Una Vita da Cinefilo Magazine – Numero 23

UVDC Magazine 023

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Le frasi più belle di Fonzie

“Happy Days”, uno dei telefilm più amati di sempre, è finalmente tornato sul piccolo schermo. A riproporre le avventure rock n roll di Richie, Ralph, Potsie, della famiglia Cunningham e ovviamente del leggendario Arthur “Fonzie” Fonzarelli ci ha pensato il canale Paramount (il 27 sul digitale terrestre), dove ogni giorno è possibile tornare per quasi un’ora nella splendida Milwaukee degli anni 50. Dopo aver rivisto alcune puntate ho cercato un vecchio quaderno che, durante gli anni di scuola, riempivo con le frasi più belle di quello che allora è stato come un fratello maggiore, Fonzie. Subito dopo la foto di Henry Winkler (l’attore che interpretava il James Dean del piccolo schermo), una raccolta di frasi e chicche per omaggiare uno dei personaggi più indimenticabili della storia della tv.

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Trailer di “Star Wars 8 – Gli ultimi Jedi”: analisi e previsioni

Ormai da qualche giorno è uscito il primo trailer del nuovo episodio di Star Wars, “Gli ultimi Jedi”, che uscirà a dicembre (due anni dopo il grande successo de “Il risveglio della Forza” e dodici mesi dopo l’ottimo “Rogue One”). L’Episodio VII ci aveva regalato due teaser e un trailer, che prontamente abbiamo vivisezionato e analizzato fino all’ultimo dettaglio in una serie di post (sbagliando qualcosa qua e là, ma anche indovinando molte cose). Proviamo a fare lo stesso gioco con questo nuovo trailer, meno spettacolare di quello del film precedente, ma comunque interessante.

Il trailer inizia in maniera analoga al primo teaser del film precedente: se lì c’era il deserto di Jakku e poi improvvisamente la comparsa di Finn, qui c’è la roccia dell’isola dove abbiamo incontrato Luke alla fine di Episodio VII e subito dopo Rey, affaticata, stanca. Senza alcuna ombra di dubbio la parte iniziale del trailer ci mostra l’addestramento a cui è sottoposta la protagonista sotto la direzione di Luke Skywalker, che non può non farci pensare agli esercizi a cui Yoda sottoponeva lo stesso Luke ne “L’impero colpisce ancora”. Mentre Luke dice a Rey “respira, pensa a respirare, ora… abbandonati”, le immagini prima ci mostrano l’isola di cui sopra, quindi si soffermano su Rey che comincia a conoscere le vie della Forza (delle pietruzze fluttuano grazie ai poteri mentali della ragazza). Schermo nero: Luke domanda “che cosa vedi?”, quindi l’immagine si sposta su Leila di spalle davanti ad una mappa stellare, mentre Rey risponde: “Luce…”. Stacco sull’elmo di Kylo Ren fumante e distrutto in terra (immagino in seguito ad uno degli attacchi di rabbia dello stesso Ren), e la voce off che dice “Oscurità…”. Altro stacco abbastanza interessante su un muro pieno di spuntoni (forse una grotta all’interno dell’isola di Luke?): ci sono alcuni volumi su una sorta di mini-libreria e una mano accarezza il simbolo dei Jedi all’interno di uno di essi (mentre la voce di Rey afferma: “L’equilibrio”). Luke replica, sempre fuori campo, “è tanto più grande” (frase un po’ sibillina), mentre intanto vediamo i due sull’isola con Rey impegnata ad esercitarsi con la spada laser. Qui la musica si fa più intensa e vediamo le prime scene di guerra: alcune navette (dei ribelli, visto che nell’immagine da dietro vediamo in lontananza i Walkers che una volta appartenevano all’impero) “grattano” la superficie di un pianeta lasciandosi alle spalle una lunga scia di polvere rossa e poi comincia un montaggio piuttosto rapido di immagini: Finn addormentato dentro una sorta di cabina medica (sarà probabilmente la riabilitazione in seguito allo scontro con Kylo Ren o altro); Poe insieme a BB8 in un momento concitato, tra scintille e l’esplosione di un hangar; il Falcon, immancabile, in volo; Rey di corsa con la spada laser aperta in mano, stacco poi su Kylo Ren e la sua arma, entrambi pieni di cattive intenzioni. “Conosco una sola verità…”, dice la voce di Luke in sottofondo, mentre un individuo di spalle (quasi sicuramente lo stesso Luke), insieme a R2D2, osserva un luogo dato alle fiamme (forse  il flashback del tempio Jedi che Skywalker aveva messo in piedi e poi distrutto da Kylo Ren?). Andiamo avanti: soldati del First Order guidati da Captain Phasma (allora è viva! Peccato, è un personaggio che non sopporto…) marciano all’interno di un luogo in fiamme (forse l’hangar esploso di cui parlavamo poco fa), quindi vediamo un momento di guerre stellari tra caccia dei buoni contro navi dei cattivi e poi quella frase, con Luke Skywalker in piedi all’uscita di un pertugio: “…il tempo della fine dei Jedi è giunto” (!!!).

