Capitolo 428: Pioggia di Film

Da quando è iniziato il 2026, Roma somiglia sempre di più alla Los Angeles di Blade Runner. No, non ci sono replicanti (credo), ma la pioggia incessante sembra proprio uscita fuori dal capolavoro di Ridley Scott. In effetti, negli ultimi tempi, io ne ho viste cose… Film su Prime Video, Raiplay, Netflix, Mubi, film al cinema, film in anteprima che non compaiono tra queste righe, ma che vi riporto di seguito, nel caso vi interessasse leggere la recensione completa: Sentimental Value, Hamnet, La Mattina Scrivo, Cime Tempestose e, già che ci siamo, Nouvelle Vague (che esce tra meno di un mese). Piovono film, ma non servono ombrelli.

Empire Records (1995): Quando ho scritto l’articolo sui migliori film USA Stato per Stato, ho avuto difficoltà a trovare qualcosa da scrivere a proposito del Delaware. L’unico film degno di nota girato interamente in questo Stato è proprio questa commedia di Allan Moyle: otto dipendenti di un negozio di dischi scoprono che il locale dove lavorano, e che amano, sta per chiudere i battenti (piuttosto normale, visto che su otto impiegati a busta paga, uno o due lavorano, mentre gli altri passano il tempo a chiacchierare e a ballare!). Vedere questo film è un vero e proprio ossimoro: è scritto maluccio, sembra tutto appicciato male, non funziona quasi nulla, eppure stai tutto il tempo a sognare di essere di nuovo adolescente e di vivere in Delaware per lavorare gomito a gomito con Liv Tyler e Renee Zellweger. Al box office fu un flop spaventoso (guadagnò poco più di 100mila dollari a fronte di 10 milioni di budget!), ma si rifece in parte grazie alle clamorose vendite della colonna sonora, dove troviamo Cranberries (How e Liar), Dire Straits (Romeo and Juliet) e moltissime band indie rock. Che vi devo dire, è un brutto anatroccolo, ma l’ho visto come se fosse un cigno: lo trovate su Netflix ed è pura nostalgia per gli anni 90.
•••½

Angel Heart (1987): Su Raiplay hanno da poco inserito questo film di Alan Parker, che non è proprio l’ultimo arrivato e infatti, a livello visivo, ci sono delle trovate davvero stupende. Un luciferino Robert De Niro, con barba curata, capelli raccolti e unghie che sembrano uscir fuori da un beauty care, ingaggia il detective Mickey Rourke per rintracciare un uomo apparentemente scomparso. L’indagine, con un inevitabile scia di sangue, porterà l’investigatore in Louisiana, in una storia piena di magia nera e riti satanici. Quel che ne esce fuori è una sorta di noir moderno (il detective tormentato, la femme fatale, una risoluzione velata di amarezza), ma in chiave esoterica. De Niro, che si presenta come Luis Cyphre (pronuncia: Luis Cifer) mi è suonato un po’ ridicolo e forse anche sprecato, ma che sorpresa trovare Lisa Bonet e Charlotte Rampling così giovani. Come dicevo, visivamente è davvero accattivante, ma nella storia non tutto funziona davvero come dovrebbe. Merita comunque una visione, soprattutto per vedere Mickey Rourke nel suo prime attoriale (prima del clamoroso ruolo in The Wrestler, vent’anni dopo).
•••

