Recensione “Diaz” (2012)

“La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Su questa dichiarazione di Amnesty International Daniele Vicari realizza uno dei film europei più belli e necessari degli ultimi anni, elettrico e intenso, forte come una manganellata, atroce nella sua cruda realtà. Vincitore del premio del pubblico all’ultima Berlinale, “Diaz” ci riporta dopo quasi undici anni nel clima irreale della Genova del maledetto G8 del 2001, dove Carlo Giuliani perse la vita e dove un’orda di agenti di polizia fece irruzione in una scuola-dormitorio (la Diaz del titolo), massacrando a colpi di tonfa e manganello chiunque capitasse a tiro: studenti, giornalisti, fotografi, gente di passaggio.

Dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, un giovane fotoreporter decide di recarsi a Genova per vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo. Alma è una ragazza tedesca che, dopo aver assistito di persona alle violenze degli scontri, decide di occuparsi della ricerca dei dispersi insieme a Marco, uno degli organizzatori del Genoa Social Forum. E ancora, un giovane manager di passaggio a Genova per assistere ad un convegno, un militante della CGIL, i black bloc Etienne e Cecile, un vicequestore romano che non vede l’ora di andarsene dall’inferno genovese e molti altri: tutti questi personaggi incrociano le loro vite nella sanguinosa notte del 21 luglio 2001. La storia di una violenza ingiusta e insopportabile, che per alcune vittime prosegue nella caserma-carcere di Bolzaneto, dove il loro incubo continua sottoforma di torture e umiliazioni.

La “democratica” Italia del 2001 è il teatro degli orrori: il film di Vicari non appare fazioso, mostra tutte le facce di una medaglia insanguinata, mantenendo a livelli altissimi il clima di suspense nei confronti di uno spettatore onnisciente, costretto a subire l’elettricità della splendida mezzora d’apertura. Sulla pelle si insinua una forte sensazione di disagio nell’attesa di ciò che accadrà; minuto dopo minuto si tramuta in qualcosa di ancora più potente, che commuove e fa male. Un film meraviglioso, che va visto per far sì che tutto ciò non vada sotterrato, non resti sopito nel ricordo, per far sì che tutto ciò non accada più. E allora non pulite questo sangue, lasciatelo lì, sui corridoi della Diaz. È così che il cinema ci aiuta a ricordare, e a indignarci, con un film intenso e una messa in scena emozionante. Grazie Vicari.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Recensione “Diaz” (2012)

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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