Recensione “Grand Tour”: Godetevi il Viaggio, Non la Destinazione

Tra i colori del documentario moderno e il bianco e nero di una finzione quasi astratta, il portoghese Miguel Gomes viaggia nello spazio e nel tempo per restare in scia a una fuga d’amore non del tutto convenzionale. Grand Tour sembra anacronistico nello stile (miglior Regia a Cannes, tra l’altro), richiamando immagini che a tratti sembrano appartenere al cinema muto, così come l’ambientazione, una curiosa love story immersa nel colonialismo del Sud-Est asiatico. In realtà di romantico non c’è molto, visto che il protagonista della prima parte del film, Edward, funzionario dell’Impero Britannico nei primi anni del XIX secolo, fugge da Rangoon non appena riceve un telegramma della fidanzata, che non vede da 7 anni, che gli annuncia il suo imminente arrivo in Birmania per sposarlo. Mentre la donna lo insegue, Edward si lancia in una fuga on the road (ma anche on the river) attraverso Vietnam, Thailandia, Singapore, Filippine, Giappone e Cina: ogni tappa è costellata dal puntuale telegramma della donna, che vuole raggiungerlo ad ogni costo. Qui entra in gioco proprio lei, Molly, che ripercorre le tracce lasciate dal fidanzato, che sia un albergo, le fantasticherie di un cugino invadente o una festa in maschera per il compleanno di un principino. E tanto Edward sembrava oppresso e infelice da un amore dal quale tenta di scappare, tanto Molly appare divertita e allegra, in un interessante contrappunto narrativo di tutto ciò che abbiamo visto nella prima parte.

Nonostante una forma e una visione affascinante, è difficile trovare una coerenza nella messa in scena di Gomes, in primis sentir parlare in portoghese tutti i personaggi britannici del film crea un cortocircuito piuttosto fastidioso nello spettatore. Al di là di queste inezie tecniche, Grand Tour è un bellissimo flusso di idee e visioni che talvolta fanno fatica a integrarsi tra loro, così come i suoi personaggi, costantemente vessati dalle circostanze, in cui la cinica mancanza di indulgenza cozza talvolta con la sensibilità del regista e l’occhio con cui racconta alcuni dettagli meravigliosi dei tanti Paesi che ci permette di visitare. Insomma, c’è talmente tanta roba in questo film che sembrano quasi mille storie diverse: “Abbandonatevi al mondo, vedrete com’è generoso”, dice un monaco a Edward, quasi a voler suggerire allo spettatore di godersi il viaggio, non la destinazione. Godetevi il tour allora, perché potrebbe davvero valerne la pena.


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