Trailer “Stranger Things 3”: Tutto ciò che c’è da sapere

Oggi è una giornata non adatta ai deboli di cuore: nel giro di pochi minuti sono stati rilasciati i trailer del nuovo film di Quentin Tarantino (ne riparleremo) e quello della terza stagione di Stranger Things, che uscirà il 4 luglio su Netflix. Visto che l’attesa mi sta facendo impazzire ho pensato bene di “vivisezionare” il trailer scena per scena, per scoprire qualcosa in più, per analizzare i dettagli e per tirar fuori qualche teoria.

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Capitolo 260

Ad un passo dalla primavera, finalmente. Marzo come da tradizione è un mese un po’ pazzo, ho praticamente disertato i cinema (non dovrei dirlo!), anche se conto di recuperare qualcosa domani che è mercoledì. Solo 6 film visti per ora in quest’ultimo residuo di inverno, oltre a qualche serie tv iniziata e seguita con grande lentezza. Bando alle ciance, andiamo a parlare di ciò che ho visto ultimamente.

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Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

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Il meglio del Sundance Film Festival 2019

La settimana scorsa si è conclusa l’ultima edizione del Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: pensate soltanto che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2019 è stata vinta da “Clemency”, un dramma ambientato nel braccio della morte, firmato dalla regista Chinonye Chukwu.

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Capitolo 258

Oggi vi sto scrivendo da un pullman che mi sta riportando a Roma dopo alcuni giorni di lavoro nelle Marche. Il gioco della settimana è stato quello di trovare scorci in pieno stile Twin Peaks tra i monti marchigiani e devo dire di essermi immedesimato piuttosto bene, tra ceppi di legno, alberi a perdita d’occhio e paesini in cui tutti si conoscono. Ma parliamo di film, in attesa di recuperare le ultime due pellicole candidate agli Oscar, ci sono state diverse visioni piuttosto interessanti.

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Recensione “La Fantastica Signora Maisel” (“The Marvelous Mrs. Maisel”, Stagione 1-2)

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Un bel giorno mi arriva un messaggio da una delle mie fonti più attendibili: “Guardati la Signora Maisel su Prime, te ne innamorerai”. Una premessa del genere meritava curiosità e attenzione, e così, senza sapere neanche di cosa parlasse, ho cominciato a vederla. Pochi giorni fa ho finito la seconda stagione e ora provo quel tipico senso di abbandono che ti assale quando finisci una serie che hai amato: fortunatamente la terza stagione è già in cantiere, anche perché dopo i vari premi ricevuti sarebbe impossibile non mandarla avanti (su tutti i Golden Globe come migliore serie tv commedia e i due consecutivi alla strepitosa protagonista Rachel Brosnahan).

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Recensione “Il Mio Capolavoro” (“Mi Obra Maestra”, 2018)

Seguo l’accoppiata Duprat/Cohn da ormai moltissimi anni e non mi perdo mai un loro film per il semplice motivo che realizzano solo pellicole bellissime e spesso molto divertenti (vi consiglio vivamente di recuperare “L’Artista”, “El Hombre de al lado” o il premiatissimo “Il cittadino illustre”). La coppia argentina questa volta si divide i compiti: Mariano Cohn produce e Gaston Duprat dirige, ma il risultato non cambia.

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Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Recensione “Funny Ha Ha” (2002)

A proposito di film invisibili, sono riuscito finalmente a recuperare una pellicola che mi stava particolarmente a cuore: l’esordio cinematografico di Andrew Bujalski nonché il film che ha aperto le porte al genere mumblecore (a suo modo già introdotto dieci anni prima dal primo Linklater di “Slacker”). Proprio Bujalski ha coniato il termine “mumblecore” durante un’intervista per Indiewire e il suo “Funny Ha Ha” racchiude esattamente tutte le caratteristiche tipiche di questo sotto-genere del cinema indipendente: ambientazioni (dalla scenografia alla fotografia) reali e non ricostruite in studio, attori non professionisti o quasi, personaggi tra i 20 e i 30 anni, temi riguardanti le relazioni sociali dei protagonisti, le insicurezze e le difficoltà della generazione post-universitaria e soprattutto un uso quasi smodato della parola, del dialogo, praticamente onnipresente.

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