Capitolo 191

Se lo scorso capitolo l’ho scritto con il sottofondo televisivo de “La compagnia dell’anello”, questo che state leggendo si avvalora invece della visione de “Le due torri”, tanto per non fare torti a nessuno. Con mia grande gioia va terminando la settimana di Natale, che come ogni anno ha dato luogo all’eterno scontro tra la mia noia e il cinema, arma sempre utile per combatterla. E anche quest’anno il Natale ne è uscito sconfitto, a fronte dei sette film visti questa settimana. In attesa del prossimo capitolo per gli auguri del nuovo anno, vi auguro una splendida chiusura di 2012.

Ernest e Celestine (2012): Sceneggiato da quel gran genio di Daniel Pennac, si tratta di una splendida favola d’animazione, tutto acquarelli e buoni sentimenti, ma mai stucchevole. In un mondo abitato in superficie dagli orsi, e sottoterra dai topi, eterni nemici, un orso artista di strada e una topolina pittrice stringono una bizzarra e al tempo stesso bellissima amicizia. Piacevolissimo. Caro Pennac, perché nessuno realizza una serie di film d’animazione ispirata alla saga dei Malaussene?

Babbo bastardo (2003): Un buon modo per passare la vigilia di Natale, con Billy Bob Thornton e la scorrettezza del suo Babbo Natale, scurrile, volgare, di cattivo gusto. Natale con lui? È come sentirsi a casa. “Tu sei Babbo Natale?” “No, faccio il ragioniere, mi vesto così solo perché fa tendenza”. Un mito.

I love Radio Rock (2009): Il modo migliore per chiudere la serata della vigilia, con questo film che da quando è uscito è diventato come una parte di me, la panacea contro tutti i mali, un toccasana quando noia e sconforto rischiano di prendere il soprassalto. Che musica meravigliosa, quante risate, quanta carica, quante “good vibrations”! Obbligatorio, in qualunque momento dell’anno e della vita.

La regola del silenzio (2012): Il nuovo film di Robert Redford è stato il prescelto, causa esclusione, per combattere il pomeriggio di Natale, dove tutto è chiuso, gli amici non ci sono, e l’atmosfera natalizia rischia di ucciderci. Mentre le altre sale si esaurivano di fronte a film che mi vergogno anche solo a nominare, il sottoscritto si è adagiato nel silenzio di una sala un po’ vuota per godersi l’ultima fatica del roscio di Hollywood. Non è passata neanche una settimana e già fatico a ricordarmi di questo film, un buonissimo film, che ha compiuto alla perfezione il suo dovere, ma che all’uscita della sala non lascia molto dietro di sé. Onesto.

Nuovo cinema Paradiso (1988): Una cosa che si può apprezzare del Natale è senz’altro la programmazione televisiva, che tira fuori capolavori su capolavori. Questo di Tornatore, Oscar per il miglior film straniero, appartiene senz’altro alla categoria: il piccolo Totò è uno dei personaggi più belli della storia del cinema italiano, così come il buon Alfredo, lo straordinario Philippe Noiret. Troppe scene meravigliose, impossibile elencarle tutte. E che finale, con tutti quei baci… Capolavoro.

Hollywood party (1968): Negli States si dice che mai nella storia del cinema si è riso così tanto come sul set di questo film, e onestamente non faccio fatica a crederlo. Blake Edwards dirige il genio di Peter Sellers nella pura improvvisazione di ciò che è capace di fare un attore meraviglioso e la magia del cinema messi per un’ora e mezza di film all’interno di una casa: un maldestro attore indiano finisce per sbaglio in una festa hollywoodiana, combinando una serie di disastri inenarrabili. Una delle più belle commedie americane di sempre.

Il segreto dei suoi occhi (2009): Ogni volta che rivedo questo film penso sempre di più che stia diventando il mio film preferito di sempre. Non sto esagerando. I tormenti del suo protagonista, gli scambi di battute, la profondità dei personaggi, la regia, le interpretazioni, la storia. È un film che sento mio in ogni singolo frame, e la musica mi commuove ogni volta che la sento, stessa cosa che accade ogni volta che rivedo quella scena d’addio alla stazione del treno. Quando l’ho visto per la prima volta al cinema, dopo i titoli di coda sono uscito dalla sala incapace di aprire bocca, per paura che tutte le emozioni che portavo dentro potessero volare via come le farfalle che svolazzavano nel mio stomaco. Ho camminato per ore, con il film che mi è rimasto dentro. Ce ne vorrebbero di più di momenti così.

pubblicato su Livecity

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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