Recensione “Mid90s” (2018)

L’esordio di Jonah Hill dietro la macchina da presa è un nostalgico viaggio negli anni 90, a bordo di uno skateboard. Visto che gli Anni 80 sono stati ormai ripresi e citati a dismisura da film e serie tv, Hill passa dunque al decennio successivo, quello che ha realmente vissuto da adolescente, omaggiandolo prima con il titolo e poi con le sue Tartarughe Ninja, Hulk Hogan, i Nirvana, il Super Nintendo, le Liquidator, le serate Blockbuster e molto altro, raccontando il suo mondo in 4:3 e dandoci quasi l’impressione di osservare il girato di una videocamera amatoriale.

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Il meglio del Sundance Film Festival 2019

La settimana scorsa si è conclusa l’ultima edizione del Sundance, festival di cinema indipendente creato da Robert Redford, ormai diventato un punto di riferimento fondamentale per i cinefili di tutto il mondo: pensate soltanto che a questo festival, negli anni, sono state presentate pellicole come “Le Iene”, “The Blair Witch Project”, “Little Miss Sunshine”, “Donnie Darko”, “Clerks”, “Moon”, “500 Giorni Insieme”, “Whiplash”, “Boyhood”, “Manchester by the sea”, “Prossima Fermata: Fruitvale Station” o la sorpresa degli Oscar 2018 “Scappa – Get Out”, solo per fare alcuni nomi. L’edizione 2019 è stata vinta da “Clemency”, un dramma ambientato nel braccio della morte, firmato dalla regista Chinonye Chukwu.

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Recensione “La Casa di Jack” (“The House That Jack Built”, 2018)

Il cinema di Lars Von Trier, specialmente nell’ultimo decennio, oscilla costantemente tra la genialità e la follia, in una competizione senza vincitori né vinti. Il nuovo film del regista danese, grazie al quale è stato nuovamente ammesso al Festival di Cannes dopo le infelici dichiarazioni a proposito di Hitler nel 2011, è un viaggio infernale nella mente di un serial killer: ingegnere nel cervello, architetto nel cuore, psicopatico nell’anima.

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Recensione “Il Mio Capolavoro” (“Mi Obra Maestra”, 2018)

Seguo l’accoppiata Duprat/Cohn da ormai moltissimi anni e non mi perdo mai un loro film per il semplice motivo che realizzano solo pellicole bellissime e spesso molto divertenti (vi consiglio vivamente di recuperare “L’Artista”, “El Hombre de al lado” o il premiatissimo “Il cittadino illustre”). La coppia argentina questa volta si divide i compiti: Mariano Cohn produce e Gaston Duprat dirige, ma il risultato non cambia.

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Recensione “La Favorita” (“The Favourite”, 2018)

Yorgos Lanthimos continua la sua ascesa nel Cinema con la C maiuscola e la sua bravura sembra non avere limiti, se non quelli che si pone lui stesso. Il regista greco stavolta si affida ad una coppia di sceneggiatori (che aggiungono molta ironia allo stile di Lanthimos, tipicamente cupo), spostando la sua attenzione all’interno della corte della Regina Anna, nel XVIII° secolo.

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Tutti i finali di “Black Mirror: Bandersnatch”

Dopo aver visto e rivisto, e ancora rivisto, fino a provare tutti i percorsi, il film interattivo di Netflix, “Black Mirror: Bandersnatch”, ci troviamo di fronte ad un’ultima scelta: se definirlo “paraculo” o “geniale”. La verità è probabilmente nel mezzo: se da un lato può sembrare un divertente e a tratti ansiogeno esercizio di stile creato ad hoc per farci restare a bocca aperta, dall’altro i vari strati della storia e il fatto che il personaggio senta che c’è qualcuno che prende le decisioni al posto suo ci fa perdere all’interno di un labirinto che affascina e intriga. In questo film-gioco, che fa tanto pensare ai cari librigame che divoravamo negli anni 90 (ma ve lo ricordate quel capolavoro di “Lupo Solitario”?), siamo riusciti a contare ben undici finali più o meno differenti. Andiamo a “riviverli” insieme.

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Recensione “Springsteen on Broadway” (2018)

Qualcuno più bravo di me una volta ha scritto: “La poetica di Springsteen è lì, nell’esplorazione della distanza fra il luogo sognato e quello vissuto. Il suo coraggio è di intravedere, nell’inferno terrestre, una possibilità di luce. Ogni volta che contempla la fine, ci propone una ripartenza”. Non potrebbero esserci parole migliori per definire “Springsteen on Broadway”.

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Recensione “Benvenuti a Marwen” (“Welcome to Marwen”, 2018)

Sarà capitato a molti di noi, in un momento di difficoltà, di trovare consolazione in qualcosa di creativo, o più in generale nell’arte. C’è magari chi, dopo un lutto, si è messo a dipingere, chi, dopo aver rotto con una ragazza, ha cominciato a scrivere un romanzo, oppure semplicemente chi ha trovato rifugio nelle canzoni o nei film per sconfiggere i propri demoni del momento.

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Recensione “Ride” (2018)

Valerio Mastandrea come attore ormai lo conosciamo tutti e lo abbiamo sempre apprezzato per la sensibilità, per la capacità di entrare in empatia con i personaggi che interpreta: per questo motivo la sua recitazione è così valida. Ora, con tutta l’esperienza accumulata come attore, il nostro Valerio prova il grande salto e si mette dietro la macchina da presa, con ottimi risultati.

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Recensione “La Ballata di Buster Scruggs” (“The Ballad of Buster Scruggs”, 2018)

Sei episodi, sei capitoli, sei racconti di un epico libro western, storie di uomini, storie di frontiera americana. Non è un caso che la prima inquadratura del primo spezzone sia una panoramica sulla Monument Valley, mitico set dei western di John Ford, icona del cinema statunitense nonché simbolo del mito della frontiera. Probabilmente non è neanche un caso che gli episodi siano sei, come i proiettili di una Colt, colpi che esploderanno più volte lungo i capitoli del film.

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