Capitolo 224

Esiste una parola che da sola racchiude la morte del cinema, la fine di un anno di intense proiezioni, il deserto della pellicola, la siccità delle emozioni, la palude della qualità: Estate. Anche quest’anno ci tocca fronteggiare per tre mesi la mancanza di buoni film al cinema, che per forza di cose saremo costretti a sostituire, almeno a tratti, con il mare, le onde, il sole, i gelati, la frutta fresca. Sia santificato David Lynch, almeno possiamo avere un’ora di Twin Peaks a settimana.

Ritratto di famiglia con tempesta (2016): Ho scoperto il cinema di Kore’eda colpevolmente in ritardo, da circa quatttro anni. Non c’è un film, tra quelli che ho visto, che non sia splendido e intenso, ma soprattutto umano. Questo ritratto di famiglia, durante una notte tempestosa, non fa eccezione. Una perla.

La mia vita da Zucchina (2016): Film d’animazione francese molto dolce, bellissimo, in grado di dire molto più di quanto in realtà mostri. Da vedere con i figli, se ce l’avete.

A proposito di Davis (2013): Dopo averlo visto in sala tre anni fa, ai tempi della sua uscita in Italia, non lo avevo più rivisto, eppure mi ero addirittura comprato il dvd per quanto lo avevo amato. Stavolta ho finalmente scartato il cellophane dalla custodia e mi sono nuovamente immerso nel Greenwich Village dei primi anni 60. Quanta malinconia, quanta disperazione, quanta bellezza. Splendido.

La scoperta (2017): Una produzione Netflix piuttosto interessante. Ottimo esempio di fantascienza d’autore, con echi di “I Origins” ed “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. Lo scienziato Robert Redford ha le prove definitive dell’esistenza dell’aldilà, ma dietro questa scoperta c’è ancora di più. Non male davvero.

Jedi Junior High (2014): Una bella sorpresa. Solo un malato di Star Wars come me poteva vedersi un documentario incentrato su un gruppo di ragazzini delle medie che mette in scena un musical tratto da “L’impero colpisce ancora”. Bellino davvero. Per amanti del teatro più che per amanti di Star Wars.

Vero come la finzione (2006): L’avevo visto al cinema oltre dieci anni fa, ma dopo tutto questo tempo il giudizio non è cambiato: si tratta di un film divertente e tenero, da adorare, perfetto per una pigra domenica pomeriggio. Il cast è speciale: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, sua maestà Dustin Hoffman e la grande Emma Thompson.

Mulholland Drive (2001): Anche questo non lo vedevo da troppi anni e, soprattutto ora che sono in pieno trip Twin Peaks, sentivo il bisogno di rinfrescarmi la memoria. Uno di quei film che ad ogni visione regala nuovi dettagli (Laura Palmer nel pubblico del Club Silencio!!!) e nuove emozioni: è un film pazzesco, sublime. Il capolavoro di David Lynch.

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Twin Peaks 2017: Salute all’FBI (Episodio 7)

Se le prime sei puntate di questa stagione potevano esser viste come gli episodi della nuova serie di David Lynch, l’episodio 7 può essere invece visto a tutti gli effetti come un episodio di Twin Peaks. Se i fan più nostalgici avevano bisogno di essere nutriti, stavolta hanno davvero di che abbuffarsi. Procediamo con ordine.

