
Festa del Cinema di Roma 2024- Giorno 10: Anche stamattina la voce di Billy Corgan mi butta giù dal letto alle 7.20. Il giorno si litiga la scena con quel che resta della notte e io ho giusto il tempo di una doccia per uscire presto di casa ed evitare di trovare il caos in metropolitana. La colazione può aspettare, la farò in Auditorium. Saranno i miracoli del penultimo giorno, ma tutto fila liscio come deve andare: ho dormito 7 ore filate dopo non so quanto tempo, non sta piovendo, la metro passa subito così come il 2 che deve portarmi alla Festa del Cinema. Faccio colazione con un cappuccino rovente e fin troppo liquido, oltre a un cornetto gommoso, quindi prendo posto in Petrassi per il primo film di oggi.
Small Things Like These è la storia di un carbonaio irlandese, a cui presta il volto Cillian Murphy, che un giorno, durante una consegna, intuisce alcune cose che accadono nell’istituto religioso guidato da una magnifica Emily Watson (premiata alla Berlinale per la migliore interpretazione femminile). Quella di Murphy è un’interpretazione di sottrazione, ricca di silenzi e forse eccessivamente ingobbita dal peso di un passato che ossessiona. Ma se il presente è carico di angoscia, il futuro può essere cambiato, a piccoli passi che possono magari portare a gesti enormi. Prodotto da Ben Affleck e Matt Damon, il film di Tim Mielants è crudo come piace a me, ha una bella regia composta da inquadrature così strette in cui si respira poco, ma nelle quali ci si sente anche protetti e abbracciati. Cillian Murphy si lava ripetutamente le mani, sporche di carbone, ma riuscirà a lavarsele anche davanti a ciò che scopre? Bel film, che soddisfazione sapere che la levataccia mattutina ha avuto senso.
Un po’ meno senso invece avrebbe avuto il viaggio verso il Giulio Cesare, se non fosse stato per gli ottimi tramezzini che si trovano in uno dei bar del Mercato Trionfale. Alle 12 avevo We Live in Time di John Crowley, già regista del ben più riuscito Brooklyn. Florence Pugh e Andrew Garfield sono una coppia molto affiatata, alle prese con un cancro che ha colpito la donna. I film su un argomento così delicato sono sempre pieni di trappole: Crowley è bravo ad evitarne alcune, anche grazie a un bel lavoro di montaggio, ma è difficile non cadere su certe buche e alla fine, quando ti senti ricattato, capisci che qualcosa non ha funzionato a dovere. Particolarmente apprezzabile, in una sequenza girata a Roma, un adesivo ASR attaccato su un cartello stradale, certo, se mi avessero detto prima che c’era Florence Pugh a girare a un paio di chilometri da casa mia… Per carità, il film è buono, Pugh e Garfield sono davvero molto bravi (soprattutto lei, la recitazione di lui è fin troppo piena di smorfie e mi rendo conto di non amarlo molto come attore) e la storia per buona parte del film è convincente. Ma evidentemente, per me, non basta, anche perché l’unico motivo per cui ricorderò questa proiezione è soprattutto per la presenza di Nanni Moretti una fila dietro di me. Avrei voluto chiedere anche a lui il film preferito, come sto facendo ogni tanto da qualche giorno a questa parte, ma a fine proiezione sono scappato a mangiare un pasto caldo a casa, con buona pace di Nanni.
Domani si chiude la Festa del Cinema e magari ci prenderemo un momento per tirare un po’ le somme. Mi attendono ancora due film e un incontro in conferenza stampa con Johnny Depp, quindi ci sarà ancora qualcosa da raccontare. Ci sarebbe da parlare anche dei film di cui ho sentito parlare molto bene ma che non ho avuto occasione di vedere, spero però che ci sia occasione di parlarne domani o in altre sedi (nel frattempo, potete scrivere i vostri titoli preferiti nei commenti o sulle nostre pagine social, che siano Facebook, Twitter, Thread o Instagram). Domani finisce dunque questo pazzo periodo fatto di sveglie in orari improbabili (per me), palpebre costantemente socchiuse, schiena e gambe sempre peggio, pasti freddi e contatti minimi con il mondo esterno, ma al tempo stesso così pieno di cinema da saziare l’anima per molto tempo. Saranno piccole cose, ma per ora bastano.


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