Recensione “Slacker” (1991)

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Nel 1991 Richard Linklater, che ancora non era l’acclamato autore di film come “Dazed and Confused”, “Prima dell’alba”“Boyhood” o “Tutti vogliono qualcosa”, riunì un centinaio di ragazzi ad Austin, Texas, per le riprese di quello che sarebbe poi diventato non solo una sorta di manifesto della generazione X, ma soprattutto una delle principali fonti di ispirazione per un intero movimento cinematografico, il Mumblecore.

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Recensione “Columbus” (2017)

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Negli Stati Uniti, in Indiana, c’è una cittadina di neanche quarantacinquemila abitanti che racchiude tra le sue strade alcuni gioielli di architettura moderna. Quella città è proprio Columbus, dove possiamo trovare edifici realizzati da Eero Saarinen, Ieoh Ming Pei, Robert Venturi, Cesar Pelli e soprattutto Richard Meier. Tra queste strutture si muovono dunque i personaggi di questo film d’esordio firmato da Kogonada, coreano impiantato negli States, celebre per i suoi “video saggi” dedicati a Wes Anderson, Stanley Kubrick e Yasugiro Ozu.

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Capitolo 242

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Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio (non c’entra niente ma è sempre bello citare De Andrè), la vita del cinefilo è andata avanti imperterrita, aiutata dal maltempo e dal fomento proveniente da Cannes. In questo capitolo tutti film presenti attualmente al cinema tranne un recupero recente e un altro di vecchia data, oltre al solito punto sulle serie tv, ormai imprescindibile. Mentre maggio finisce, summer is coming…

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Recensione “Mektoub, My Love: Canto Uno” (2017)

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2 ore e 54 minuti che volano in un soffio, come un’estate carica di desiderio. Un’estate che vola via tra gli sguardi dei suoi personaggi, sui sapori dei pasti che consumano, sulle note assordanti delle musiche che ballano. Abdellatif Kechiche, dopo il meraviglioso “La vita di Adele”, si conferma ancora una volta un maestro puro che attraverso il suo cinema riesce ad immergerci profondamente nei pensieri dei personaggi: l’utilizzo costante della camera a mano, uno dei marchi di fabbrica del regista, ci trasporta tra i vicoli di Sète (paesino del sud della Francia in cui si svolge la storia) e abbiamo quasi l’impressione di sentire sulla nostra pelle la canicola estiva, gli odori della campagna o il mormorio rinfrescante del mare.

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Recensione “How I Met Your Mother” (2005-2014)

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Due mesi fa, quasi per sbaglio, mi sono messo a guardare la prima puntata di “How I Met Your Mother”, un po’ per curiosità, giusto per ammazzare il tempo una ventina di minuti prima di passare ad altro: è andata a finire che mi sono visto nove episodi uno dopo l’altro. Proprio io che non ho mai amato le sitcom, che sono uno dei pochi a non sapere a memoria le battute di “Friends”, che ha sempre trovato irritante “The Big Bang Theory” e che, da questo punto di vista, non era mai andato oltre “Happy Days”. Due mesi sono bastati a completare nove stagioni, 208 episodi, lasciandomi adesso un’incredibile sensazione di vuoto, tipico di quando si passa molto tempo in compagnia di un gruppo di personaggi ai quali inevitabilmente ci si affeziona. Da quell’episodio pilota non sono più riuscito a smettere, sorprendendomi di quanto questo show potesse essere divertente e appassionante.

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Recensione “Loro 2” (2018)

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Difficile parlar di “Loro” come di due film separati, eppure le differenze ci sono e sembrano esser anche piuttosto nette. Se nel primo il trenino delle apparenze e dell’effimero potere partiva e si lasciava andare senza soluzione di continuità, questo secondo film conferma la celebre frase di Jep Gambardella: “Sono belli i trenini che facciamo alle nostre feste, sono belli perché non vanno da nessuna parte”. Sorrentino racconta dunque la storia di un venditore, di un abile manipolatore, la cui leggenda collassa intorno a quella stessa immagine che Lui aveva contribuito a creare. Resteranno le macerie, simili a quelle di un’Italia piegata dal terremoto del 2009.

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Recensione “A Quiet Place” (2018)

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Annette Insdorf, docente di cinema alla Columbia University, qualche tempo fa ha scritto un libro in cui analizza le scene d’apertura dei film, asserendo che le bastano due minuti per capire se si tratta di una pellicola che le piacerà oppure no. La teoria della Insdorf si adatta perfettamente all’incipit di “A Quiet Place”, bellissimo horror diretto e interpretato da John Krasinski, non proprio uno sconosciuto all’interno del panorama indie statunitense (pensate che soltanto due anni fa aveva diretto e interpretato “The Hollars”, splendida commedia purtroppo inedita in Italia).

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Recensione “Bittersweet Life” (“Dal kom han in-saeng”, 2005)

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La Corea del Sud, nel nuovo millennio, si è imposta agli occhi dei cinefili di tutto il mondo per il suo modo di interpretare il cinema: immagini bellissime, grande competenza tecnica e ottima regia, senza dimenticare le storie che racconta, molto spesso avvincenti e ben costruite. “Bittersweet Life”, di Kim Jee-woon, non fa eccezione.

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Capitolo 238

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Marzo come sempre è stato un mese pazzo, un po’ avaro di film, forse a causa di un rilassamento fisiologico dopo la scorpacciata ansiogena di cose da recuperare prima degli Oscar. Solo cinque film in questo capitolo, qualche aggiornamento sulle serie tv e poco altro. Ne approfitto per annunciarvi una novità che avevo avuto modo di dirvi soltanto sulla pagina Facebook: qui in alto, sotto l’immagine principale, ho aggiunto la sezione Cosa vedere al cinema, che aggiorno più o meno ogni giovedì con i miei commenti ai film presenti in sala (solo quelli che ho visto, ovviamente), visto che in molti mi dicevano che avevano difficoltà a trovare consigli sui film da vedere al cinema, viste le tante recensioni in homepage. Come vedete, basta chiedere: Mister Wolf vi risolve il problema (tipo quello della guida a Netflix, di cui vi ho parlato qui). Bene, messe in chiaro le novità, passiamo ai film di questo capitolo…

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