Questa settima, bellissima, sinfonia si apre con Jerry Horne strafatto in mezzo al bosco: telefona al fratello dicendogli che qualcuno gli ha rubato la macchina. Siamo a Twin Peaks dunque, poco dopo ci spostiamo nell’ufficio dello sceriffo: Hawk sta mostrando allo sceriffo Truman la sua recente scoperta. Il biglietto che si trovava nel bagno della centrale sono in realtà tre fogli: ebbene sì, le teorie che giravano nei giorni scorsi erano dunque esatte, si tratta infatti di tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer (!!!). Le annotazioni di Laura riguardano Annie, che le è apparsa in sogno per dirle che il buon Dale è nella Loggia è non riesce ad uscire (sogno di cui peraltro troviamo traccia in “Fuoco cammina con me”). Annie è ovviamente Annie Blackburn, la sorella di Norma, la fiamma di Dale Cooper nelle ultime puntate della seconda stagione di Twin Peaks, che fu portata da Windom Earle nella Loggia Nera per attirare Cooper e ucciderlo. Lo ricordate, no? Bene, il diario segreto di Laura era stato affidato ad Harold Smith, l’agorafobico appassionato di orchidee, morto suicida (?). In questo diario, ritrovato da Donna, mancavano delle pagine. Su una di queste pagine ritrovate, Laura aveva annotato: “Ora so che non è Bob. So di chi si tratta”. Ovviamente parliamo di Leland Palmer. Hawk intuisce che Leland, smascherato da sua figlia, abbia strappato le pagine compromettenti dal diario e le abbia nascoste nel bagno della centrale di polizia quando fu portato là per essere interrogato sull’omicidio di Renault (temendo di venir perquisito, Leland avrebbe nascosto le pagine proprio dentro i bagni della polizia). Ma se il buon Dale era nella Loggia e non poteva uscire, quello che ne uscì chi era? Noi ovviamente lo sappiamo, Hawk invece avrà bisogno ancora di qualche puntata, probabilmente.

Abbiamo un buco di venticinque anni da riempire, qualche tassello nuovo lo otteniamo da Doc Hayward, in diretta Skype con lo sceriffo: l’ultima volta che il dottore aveva visto Cooper, dopo il suo ritrovamento nei boschi, era in ospedale, nel reparto rianimazione. Là gli aveva visto ancora una strana espressione, a suo dire. Tra l’altro pare che Cooper si fosse recato là in rianimazione per “tenere d’occhio” Audrey Horne, finita in coma dopo l’esplosione della bomba alla banca. Ho una teoria, la butto là: Richard Horne è il figlio del Doppelganger di Cooper. Sappiamo che Bob non si faceva molti problemi ad infilarsi tra le lenzuola di donne incoscienti o addormentate, potrebbe dunque aver ingravidato lui, tramite Cooper, Audrey? Visto il carattere e il comportamento di Richard, la cosa non sarebbe poi così sorprendente.

Le vicende si spostano ora nell’obitorio di Buckhorn, in Sud Dakota. Scopriamo che il corpo senza testa appartiene ad un uomo di cinquant’anni, le cui impronte appartengono – sorpresa sorpresa – al Maggiore Briggs. Ma se il corpo appartiene ad un cinquantenne morto la settimana precedente, come potrebbe mai essere quello di Garland, che se fosse stato ancora vivo avrebbe circa settant’anni? Questa è la giusta osservazione di Winston dei Ghostbusters, direttore dell’aviazione militare, al telefono con la sua assistente. Nel frattempo, per non farci proprio mancare niente, nei corridoi dell’obitorio si aggira l’uomo nero che avevamo visto nella seconda puntata, lo spirito che era fuggito dalla cella accanto a quella del direttore della scuola, accusato proprio dell’omicidio del corpo senza testa. Uomo nero che poi fa pensare tantissimo a quello di “Mulholland Drive”, sempre di Lynch, ovviamente.

Un capitolo a parte riguarda Diane. La ex segretaria di Cooper sembra portare molto rancore nei confronti dell’FBI e, inizialmente, manda a quel paese sia Albert che Cole. Tra lei e Cooper qualcosa deve essere andata storta. Cole riesce però a convincerla ad incontrare Cooper in cella: Diane, in lacrime dopo l’incontro, dice a Cole che l’uomo che conosceva è cambiato. Non si tratta degli anni o dell’aspetto, si tratta della sua anima. I due tra l’altro accennano ad una notte, l’ultima in cui si sono visti, a proposito della quale Cole vorrebbe saperne di più (probabile pensare che il Cooper malvagio l’abbia violentata, o le abbia comunque fatto del male). “Noi due dobbiamo parlare”, afferma Diane, prima di lanciarsi, cicchetto in mano, in un brindisi glaciale: “Salute all’FBI”. Questa è senza dubbio una delle scene più emozionanti della puntata.

