CAPITOLO 140 – UNA VITA DA CINEFILO

Immagino abbiate sentito la mia mancanza, oppure mi avrete già dimenticato, e vi state chiedendo chi sia lo strano individuo che parla di cinema dietro queste righe così sciatte e poco professionali. Ad ogni modo, sono tornato dalla mia trasferta statunitense, e adesso non riesco a pensare ad altro che a film ambientati a New York, per rivedere i luoghi che ho calcato, per capire dove si svolgono le azioni, e altre amenità simili. La primavera è arrivata, il sole batte gagliardo sulle nostre teste, e avanti così.

I RAGAZZI STANNO BENE (2010): L’ho visto la sera prima di partire, e pensavo fosse un film maledetto. Lo scorso anno ero alla Berlinale quando lo presentarono al Festival, ma l’ho perso; era anche al Festival di Roma ma non lo vidi neanche in quella occasione. Finalmente mi era arrivato l’invito per l’anteprima stampa, ma cause di forza maggiore mi impedirono di andare a vederlo. Mi sono detto: o vado a vederlo prima di partire oppure non lo vedrò mai più. E così è stato: film molto intelligente, simpatico, ironico, con un finale anche un po’ amaro se vogliamo. Divertente trovare un personaggio che si chiama Laser, proprio il giorno dopo il derby di Roma, con tutte le storie sul laser che ha colpito Muslera. Che meravigliosa coincidenza.

C’ERA UNA VOLTA IL WEST (1968): Appena salito sull’aereo, prima del decollo, ho dato un’occhiata ai film disponibili sullo schermo del sedile, per vedere cosa avrei potuto vedere durante le 10 ore di viaggio fino a Roma. Ho cominciato a vedere questo capolavoro di Sergio Leone, del quale non credo di dover parlare, e c’è stato un momento bellissimo. Avete presente la scena (dai, sì!) in cui Claudia Cardinale arriva alla stazione, con quella musica inconfondibile di Ennio Morricone? Beh quella scena è coincisa con il momento del decollo, immaginatevi questa scena: fuori dal finestrino lo skyline di Manhattan con un tramonto rosso fuoco alle sue spalle, il mio addio alla Grande Mela dopo dieci giorni indimenticabili, sulle note di Ennio Morricone. Emotivamente non è stato affatto male.

POLIZIOTTI DI RISERVA (2010): Sempre in aereo, ho trovato questo film con Will Ferrell (mito!) e Mark Wahlberg, ambientato a New York. Avevo proprio voglia di una commedia con Ferrell, e intanto mi domandavo perché non avessi mai sentito parlare di questo film (che in Italia sta uscendo in dvd, ma penso non sia passato in sala). Ero lì con le cuffie, e ad un certo punto ho cominciato a ridere così forte che ho fatto girare passeggeri e hostess: Will Ferrell mi fa morire dalle risate, e il film è molto simpatico, stupidino magari, ma divertente.

SILVIO FOREVER (2011): Il primo film visto al cinema appena tornato a Roma. Una grande raccolta con interviste, intercettazioni, dichiarazioni e figuracce di quell’individuo che governa il nostro Paese. Interessante, certo, niente di assolutamente nuovo per chi segue quotidianamente le vicende politiche, ma che potrebbe illuminare i meno informati. Il punto è: i meno informati non vanno al cinema a vederlo. E allora a che serve? Ad ogni modo fa piacere che arrivino in sala anche prodotti così, ogni tanto si riesce ad alzare la testa e a dire: noi ci siamo ancora.

NON LASCIARMI (2011): Mi ha lasciato perplesso. Non si regge in piedi neanche per cinque minuti, fa sbadigliare, neanche la presenza di Keira Knightley riesce a renderlo interessante. Eppure leggo critiche positive, mi sa che sto perdendo colpi. Assolutamente noioso.

LA 25° ORA (2002): Capolavoro di Spike Lee, del quale abbiamo parlato più e più volte tra queste pagine. Se mi parlate di film girati a New York, tra i primi a cui penso c’è questo splendido affresco della città che non dorme mai, con un Edward Norton supremo, e il suo ultimo, splendido, giorno di libertà, prima di dover passare 7 anni in carcere. Memorabile in ogni sequenza, emozionante, coinvolgente, con una splendida colonna sonora. Da vedere e rivedere, e poi magari vedere ancora un’altra volta.

LA FINE È IL MIO INIZIO (2011): Basato sull’ultimo libro di Terzani, è una sorta di reading cinematografico, con Bruno Ganz (che bravo) a raccontare le sue memorie al figlio Elio Germano (sottotono, forse non è stato bravo a doppiarsi, non saprei). Picchi di profondità, i ricordi emozionanti di una vita vissuta, di un uomo che ha tenuto gli occhi aperti per tutta la sua esistenza, e che ora sa di poter affrontare la morte con la stessa lucidità. Non male, non era un’operazione semplice mostrare un paio d’ore di primi piani con Bruno Ganz che parla, ma riesce ad essere interessante e profondo, senza però essere memorabile. Ma ci si può accontentare.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a CAPITOLO 140 – UNA VITA DA CINEFILO

  1. utente anonimo ha detto:

    beh, bentornato allora! Ti sei visto un bel po' di roba in questi giorni… e che film! 🙂 la 25° ora lo vorrei rivedere perché all'epoca lo avevo trovato davvero grandioso. Mi interessava (ma forse lo recupererò più avanti) il film su Terzani ed anche Non lasciarmi (tratto da Ishiguro). Anche se il tuo commento mi tiene un attimo in sospeso… 

    ciao, c

    PS: certo che partire da new york sulle note di Morricone… però avresti dovuto vedere C'era una volta in America 😉

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