
“Trovati un lavoro vero!”. Quante volte anche io mi sono sentito ripetere questa frase e, come me, tanti lavoratori nel settore dell’arte (a tal proposito, leggetevi la splendida graphic novel Un Lavoro Vero di Alberto Madrigal). Perché la società di oggi, così brusca nel creare un mondo composto da ingranaggi più che da persone, cassa in ogni maniera il lavoro intellettuale, riducendolo a un privilegio riservato a pochi fortunati, quasi un lusso, come se la necessità di esprimersi artisticamente fosse uno sfizio e non un’esigenza umana, impossibile da ignorare. Oggi dunque appare inevitabile affiancare alla carriera artistica un lavoro più umile, che possa garantire sostentamento economico, in un’epoca dominata dal denaro (chi vi scrive ha passato dodici anni della sua vita a consegnare pizze a domicilio, per sostenere il tentativo di intraprendere una carriera da fotografo artistico).
A proposito di fotografia, è proprio quello il settore che il protagonista di questo film, Paul, fotografo di successo, decide di mollare per dedicarsi alla scrittura, per sentirsi libero. I suoi primi romanzi però stentano a decollare e la scrittura, vera vocazione di Paul, implica una vita di sacrifici, di solitudine, di stenti, senza però intaccare la propria dignità. Ridotto sulla via dell’indigenza, pur non percependosi davvero povero (“Così come alle 17 di un pomeriggio d’inverno è già buio ma non è notte, così io non potevo dirmi davvero povero”), Paul è costretto a improvvisarsi tuttofare e lavorare dove capita, tramite un’app che premia chi richiede la paga più bassa per svuotare una cantina, tagliare un giardino o montare armadi (un tema alla Ken Loach che, pur non essendo lo snodo centrale del film, fa davvero rabbrividire).
Tratto dalla storia vera dello scrittore Franck Courtes, le cui vicende hanno ispirato Valerie Donzelli in questo adattamento del libro À Pied d’Ouvre (che è anche il titolo originale del film), La Mattina Scrivo è un’opera matura, dallo sguardo quasi sociologico, in cui il lavoro da freelance e la vera voce dell’autore non possono più coesistere (al contrario mio, che faccio il fotografo e negli ultimi anni mi sono dedicato a questo libro, La Strada Altrove, pubblicato pochi mesi fa). Valerie Donzelli, premiata per la migliore sceneggiatura all’ultimo Festival di Venezia, la ricordiamo soprattutto per quel folgorante esordio del 2011, La Guerra è Dichiarata: oggi ci regala un’altra opera che pulsa di vita, intensa nonostante gli stenti, che semina sacrifici, difficoltà, sprazzi di umanità, da raccogliere tra le pagine di un libro ancora da scrivere. Potrebbe quasi sembrare un inno al bisogno di seguire la propria voce interiore, anche a costo di essere l’unico capace di ascoltarla (“Scrivere non significa essere pubblicato. Essere pubblicato non significa essere letti. Essere letti non significa essere amati. Essere amati non significa avere successo”). Perché quando se ne ha il tempo e si sa scrivere, esprimere la propria voce attraverso la scrittura è davvero la cosa più bella del mondo.
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