Da Qui All’Eternità (1953): Sempre durante le ricerche per quel famoso articolo di cui sopra sui migliori film ambientati in ogni Stato degli USA, per quanto riguarda le Hawaii il più importante è stato sicuramente questo grande classico di Fred Zinnemann, vincitore di ben 8 Oscar (su 13 nomination). Siamo a Pearl Harbor, pochi giorni prima dell’attacco giapponese. Eppure la guerra appare lontana, soprattutto di fronte ai grandi tormenti interiori dei protagonisti: l’ex pugile Montgomery Cliff, vittima di nonnismo a causa del suo rifiuto di tornare sul ring per rappresentare il suo battaglione, si innamora di una bella intrattenitrice conosciuta in un night. Burt Lancaster è anch’egli un soldato, innamorato della malinconica moglie (Deborah Kerr) del suo superiore. Oltre a loro, un ampio ventaglio di personaggi (dall’odioso Ernest Borgnine al simpatico ubriacone Frank Sinatra, nel ruolo che gli permise di vincere l’Oscar e che ispirò la vicenda di Johnny Fontaine ne Il Padrino), tutti immersi in una quotidianità piena di conflitti, attese, desideri repressi, almeno finché la Storia non irrompe sulla scena, con una frattura violenta e improvvisa, che spazza via tutto il resto. Ogni guaio personale risulta così insignificante di fronte all’enorme mostruosità della guerra. Un melodramma storico che risulta ancora oggi molto moderno, reso immortale da alcune scene come il celebre bacio nella risacca dell’oceano, una delle sequenze più celebri della storia del cinema. Un film di attori, senza dubbio, costruito su personaggi e interpretazioni imperdibili, ma soprattutto una bella lezione di cinema. Lo trovate su Raiplay.
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L’Agente Segreto (2025): Che bella quella sensazione di uscire dal cinema e sentirsi così pieni, così soddisfatti, così avvolti dal film appena visto: è ciò che ho provato dopo la proiezione del film di Kleber Mendonça Filho, che mi ero perso alla Festa del Cinema (niente di nuovo, è risaputo che ogni anno mi lascio sfuggire i film più belli). Siamo nel 1977 e vediamo Wagner Moura (noto per aver interpretato Pablo Escobar in Narcos) su un maggiolino giallo, diretto a Recife, nel nord del Brasile. L’uomo sta fuggendo da qualcosa, usa un nome falso, deve mantenere un profilo basso, ma ancora non ci è chiaro da cosa si stia nascondendo (non fatevi ingannare dal titolo: non è un agente segreto!). La trama si dipana come un puzzle, dove capiamo, scena dopo scena, il quadro generale. C’entra la dittatura brasiliana, c’entra la dignità, il bisogno di riprendersi la propria vita, la propria famiglia. Nonostante una durata “pericolosa” (2 ore e 40 rischiano di essere respingenti per uno spettatore comune), è un film che non ti fa mai venire voglia di guardare l’orologio, intriso di cinefilia, con sprazzi di ironia, geniale per come riesce a far rimbalzare il focus da storia personale a memoria universale e collettiva. Palma d’oro a Cannes per il miglior attore e la migliore regia, purtroppo resterà a secco durante la prossima notte degli Oscar (dove ha racimolato quattro nomination). Correte al cinema, questi sono i film da vedere.
••••½

Facciamola Finita (2013): Tanti anni fa, dopo aver finito di lavorare in pizzeria, avevo bisogno di andare al cinema a vedere qualcosa di leggero. Entrai in sala senza aspettative, mi bastava stare seduto dentro al cinema, non chiedevo altro: con mia grande sorpresa questa commedia diretta da Seth Rogen e Evan Goldberg, seppur a tratti eccessivamente demenziale, mi fece sbellicare. Nella storia ogni attore interpreta se stesso: c’è una grande festa a casa di James Franco (tra gli invitati figurano Emma Watson, Rihanna, lo stesso Seth Rogen, Jonah Hill, Michael Cera e tantissimi altri). C’è un piccolo problema però: è appena esplosa l’Apocalisse (letteralmente!) e stanno per morire tutti. I pochi sopravvissuti (tra cui Franco, Rogen, Hill, Darryl di The Office) si barricano dentro la casa per studiare un piano. Ovviamente succederà di tutto, compreso un cameo dei Backstreet Boys. Non so se può fare al caso vostro, ma se riuscite a sopportare bene la stupidità, è un film davvero molto divertente (con almeno un paio di sequenze da ridere a crepapelle). Lo trovate su Prime Video.
•••½

Leningrad Cowboys Go America (1989): Sapete l’amore che da queste parti proviamo per il cinema di Aki Kaurismaki, che riesce a farti ridere e al tempo stesso trasmetterti un’enorme tenerezza, senza mai alzare la voce. Il regista finlandese prende una band assurda, i cui componenti hanno tutti chilometrici ciuffi a banana e scarpe a punta che sembrano uscire fuori da un fumetto anni 50, e li spedisce negli Stati Uniti in cerca di successo (poiché troppo scarsi per la Siberia, ma non abbastanza per gli USA, perché “là si prendono tutto”). Un road movie atipico, tra New York, New Orleans, Texas, Messico, dove i Leningrad Cowboys scoprono il rock’n’roll suonando in locali deserti e bar squallidi, dove accarezzano il sogno americano, nonostante gli stenti, il look assurdo e il grosso del bagaglio composto da una bara piena di birre. Nessuno sembra accorgersi di essere dentro una commedia, si prendono tutti esageratamente sul serio (soprattutto il manager, migliore in campo per distacco) ed è forse per questo che funziona, oltre a farti percepire la riflessione malinconica sull’illusione del successo, sul desiderio ostinato di continuare a provarci, anche perché non c’è alcuna alternativa. Ovviamente c’è anche tanta musica, tante cover, qualche ottimo assolo di chitarra, cantanti che sembrano un insulto alla categoria, ma non riesci a non volergli bene, sotto quei ciuffi enormi, che fan venire voglia di seguirli ovunque vadano. Stralunato, a tratti anche faticoso, ma Kaurismaki come sempre ti connette con il lato più umano e puro del cinema. Da segnalare anche un cameo di Jim Jarmusch. Che vi piaccia o meno, lo potete recuperare su Mubi.
•••½

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