Capitolo 199

Soltanto un capitolo ci separa dal traguardo dei 200. Lo avreste creduto? Io probabilmente no. Ma non è ancora il momento delle (auto)celebrazioni, soprattutto con tutti questi film di cui dobbiamo parlare. È strano pensarci, ma di tutte le direzioni che prendono le nostre vite, di tutti i cambiamenti che si susseguono anno dopo anno, il cinema resta una grande costante, e non è poco. Ci dovremmo pensare più spesso, ogni volta che ci lamentiamo: nessuno è davvero povero quando può avere il cinema.

Noi non siamo come James Bond (2012): Grazioso documentario italiano che racconta la storia di un’amicizia con ironia e originalità. Spunti di riflessione e quella giusta dose di nostalgia che lentamente si diffonde in tutte le scene. Fa bene vedere questi film, perché sono realizzati con passione, con amore, e poi un film con due amici che vogliono incontrare Sean Connery per domandare a James Bond il segreto dell’immortalità è un film che andrebbe visto sulla fiducia. Bello.

Oblivion (2013): Film di fantascienza che tutto sommato non è altro che un blob di tanti altri film del genere, ma che in fin dei conti risulta piacevole da vedere. Mentre lo guardavo mi sono venuti in mente “Moon”, “Guerre Stellari”, “Armageddon”, “Fahrenheit 451”, “Il pianeta delle Scimmie” e forse anche un pizzico di “Solaris”, giusto per citarne qualcuno. Ma Tom Cruise ci mette sempre la presenza, e alla fine mi sono anche divertito. Certo, mai una volta che capiti a me di vedere Olga Kurylenko che mi cade dal cielo…

Ed Wood (1994): Trovato in tv in una notte buia e tempestosa, un altro dei gioielli firmati da Tim Burton. Vedere l’entusiasmo e la passione con la quale Ed Wood si dedicava a fare (male) ciò che amava, è un bellissimo insegnamento per tutti. Della serie “fa’ ciò che ami, e vaffanculo tutto il resto”. Due annotazioni: il doppiatore di Martin Landau (cioè Michele Kalamera, lo stesso di Clint Eastwood in “Gran Torino”, per esempio) è un genio, come apre bocca io rido. L’altra riguarda la scena del bar, dove Orson Welles e Ed Wood, ovvero il migliore e il peggiore, sono afflitti dallo stesso problema: i produttori che vogliono mettere bocca su ogni decisione riguardante i film da girare. È magia.

Scatti rubati (2010): Mi ha sorpreso molto trovare questo film in tv, doppiato in italiano e con un titolo italiano. “L’homme qui voulait vivre sa vie” è passato un po’ in sordina dal Festival di Roma del 2010, dove lo avevo piuttosto apprezzato, ed ero certo non fosse mai stato distribuito in Italia. E poi invece me lo trovo così, di notte, su RaiMovie. Buon film con Romain Duris, meritava forse un pochino di fortuna in più.

Nella casa (2012): L’ultimo film di François Ozon, molto atteso a dire la verità, forse troppo. I primi trenta o quaranta minuti sono da manuale: ero letteralmente appiccicato alla poltroncina del cinema, rapito, volevo assolutamente sapere cosa sarebbe successo dopo. Il problema è che dopo, verso la fine, il film si perde un po’, e lentamente sembra soffrire di mancanza di idee, quasi come il giovane protagonista. Buon film, ma poteva essere decisamente migliore, peccato.

Spring breakers (2012): Appena visto il trailer avevo già capito che questo film non mi sarebbe piaciuto. Ero prevenuto, lo ammetto, e non me ne vergogno. Ma al Kino del Pigneto, in compagnia di buoni amici, non dico mai di no, ed è così che sono finito a guardare questo film irritante, figlio di una generazione pop, di quella faccia degli Stati Uniti che mai riuscirò a digerire. In mezzo a cotanto fastidio, riconosco la potenza di un paio di sequenze: la lettera (angosciante, a pensarci!) che la protagonista scrive alla nonna (era alla nonna? Non ricordo) e una canzone di Britney Spears (sic!) interpretata al ralenti dalle protagoniste e dall’ottimo James Franco, di fronte ad un tramonto che sembrava renderli eterni.

Il profeta (2009): Capolavoro, non mi vengono in mente altre parole. Jacques Audiard racconta con maestria un prison-movie che racchiude in sé la perfezione. Ascesa al potere di un piccolo arabo, silenzioso ma vispo. Non abbiamo bisogno di un profeta per dire che questo film sarà ricordato nei decenni come una delle migliori pellicole francesi degli anni 2000.

A hero never dies (1998): Johnnie To l’ho conosciuto grazie a “Vendicami”, un film del 2009 che ho amato. Lo scorso novembre l’ho ritrovato al Festival di Roma con il buon “Drug war”. Quando ho trovato questo film del 1998 in tv, ho capito subito che avrei dovuto vederlo, perché lo avrei amato. Così è stato. To ha un meraviglioso gusto per l’estetica, per le immagini: le sue scene d’azione sono dei balli di sangue e di piacere per gli occhi. In questo caso è imperdibile l’incontro al bar tra i due protagonisti, prima del gran finale. Bellissimo, un gioiello del cinema di Hong Kong. Da recuperare.

The exorcism of Emily Rose (2005): Lo avevo visto al cinema e mi era moderatamente piaciuto. Lo hanno rifatto in tv, e non essendoci di meglio, me lo sono rivisto. Buon film, mi sono sempre piaciuti i cosiddetti legal movie (i film che raccontano un processo), e la componente horror (i flashback sulla vicenda di Emily Rose) non è affatto male. Devo dire che pensavo facesse abbastanza paura, poi però all’intervallo hanno fatto il Tg4 con i faccioni di Alfano e Berlusconi…

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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Una risposta a Capitolo 199

  1. paveloescobar ha detto:

    Bello “Il profeta”! Veramente bello…….
    “Ed Wood” mi manca ancora….
    Buonanotte!

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