GIORNO 10
Il dieci è sempre stato un numero pieno di fascino: nel calcio è il numero del fantasista, dell’artista, del campione, in numeri romani è una X che può assumere altri mille significati e via dicendo. Alla Festa del Cinema è il giorno in cui normalmente concludiamo le danze, tiriamo i bilanci, cominciamo a toccare con mano il letto di casa senza paura di sveglie, prenotazioni dei film, viaggi dall’altra parte della città. Se ieri ho concluso la mia ennesima esperienza all’Auditorium, oggi ho cominciato (e finito) quella al Cinema Giulio Cesare, sala collaterale alla Festa del Cinema, sempre utile per recuperare cose: i pro è che è molto più comodo da raggiungere in metro e che senza dubbio le sale sono molto più comode (le gambe oggi ringraziano), i contro è che non si respira ovviamente l’atmosfera da Festival che c’è all’Auditorium, con i suoi personaggi eccentrici, la folla, le chiacchiere tra i corridoi, i commenti volanti che giungono alle orecchie anche soltanto passando in mezzo a un gruppo di persone in pausa.
Alle 9.30 la giornata si apre con l’australiano The Royal Hotel, di Kitty Green, dove due viaggiatrici, rimaste a corto di denaro, accettano di lavorare qualche settimana presso un pub sito in una zona remota nel mezzo del nulla, dove avranno a che fare con la comunità maschile locale, retrograda, maschilista e, forse, pericolosa. La regista gioca con le paure dello spettatore attraverso il senso del pericolo che avvertiamo in ogni scena, sapientemente alternata a momenti di leggerezza. In uno scenario agorafobico, Kitty Green mette in scena un microcosmo della società machista, con buone trovate e un’atmosfera tra avventura e incubo, dove ogni giorno la spensieratezza finisce con il calar del sole: superare la notte sembra diventare infatti ogni volta più complicato. Niente male, inoltre c’è Hugo Weaving (che non avevo neanche riconosciuto), che ovviamente ricorderete per Matrix, la trilogia de Il Signore degli Anelli o V per Vendetta, tra gli altri.

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Uscito dalla sala, ho un’oretta e mezza libera prima del mio ultimo film della Festa del Cinema 2023. Mi allungo a piedi verso il Mercato Trionfale, dove mangio un tramezzino abbastanza epico, quindi mi butto da Feltrinelli per ammazzare il tempo. Arrivano finalmente le 12.30, l’ora di un film già proiettato ieri mattina all’Auditorium, dove ha riscosso grande entusiasmo: Dream Scenario è piaciuto praticamente a tutti. Non nascondo di essere curioso e senza dubbio l’idea di partenza è piuttosto geniale: Nicolas Cage, professore di mezza età, pieno di rimpianti e dall’esistenza alquanto banale, si ritrova improvvisamente nei sogni delle persone, anche di perfetti sconosciuti. All’inizio la cosa sembra curiosa, poi il fenomeno dilaga, ponendo ovviamente il protagonista sotto i riflettori. Ma la celebrità improvvisa è un’arma a doppio taglio, soprattutto se finisce addosso a qualcuno non abituato a tante attenzioni. Con un impianto formidabile e originale, il film del norvegese Kristoffer Borgli fa i conti con la conquista della celebrità e con i lati oscuri delle strutture sociali, basate sull’apparenza più che sui fatti. Film destinato a diventare un piccolo cult, grazie anche a un Nicolas Cage enorme. Anche il film con cui Borgli aveva esordito, il precedente Sick of Myself, racconta di personaggi che finiscono al centro dell’attenzione, dunque è evidente che questo sia un tema caro al regista.

Lascio la sala molto soddisfatto per i film di oggi e metto in tasca il badge che ha fatto compagnia al mio collo per questi dieci lunghi giorni di Festa del Cinema. Un altro badge che finirà nel cassetto a prendere polvere, insieme a quelli delle altre edizioni. Sempre gialli, o arancioni, sempre io, che intanto cresco, cambio gusti, modo di pensare, di fare tante cose, ma c’è qualcosa che non credo cambierà mai: la voglia di sedermi al buio di una sala cinematografica per varcare in due ore i confini del sogno. Mi allontano dal Giulio Cesare e, di conseguenza, dalla diciottesima edizione della rassegna romana, che domani esprimerà il verdetto della giuria presieduta da Gael Garcia Bernal (che in questi giorni non sono riuscito a incontrare neanche di striscio). Il mio bilancio di quest’anno è di 19 film visti (4 in più rispetto alla scorsa edizione), sperando di riuscire a recuperare ancora qualcosa grazie ai link di cortesia inviati dagli uffici stampa, se ci sarà occasione. Stilare una Top3 quest’anno è facile e di getto direi subito The Zone of Interest, Anatomia di una caduta e, a pari merito, Il ragazzo e l’airone e La Chimera. Tra le chicche invece mi sento di citare One Day All This Will Be Yours, Palazzina LAF, The Monk and the Gun, The Persian Version, Gonzo Girl e, ovviamente, Dream Scenario.
La Festa del Cinema 2023, per me, si conclude qui. Come ogni anno mi domando se l’anno seguente avrò ancora il privilegio (se di questo si tratta), il tempo, la forza e la voglia di tornare nuovamente all’Auditorium per la prossima edizione, per raccontarvi a modo mio una rassegna che, per una decina di giorni, mi costringe a sospendere quasi ogni altra attività sociale per addentrarmi in un mondo di rapporti umani fugaci, cibo scarso, occhi stanchi e voglia di vivere discutibile. Ma un mondo fatto pur sempre di film, di cinema: in fondo, chi sono io per lamentarmi di questo?


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