
La filmografia di Bong Joon-ho è composta da meraviglie d’autore, vedi i capolavori realizzati in patria (inutile citare i due più celebri, ovvero Memorie di un Assassino e il pluripremiato Parasite), e scivoloni nel blockbuster, come il discreto polpettone fantascientifico girato in lingua inglese (mi riferisco ovviamente a Snowpiercer). Purtroppo Mickey 17 va inserito nella seconda categoria: una satira politica anche stavolta immersa nei ghiacci e nella neve, anche qui all’interno di un mezzo di trasporto (un’astronave invece del treno) dove la working class è umiliata e, letteralmente, resa sacrificabile, da leader cinici, inetti e giustamente odiosi.
Per sfuggire a un sadico strozzino che vorrebbe torturarlo a morte, Mickey Barnes (un bravissimo Robert Pattinson) si unisce alla missione di un folle uomo politico, che intende portare una colonia di esseri umani su un altro pianeta, allo scopo di generare una razza superiore (…) e alimentare la propria sete di potere dopo aver perso le elezioni sulla Terra (impossibile guardare Mark Ruffalo senza pensare a Trump, che purtroppo però le elezioni le ha vinte). Mickey è l’ultima ruota di questo carro fantascientifico e la sua mansione è quella di “sacrificabile”: ovvero morire nelle missioni più pericolose per essere poi ristampato, con tutti i ricordi e le esperienze pregresse, in modo tale da poter sperimentare una sorta di vita eterna in cui morire più e più volte, fornendo alla scienza la possibilità di migliorare grazie al suo lavoro da cavia. Creduto morto in seguito all’ennesima operazione pericolosa, Mickey 17 (il numero si riferisce alla ristampa dell’operaio) viene immediatamente sostituito da Mickey 18. La presenza di due Mickey vivi nello stesso momento sarà l’occasione per conoscere meglio se stesso, ma soprattutto per cercare di cambiare le cose.
Innegabilmente divertente, specie nella prima parte, grazie soprattutto alla verve di Pattinson e Ruffalo, il film è una continua sfida alla credibilità, in cui la satira politica trita e ritrita e il manicheismo con cui è raccontata altro non è che la stampa di mille idee già viste, oltre a una riflessione sul tema del doppio che non offre davvero nulla di particolarmente originale. La differenza tra classi sociali è sicuramente un tema che sta a cuore al regista sudcoreano, ma qui non c’è davvero l’ombra delle geniali sfumature viste in molti dei film precedenti di Bong. C’è da divertirsi, lo ribadisco, ma chi cerca una briciola di bellezza al di fuori dell’intrattenimento, non la troverà neanche con l’aspirapolvere più tecnologico.


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