Torniamo a Twin Peaks: Andy sta indagando sull’omicidio del bambino investito da un camion nella puntata precedente. Il possessore del camion è spaventatissimo, dice che gli dirà tutto e dà appuntamento all’agente di polizia due ore dopo in un altro posto. Nel luogo dell’appuntamento Andy si ritroverà da solo con il tema di Laura Palmer che aleggia inquietante in sottofondo: al tizio sembra proprio che sia successo qualcosa. Le sorprese di questa puntata ricchissima non finiscono qua: mentre in South Dakota il Cooper malvagio sta organizzando la sua evasione, Dougie a Las Vegas riceve la visita di sua moglie e della polizia. Fuori dall’ufficio arriva il sicario nano per ucciderlo, ma Doug, improvvisamente e incredibilmente, lo disarma con due colpi alla gola, riuscendo perfino a bloccargli la mano sulla pistola, puntata verso il pavimento. La visione dell’Albero con il cervello gli ripete più volte “stringigli la mano!”. Scena da brividi. Tra l’altro le tv giungono sul luogo dell’attentato per intervistare gli astanti: è forse possibile che il Cooper buono finisca in televisione e che qualcuno a Twin Peaks lo possa vedere e riconoscere? Lo scopriremo tra sette giorni.

Torniamo ancora a Twin Peaks, luogo principale di questo episodio. Al Great Northern, Benjamin Horne riceve finalmente per posta la chiave della stanza appartenuta a Cooper 25 anni prima: la cosa non lo lascia di certo indifferente. Intanto la sua nuova assistente, Ashley Judd, sente uno strano brusio proveniente dalle pareti di legno: si tratta senza dubbio di Josie Packard, intrappolata nel legno dell’albergo dai tempi della seconda stagione. Tra Ashley Judd (Beverly) e Ben Horne sembra esserci una certa tensione sessuale, la prima tornerà comunque a casa dal marito malato. Al Roadhouse intanto un altro membro dei fratelli Renault (ma quanti erano?) parla al telefono di giovani donne e di soldi da pagare: nel locale continuano dunque gli strani traffici di una volta.

La puntata si chiude con la fuga del Cooper malvagio, che torna dunque in libertà, e con una breve scena al Double R, con un ragazzo che cerca disperatamente un certo Bing (il figlio di David Lynch, come risulta nei titoli di coda, membro di una delle band che avevano concluso una delle puntate precedenti al Roadhouse). Episodio splendido. Cosa aspettarci dal prossimo? Beh, il Cooper malvagio è in libertà, il Cooper buono sta recuperando il senno e Hawk ha scoperto tre delle quattro pagine mancanti del diario di Laura Palmer. Siamo quasi a metà stagione e la grande, meravigliosa impressione è che il meglio debba ancora arrivare. Nella speranza di non vedere più una scena di due minuti e mezzo con un tizio che passa la scopa per terra, la domanda che risuona nelle case di tutti noi è soltanto una: quanto manca a lunedì prossimo?

Laura Dern  in a still from Twin Peaks. Photo: Patrick Wymore/SHOWTIME

 

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Twin Peaks 2017: Non morire (Episodio 6)

Neanche a dirlo, il sesto episodio del nuovo “Twin Peaks” pone ancora più interrogativi su tutto ciò che avevamo visto nelle cinque puntate precedenti. Le linee narrative stavolta sono due: Twin Peaks e Las Vegas (più un piccolo grande extra che vede protagonista Albert). Dunque, dopo la inquietante scena della telefonata dal carcere del South Dakota, niente Doppelganger in questo nuovo episodio. Partiamo subito dal momento più alto di questa sesta parte: Diane. Albert sotto il diluvio entra in un bar (insultando Gene Kelly e il suo “Cantando sotto la pioggia”) e saluta la celebre, attesissima Diane. La mia teoria dopo l’episodio 4 era dunque giusta: la donna che Albert doveva incontrare, l’unica che poteva riconoscere Cooper, era proprio Diane (e come avevo previsto è Laura Dern a interpretarla). La scena dura soltanto pochi secondi, ma è senza dubbio l’apice dell’episodio: “Ciao, Albert”.

