
Giovenale, nella sesta delle sue Satire, si domanda: “chi controlla i controllori?”. Dominik Moll, tre anni dopo il bellissimo La Notte del 12, intende raccontarci esattamente questo: un’indagine dell’Ispettorato generale della Police Nationale, ovvero l’organismo che si occupa di raccogliere le denunce fatte contro la polizia francese e di scovare se all’interno del corpo qualche agente ha superato i limiti della legalità. Il regista francese come al solito gioca di sottrazione, mostra il minimo indispensabile ma, al contrario, racconta tanto, tramite la burocrazia di continue email, l’omertà (o la disillusione) di chi vede e non parla, il pericolo di indagare sui propri colleghi e di macchiare la propria reputazione, oltre alla vergogna di un bambino che, per paura di dire che suo padre è un poliziotto, racconta a scuola che fa il professore.
Nell’autunno del 2018 a Parigi imperversano le proteste dei gilet gialli, un movimento spontaneo che ha portato in strada centinaia di migliaia di persone, in protesta contro il carovita. L’8 dicembre, durante l’ennesimo corteo tra le strade della città, un ragazzo resta gravemente ferito in seguito a un colpo sparato da un agente di polizia (la storia è di finzione, ma ispirata a eventi reali). Stephanie, incaricata di indagare sui suoi colleghi per valutare se la reazione è stata ingiustificata e sproporzionata, prende a cuore la vicenda e comincia a scavare contro un muro di insabbiamenti, ipocrisia e ostilità.
Dominik Moll, al contrario di ciò a cui ci ha abituato un certo cinema statunitense, mostra la violenza solo dietro il filtro di uno schermo, nei video girati dai testimoni, ma anche nella videochiamata del figlio di Stephanie, che riprende due uomini che litigano in un parcheggio. Quella del regista è una scelta consapevole, visto che l’obiettivo di Il Caso 137 non è quello di mostrare abusi di potere che, purtroppo, sono diventati spesso ordinari, ma di confezionare un thriller di denuncia, di raccontare la difficoltà incontrata dalla macchina della giustizia nel momento in cui deve affrontare errori interni, oltre ai pregiudizi di cui deve farsi carico la protagonista, che risponde alla domanda di Giovenale con empatia, determinazione e, soprattutto, urgenza di giustizia. In questo silenzioso campo minato fatto di accuse, bugie e omissioni, Dominik Moll costruisce un thriller morale dove il vero atto di coraggio è continuare a cercare la verità.
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