Capitolo 240

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L’iniziativa Cinemadays (cinema a 3 euro) è finita, ma non posso dire di non averla sfruttata a dovere. Prevedevo una scorpacciata di film e così è stato: tre capatine al cinema in quattro giorni, due film su Netflix, qualche serie tv (che ormai non può più mancare), ma soprattutto il film più bello dell’anno: Roma-Barcellona. Per quanto mi riguarda il prossimo anno lo manderei agli Oscar in rappresentanza dell’Italia, anche se mi dicono che non vale. A proposito, martedì prossimo esce “Loro” di Sorrentino, ma temo proprio che guarderò Liverpool-Roma: Paolo non me ne volere, recupereremo in un altro momento, ok?

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Recensione “A Quiet Place” (2018)

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Annette Insdorf, docente di cinema alla Columbia University, qualche tempo fa ha scritto un libro in cui analizza le scene d’apertura dei film, asserendo che le bastano due minuti per capire se si tratta di una pellicola che le piacerà oppure no. La teoria della Insdorf si adatta perfettamente all’incipit di “A Quiet Place”, bellissimo horror diretto e interpretato da John Krasinski, non proprio uno sconosciuto all’interno del panorama indie statunitense (pensate che soltanto due anni fa aveva diretto e interpretato “The Hollars”, splendida commedia purtroppo inedita in Italia).

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Capitolo 239

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La vita di un cinefilo è strana: nello scorso capitolo per mettere insieme cinque film ci sono volute un paio di settimane. Adesso invece, complici le vacanze di Pasqua, dopo già una settimana mi ritrovo con sette film di cui parlare, quattro dei quali appartengono ai mirabolanti anni 80 (sarà la febbre “Ready Player One”, sarà un po’ di nostalgia). Tra l’altro la prossima settimana ci sono i cinemadays, quattro giorni di cinema a 3 euro (da lunedì 9 a giovedì 12). Prevedo scorpacciate.

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Recensione “Bittersweet Life” (“Dal kom han in-saeng”, 2005)

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La Corea del Sud, nel nuovo millennio, si è imposta agli occhi dei cinefili di tutto il mondo per il suo modo di interpretare il cinema: immagini bellissime, grande competenza tecnica e ottima regia, senza dimenticare le storie che racconta, molto spesso avvincenti e ben costruite. “Bittersweet Life”, di Kim Jee-woon, non fa eccezione.

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Capitolo 238

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Marzo come sempre è stato un mese pazzo, un po’ avaro di film, forse a causa di un rilassamento fisiologico dopo la scorpacciata ansiogena di cose da recuperare prima degli Oscar. Solo cinque film in questo capitolo, qualche aggiornamento sulle serie tv e poco altro. Ne approfitto per annunciarvi una novità che avevo avuto modo di dirvi soltanto sulla pagina Facebook: qui in alto, sotto l’immagine principale, ho aggiunto la sezione Cosa vedere al cinema, che aggiorno più o meno ogni giovedì con i miei commenti ai film presenti in sala (solo quelli che ho visto, ovviamente), visto che in molti mi dicevano che avevano difficoltà a trovare consigli sui film da vedere al cinema, viste le tante recensioni in homepage. Come vedete, basta chiedere: Mister Wolf vi risolve il problema (tipo quello della guida a Netflix, di cui vi ho parlato qui). Bene, messe in chiaro le novità, passiamo ai film di questo capitolo…

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Recensione “Visages, Villages” (2017)

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Agnes Varda, una donnina di quasi 90 anni, unica regista donna a ricevere un Oscar alla carriera. JR, un giovane spilungone di 35 anni celebre per appiccicare letteralmente al muro i volti delle persone che fotografa. I due si incontrano e danno il via ad un progetto di enorme bellezza: girare la Francia su una sorta di camera oscura mobile per apporre i volti delle persone sulle facciate dei palazzi in cui vivono.

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Recensione “Insyriated” (2017)

insyriated

Come si può riuscire a mantenere un minimo di normalità, di controllo, mentre fuori dalle mura domestiche imperversa una guerra terribile? Come si fa a tenere salda la mente, a conservare la dignità, mentre fuori dalla porta ci sono cecchini e sciacalli pronti a distruggere in un momento tutto ciò che si ama e si possiede? La risposta ce la dà Philippe Van Leeuw, regista di “Insyriated”, interamente ambientato all’interno di un appartamento, in cui ogni ombra sembra un pericolo, ogni rumore è un allarme e dove la casa, claustrofobica e alienante, è una sorta di prigione.

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Recensione “Love” – Stagione 3 (2018)

Love Season 3 trailer (screen grab) CR: Netflix

Gus e Mickey sono tornati per l’ultima volta. Lo show firmato da Judd Apatow si conclude alla terza stagione, dopo 34 episodi dedicati alla storia d’amore tra due giovani adulti, alle prese con alti e bassi, con tutte le fasi che caratterizzano la vita di coppia. Non racconta niente di straordinario Apatow, ma la sua serie è così fresca, credibile, genuina, che si finisce con l’amarla, nonostante i difetti.

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Recensione “Annientamento” (“Annihilation”, 2018)

annihilation

Il film comincia con un flashforward su Natalie Portman che sembra esser appena sopravvissuta a qualcosa di molto pericoloso. Non ci viene detto di più per il momento. Poco dopo, nel presente, c’è “Helplessly Hoping” di Crosby, Stills e Nash in sottofondo, c’è un dolore tangibile, recente, potentissimo, una sofferenza che aleggia in tutta la scena, ci aggancia, ci fa venir voglia di saperne di più. Questo è l’incipit del nuovo film Alex Garland (regista di “Ex Machina”), tratto dal romanzo omonimo di Jeff VanderMeer, caso piuttosto raro di distribuzione combinata tra cinema (ma solo in USA, Canada e Cina) e Netflix, nonostante i dubbi del regista, che aveva pensato la pellicola per il grande schermo (con i colori vivaci delle mutazioni, i dettagli al microscopio e via dicendo).

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