A Las Vegas Cooper, nei panni di Doug, continua ad essere disorientato, per usare un eufemismo. Ancora una volta gli compare Mike dalla Loggia Nera per dirgli che deve assolutamente svegliarsi e, soprattutto, non morire (“Don’t die”!). Doug riesce, grazie alle solite visioni luminose, a finire il lavoro che gli era stato commissionato per non perdere il posto. I suoi sembrano scarabocchi senza senso, ma a quanto pare risultano essere decisivi e di fondamentale importanza per il suo capo. Al tempo stesso Janey-E (la moglie di Doug, ovvero Naomi Watts) incontra i creditori del marito aggredendoli verbalmente e saldando il debito di Doug dovuto a motivi di gioco d’azzardo (tra i creditori c’è addirittura Daniel Faraday di “Lost”!). Intanto un nano cattivissimo, evidentemente un sicario, riceve un plico contenente due fotografie: una di Doug e l’altra della donna che nell’episodio precedente voleva urgentemente che lo stesso Doug fosse ucciso. Il nano uccide la donna e le sue colleghe a colpi di cacciavite.

A Twin Peaks intanto cominciano a succedere cose strane: Richard Horne si ritrova coinvolto in un traffico di droga e, trattato a pesci in faccia (anche a causa di una strana moneta “magica”) da un certo Red, comincia a dare di matto, investendo a tutta velocità un bambino in mezzo alla strada. Ad assistere alla scena, oltre agli abitanti di Twin Peaks, c’è Carl, il gestore del parcheggio per roulotte di “Fuoco cammina con me”, che subito dopo l’impatto vede uno strano spirito uscire dal corpo del bambino e volatilizzarsi in cielo. Carl da piccolo è sparito nei boschi vicino Twin Peaks, quindi è presumibile che anche lui abbia il “dono” di vedere gli spiriti. Nell’ufficio di polizia intanto Hawk, grazie ad una moneta e al marchio raffigurante un nativo americano (il retaggio di cui parlava la Signora Ceppo nel primo episodio), trova l’indizio che stava cercando sulla porta del bagno, o più precisamente dentro la porta del bagno. Hawk estrae dal suo interno un biglietto, ma non ci è ancora dato sapere di cosa si tratti.

Ah, dimenticavo. All’inizio di questa stagione il gigante fa a Cooper i nomi di Richard e Linda, “due piccioni con una fava”. Richard potrebbe dunque essere Richard Horne e Linda invece viene nominata da Mickey, un ragazzone che si fa dare un passaggio da Carl in città perché deve andare all’ufficio postale per ritirare la posta di Linda (che ancora non sappiamo chi sia). Che collegamento ci sarà tra loro due? Perché Cooper potrebbe prendere due piccioni con una fava?

Diane a parte non è stata una puntata particolarmente esaltante, la matassa continua ad avvolgersi e al tempo stesso a dipanarsi. Aspettiamo fiduciosi il prossimo episodio, sperando che Cooper riesca “assolutamente” a svegliarsi, che Diane riesca a dirci di più sul Doppelganger e che Hawk ci riveli questo incredibile indizio avente a che fare con la sparizione del nostro amatissimo agente dell’FBI.

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Twin Peaks 2017: La mucca è saltata sulla Luna (Episodio 5)

