Ho aperto ancora un blog, lo so, non se ne può più. Il problema è che non ne posso fare a meno. Scrivere di cinema non mi bastava, e così ho cominciato a scrivere di viaggi. Scrivere anche di viaggi non era abbastanza, perché c’era ancora qualcosa che per me è importante tanto quanto viaggiare e vedere film, se non di più, e sentivo il bisogno di raccontarla a modo mio: la musica.
In particolare qui si parla di canzoni, dei testi e delle parole, delle sensazioni e delle emozioni, del curioso rapporto che si forma tra me e una canzone, il legame con la vita quotidiana e l’importanza che hanno all’interno di essa. C’è sempre una canzone che nel bel mezzo di una giornata grigia ci risolleva il morale, riportandoci il sorriso, così come c’è sempre una canzone triste nel cuore di ogni persona romantica, una di quelle che si ascoltano in treno, vicino al finestrino, mentre fuori piove. Ci sono quelle canzoni da cantare a squarciagola in macchina, con i vetri abbassati e il vento nei capelli, altre che passano per caso in una radio, in un momento particolare, e ti restano dentro per sempre. Beh, più o meno, è di questo che si parla. Se avrete voglia di seguirmi anche da quest’altra parte, sarà un piacere farvi ascoltare (e soprattutto leggere), un po’ di bella musica.
Yellow Ledbetter dunque, un omaggio ai Pearl Jam, un nome che all’apparenza non significa niente, ma che invece significa tanto. Un nome che in fondo suona bene per un blog, e poi la canzone è stupenda.

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