
Festa del Cinema di Roma 2024 – Giorno 0: La Festa del Cinema comincia domani, eppure è già cominciata. Com’è possibile, direte voi. Quest’anno, grazie anche alla collaborazione con Alice Nella Città, la Festa del Cinema ha potuto regalarci una pre-apertura con i fiocchi e i fuochi (d’artificio). Ma procediamo con ordine, non vorrete mica bruciarvi subito il resoconto della masterclass di Francis Ford Coppola, vero? Il nostro diario di quest’anno potrebbe cominciare domenica mattina, quando non sono riuscito a prenotare la proiezione di Megalopolis, rovinandomi la giornata, ma saltiamo direttamente a questo giorno 0. L’incontro con Coppola è alle 18 e fortunatamente sono riuscito a prenotarmi. Per accedere alla sala però ho bisogno del badge e gli sportelli per il ritiro del mio diciannovesimo tesserino chiudono alle 17. Questo significa che devo presentarmi in Auditorium alle 16.30 per sbrigare le pratiche, per poi restare un’ora e mezza a spasso. Capisco che era troppo complicato far slittare la chiusura degli sportelli alle 18, orario dell’unico evento in programmazione oggi, ma “la semplicità è dei grandi”, diceva qualcuno.
Verso le 15.45 mi metto in sella della mia fidata bicicletta nera, Pantera, e mi lancio in un viaggio di circa 10 chilometri tra via Ostiense, viale Aventino, Colosseo, via dei Fori Imperiali, via del Corso, Piazza del Popolo, via Flaminia, fino ad approdare là all’Auditorium, anche quest’anno, dove la solita enorme scritta “Cinema” mi dà il benvenuto come la parola “amici” in elfico (Mellon!) lo dava a Gandalf e compagni alle porte di Moria. Gli sportelli per il ritiro del badge sono divisi per lettera e quello dove devo andare io, il temuto sportello S-T-U-V, è uno dei più affollati. Allo sportello a fianco, quello con i cognomi che iniziano con W-X-Y-Z, c’è invece soltanto una persona. Per un momento sogno di chiamarmi tipo Walukiewicz o magari Xanadu, ma così non è e devo restare in fila chissà per quanto. Quando lo sportello resta vuoto, la ragazza dietro il vetro incrocia il suo sguardo con il mio e mi dice, a gesti, di farmi avanti. Ritiro il badge senza dover aspettare un minuto di più e questa è la prima buona notizia che mi regala la Festa del Cinema 2024.
Sono le 16.40 e ho più di un’ora da trascorrere in un Auditorium ancora pieno di operai e lavori in corso: l’apertura ufficiale della Festa è domani e quindi non è ancora possibile curiosare in giro. Gli stand sono chiusi, le mostre anche, l’ufficio stampa men che meno, ci sono solo i bar: mi siedo a uno dei tre punti ristoro permanenti dove vengo scippato di 4 euro per una lattina di Coca Cola. Ogni anno il primo giorno mi ricordo perché non prendevo mai niente da bere al chiosco, devo prendere un appunto per ricordarmelo l’anno prossimo. Mi siedo a un tavolino (4 euro per una lattina e non m’hanno dato neanche un bicchiere, ma vabbè) e apro il taccuino per scribacchiare appunti e pensieri, quando, dal tavolo a fianco, la conversazione tra due ragazzi mi cattura completamente: stanno tirando giù un elenco di film che non hanno mai visto, dalla trilogia dei Before di Linklater a Re Per Una Notte di Scorsese (“quello che ha ispirato Joker!”, dice uno dei due, che cucciolo) e parlano con un entusiasmo e una passione tale da farmi ricordare i tempi in cui avevo la loro età e studiavo cinema all’università. Quando poi ho sentito che era la prima volta che partecipavano alla Festa del Cinema e che non sapevano neanche dove fosse la Sala Sinopoli, ho provato una tenerezza enorme.

Un po’ più tardi, stufo di farmi attaccare dalle anomale zanzare ottobrine di Roma Nord, mi dirigo proprio verso la Sinopoli, dove Francis Ford Coppola arriva, caracollante, tra gli applausi scroscianti di una sala gremita. Avevo già incontrato il regista italo-americano nel 2007, quando venne a Roma per presentare il sottovalutatissimo Un’Altra Giovinezza ed è bello vederlo ancora così pimpante, certamente invecchiato (ma d’altronde, dopo 17 anni, neanche io sono proprio un fiore), ma ancora pieno di passione e di amore puro per il proprio lavoro. Il regista di film come Il Padrino, Apocalypse Now e il recente Megalopolis (checché ne dica Mara Venier, che due giorni fa a Domenica In ha chiamato il film Metropolis, ennesima perla del servizio pubblico italiano), ha subito messo in chiaro di voler fare una conversazione tra studenti di cinema, visto che anche lui, alla veneranda età di 85 anni, si considera ancora uno studente che non ha ancora smesso di imparare. Francis Coppola racconta di quando, agli esordi, faceva il regista teatrale e di come si sia innamorato del cinema dopo aver visto in sala il meraviglioso Ottobre, film di Ėjzenštejn del 1927: “Ma io voglio fare questo, voglio fare il regista di cinema!”, disse ai tempi. Agli aspiranti registi consiglia di evitare i cortometraggi, “Ci vuole troppo tempo ed è difficile raggiungere un pubblico”, e che sarebbe invece il caso di mettere in scena un atto unico a teatro, con due o tre attori, per avere un confronto immediato con la gente e capire subito se quella della regia è la strada giusta da intraprendere. Non si risparmia, il Maestro, raccontando aneddoti dal set de Il Padrino (quando invitò l’intero cast a cena prima di cominciare le riprese, per far emergere i personaggi dentro ognuno e le relazioni che avranno nel film) e alcuni suoi metodi, come quello di porre domande personali al cast, al quale ogni attore e attrice è tenuto a rispondere nei panni del suo personaggio, al fine di costruire dei ricordi che poi torneranno utili per la caratterizzazione del ruolo.
Il momento clou dell’incontro è quello sicuramente più inaspettato: Coppola fa salire sul palco una decina di giovani attori e attrici e partecipa insieme a loro a piccoli esercizi di concentrazione, giocando e intrattenendosi con i ragazzi e le ragazze (“Durante le prove non esistono sbagli, dovete divertirvi”). Il regista poi riprende l’incontro con il pubblico rispondendo “L’ho fatto per me!” a chi gli chiedeva a chi fosse indirizzato un film moderno e futuristico come Megalopolis, poi fatica a chiudere la serata (“Ancora una domanda, dai”). L’arrivo di Matt Dillon (?!), infine, con la consegna di un premio a Coppola, sancisce la fine dell’incontro, al grido di “The most important thing in art is life!”. Finisce qui questo anomalo giorno 0 della 19a Festa del Cinema di Roma: da domani si comincia con i film, restate nei paraggi.



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