Il quinto è probabilmente l’episodio più incomprensibile di questa terza stagione. Per ora. Scopriamo alcune cose nuove, vengono introdotti altri personaggi ancora, ma di fatto non abbiamo idea di come possa svilupparsi il tutto. Da dove cominciare? Partiamo da Las Vegas: Dougie a quanto pare deve dei soldi a qualcuno (50mila dollari, probabilmente a causa della sua “passione” per il gioco d’azzardo) e sua moglie Naomi Watts gli raccomanda di chiamare i suoi creditori per consegnare i soldi ed essere finalmente lasciati in pace. Doug lavora in una società di assicurazioni e, tra caffè e parole importanti del suo passato (“Agente”, “fascicoli”) sembra stia vagamente riprendendo il senno, ma ci vorrà ancora un bel po’ a quanto pare. L’episodio si conclude con il nostro che resta affascinato dalla statua di un cowboy, al quale accarezza le scarpe. Intanto la chiave della stanza di Cooper al Great Northern di Twin Peaks, andata persa nella macchina di Jade (l’amante di Doug), viene trovata dalla escort e spedita per posta all’albergo: l’arrivo della chiave a Twin Peaks avverrà probabilmente in una delle prossime puntate e, statene certi, sarà un momento piuttosto emozionante.

South Dakota. Il Cooper malvagio è ancora in prigione ed i momenti più emozionanti dell’episodio sono legati a lui: davanti allo specchio afferma che Bob è ancora con lui (i due avevano “fatto amicizia” nella Loggia Nera, subito dopo la morte di Windom Earle). La sua telefonata sarà il momento WhatTheFuck della puntata: digita tantissimi numeri, fa impazzire gli schermi della prigione, nomina una persona (il signor Strawberry) che manda nel panico il direttore del carcere e, mentre il caos domina la scena, il Doppelganger afferma: “La mucca è saltata sulla Luna” (verso di una celebre filastrocca per bambini, “Hey Diddle Diddle”). Nel frattempo, a Buenos Aires (ultima residenza conosciuta di Philip Jeffreys, da quanto emerge in “Fuoco cammina con me”), un congegno elettronico, dopo essersi acceso, sparisce nel nulla (stesso congegno che avevamo visto spegnersi ad inizio puntata dopo l’intervento di una donna che vuole urgentemente vedere Doug morto).

A Twin Peaks intanto facciamo la conoscenza di Rebecca, o Becky (Amanda Seyfreid), che a quanto sembra è la figlia di Shelly. Becky sembra una ragazza dolce, ma frequenta uno sbandato e si fa di cocaina. Potrebbe essere la nuova Laura Palmer, chissà… Quant’è bella la scena del suo trip, in primissimo piano e capelli al vento? Al Double R ritroviamo Norma che consiglia e consola Shelly, mentre in altre due scene ambientate a Twin Peaks vediamo addirittura Nadine (che guarda il webshow del Dottor Jacoby, sempre più fuori di testa) e Mike, l’ex di Donna, che ora dirige una società. Altro momento assurdo nel finale: un ragazzo al Roadhouse consegna del denaro (probabilmente legato a qualche affare di droga) al poliziotto che prendeva in giro Andy e la Signora Ceppo nella quarta puntata. Subito dopo aggredisce una ragazza dentro il locale, insultandola e rivolgendole orribili minacce. Chi sarà mai? La sorpresa viene svelata sui titoli di coda: nei credits troviamo il nome di Richard Horne. Vista l’età possiamo azzardare che si tratti del figlio di Audrey, nato magari dopo quella notte d’amore sull’aereo di Billy Zane. Ne sapremo di più nelle prossime puntate.

Altre informazioni che abbiamo scovato in questa puntata sono le impronte digitali di Garland Briggs, ritrovate per la sedicesima volta in 25 anni su un luogo del delitto; un anello (regalato a Doug da sua moglie) finito nello stomaco del corpo senza testa della prima puntata. Che altro? Tammy, l’assistente di Gordon Cole, confronta le impronte di Dale Cooper con quelle del suo Doppelganger e dalla sua espressione potrebbe forse aver trovato qualcosa. Insomma, le vicende da seguire si svolgono in tre luoghi differenti: Las Vegas, dove Doug sembra dotato di superpoteri (dopo le slot, grazie ad una “luce verde” riesce a capire che un suo collega sta mentendo, usando per la prima volta delle parole che non aveva ascoltato in precedenza), mentre nel casinò si presentano dei proprietari piuttosto violenti (tra cui Jim Belushi, che vuole assolutamente ritrovare Mister Jackpot) che licenziano il direttore pensando che sia in combutta con il misterioso vincitore delle slot. South Dakota, dove il Cooper malvagio è rinchiuso nella prigione dello Stato (dove si sta dirigendo anche un’agente del Pentagono, mandata da Ernie Hudson di “Ghostbusters”, per seguire le impronte di Briggs) e dove la polizia cerca di capirne di più sull’omicidio del corpo senza testa. Il terzo luogo è ovviamente Twin Peaks, dove per il momento non accade quasi nulla, ma è nell’aria qualcosa di importante. Le domande sono plurime e le vicende, lentamente, stanno cominciando a legarsi: tra una settimana troveremo qualche risposta o avremo ancora più interrogativi? Sono propenso a pensare alla seconda.

