
Festa del Cinema di Roma 2024 – Giorno 5: Il weekend è andato. Volato, sgusciato via, sparito. Nascosto tra le poltrone della Petrassi, della Sinopoli, del Teatro Studio o del Maxxi, se non tra i risvolti del tappeto rosso. Questa premessa serve a parlarvi della sempre molto attesa domenica di Festa: attesa per le strade deserte, i parcheggi non a pagamento, la vibrazione di chi ha tempo di venire all’Auditorium a curiosare e scoprire se incontrerà qualche attore o attrice di passaggio. La mia domenica comincia invece con una sfilza di strade chiuse, a causa della mezza maratona che ha bloccato quasi tutte le vie dalle quali devo passare per raggiungere la Festa da Garbatella. Per fortuna conosco la città meglio di un tassista e riesco a seguire il precisissimo e insindacabile consiglio del vigile: “Devi inventarti una strada alternativa”. Nonostante le chiusure, il deserto domenicale viene in mio soccorso e attraverso il centro di Roma più o meno agevolmente, passando da piazza Venezia, via Veneto e Muro Torto, prima di tornare sulle strade abituali. Anche oggi sono arrivato in largo anticipo e posso godermi una colazione tranquilla, prima di entrare in Petrassi per il nuovo film di Tony Kaye, già regista di American History X.
The Trainer è un film assurdo: un appassionato di fitness cerca di svoltare la vita inventandosi un grottesco casco da indossare tutto il giorno al fine di stimolare i muscoli e tenere allenati gli addominali. Trova un canale televisivo disposto a ospitare una televendita, convincendo ogni persona che incontra con balle spaventose che coinvolgono Lenny Krawitz, John McEnroe e Paris Hilton, nei panni di loro stessi. Little Steven, storico chitarrista di Springsteen nonché personaggio chiave de I Soprano, è un imprenditore ebreo che supporta la folle idea del protagonista. I primi 20 minuti stai tutto il tempo a pensare “cosa caxxo sto vedendo?”, in senso negativo, poi a fine film pensi la stessa cosa, ma probabilmente in maniera positiva. Il sogno americano gonfio di steroidi, in una parola: weird.
Ad ogni modo, la domenica comincia bene. Il secondo film del giorno mi ispira molto: McVeight, di Mike Ott, è la storia dell’attentatore di Oklahoma City, il più sanguinoso caso di terrorismo interno mai accaduto negli Stati Uniti. Purtroppo però sono passate quasi 12 ore dai titoli di coda e sto ancora aspettando che il film inizi. Alfie Allen, più noto nei panni di Theon Greyjoy in Game of Thrones, non mostra un grande carisma, ma con quello script moscio avrebbe faticato pure uno come David Day Lewis. Film bocciato: forse è il peggiore che ho visto finora alla Festa del Cinema.

In attesa del tappeto rosso di Gael Garcia Bernal, che oggi incontrerà il pubblico (e me) alle 16, diffondo il verbo del progetto Film People, coinvolgendo altre 5 persone, di cui vedrete le foto la prossima settimana sul profilo Instagram, che vi consiglio di seguire visto che condivido anche i giudizi sui film visti. Alle 15.30 arriva sul Red Carpet l’attore messicano, che avevo già incontrato (e fotografato) nel 2008, quasi sullo stesso punto del tappeto rosso. Anche stavolta Gael si presta a una foto, sorridendo per la gioia di trovarsi ancora una volta a Roma, e quando Bernal sorride, non mente mai. Il suo incontro è piacevole, l’attore appare emozionato, felice, anche se oggi avrebbe dovuto condividere la scena con il fratello artistico Diego Luna, che all’ultimo momento ha dovuto rinunciare alla trasferta romana per un’emergenza famigliare (“Per fortuna ora è tutto a posto”, tranquillizza Gael Garcia Bernal). Vediamo clip di molti suoi film, tra cui i più applauditi, ovvero I Diari della Motocicletta di Walter Salles e L’Arte del Sogno di Michel Gondry. L’attore messicano cita l’esperienza con Salles, nei panni di Ernesto Guevara, come una delle più belle della sua carriera: ai tempi era convinto di dover ancora fare tante esperienze ancora migliori, ma la magia di quel set non sarebbe più tornata, ci confessa. Al termine dell’incontro, mentre tutti stanno abbandonando la sala, mi avvicino a Gael Garcia Bernal e gli domando, purtroppo senza fare alcun video, quale sia il suo film preferito in assoluto, il suo film della vita. Ci pensa un momento, “ce ne sono tanti…”, poi spara, con sicurezza: “No, l’hai visto?”, mi domanda. “Di Larrain? Certo, è bellissimo”, replico io. Poi se ne va, lasciandomi con un’idea in testa che sarebbe bello poter sviluppare nei prossimi giorni, se non alla prossima Festa.
Domani mi aspettano tre film in tre sale diverse, in due quartieri diversi, ma non mi lamento: finché c’è il cinema, posso restare a galleggiare dentro questa bolla di arte, emozioni e condivisione. Domani è lunedì e comincia l’ultima settimana: ce la posso fare.


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