Recensione “Mortal Kombat II”: Colpi d’Artificio

Nell’autunno del 1995, la versione quindicenne del sottoscritto se ne andava al cinema a vedere il film tratto da quel leggendario videogioco che faceva spesso capolino nei miei piovosi pomeriggi con l’Amiga 600, circondato dal tavolo del Subbuteo e dai poster di Guerre Stellari. Di quel Mortal Kombat non ho molta memoria in realtà, a parte una rocciosa colonna sonora composta da pezzi di Napalm Death e Fear Factory. Trent’anni dopo quel ragazzino è cresciuto e non gioca più a quel picchiaduro che tanto gli piaceva da adolescente. Quel film del 1995 ha invece avuto un reboot nel 2021 (che non ho visto) e ora ha avuto addirittura un sequel. In Mortal Kombat II si menano come fabbri, c’è la giusta dose di cruenza e qualche momento di leggerezza (che è il motivo per cui dentro questo progetto c’è finito Karl Urban, con al seguito un’altra cricca di Boys, meno simpatici ma più letali). Lo so che se siete qui significa che vi piace leggere soprattutto di cinema d’autore, ma oggi avevo voglia di un bel picchiaduro senza trama e con scarsa profondità dei personaggi: ho avuto esattamente quel che volevo e mi sono divertito.

Neanche il tempo di cominciare e di vedere un uomo dare l’ultimo abbraccio alla sua figlioletta, che già stava per arrivare la prima fatality, con uno scontro all’ultimo sangue tra l’uomo di cui sopra e un mostruoso individuo mascherato, Shao Kahn, subito identificabile come il “cattivo” (nonché l’ultimo personaggio da battere nel celebre videogioco). Poco dopo vediamo Karl Urban nei panni di Johnny Cage, uno dei personaggi più iconici ma meno esotici del gioco (voglio dire, come può un attore tamarro, con gli occhiali da sole, essere più fico di uno che scaglia fulmini o di un ninja capace di congelarti all’istante?): quando però afferma di non avere superpoteri ma di essere solo “incredibilmente bello”, ho capito che il film non si sarebbe preso troppo sul serio e questo è stato un bel punto a suo favore. Il resto della trama è solo un mero pretesto per mettere i buoni, cioè i campioni che rappresentano la Terra, contro i cattivi, ovvero i campioni del mondo esterno, che in caso di vittoria permetterebbero a Shao Kahn di soggiogare anche il nostro pianeta. Paura eh?

Urban, finché la sceneggiatura gli permette di essere frivolo, ruba la scena: la sua presenza scenica basta e avanza per mandare avanti la storia, che altro non è se non una galleria di personaggi più o meno noti ai videogiocatori di Mortal Kombat, dove c’è addirittura bisogno di resuscitare Scorpion, Kung Lao, Kano e Sub-Zero (a quanto pare tutti uccisi nel film precedente) per non privare i fan di alcuni dei combattenti più amati del videogame: se questo era lo scopo del regista Simon McQuoid, beh, io ho apprezzato e il pubblico intorno a me anche. Mortal Kombat II è il film adatto per una serata di intrattenimento senza pretese, per chi ama vedere un po’ di spargimenti di sangue a caso, qualche bella fatality e fare un piccolo tuffo nella sua adolescenza. Per uno che da ragazzino si vedeva film di kung fu intitolati Con Una Mano ti Rompo, Con Due Piedi ti Spezzo, non è poco. Allora choose your fighter e picchia duro!

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Comments

Una risposta a “Recensione “Mortal Kombat II”: Colpi d’Artificio”

  1. Avatar Massimo Palmieri

    Non vedo l’ora di vedere questo film e speriamo che non deluda

    "Mi piace"

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