FESTIVAL DI CANNES (GIORNO 9): LUCHETTI RACCONTA “LA NOSTRA VITA”

Ormai è più di una settimana che il mio avatar è in giro per il Festival di Cannes, (tanta) pioggia e (poco) sole si sono alternati in queste giornate dense di cinema, magari non all’altezza della scorsa annata, ma sempre piuttosto soddisfacenti. Certo, essere a Cannes un anno fa sarebbe significato trovarsi nel bel mezzo di “Bastardi senza gloria”, “Il profeta”, “Gli abbracci spezzati”, “Il nastro bianco” (vincitore della Palma d’Oro), solo per citare qualche capolavoro presente sulla Croisette l’anno scorso. Al Palais du Festival si respira un po’ di aria italiana quest’oggi, con la proiezione ufficiale di “La nostra vita” di Daniele Luchetti, unico film italiano in gara, accolto con applausi, risate e commozione, nella grande tradizione del nostro Cinema nazionale.

A proposito di Italia ieri Marco Bellocchio ha tenuto una lezione di cinema proprio a Cannes; il regista è tornato sulla questione Bondi: «Non sono offeso dall’assenza di Bondi, il punto è che a Cannes non c’era solo “Draquila”, c’era anche “La nostra vita” e “Le quattro volte”, oltre alla mia lezione. Il problema è che chi sta al governo pensa che il cinema sia “comunista”». Daniele Luchetti invece ha incontrato quest’oggi la stampa, parlando del nostro Paese e del suo film: «Il film non vuole criticare la società italiana, più che altro vuole solo raccontarla per sospendere poi il giudizio». Luchetti, già a Cannes in tre occasioni (l’ultima nel 2007 con il magnifico “Mio fratello è figlio unico”), ha detto di aver voluto mostrare «il nuovo proletario così com’è, quello che nel centro commerciale si illude di poter comprare tutto e avere una vita come tutti gli altri».

Si dice che il film di Luchetti in un certo senso strizzi l’occhio alla filmografia di Ken Loach, altro grande nome del programma odierno del Festival, che ha presentato stasera il suo “Route Irish”, un film sulla guerra in Iraq vista dal punto di vista dei mercenari, coloro che speculano e fanno soldi grazie al conflitto. Sempre sull’Iraq anche l’altro film in competizione presentato oggi, “Fair Game” di Doug Liman, unico film statunitense in gara a Cannes: Naomi Watts è un’agente della CIA smascherata dai mass media poiché suo marito (interpretato da Sean Penn) è l’autore di un rapporto che negava l’esistenza di armi di distruzione di massa nel territorio iracheno. Una spy story accarezzata di dramma familiare, tratta da una storia realmente accaduta.

Come avrete notato (oppure no), i miei articoli serali arrivano sempre più tardi, la causa di tutto ciò è il mio avatar, tutto intento a godersi le notti di Cannes, motivo per cui la voglia di aprire gli occhi nella mia stanza romana e scrivere articoli è davvero poca… Di questo passo farò scrivere gli articoli direttamente al mio alter-ego blu da Cannes, in modo tale da poter andare a dormire un po’ prima qui a Roma. Bollettino meteorologico quotidiano: per domani è previsto un bel sole, come oggi.

pubblicato su SupergaCinema

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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