GIORNO 4
Finalmente comincio a respirare un po’ di aria da Festival (o Festa, fate voi). Le prime conferenze stampa, le prime foto, chiacchiere cinefile, due film molto belli e un immancabile pasto nefasto. Dopo due traversate in bicicletta e una dimenticabile Odissea sui mezzi pubblici, oggi, causa pioggia, toccherà alla macchina condurmi alla Festa. Roma alle 8 del sabato mattina è deserta, è il miglior momento possibile per guidare attraverso la città e così mi lancio su Lungotevere insieme alla mia fidata Bobby Jean. Arrivo all’Auditorium in poco più di 20 minuti (quasi tutti semafori verdi, è record!), così mi reco al Teatro Studio in tutta tranquillità, pronto a godermi il primo film di giornata.
One Day All This Will Be Yours, di Andreas Öhman, è un film svedese dalla forte impronta indie: c’è una bella colonna sonora, un’artista trentenne un po’ incasinata e qualche sprazzo di umorismo. Il tipico film che piace a me insomma (e viene anche citato Martin Dahlin, ex meteora della Roma, mitico attaccante della Svezia semifinalista al Mondiale di USA 94). La protagonista Lisa, in procinto di pubblicare la sua prima graphic novel, torna nella casa d’infanzia per il weekend, per festeggiare il compleanno della madre insieme ai suoi fratelli ma soprattutto per una questione di eredità. In questa casa di campagna sperduta in mezzo ad una foresta, Lisa dovrà fare i conti con le sue insicurezze e i suoi demoni. Il film funziona, nonostante non sia proprio originalissimo, ma ci sono belle trovate, bei personaggi e soprattutto una protagonista strepitosa, Karin Franz Körlof. Amo quando ai festival vedo dei piccoli grandi film che probabilmente non vedrò mai più in vita mia. Un giorno forse farò una lista di tutte quelle chicche viste in 18 edizioni di Festa del Cinema che non ho mai avuto modo di rivedere (soprattutto perché non le ha mai distribuite nessuno), sono sicuro che uscirebbero fuori un sacco di splendidi titoli.

•••½
Finito il film svedese, ho tempo di fare una seconda colazione e di mangiarmi un ottimo cornetto (cosa piuttosto difficile a Roma) prima di salire in Petrassi per la proiezione di Palazzina LAF, esordio dietro la macchina da presa di Michele Riondino. Quella raccontata dall’attore tarantino è la storia di un edificio all’interno dell’Ilva di Taranto dove negli anni 90 venivano confinati tutti gli impiegati che non volevano “adattarsi” alle nuove condizioni lavorative, cioè il declassamento a semplici operai. Tutte persone mandate nella palazzina del titolo a non far nulla, visto che non potevano essere licenziate. A metà strada tra l’Ufficio Sinistri di Fantozzi e il cinema di Elio Petri, la LAF è un non-luogo dove si rischia di impazzire: Riondino racconta una delle tante parentesi buie della storia recente della sua città, di cui è evidentemente e profondamente innamorato. Lui ed Elio Germano sono grandiosi, il racconto è ben scritto (oltre ad essere tremendamente vero) e il resto viene da sé. Bellissimo film: a questo punto sono curioso di seguire anche la conferenza stampa, tra un’oretta.

•••½
Torno dove ho preso il cornetto due ore fa e tento stavolta la via del tramezzino: è congelato e probabilmente vecchio di qualche giorno, veramente immangiabile (Franchino er Criminale direbbe NCSP). Mezzo disgustato dal tramezzino, decido di non approfondire il pranzo e di recarmi in Petrassi per la conferenza stampa di Juliette Binoche, protagonista di un altro film di stamattina (che però non ho visto, La Passion de Dodin Bouffant). L’eleganza e la bellezza dell’attrice francese mi nutrono molto più di quello pseudo-tramezzino: riempiono la sala e sono contento di avere l’occasione di incontrarla dal vivo. Finita la conferenza stampa riesco a scattarle alcune foto (una delle quali la vedete qui in basso), quindi mi rimetto seduto in attesa dell’incontro con la stampa di Michele Riondino e la crew di Palazzina LAF, tra cui il cantante tarantino Diodato. Quest’ultimo si sofferma un momento a raccontare la leggenda dell’origine di Taranto (storia che già conoscevo, visto che un amico pugliese sono anni che ci impone il racconto di Taras e di Falanto nella chat del Fantacalcio…) e lo fa con una passione e un trasporto contagioso: l’amore per questa città è sconvolgente. Il cantante imbraccia a sorpresa la chitarra e delizia la sala accennando la canzone che chiude il film dell’amico Riondino (trovate il video tra le storie del mio profilo Instagram). Una conferenza stampa diversa dal solito, che ti fa pensare che Taranto prima o poi meriterebbe davvero di vivere una storia felice.
Fuori dalla sala riesco a scattare la prima foto di questa Festa da aggiungere al progetto Film People, quindi rientro a casa, con una bella dose di sonno da recuperare e tante righe da buttare giù. Domani non sarò all’Auditorium, non solo per concedermi un giorno di pausa, ma anche perché il film più importante di giornata, Anatomia di una Caduta, l’ho già visto la settimana scorsa. Lunedì mi aspettano tre film, tra cui il più atteso dell’intera Festa (almeno da me): parlo dell’ultimo lavoro di Hayao Miyazaki e non vedo assolutamente l’ora.


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