassinio sull’Orient Express (1974): Sidney Lumet incontra uno dei romanzi più celebri di Agatha Christie. Andrebbe visto solo per questo. Aggiungeteci un cast pazzesco, composto da (vado a memoria): Albert Finney che fa Poirot, Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Jacqueline Blisset, Jean-Pierre Cassel, Sean Connery, Anthony Perkins, Vanessa Redgrave e Martin Balsam. Un giallo appassionante, neanche a dirlo, è assolutamente da vedere.