Non sappiamo se ci saranno altri trailer (ma probabilmente nei prossimi mesi ne vedremo ancora un altro), ciò che sappiamo è che l’attesa è cominciata. Tante le domande che aspettano risposte (alcune le potete leggere qui), nel frattempo ce n’è una in particolare che mi ronza in testa: quanto manca a dicembre?

PS: Il poster, al contrario del trailer, è meraviglioso

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Recensione “Scappa – Get Out” (“Get Out”, 2017)

L’opera prima di Jordan Peele viaggia a metà strada tra thriller e horror, prende senza indugi l’autostrada della suspense per fermarsi stabilmente nei vicoli dell’inquietudine. Non è un film eccellente, ma fa il suo dovere molto bene, è coinvolgente e piuttosto disturbante, al netto di un paio di scorciatoie di sceneggiatura che lasciano un po’ perplessi, ma tant’è.

Chris e la sua ragazza, Rose, si preparano a passare il weekend a casa dei genitori di lei, che però non sanno che Chris è nero. Arrivati a destinazione, in un’immensa villa isolata, immersa nei boschi, Chris si renderà conto ben presto che la situazione intorno a lui è piuttosto strana. Il raduno di vecchi amici di famiglia, tutti bianchi, proprio in quel weekend, metterà Chris di fronte alla verità.

Se avete intenzione di vedere il film, per godervelo come ho fatto io vi consiglio di evitare il trailer: ormai è abitudine consolidata di questi ultimi anni mostrare nella pubblicità praticamente tutto il film, vanificando le sorprese della sceneggiatura e il lavoro del regista: è una cosa seria, che forse stiamo tutti sottovalutando. Una volta era un piacere arrivare presto al cinema e scoprire i nuovi film in uscita, adesso bisogna entrare in sala con i paraocchi e i tappi per le orecchie. Scusate se ho divagato, è una cosa che andava detta. Al di là di tutto ciò, “Get Out” conferma il buon livello qualitativo di ogni pellicola presentata al Sundance Festival, come sempre garanzia di ottime visioni, per non parlare del modo originale in cui affronta, anche con un po’ di ironia dark, la questione razziale negli Stati Uniti, un tema sempre molto caldo. Peele è un regista da tenere d’occhio.

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Capitolo 221

Dopo gli Oscar si sa, comincia una sorta di inverno cinematografico in cui in sala non esce quasi nulla di interessante per un mesetto o poco più. Una buona occasione per recuperare qualcosa e per non perdersi le chicche presenti nella programmazione, che in periodi magari più “affollati” rischiano di nascondersi per finire poi nel crepaccio della dimenticanza. Questo mese è stato una buona occasione per vedere e rivedere un bel po’ di filmetti, otto per l’esattezza, di cui vi vado a parlare proprio ora (velocemente a dire la verità, perché vorrei cominciare la terza stagione di “Better Call Saul”).

2 Giorni a Parigi (2007): Film scritto, diretto e interpretato da Julie Delpy, una delle 478 donne della mia vita. La cara Julie ha imparato piuttosto bene le lezioni di Linklater e di Woody Allen, mischiando i stili dei due in una divertente commedia francese, dove Parigi non sembra Parigi. In più, devo confessare che sono molto legato a questo film: è stato la prima anteprima stampa della mia vita (da cinefilo).

Elle (2016): Paul Verhoeven si conferma un maestro nel creare atmosfere ricche di imprevidibilità e tensione, senza mai nascondersi dietro alle regole del genere cinematografico, portando le sue immagini e i suoi personaggi sempre un passo oltre il limite. Film torbido e ambiguo, nel bene e nel male. Isabelle Huppert è gigantesca.

Il diritto di contare (2016): Forse è un film un po’ troppo convenzionale, ma funziona. Una bella storia (vera) di uguaglianza e passione, con un ottimo Kevin Costner. Tra le mura della NASA il film va che è una bellezza, fuori invece il ritmo stenta un po’ a decollare. Ma è senza dubbio un film valido.

Victoria (2015): Curioso. Tre mesi fa un amico del mio coinquilino tedesco è venuto in visita dalla Germania e, parlando di cinema, mi ha detto che dovevo assolutamente vedere questo “Victoria”, del 2015. Mai sentito prima. Due mesi dopo, bum, esce in sala in Italia. Mi fiondo a vederlo perché le aspettative erano ormai molto alte: si tratta di un miracolo registico. Due ore di piano sequenza tra le strade di Berlino. E il bello è che non è un esercizio di stile. Filmone davvero.

A casa nostra (2017): Lucas Belvaux è un regista molto bravo. Avevo apprezzato tantissimo il suo sottovalutato “Sarà il mio tipo?”. Ora, con le elezioni presidenziali francesi alle porte, se ne esce con una storia che sbatte sulla faccia della destra nazionale tutto lo schifo che c’è dietro di essa. Lo fa con una storia piena di ritmo e piuttosto interessante. Attualissimo.

