Recensione “Jackie” (2016)

Sono fermamente convinto che “Jackie” non sarebbe stato un film così importante se a girarlo fosse stato un regista statunitense. Immagino che lo avrebbe riempito di retorica, di pomposa auto-celebrazione, di bandiere stellestrisce. Così non è, e il merito è senza dubbio di Pablo Larrain, il più grande autore cileno probabilmente di sempre, al suo primo film in lingua inglese. Il primo, evidente, pregio del film è proprio questo: far raccontare una storia statunitense a un regista straniero. Il secondo pregio, ancor più netto, è affidare il ruolo di protagonista a Natalie Portman, che regge tutto il peso della pellicola sulle sue spalle, sui suoi occhi, sui movimenti del suo viso. Bastano questi due fattori a fare la differenza tra un buon film e uno splendido film.

Attraverso un’intervista che vorrebbe rendere giustizia alla figura di John F. Kennedy, sua moglie Jacqueline, per tutti Jackie, racconta la sua versione dei fatti che nel novembre del 1963 sconvolsero un Paese intero e che posero su questa donna gli occhi di tutto il mondo. JFK muore tra le braccia di sua moglie: in quel momento e nei giorni immediatamente successivi Jackie deve tirar fuori tutta la sua forza interiore per non soccombere. C’è da organizzare un funerale, abbandonare un’abitazione che aveva contribuito a far risorgere, sostenere due bambini che hanno appena perso il padre, dare conforto ad una intera nazione che fino ad allora la vedeva semplicemente come un’icona di buongusto per l’arte, l’arredamento, la moda. Jackie deve sobbarcarsi il lutto di un popolo e restituire il nome di suo marito alla leggenda.

Larrain non vuole raccontare l’America di quel periodo né il caso Kennedy: il regista cileno è un grande narratore di umanità, come dimostrano le sue opere precedenti. Qui l’importanza dei personaggi serve soltanto ad amplificare le emozioni di una donna che ha perso il marito: ogni sua decisione servirà così a costruire l’eredità storica del Presidente (significativo in tal senso il confronto con altri due presidenti assassinati, il cui nome risulta sconosciuto, e con Lincoln, alla cui leggenda sembra aver contribuito anche un funerale fuori dall’ordinario). Una storia sulla perdita, che sia della fede o di una persona amata, ma anche sulla dignità di chi non può permettersi di farsi sconvolgere dal dolore. La storia di una regina senza corona, che in un colpo solo perse trono e marito. Da vedere.

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Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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