Festa del Cinema di Roma 2017 – Giorno 9

Penultimo giorno di Festival. Nell’aria si avverte un po’ di stanchezza e anche un po’ di malinconia. Ho sempre visto questi dieci giorni annuali all’Auditorium, oltre che come una bella esperienza di “lavoro”, anche come una sorta di gita scolastica: si passano molto tempo insieme ad altre persone, dormendo poco, stancandosi, ma facendo una cosa che amiamo tutti molto, cioè vedere film. Alla fine, quando arriva il momento di tornare alla realtà, alla vita vera, nonostante il dolce pensiero di potersi fare una bella dormita, resta sempre un po’ di tristezza. In questi dieci giorni abbiamo cavalcato con una famiglia indiana, siamo stati picchiati dalla polizia di Detroit, abbiamo viaggiato con tre veterani del Vietnam sulle strade d’America, pattinato sul ghiaccio, pilotato robot giapponesi, rapinato corse automobilistiche, siamo finiti in un carcere thailandese, abbiamo disputato la finale di Wimbledon e molte altre cose (e ti credo che siamo stanchi!).

Stamattina abbiamo visto “Borg McEnroe”, buonissimo film del danese Janus Metz Pedersen. La storia, come potete immaginare dal titolo, è incentrata sulla storica finale di Wimbledon tra Bjorn Borg e John McEnroe, una sfida che è entrata negli annali del tennis. La pellicola racconta bene i due personaggi, così diversi per carattere e stile di gioco. Nel 1980 Borg cercava di vincere Wimbledon per la quinta volta, McEnroe invece cercava il primo successo, che lo avrebbe portato ad essere il numero 1 al mondo. Ovviamente non vi dirò com’è andata e se non lo sapete già potrete scoprilo al cinema tra una settimana… Ad ogni modo, non so perché, temevo di vedere una sorta di “Rush” meno interessante, mentre invece è stato davvero un film ben fatto, coinvolgente, interpretato benissimo. Insomma, merita una capatina al cinema.

Alle 11 invece ho assistito a tutt’altro, “NYsferatu” di Andrea Mastrovito, una vera e propria sorpresa, la classica chicca da Festival che stavo tanto aspettando. Si tratta di un film d’animazione girato interamente con il carboncino (se non dico stupidaggini), in cui i personaggi del “Nosferatu” di Murnau sono stati praticamente ricalcati e inseriti in un contesto attuale. Ed è così che la Wisborg del 1922 diventa New York e che i Carpazi si trasformano in Aleppo, con la sua guerra e le devastazioni (motivo per cui il Conte vuole trasferirsi negli Stati Uniti). Anche le didascalie si prestano al gioco del film, che ho trovato davvero geniale. Il problema forse è che se non si conosce abbastanza bene il film di riferimento la visione potrebbe risultare meno ricca (anche perché in questo caso si perderebbero alcune sfumature di attualità di cui l’adattamento si avvale in ogni dettaglio). Ad esempio: forse avete presente quella scena in cui Orlok, salendo le scale per la stanza di Ellen, proietta la sua ombra sulla parete, inquietante e angosciosa. Nel film del 1922 il conte saliva su una normalissima rampa di scale, nella pellicola di Mastrovito invece il vampiro si inerpica sulle classiche scale antincendio newyorkesi. In tutto ciò va sottolineata la strepitosa colonna sonora, che tra l’altro stasera, durante la proiezione per il pubblico, sarà eseguita live da un’orchestra (se ho capito bene, lo so che non è molto professionale dare informazioni così a caso ma vorrei ricordarvi che 1) non sono un professionista e 2) c’ho sonno).

Per il resto sono giunte informazioni certe sul programma di domani, che ha un nome e un cognome ben preciso: David Lynch. Il regista di “Twin Peaks” (tra le altre cose) incontrerà il pubblico e spero pure me alle 17.30: spero di esserci perché l’incontro, in quanto pubblico, permetterà l’ingresso a noi accreditati soltanto per riempire i posti rimasti vuoti. Sarò costretto dunque a mettermi in fila tre ore prima e sperare di essere tra i fortunati che entreranno in sala. La notizia buona è che, ad ogni modo, riuscirò a vedere David Lynch al mattino: è stato annunciato proprio oggi un incontro con la stampa per le 12.30, al quale entrerò sicuramente. Se avete domande per Lynch fatevi avanti: se mi sentirò ispirato ne sceglierò una e la riporterò al regista (però non chiedetemi cose tipo “Che significa il finale di Twin Peaks?”). Domani quindi, per vedere Lynch al mattino, mi perderò la proiezione di “Mudbound” (di cui si parla molto bene, ma che comunque uscirà su Netflix tra un paio di settimane…).

Il penultimo giorno, per me, finisce qui. Ha smesso di piovere ma il cielo resta grigio. Faccio fatica ad andar via perché so che domani la giostra si ferma e vorrei restare qui tutto il giorno, ma non sono più il ghepardo di una volta. Dieci anni fa (anche meno) guardavo quattro film al giorno, scrivevo 800 articoli e scattavo 9283 fotografie al dì, adesso, come si dice a Roma, “nun c’ho davero più er fisico”. In compenso ieri ho finito la seconda stagione di “Stranger Things”, quindi tenetevi pronti perché dalla prossima settimana ricomincio a tormentarvi con le recensioni. Auguri.

nysferatu

Informazioni su AlessioT

Fotografo e viaggiatore, cinefilo e blogger, romano e romanista
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