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Una Vita da Cinefilo Magazine – Numero 24

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Capitolo 223

La primavera sta finendo, il festival di Cannes è finito, Francesco Totti si è ritirato e io anche non mi sento molto bene… Unica consolazione prima del vuoto pneumatico dell’estate è la terza stagione di Twin Peaks. Difficile parlare di cinema quando hai vissuto l’addio al calcio di uno dei suoi più grandi protagonisti, difficile parlare di altre emozioni quando hai raggiunto la consapevolezza di quanto sia maledetto il tempo che passa. “Ho paura”, ha detto il Capitano, se solo vedesse Bob di Twin Peaks, altro che paura… Soltanto quattro film in questo capitolo, ma tutta roba buona: da Lynch a Malick, fino ad una gran bella sorpresa made in Italy.

Song to Song (2017): Se amate il cinema di narrazione, questo film probabilmente non fa per voi. Ma se amate il cinema, come potete pensare di perdervelo? Parliamo di un film di Terrence Malick, quindi di un film di non proprio facile visione: bisogna avere pazienza, lasciarsi andare al flusso di immagini, al boomerang emotivo che trascina come onde di un mare in tempesta, finendo poi per infrangersi sugli occhi di chi guarda. E poi c’è la più bella Natalie Portman degli ultimi anni, come non ammirarla?

Fuoco cammina con me (1992): Dopo aver visto le prime due stagioni di “Twin Peaks” e in procinto di cominciare la terza, era doveroso guardare il prequel di questa serie meravigliosa. Il film è interessante: la prima metà è decisamente coinvolgente e piuttosto intrigante, la seconda parte invece ci mostra tutte vicende di cui eravamo a conoscenza tramite la serie e che quindi ho trovato un po’ meno interessante. Alcune trovate sono comunque strepitose. Sto riscoprendo un regista pazzesco.

Orecchie (2017): Una sorta di mumblecore all’italiana. Sorprendente. Gli applausi vanno ad Alessandro Aronadio per aver costruito questo film on the road tra le strade di Roma, con un ottimo protagonista, ottimi personaggi, una bella atmosfera e quell’inquietudine degli over 30 che è tanto cara ai grandi film indipendenti americani (vedi Noah Baumbach). Da non perdere.

Una storia vera (1999): Ancora David Lynch, in uno dei film meno “lynchiani” della sua immensa filmografia. Uno splendido racconto on the road (si è capito che mi piacciono i road movie?), con un anziano 73enne in viaggio a bordo di un tagliaerba (!) per oltre 300 chilometri con lo scopo di raggiungere il fratello che non vede da dieci anni. Malinconico, tenero, audace: bellissimo. Come da titolo italiano, è tratto da una storia vera.

Twin Peaks 3 (2017): NO SPOILER. Dopo quattro episodi possiamo già cominciare a farci un’idea sulla terza stagione di questa magnifica serie. L’operazione nostalgia è stata messa in un angolo, perché ci troviamo di fronte ad un prodotto nuovo, nonostante i continui rimandi con il passato. Alcune scene da brividi. Senza dubbio la serie dell’anno. Sto contando i giorni per l’uscita delle prossime puntate, pensate come sto.

