Festa del Cinema di Roma 2023: Partiamo dalla Fine

GIORNO 2
Sarebbe bello poter dire che oggi era l’ultimo giorno della Festa del Cinema, per poi andare a ritroso a raccontare tutto ciò che di buono (e di meno buono) abbiamo visto in questi giorni. Purtroppo siamo solo al secondo giorno invece e i chiari di luna non sono proprio incoraggianti. Per quanto mi riguarda la Festa deve ancora entrare nel vivo, cosa che succederà quando mi ritroverò a pranzare sui gradini della Cavea o appoggiato su qualche panchina dietro il Villaggio Olimpico. Per ora, è semplice routine: vado, la guardo e torno (semi cit). Anche oggi dunque ho abbandonato l’Auditorium Parco della Musica alle 13, visto che non c’era quasi nulla a trattenermi ancora, soprattutto dopo i due film del mattino.

Visto che oggi cominciamo dalla fine, la fine da cui partiamo è il secondo film di giornata, appunto The End We Start From, di Mahalia Belo, prodotto da Benedict Cumberbatch (che si ritaglia anche un piccolo ruolo). Si tratta di un survival movie britannico che sarebbe anche molto ben realizzato se Cormac McCarthy non avesse mai scritto The Road o se John Hillcoat non ne avesse fatta una trasposizione con Viggo Mortensen. Insomma, ci sono idee di regia molto interessanti, il problema è che ogni scena sembra il deja vu di qualcosa di già visto, che sia il già citato The Road (anche se qui in versione femminile/femminista), I figli degli uomini o ancora Light of my Life di Casey Affleck (passato anch’esso dalla Festa del Cinema quattro anni fa). Il film di Mahalia Belo si diversifica da quelli citati perché stavolta c’è di mezzo una donna e soprattutto per l’accenno alla crisi climatica, visto che a causare la fuga della sua protagonista con il pargolo appena nato è una clamorosa alluvione che allaga Londra. Saper raccontare in chiave distopica lo spirito del tempo che stiamo vivendo però non basta a rendere questo film un’opera che possa andare oltre la sufficienza. Correndo a ritroso, percorro all’indietro il lungo corridoio del Teatro Studio per risalire gli scalini della Sala Sinopoli, dove ho appena visto il primo film di giornata, che mi ha buttato giù dal letto alle 7.30 del mattino (orario folle, soprattutto se devi prendere due metropolitane e un tram).

The End We Start From (Mahalia Belo)
•••


Il film delle 9 è un altro lavoro italiano: dopo l’apertura di ieri con Paola Cortellesi, oggi tocca ai Manetti Bros, registi di cui ho sempre seguito la carriera con attenzione, sin dagli esordi. Diabolik Chi Sei? è il terzo capitolo della saga dedicata al “Re del Terrore”, Diabolik appunto, un fumetto che mi ha fatto compagnia appassionatamente e assiduamente per almeno un buon lustro tra preadolescenza e adolescenza (motivo per cui avevo apprezzato la fedeltà alle atmosfere del fumetto che avevo ritrovato nel primo film). Il secondo non sono mai riuscito a vederlo (ma prima o poi lo farò), mentre questo terzo film l’ho appunto visto oggi e, amaramente, devo dire che sono rimasto deluso. Una banda di spietati rapinatori sta mettendo in ginocchio Clerville: sia Diabolik che l’Ispettore Ginko seguono una pista che porta nella villa di un avvocato. Qui vengono entrambi catturati dalla banda e messi in catene in uno scantinato. I due eterni antagonisti avranno il tempo di aprirsi e di raccontarsi (soprattutto Diabolik), mentre in città le loro donne, Eva e Altea, cercano di ricostruire le loro tracce. Il cast funziona sempre, Miriam Leone sembra nata per interpretare questo ruolo ed è la migliore Eva Kant che avrei mai potuto immaginare su uno schermo (stesso discorso per Valerio Mastandrea, come sempre nei panni di Ginko), il punto è che non solo la storia non decolla mai veramente, ma i flashback sul passato di Diabolik sono lunghi spiegoni acchiappa-sbadigli, anche se va particolarmente apprezzata la scelta dei nomi di alcuni personaggi di contorno, tutti presi da capolavori del passato: c’è quindi Wolf (Pulp Fiction) o Nuwanda (L’Attimo Fuggente), per esempio, ma anche una splendida Contessa Wiendemar, che non può non essere un riferimento alla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare di Fantozzi. Ad ogni modo, stavolta ci sono più difetti che pregi, ed è un peccato, perché il potenziale offerto dalle storie di Diabolik è veramente notevole.

Diabolik Chi Sei? (Manetti Bros)
••½


Arrivo in sala alle 9.08, a film appena iniziato, questo perché stamattina, causa un vento molto forte, decido di rinunciare alla traversata con la mia bici Pantera (senza dubbio migliore della pantera nera imbalsamata che si vede nel film dei Manetti) per lasciarmi affascinare, senza alcun motivo razionale, da un viaggio infernale in metropolitana. Indosso gli auricolari, metto una bella playlist e mi lancio verso la stazione Garbatella in un orario che ingenuamente reputo perfetto. Sarebbe andata anche bene, se non avessi dovuto perdere 15 minuti sulla banchina di Termini, dove si cambia dalla Metro B alla Metro A, che ho dovuto aspettare due volte causa sovraffollamento. Se Dante Alighieri avesse visto le banchine di Termini di mattina, avrebbe dovuto riscrivere tutta la prima parte della Commedia. Domattina ho in programma un film che ha raccolto molti consensi a Cannes, una black comedy finlandese e poi, in serata, ancora un altro film al Cinema Giulio Cesare, sciopero dei mezzi permettendo (perché pensare di arrivare a Prati in macchina di venerdì sera, con i lavori per il Giubileo e la ricerca di parcheggio nei dintorni del cinema sarebbe un ottimo soggetto per un eventuale sequel di Fuori Orario di Scorsese). Domani è il terzo giorno e, da che mondo è mondo, il terzo giorno di un Festival si fa sempre sul serio.


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