
Ron Howard spinge forte sull’acceleratore dell’emozione e si pone dei limiti solo per superarli: il suo ultimo film parte in quarta e non cede mai terreno, il suo incedere incalzante, i suoi personaggi rasentano il mito. È così che si costruisce un grande film, con passione e dedizione, due parole che si associano bene alle personalità dei protagonisti: James Hunt, istintivo e sanguigno, e Niki Lauda, sistematico e geniale. Due talenti differenti tra loro, a tratti nemici, che con il passare del tempo hanno reso sempre più forte la loro rivalità, e con essa anche la potenza della loro stima. Interpretati da due meravigliosi e sorprendenti attori come Chris Hemsworth (Thor) e Daniel Bruhl (Goodbye Lenin), i due piloti si fronteggiarono continuamente in appassionanti testa a testa, sfidando se stessi, l’altro, e soprattutto la morte, come cavalieri medievali dell’epoca moderna.
Nel 1975 Niki Lauda diventa campione del mondo di Formula 1 alla guida della Ferrari. A fine stagione il suo rivale James Hunt trova un ingaggio con la McLaren, sentendosi finalmente pronto a battere Lauda nella stagione successiva. È il 1976, l’anno che la Formula 1 non dimenticherà mai: l’anno della sfida tra Lauda e Hunt. Il ferrarista è un genio della meccanica, è metodico, preciso, non si lascia mai travolgere dalla fama e dal suo ruolo. È un operaio caparbio e inossidabile. Hunt vive invece la sua fama come una star, vive di istinto e di emozione, è un donnaiolo, re della mondanità, ma al tempo stesso è ossessionato dalla vittoria. È un vincente nato. L’incontro-scontro tra queste due personalità renderà unico il campionato mondiale, fatto di vittorie sul filo, incidenti spettacolari e riabilitazioni miracolose, ma soprattutto di campioni indimenticabili.
Ron Howard ha un talento: sa raccontare le persone. Non è un caso se il suo cinema trova i momenti migliori ogniqualvolta il regista affronta storie realmente accadute (e di conseguenza i personaggi che le hanno vissute): basti pensare al successo di Apollo 13, al capolavoro A Beautiful Mind, al sottovalutato Cinderella Man, al bellissimo Frost/Nixon (scritto da Peter Morgan, lo stesso sceneggiatore di Rush). Scrollatosi di dosso da tempo il personaggio di Richie Cunningham in Happy Days, Ron Howard ora può spingere nuovamente l’acceleratore e puntare ancora una volta ai Premi Oscar: Rush ha tutte le carte in regola per puntare alla statuetta più ambita.


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