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Twin Peaks 2017: Hellooo-ooo (Episodio 3-4)

EPISODIO 3
I primi venti minuti sono qualcosa di totalmente folle e al tempo stesso spaventoso. Un piccolo capolavoro di bellezza e meraviglia, il tutto per raccontare l’uscita di Dale Cooper dalla Black Lodge. Quello che vediamo potrebbe essere veramente l’interno del cervello di David Lynch (me lo immagino proprio così, angosciante e magnifico). Le tinte viola, la donna senza occhi che mette in guardia il nostro da una spaventosa presenza, della quale possiamo udire i passi (il momento “affossa unghie nel divano”, per quanto riguarda questo episodio). Nell’apice del surrealismo, Cooper, immerso nello spazio profondo, vede la testa di Garland Briggs (!!) che sussurra le parole “Rosa blu” (che era uno degli indizi sul caso di Teresa Banks in “Fuoco cammina con me”, se ricordate). Mentre Dale tenta di uscire da questo mondo irreale, in quello reale il suo doppio cattivo si sta sentendo decisamente male. Ma non è tutto: la grande sorpresa è che c’è un altro doppio di Cooper (!), Doug, che a quanto pare è però controllato dal braccio di Mike (di cui indossa anche il celebre anello verde di “Fuoco cammina con me”). Il nostro amato Cooper sbuca fuori da una presa elettrica, ma dopo 24 anni nella Loggia Nera ha ovviamente qualche problema sia motorio che comunicativo. Ci sono già momenti di sublime ironia: Cooper si abbassa per cercare le chiavi del Great Northern Hotel e così evita di essere ucciso da un misterioso cecchino (ovviamente qualcuno che voleva uccidere Doug, ma non si sa ancora bene chi e perché). Mentre Hawk continua le sue ricerche nell’archivio della polizia, in compagnia di Andy e Lucy (meraviglioso lo scambio di battute sul coniglio di cioccolato), Cooper è finito in un casinò, dove grazie a delle segnalazioni inspiegabili (un simbolo che richiama tende e pavimento della Loggia Nera), vince montagne di soldi alle slot machine, senza neanche rendersene conto (già di culto il suo urlo di giubilo: “Hellooo-oooo”).

Nella sede dell’FBI intanto tornano altri due grandi personaggi: Albert e Gordon Cole (!), ai quali arriva la telefonata che stavano aspettando da 24 anni: Cooper è tornato! C’è tantissima carne al fuoco in questo secondo episodio: l’inquietante presenza nel mondo parallelo (definita “mia madre” da una delle misteriose donne di questo mondo altro, si tratterà della stessa cosa che ha ucciso i due amanti a New York?), il ritorno di Dale Cooper nel mondo reale, Doug il sosia, la sorte del Doppelganger malvagio, le ricerche di Hawk (basate sui suoi retaggi indiani), la partenza di Albert e Gordon per andare a ritrovare Cooper. E c’è sempre il mistero di New York (di cui Albert e Gordon Cole sono a conoscenza). Una grande differenza rispetto alle prime due stagioni della serie è che allora i personaggi entravano in scena sempre nello stesso luogo (Twin Peaks), tutto ciò che non succedeva a Twin Peaks non veniva mostrato (a parte le piccole parentesi all’One Eyed Jack). Qui invece gli scenari cambiano continuamente (cosa che già avevamo visto però in “Fuoco cammina con me”): c’è la sede dell’FBI, autostrade, casinò, luoghi situati in parti molto distanti e differenti tra loro. La sensazione però è una: la storia, presto o tardi, tornerà a svolgersi interamente a Twin Peaks…

