Capitolo 249

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Scusate la latitanza. Normalmente, anche nei periodi più intensi, non sto mai lontano dal blog per più di cinque o sei giorni: in questo caso dieci giorni sono troppi anche per me. Per farvi capire l’intensità di questo periodo basti dire che dal 2 settembre fino a ieri non ho visto nessun film, tra il viaggio a Londra e il lavoro di settembre che è sempre il triplo rispetto agli altri mesi. In questo capitolo allora cosa troverete? Ben poco, a dire la verità, giusto un commento a “Sulla mia pelle”, che sono riuscito finalmente a guardare soltanto ieri sera e il punto sulle serie tv che, tra spizzichi e bocconi, sto seguendo in questo periodo. Ah, il mio posto preferito di Londra sapete qual è stato? Un bar dentro un cinema, ovviamente (il Ritzy a Brixton, se vi dovesse capitare).

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Capitolo 248

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Con la fine del Festival di Venezia possiamo definitivamente dare il benvenuto al nuovo anno, anzi, alla nuova stagione, come direbbe il buon vecchio Paul di “Febbre a 90”. Finalmente comincia una nuova annata di film da vedere, da consigliare, di cui parlare. Domani parto per un weekend di lavoro a Londra, normalmente prima di un viaggio guardo film ambientati nella città in cui sto per andare ma stavolta non ho fatto niente di tutto ciò. Penso però che sarà interessante un giorno parlare delle varie città del mondo da un punto di vista cinematografico, me lo segno per futura memoria. Intanto andiamo a vedere cosa mi sono guardato in queste ultime due settimane…

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Recensione “Ciano – A Fisherman’s Tale” (2018)

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La settimana scorsa, nella splendida cornice di Noto, in Sicilia, un poetico viaggio in compagnia di un pescatore ha raccolto la palma come miglior documentario al termine del Festival internazionale Corti di Mare: un premio prestigioso e senza dubbio meritato per un documentario che, attraverso la storia di un uomo e del suo mestiere, riesce ad ergersi a metafora di un mondo che va troppo veloce e che a causa dei suoi cambiamenti repentini sta probabilmente perdendo qualcosa di bello dietro di sé.

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Omaggio a Burt Reynolds

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“Alla fine tutto ciò che ti resta sono le tue storie”

“Se ti aggrappi alle cose abbastanza a lungo, poi tornano di moda. Come me”

“Più l’arte domina la mia vita e il luogo in cui vivo, più il luogo in cui vivo diventa Casa”

“La mia recitazione è un po’ come il baseball. Molte donne nei miei film vanno piuttosto bene, io fornisco grandi assist. E se sono fortunato segno anche”

“Quando un attore sposa un’attrice entrambi litigano per lo specchio”

“Il matrimonio, per l’uomo comune, è il modo più caro di avere la biancheria lavata”

“Non sei un uomo finché tuo padre non dice che sei un uomo”

“Il pubblico ti perdonerà sempre per essere sbagliato ma eccitante, mai per essere giusto ma stupido”

“Ad Hollywood non c’è nessun premio per essere un idiota”

“Rimpiango di non avere la dignità di Ricardo Montalban, la classe di Dean Martin o l’umorismo di Bill Cosby. Ciò che ho è un cuore di leone”

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Recensione “Disincanto” (“Disenchantment”, 2018)

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Dopo aver raccontato il presente con “I Simpson” e il futuro con “Futurama”, Matt Groening stavolta tenta la carta del passato, con il medioevo fantasy di “Disincanto”, nuova serie animata composta da dieci puntate (disponibili su Netflix) e una bella manciata di idee divertenti. Non è dissacrante come la famiglia gialla più famosa degli States, né raggiunge picchi di genialità assoluta come la serie dedicata a Fry e compagni, ma al di là dei paragoni “Disincanto” funziona, con le sue 8 storielle auto-conclusive più le ultime due puntate, unite da un filo narrativo molto più dark e decisamente meno ironico.

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Recensione “BlacKkKlansman” (2018)

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Finalmente Spike Lee è tornato: dopo una serie di titoli non proprio memorabili (per usare un eufemismo), il regista newyorkese ci regala una pellicola di grande spessore, divertente, ricca di ritmo, ma al tempo stesso agghiacciante se rapportata al giorno d’oggi. La vicenda (reale) di Ron Stallworth, primo poliziotto nero di Colorado Springs, si svolge infatti verso la fine degli anni 70, ma al di là della bizzarra capigliatura del protagonista c’è ben poco nel film che ci faccia pensare a quel periodo storico: questo perché quella dell’America bianca e destrorsa è una storia che non ha tempo e che purtroppo ci ricorda da vicino tutto ciò che sta succedendo negli ultimi anni negli Stati Uniti (e che il finale contribuisce a ricordarci).

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Una Vita da Netflix – Settembre 2018

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Episodio 6. Il vero capodanno per me è il primo settembre, quando le vacanze estive appartengono ai ricordi ed è il momento di ripartire: la scuola o l’università, la stagione calcistica, quella cinematografica e compagnia bella. Personalmente l’inizio della Mostra del Cinema di Venezia è il segno che l’estate è finita. Non divaghiamo però. Siamo qui per vedere insieme le novità settembrine di Netflix (visto che la guida, sempre attiva e costantemente aggiornata, con le sue centinaia di titoli può apparire troppo dispersiva). Dunque, qui c’è tutto ciò che vi serve per godervi il primo mese della nuova annata su Netflix (e non dimenticate Prime Video e Rai Play!): come al solito, non ringraziatemi tutti insieme.

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Recensione “Lucky” (2017)

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Il suono di un’armonica tra i cactus e la polvere del deserto. Il volto scavato di Harry Dean Stanton, alla sua ultima, emozionante, interpretazione. Il film d’esordio di John Carroll Lynch (celebre caratterista, forse lo ricorderete come il sospettato numero uno in “Zodiac” o come barbiere in “Gran Torino”) è un racconto country, una lezione di vita sotto il sole battente di un piccolo paesino del Sud degli Stati Uniti. Una storia che sembra uscita da una canzone di Johnny Cash, presente nel film con la bellissima “I see a darkness”, che sembra esprimere benissimo lo stato d’animo del protagonista (Well, you’re my friend / And can you see / Many times we’ve been out drinking / Many times we’ve shared our thoughts / But did you ever, ever notice / The kind of thoughts I got?).

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Cosa vedere su RaiPlay

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Non tutti sanno che sul sito di mamma Rai c’è un grandissimo archivio di film da vedere online in streaming gratuito: il servizio si chiama RaiPlay e ce n’è davvero per tutti i gusti, soprattutto cinema italiano (da Sophia Loren a Paolo Villaggio), ma anche ottimo cinema internazionale (da Richard Linklater a Ron Howard). Per aiutarvi a districarvi nell’enorme mare di titoli, segnalerò in questo articolo alcuni film piuttosto rilevanti divisi per categoria. Poi però almeno uno guardatevelo, non fatemi scrivere tutto sto popò di guida per niente (la guida è aggiornata al 22 agosto 2018, se quindi la leggerete nel 2025 e troverete cose diverse non prendetevela con me).

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