I figli degli uomini (2006): Mi state davvero dicendo che sono già passati 11 anni da quando ho visto questo film al cinema? Mamma mia. La seconda visione lo rende ancora più bello: innanzitutto è un futuro sì distopico, ma totalmente credibile. La regia di Cuaron è da studiare in ogni frame, è talmente una goduria che si potrebbe quasi vedere in loop senza stancarsi. La fotografia poi è di Sua Maestà Chivo Lubezki. Bellissimo (è su Netflix, eventualmente recuperatelo).

Tenacious D e il destino del rock (2006): Come sempre è una cazzata colossale, strappa risate qua e là ed è davvero impossibile non volergli bene. Dave Grohl, nei panni del diavolo, è un mito, ma il film resterà sempre un gran bella cazzata.

L’altro volto della speranza (2017): Kaurismaki lascia sempre la sua impronta nei film. Inconfondibile. Questa sua ultima fatica non è male, anzi, è molto carino, ma penso che sarebbe potuto essere molto meglio. Le scene nel ristorante i momenti più alti (il cameriere è il personaggio tipico dei film di Kaurismaki). Regala un po’ di bei sentimenti e di speranza per l’umanità, nel frattempo riesce a sensibilizzare il pubblico sulla questione siriana. Non è poco.

Victoria

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Recensione “A casa nostra” (“Chez nous”, 2017)

Con le elezioni presidenziali alle porte, Lucas Belvaux, già apprezzatissimo per il suo ultimo film “Sarà il mio tipo?”, racconta la storia di una Francia attuale come non mai, dove il populismo dilagante e l’odio razziale sono gli aspetti più pericolosi da combattere, soprattutto in piccole realtà locali come quella raccontata nel film, ambientato nel Nord della Francia. Quello stesso Nord che sembrava poter essere così accogliente in due film molto diversi come “Giù al Nord” di Dany Boon o “Welcome” di Philippe Lioret, oggi si trasforma in incubo. Un incubo dove la sinistra sembra aver fallito, troppo impegnata in chiacchiere e troppo poco in fatti, e dove la destra, approfittando di ogni pretesto xenofobo, cerca di arraffare voti in ogni dove, nascondendosi dietro il volto rassicurante di candidati locali, che sembrano davvero capaci di empatizzare con i problemi dei cittadini. La realtà però, è molto diversa, dove le violenze all’ordine del giorno sono nascoste come la polvere sotto il tappeto, un tappeto che una volta alzato mostra il volto reale di coloro che vorrebbero rappresentare la Francia.

Emilie Duquenne, dopo aver prestato volto e sorriso alla straordinaria parrucchiera di Arras del film precedente di Belvaux, stavolta è un’infermiera di provincia, conosciuta e benvoluta da tutti. Il padre è un ex-metalmeccanico, comunista vecchio stampo, che nonostante le differenze ideologiche, tollera la presenza del vecchio dottor Berthier. Proprio quest’ultimo decide di candidare la protagonista Pauline alle municipali, forte del suo sorriso rassicurante e dell’ala protettiva del capo di partito, la xenofoba Agnes Dorgelle (una sorta di alter-ego cinematografico del reale leader del FN, Marine Le Pen). Una volta in politica però, la vita di Pauline cambia radicalmente e ben presto l’infermiera si renderà conto di essere soltanto un burattino nelle mani di qualcuno che professa odio e vuole solo usarla per i suoi scopi.

Belvaux è molto bravo nel raccontare il volto sgraziato del populismo, il pericolo che può rappresentare la favola urlata dalla demagogia, incoraggiando una discussione che possa mettere da parte l’inganno della politica, il marketing pubblicitario di chi sfrutta il terrorismo o un episodio di violenza come arma per guadagnare voti. E in questa eterna lotta tra classi politiche i cittadini sono chiamati ad una lucidità che i politici sembrano non avere più. Come ha detto lo stesso regista: “Per dirla senza tanti giri di parole, le elezioni presidenziali si avvicinavano e realizzare questo film sembrava piuttosto urgente”.

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Cosa vedere su Netflix?

Cos’è Netflix ormai lo sappiamo tutti, il problema di molti – e spesso anche il mio – è che talvolta apro la pagina e mi trovo davanti a decine e decine di film, perdendo almeno dieci minuti per decidere cosa vedere. Ho pensato di scrivere questa specie di guida per aiutare tutti voi a districarvi nel mare di pellicole (e anche qualche serie tv) che galleggiano nell’universo italiano di Netflix: è uno sporco lavoro (ed è in costante aggiornamento), ma qualcuno lo deve pur fare…
E voi cosa guardate? Aggiungete i vostri consigli tra i commenti.

Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2017 (Tramps, Ubriaco d’amore, Acchiappafantasmi)

netflix

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