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EPISODIO 4
Se Twin Peaks vi era mancata, qui cominciamo a ritrovare molte delle suggestioni appartenenti alla prime due stagioni della serie. Il mistero si infittisce, addirittura David Lynch, attraverso il suo Gordon Cole, dichiara di non riuscire a comprendere cosa sta succedendo. Figurati noi, David. Allora, cerchiamo di vederci un po’ più chiaro: Mike dice a Cooper che è stato ingannato, ci sono due Cooper (il fu Doug e il Cooper maligno) e che uno dei due deve essere eliminato. Cooper ancora non è riuscito a tornare in sé, ma scopriamo che il suo sosia Doug ha una casa e una famiglia (Naomi Watts è la moglie) a Las Vegas. Qui assistiamo ad alcuni momenti decisamente interessanti: Cooper si guarda allo specchio e stavolta il riflesso ci consegna semplicemente la sua immagine. Suo figlio alza il pollice e lui gli restituisce il gesto di rimando, che bellezza (per non parlare della scena con il caffè!). Per quanto riguarda Dougie, a parte l’aver vinto migliaia di dollari alle slot, non sappiamo più nient’altro.

Altro capitolo: le impronte del Cooper malvagio hanno fatto in modo che la polizia del South Dakota telefonasse all’FBI, dove a gestire le cose adesso è Denise (!!!). Gordon Cole e Albert si recano dunque nella prigione statale dove Cooper è stato arrestato per possesso di droga e armi: qui i tre si incontrano dopo più di due decenni e Cooper afferma, dopo il solito gesto con il pollice alzato, di aver lavorato sotto copertura con Philip Jeffries (l’agente interpretato da Bowie in “Fuoco cammina con me”, anche lui testimone della Loggia Nera). A parte gli straordinari scambi di battute tra Gordon e Albert, qui la situazione è piuttosto seria: i due agenti capiscono subito che c’è qualcosa che non va in Cooper e pensano che sia qualcosa di ben peggiore di una “Rosa Blu”: dal film sappiamo che con Rosa Blu nell’FBI di Lynch si parla dei casi che hanno a che fare con il sovrannaturale (penso sia legato al fatto che una rosa blu in natura non esiste). I due sanno che devono parlare con una donna per poterne sapere di più, l’unica che può capire se Cooper è davvero lui (la mia teoria è che si tratti della celebre Diane e che il personaggio sarà interpretato da Laura Dern, presente in tutti i poster di questo nuovo Twin Peaks ma ancora non comparsa nella serie).

Chiudiamo con la nostra amata Twin Peaks: nell’ufficio dello sceriffo Truman (il fratello di Harry, molto malato e dunque sostituito) Hawk sta ancora cercando indizi su Cooper tra i file risalenti al caso Laura Palmer. Arriva proprio qui la scena da brividi (e mi stanno tornando mentre scrivo): Bobby Briggs è diventato un agente di polizia (!!) e, alla vista della storica foto di Laura, comincia a piangere pensando a tutti i ricordi che lo legano a lei (mentre il tema di Badalamenti si affaccia per la prima volta in questa stagione, procurandoci emozioni forti). Scopriamo inoltre che Garland Briggs è morto ai tempi in cui Cooper è sparito e che è stato proprio l’agente dell’FBI a vederlo per l’ultima volta (era forse Bob o il doppelganger di Cooper in cerca di informazioni?). Briggs tra l’altro muore in un incendio e il fuoco, come sappiamo, è qualcosa di molto caro ai demoni della Loggia Nera (ci sarà dunque un collegamento tra la morte di Briggs, l’incontro con Cooper e la morte in un incendio?). A contribuire al mood inconfondibile di Twin Peaks ci pensano ancora Lucy e Andy, che ci presentano loro figlio Wally (Michael Cera!), un biker che cerca di imitare Marlon Brando con pessimi risultati (Andy nella prima puntata ci aveva detto che suo figlio era nato lo stesso giorno del grande attore).

Se le prime puntate dunque sono servite come una sorta di premessa e di introduzione ai personaggi, vecchi e nuovi, in questo quarto episodio le cose cominciano a prendere una direzione (incomprensibile, ma pur sempre una direzione). Sappiamo che uno dei due Cooper deve essere eliminato, ci sono delle morti sospette (per overdose) tra gli adolescenti di Twin Peaks, Gordon Cole e Albert sanno che c’è qualcosa di molto strano intorno a loro, mentre il Cooper/Doug non riesce ancora ad uscire dal torpore. Tanta voglia di saperne di più e tanta attesa per i prossimi episodi.

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