Recensione “How To Have Sex” (2023)

L’adolescenza, ça va sans dire, è un’età complicata. Talvolta è un luogo carico di promesse ma anche di delusioni, un’isola dove può capitare di naufragare, soprattutto nel momento in cui ci si rende conto di non essere all’altezza dei propri sogni d’infanzia o, più semplicemente, delle aspettative che gli altri ripongono in noi. La trentenne londinese Molly Manning Walker, al suo esordio dietro la macchina da presa (premiato a Cannes nella sezione Un Certain Regard), sembra conoscere bene questo universo di promesse mancate, di pressioni, piccole gelosie e sorellanza. Un edonismo ripieno con quell’infida sensazione, mista a consapevolezza, di essere sempre quelli che alle feste, rispetto agli amici, si divertono meno.

Tara, strepitosa protagonista alla quale offre il volto l’eccellente Mia McKenna-Bruce, tutto questo lo sa fin troppo bene: è partita verso Malia, in Grecia, con altre due amiche, apparentemente più smaliziate, più scaltre, più intelligenti, più adeguate a ciò che il mondo ha da offrirle. Apparentemente. Inoltre Tara è l’unica delle tre ad essere ancora vergine e mettere la spunta sulla prima esperienza sessuale è inevitabilmente una delle missioni che le amiche si propongono di regalarle. Questa vacanza, già etichettata come la migliore di sempre ancora prima di partire, non sarà forse la più bella, ma probabilmente una delle più memorabili.

“Pensa a divertirti, parleremo al tuo ritorno”, dice a Tara sua madre in un messaggio in segreteria quando scopre che la ragazza non ha superato un esame propedeutico, unica incursione “adulta” in una sorta di Neverland piena di bimbi non così sperduti e adolescenti preoccupati soltanto del qui e ora. Tara invece la spaccatura con il mondo circostante la avverte eccome, è rimasta indietro alle sue amiche sia a livello scolastico che sessuale e, almeno su quest’ultimo aspetto, tenterà di porre rimedio. Ed è qui che forse il film prende una piega un po’ più prevedibile, nonostante Molly Manning Walker sia abilissima a dribblare i pericoli del cliché, per accennare un discorso di educazione sessuale, sui limiti del consenso. Tra il cinismo tossico di un’amica pericolosamente superficiale e l’incapacità di intervenire dell’altra, forse distratta dalla sua cotta estiva, Tara dovrà mettere insieme i cocci della propria autoconsapevolezza e capire, finalmente, che tipo di donna vorrà essere, nonostante tutto.


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