Recensione "Pinocchio" (2019)

Dopo “Il Racconto dei Racconti” Matteo Garrone trova la consacrazione come nuovo Re del fantasy all’italiana: un genere che tradizionalmente non appartiene al nostro cinema, ma che, grazie al lavoro del regista romano, sta acquisendo sempre più credibilità, in questo caso anche per merito di una delle storie più amate della nostra letteratura per ragazzi: “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi.

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Recensione "Storia di un matrimonio" ("Marriage Story", 2019)

Immaginatevi la scena. Sono al Nuovo Sacher di sabato pomeriggio e c’è Nanni Moretti seduto proprio davanti a me. Sui titoli di coda ho quei brividi tipici di chi sta per cedere alla commozione e vedo davanti a me Moretti che cerca di asciugare le lacrime con le dita. Fuori dalla sala c’è una Roma autunnale, che profuma della pioggia dei giorni scorsi e vibra in attesa del movimento del sabato sera. Mi incammino verso casa con quel bisogno di silenzio che mi avvolge ogni volta in cui quel che ho visto mi ha riempito così tanto da non riuscire ad aprir bocca, per il timore che le emozioni possano scivolare via. Questo è l’effetto che fa l’ultimo film di Noah Baumbach, che raggiunge la consacrazione definitiva con quel che si può considerare il suo film più maturo.

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Capitolo 274

Giorni di pioggia e di tempesta, acqua alta, alberi abbattuti, strade allagate e l’assolo di November Rain che, seppur bellissimo, ci ha francamente scassato: adesso vorremo un po’ di sole. Unico lato positivo è che ho potuto chiudermi in casa senza troppi sensi di colpa per vedere caterve di film. Come sempre accade prima di un viaggio vi propongo un nuovo capitolo per mettere un punto, o una virgola, sulla situazione. Oggi pomeriggio volo in Giordania per una tre giorni lavorativa e, se da un lato sono felicissimo per l’opportunità, dall’altro mi mangio le mani al pensiero che non potrò visitare Petra, dove si trova il Graal di Indiana Jones e dove è stata girata la scena finale de “L’ultima crociata”. E il pensiero è: chissà che film troverò in aereo o in albergo? Mi terrò questo quesito fino al prossimo capitolo…

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Recensione “Un giorno di pioggia a New York” (“A Rainy Day In New York”, 2019)

Ci sono alcuni film che, se si vedessero senza sapere il nome del regista, si riuscirebbe comunque a riconoscerne la mano: ad esempio, se troviamo battute fulminanti, un’abissale nostalgia provocata da un pezzo jazz, atmosfere romantiche e situazioni paradossali, beh, facile pensare che stiamo vedendo un film di Woody Allen. “Un giorno di pioggia a New York” ha tutto ciò che abbiamo elencato sopra e tutto ciò che potremmo chiedere al regista newyorkese che, come spesso accade, più è vicino alla sua città e più riesce a regalarci un racconto ispirato (nonostante un finale un po’ troppo telefonato).

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Arriva “The Mandalorian”, tra classici western e guerre stellari

La nuova piattaforma streaming Disney+, che in Italia arriverà soltanto il 31 marzo del 2020, ha appena fatto il suo esordio negli Stati Uniti, con all’occhiello lo spin-off di Star Wars “The Mandalorian”, in cui racconterà in 8 episodi le gesta di un cacciatore di taglie proveniente dal pianeta Mandalore, la cui armatura, tipica del luogo, è stata resa celebre dal bounty killer Boba Fett nella trilogia originale (e in seguito da suo padre Jango Fett nel prequel).

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Capitolo 273

Winter is coming. Ma non così in fretta, anche se questo antipasto a base di pioggia torrenziale è un’ottima scusa per restare al caldo e all’asciutto per vedere e rivedere film. Riprendiamo le sani abitudini, che non fanno mai male. In questo capitolo quasi 6 film (vi spiegherò perché quasi) e il rewatch di una trilogia che porto nel cuore, nello stomaco, nella testa e in molte altre parti del corpo (no, quelle no). Spoilerone: ho finito Friends. Leggere per credere.

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Vedere “Friends” per la prima volta, 25 anni dopo

Negli anni 90 e poi nei 2000, quando “Friends” impazzava sugli schermi italiani, io non lo vedevo, se non sporadicamente quando malauguratamente mi trovavo a casa di qualche compagno/a di classe nell’orario in cui lo trasmettevano. Non l’ho mai visto prima di quest’anno, il 2019, in cui curiosamente ricorre il 25° anniversario della sit-com e devo dire che vederlo adesso ha tutto un altro sapore, nel bene e nel male.

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Recensione “Blaze” (2018)

Ethan Hawke scrive e dirige un biopic tenero e amaro al tempo stesso, inzuppato di malinconia, confermandosi un autore sensibile e versatile: per questo motivo tutto ciò che tocca è oro, che siano i romanzi che ha scritto, i personaggi che ha interpretato, i film che ha diretto. Qui cambia totalmente genere e registro, raccontando la storia di Blaze Foley, cantautore country ucciso a 39 anni, grazie al quale Ben Dickey si è portato via dal Sundance il premio come miglior attore.

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Recensione “Parasite” (“Gisaengchung”, 2019)

Guardare un film di Bong Joon-Ho senza sapere neanche un accenno di trama è sempre un’esperienza particolare: il regista di “Memories of Murder” e “Snowpiercer” sa come prendere deviazioni imprevedibili, ma la cosa più importante è che nel farlo non perde mai di vista il racconto. “Parasite” si presenta con la Palma d’Oro di Cannes sul curriculum, dove le differenze sociali e di classe sono al centro di una storia geniale nella sua originalità, spiazzante nel suo svolgimento e gratificante nella sua assurda risoluzione.

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Festa del Cinema di Roma 2019 – Giorno 9

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Siamo agli sgoccioli. Ultimo giorno pieno all’Auditorium, la bellezza di quattro film visti e la triste aria da fine della fiera. Sarà per lo spauracchio dello sciopero dei mezzi pubblici, sarà perché è il penultimo giorno e il fattore “sticazzi” scorre potente in molti di noi, fatto sta che le sale oggi, a differenza degli altri giorni, erano non proprio gremitissime (almeno per le proiezioni stampa al mattino, perché quelle aperte al pubblico, nel pomeriggio, erano abbastanza piene).

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