
Nel bellissimo Basta che Funzioni, Larry David chiudeva il film rompendo la quarta parete e confessando agli spettatori che “più di quanto vogliate accettare è la fortuna a governarvi”. Nell’indimenticabile Match Point invece, oltre a preferire avere fortuna che talento, Jonathan Rhys Meyers afferma che “la gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita”. Nel nuovo film, il cinquantesimo della sua straordinaria carriera, Woody Allen torna sul tema della fortuna (sin dal titolo), mescolando un’eco non troppo velata di quel bellissimo film del 2005 con Scarlett Johansson alla città dove è ambientato un altro grande successo del regista, Midnight in Paris. Il risultato è un’opera tutto sommato semplice nella costruzione dell’intreccio, ma incredibilmente coinvolgente nonostante la leggerezza, come un racconto breve di Simenon o un bicchiere di vino in un bistrot di Montparnasse.
La storia si apre su Avenue Montaigne, dove Fanny Moreau (chiamare così un personaggio è un’indiscutibile dichiarazione d’amore al cinema francese, non trovate?) incontra casualmente per strada un vecchio compagno di liceo, Alain, che le confessa di essere sempre stato innamorato di lei. Fanny però è sposata con un facoltoso, ma possessivo e a tratti infantile, uomo d’affari, che la adora, nonostante talvolta sembri mostrarla in pubblico più come un trofeo che come una moglie. Gli incontri tra Fanny e Alain si fanno sempre più costanti e non ci vorrà molto prima che la donna si conceda una fuga da quella gabbia dorata che è il suo matrimonio.
L’intreccio come dicevamo è piuttosto semplice: una coppia sposata, una relazione extraconiugale e tutto ciò che ne consegue. Il cliché del bohemien francese, insieme a una mansarda parigina, fanno il resto. Il terzo atto però è un perfetto esempio di quella che Hitchcock definiva suspense: lo spettatore di questo film infatti è onnisciente, sa qualcosa che la protagonista ancora non conosce e si ritroverà con lei (e soprattutto con sua madre, una Valérie Lemercier grandiosa) a seguire il corso degli eventi. L’anomalia, essendo un film di Woody Allen, è che non si ride praticamente mai, ma semplicemente perché non è quel tipo di cinema: siamo sui binari del già citato Match Point, in questo caso ridotto all’essenziale. C’è la fortuna, ovviamente, il caos, il destino, l’amore, l’anedonia, insomma, molti dei temi cari al regista newyorkese. Al di là di ciò che accade fuori dal set, tra tribunali e cause legali, e nonostante abbia 88 anni, Woody Allen continua a sfornare bellissimi film e questo, almeno per noi, più che un colpo di fortuna somiglia a un miracolo.


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